OGGI L’ANNIVERSARIO: RICORDO “MILITANTE” DI PEPPINO BASILE A DODICI ANNI DAL SUO ASSASSINIO

| 15 giugno 2020 | 0 Comments

di Valerio Melcore_________La notte  tra il 14  ed il 15 giugno del 2008  veniva assassinato Peppino Basile, vogliamo ricordarlo insieme a quanti lo stanno facendo in questi giorni, questo si,  ma vorremmo anche farlo, se è possibile, tentando di dire qualcosa di più, qualcosa di diverso.
A noi che non lo abbiamo frequentato, che non possiamo dire nulla sulla persona se non per quello che abbiamo letto,  non risulta difficile immaginare il personaggio, comprendere il suo travaglio interiore, visto che conosciamo il suo percorso politico, il partito in cui è nato e della cui cultura politica si è cibato.
E conosciamo anche le battaglie combattute da quelli come lui che correvano i rischi  quotidianamente ma confidando sempre nella buona stella, speranzosi che le minacce  non si sarebbero concretizzate o quanto meno non sino a perdere la vita.
Audentes fortuna iuvat, questa una delle frasi che i rompiscatole amavano ripetere…si la fortuna aiuta gli audaci, e Peppino Basile di coraggio ne aveva da vendere.

Gli attivisti mettevano in conto di poter essere appostati sotto casa e magari prenderle di santa ragione, al più ricevere una coltellata, magari una pallottola in una gamba, ma escludevano l’ipotesi di lasciarci la pelle.
E questo valeva anche per Basile, che raccontava agli amici che un giorno o l’altro lo avrebbero fatto fuori, ma senza esserne veramente convinto, anche perché era sicuro che il dare battaglia gridando le sue denunce ai quattro venti era il sistema migliore per salvaguardare la propria incolumità.

Quanto stiamo scrivendo sono considerazioni già fatte in passato, ma nel frattempo nulla è cambiato. A distanza di dodici anni e con  gli assassini in libertà, vorremmo dire tante cose, ma sappiamo che altri hanno scritto e meglio di noi scriveranno di questi  anni, delle indagini, degli imbarazzi delle istituzioni e della stessa cittadina di Ugento che ha dovuto, e deve  fare i conti con un omicidio irrisolto.

Chi era Peppino Basile: era un attivista politico.
Lui era rimasto uno di quelli che una volta si chiamavano attivisti politici. Non solo, aveva come tanti,  il complesso di Robin Hood, sempre dalla parte della giustizia, dalla parte dei più deboli, anche quando scelse la parte politica in cui militare scelse un movimento messo all’angolino, perseguitato, deriso e a volte criminializzato: il Movimento Sociale Italiano, la Destra Nazionale.
In questo partito Basile si era formato politicamente, qui aveva assorbito quei valori che non lo abbandoneranno mai, la rabbia e la capacità di dire no, anche quando tutti e tutto era contro di lui e ironia della sorte, ma non tanto, gli scontri politici più duri li avrà proprio con coloro con cui aveva condiviso la militanza giovanile.
Peppino era un muratore, uno di quelli che a suo tempo amavano definirsi e venivano definiti, i fascisti duri e puri, per niente valorizzato nel suo partito, spesso deriso dai suoi concittadini perchè il suo italiano non era sempre perfetto ma aveva qualcosa che gli atri non avevano. Aveva dentro di sé il fuoco sacro della politica, che fa la differenza, perché molti sono gli spiriti liberi, ma quelli che alla  libertà sanno coniugare anche un grande coraggio,  non sono moltissimi.
Ecco chi era Peppino  Basile.
Oggi lo potremmo definire un volontario della politica, un missionario che sacrifica buona parte dei suoi interessi personali, anche affettivi oltre che economici, per la comunità a cui appartiene.

Certo ai giorni nostri è impensabile pensare che qualcuno possa fare o aver fatto politica, nel modo appena descritto, e pure non è così, o meglio non era così.
C’è stato un tempo e sopratutto in certi ambienti politici e culturali, dove la comunità, lo stato, la nazione e la bandiera, venivano prima dell’interesse personale.
La propRia crescita culturale e sociale avveniva all’interno di un gruppo politico.
Il proprio interesse materiale e morale era concepito solo all’interno di una comunità sana.
Ed era buona abitudine bacchettare sopratutto quelli che  erano più vicini, quelli che sostenevano di condividere le stesse idee, perché, l’onestà, il coraggio, la fedeltà a un’idea, a se stessi  altro non è che tenere fede alla parola data ed erano valori che dovevano concretizzarsi tutti i giorni.
Insomma si trattava di essere un Uomo e non un ipocrita chiacchierone, e di questi ve ne erano tanti nella società italiana, e oggi più di ieri.
Una società educata all’ipocrisia, da quando invece di riconoscere che aveva perso una guerra ed era stata costretta a sottomettersi culturalmente, economicamente e politicamente agli americani, si raccontava la favola che quattro partigiani avevano liberato l’Italia sconfiggendo l’esercito tedesco.
Invece di riconoscere la sconfitta militare  e da lì ripartire, come avevano fatto Germania e Giappone, si crogiolava  nella retorica dell’antifascismo, fino a negare le evidenze storiche.
L’ipocrisia era ed è l’aria che si respira in Italia.

Anche nel M.S.I. c’erano gli ipocriti, che parlavano bene e razzolavano male.
Per Peppino, come per tanti altri era inaccettabile.

E cosa può fare un uomo che non si rassegna all’idea di non poter fare più politica quando la fiducia nei partiti, in tutti i partiti viene meno?
Raggruppa degli amici che la pensano come lui, costituisce un’associazione culturale, invia denunce alla Procura e affigge manifesti sui muri del paese per rendere partecipe la cittadinanza delle battaglie che porta 
avanti. Poi se è bravo  e testardo, e lui lo era, riesce farsi eleggere Consigliere comunale anche se si deve scontrare con gli elefantiaci apparati dei partiti.
Poi però ciò sono le elezioni provinciali, regionali, politiche …le europee e tu con il tuo gruppo sei tagliato fuori.
Allora ti guardi intorno vedi cosa compare all’orizzonte sulla scena politica, ti sforzi di credere, hai bisogno di credere che forze politiche nuove, non compromesse con il potere possano metterti nella condizione di fare le tue battaglie con maggiore forza, con una maggiore credibilità e possano supportarti in qualche modo.
Così fece pure Peppino, continuò le sue battaglie e quando arrivò sulla scena nazionale il Magistrato Antonio Di Pietro, colui che in televisione, faceva schiumare la bocca a Forlani, uno degli uomini più potenti nell’Italia di quegli anni, a tanti italiani non sembrava vero che ciò accadesse.
Oggi fa un pò sorridere, ma sono in tanti a ricordare Di Pietro a Lecce, a Bari, con la gente che gli andava dietro come si va in processione dietro al santo patrono.
Chi si è avventurato a San Sepolcro,  intrufolandosi  in quella prima riunione dove si accedeva per invito, ha avuto modo di vedere, persone che erano lì provenienti dalle più disparate esperienze politiche, con Di Pietro che diceva che il Movimento non sarebbe stato nè di destra nè di sinistra. In quella sede mi capitò, di sedermi a fianco a due signori con uno che portava al collo della giacca un occhiello con la falce e martello e l’altro una spilletta sulla maglietta con il fascio littorio; e quando glielo feci notare si sorrisero e diedero una vigorosa stretta di mano.
Questo per dire il clima.
L’Italia dei Valori, il partito di Di Pietro, a Basile, come a tanti di noi, è sembrato il posto ideale dove poter realizzare quel modo di far politica che si aveva nel cuore, e che il M.S.I. ci aveva negato.
Lui continuò, le sue battaglie divenne uno dei punti di riferimento dell’Italia dei Valori in Provincia di Lecce, riuscì  farsi eleggere in Consiglio Provinciale, ma il suo maggiore interesse rimase sempre la sua comunità, quella dove viveva, i cittadini con i quali si confrontava tutti i giorni.
Qualche suo amico ha dichiarato che era un solitario.
Perché, vi domando, conosciamo qualcuno che quando combatte contro il potere, a qualsiasi livello e di qualsiasi tipo, sia esso politico o economico, per non parlare di quello mafioso, vi risulta che trovi molta gente disposta ad accompagnarlo? Vi risulta che Beppe Alfano, che fu ucciso  per gli articoli che scriveva, senza neppure avere il tesserino di giornalista, l’ordine dei giornalisti glielo inviò dopo morto, fosse in compagnia? O che non fossero forse soli persino magistrati del calibro di Borsellino dopo che Falcone era stato colpito?
Aveva un carattere burbero, a volte sembrava avercela con il mondo intero, questo ci hanno raccontato quando abbiamo chiesto di lui.
E perché non doveva avercela con una società che tutti noi sappiamo essere corrotta a tutti i livelli, un Paese, l’Italia che non ti permette neppure di lavorare se vuoi rispettare leggi e regole, un paese dove lui aveva tentato di fare l’imprenditore e quell’impresa era fallita.
Pensate che sarebbe fallita se avesse curato amicizie con il Pd, con Forza Italia o magari con i suoi vecchi camerati che nel frattempo avevano fatto carriera?
Peppino covava in segreto il desiderio di governare la sua cittadina? Certamente si! Avrebbe voluto dimostrare  a se stesso prima che agli altri, che era possibile amministrare in maniera diversa senza piegarsi agli interessi dei potentati economici, ma mettendo innanzi a tutto  il bene della propria comunità. Sarebbe stata la dimostrazione che tutti gli sforzi di una vita non erano stati vani, che alla fine aveva avuto ragione. Con la sua morte non lo sapremo mai.

Non resta che consolarci ricordando le parole di un altro e più noto Peppino, Mazzini che scrisse: ”gli spiriti migliori devono ardere sull’altare della Paria perché la Nazione viva”.______

LA RICERCA nel nostro articolo di ieri

DODICI ANNI SENZA PEPPINO BASILE

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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