ANCHE LE OMBRE SONO AMICHE, DENTRO PALAZZO COMI A LUCUGNANO. leccecronaca.it E’ ANDATA A CURIOSARE. IL RACCONTO DI UNA MATTINATA DI EMOZIONI – photogallery

| 27 giugno 2020 | 0 Comments

di Isabella Gubello______

Mi assale un’emozione indescrivibile dopo aver varcato la soglia di Palazzo Comi a Lucugnano.

All’esterno così imponente, sulla Piazza, mette un po’ di soggezione.

Oltre il portone, nel cortile, vieni accolto da un’atmosfera accogliente e dal verde, tanto verde delle piante, quelle tipiche delle corti salentine. All’ingresso mi viene incontro Stefania. Lei lavora qui da ventotto anni e quando le esterno il mio stupore guardandomi intorno lei mi dice: “Questo luogo lo sento mio, ne conosco la luce del giorno e del tramonto, in ogni stanza, e i silenzi che vi abitano”.

Le chiedo di raccontarmi a parole sue la biografia di Girolamo Comi, mentre visitiamo le stanze del pian terreno che una volta erano adibite a stalle ed a palmento.

Il Comi nasce a Casamassella, frazione di Uggiano La Chiesa, il 23 novembre 1890 da Giuseppe e da Costanza De Viti De Marco, di nobile discendenza gli spetta, il titolo di Barone, perché primogenito.

Compie i suoi primi studi a Maglie, presso l’Istituto Capece, poi a Lecce al Collegio Palmieri. Ma subito rivela una natura irrequieta, tutt’altro che incline allo studio e un temperamento esuberante. A 18 anni anni la madre lo spedisce a Losanna in un Collegio accuratamente scelto e adatto a persone di un certo ceto sociale. Qui viene fuori la natura di giovane poeta e in questo periodo stampa la prima raccolta di versi, “Il Lampadario”.

Nel 1912  Comi si trasferisce dalla Svizzera francese a Parigi dove si guadagna da vivere dando lezioni di francese. Qui vive intensamente il clima della grande città e frequenta circoli letterali diventando amico di Verhaeeren, Claudel, Gourmont, Valery, molto importanti per la sua formazione culturale. Compra e legge tanti libri, che è però costretto ad abbandonare quando viene chiamato alle armi per lo scoppio della prima Guerra Mondiale.

La vita del Comi è molto interessante e mentre saliamo nella sua casa, che oggi è denominata CASA MUSEO vedo sul muro un’epigrafe con su scritto: “Nella tua casa anche le ombre sono amiche” (Alfonso Gatto).

A questo punto chiedo cosa c’entri Alfonso Gatto e la mia accompagnatrice mi racconta che dopo la Guerra e dopo un matrimonio del Comi, fallito, con Emilia De Marco che sposa a Milano e dalla quale ebbe una figlia Miryam, il poeta si trasferisce a Lucugnano in questa casa con nuovi progetti tra cui la fondazione dell’Accademia Salentina, nel 1947, che accoglie alcuni fra i più degni nomi della letteratura italiana contemporanea. Come Alfonso Gatto, Michele Pierri, Oreste Macrì, Ferruccio Ferrazzi, Maria Corti, Luigi Corvaglia, Vincenzo Ciardo, Mario Marti, Luciano Anceschi, Rosario Assunto. L’ Accademia Salentina pubblica anche la sua rivista: “L’Albero”.

Nel frattempo aveva pubblicato anche molte sue raccolte di poesie: “I Rosai di qui”, “Smeraldi”, “Boschvità sotterra”, “Poesia” in cui raccoglie il meglio della sua produzione dal 1918 al 1928 e “Spirito D’Armonia”. Raccolte che sono ora custodite nelle teche del Palazzo Baronale e di cui sono disponibili anche i manoscritti.

Siamo ora al piano superiore, quindi nella sua CASA MUSEO e l’entusiasmo è alle stelle. Qui tutto è rimasto com’era, pare che il tempo si sia fermato. Proprio a quest’ora gli austeri saloni sono illuminati da fasci di luce del tramonto, tra enormi arazzi tessuti un tempo artigianalmente nel suo paese d’origine: Casamassella.

Ci avviciniamo alle sue librerie, che ospitano circa tremila volumi consultabili in loco. Sono libri di carattere essenzialmente letterario. Databili per lo più tra gli inizi del Novecento e il 1968, anno della sua morte. Tra questi testi 1100 sono francesi.

Il professore Donato Valli diceva “oggi la biblioteca può essere considerata una delle raccolte più importanti della cultura francese, tra simbolismo e primo Novecento”.

Stefania sfoglia davanti a me alcuni testi di Baudelaire e di scrittori del tardo romanticismo francese come Chateaubriand, Victor Hugo, Gerard De Nerval, Theophile Gautier (considerato da Baudelaire suo maestro).

Alle spalle della libreria vi è la sua camera da letto dove è custodita la sua raccolta di dischi di musica sinfonica.

Quando chiedo come mai la casa in origine così ricca oggi è sguarnita di tendaggi e di arredi Stefania mi racconta un aspetto travagliato della vita di quest’uomo riconducibile ad un suo tentativo di aprire nel 1946 un oleificio a Lucugnano, sperando in questo modo di risolvere la grave crisi economica e chiamando i contadini del luogo a gestire l’azienda. Ma le cose andarono male: il progetto fallì con tutti gli investimenti fatti e da quel momento la sua vita, a causa di questo crack economico, fu improntata dalla povertà assoluta. Alleviata dalla generosità dei suoi compaesani e da Tina Lambrini, la sua governante, che conforta il poeta e lo assiste amorevolmente tanto che lui decide di sposarla.

Muore a 77 anni il tre aprile del 1968.

A questo punto, sganciatami dalla mia accompagnatrice, apro una sua raccolta di poesie, a caso, mi capita: “Spirito D’Armonia”:

–          «Se t’impossessi

dell’ansia antica della mia persona

ogni fibra di me arde e risuona

della solarità dei tuoi riflessi

e la mia luce interiore intona

inni nativi e cantici sommessi

di cui l’impeto e il ritmo son riflessi

dell’universo che mi fa corona:

ed ecco una magnetica raggera

di stagioni e di siti prediletti

risuscitare in me una primavera

di concordanze e d’accordi perfetti

dove brulica la crescita e il fiore,

anima del tuo avvento ulteriore».

 

Vado via dal Palazzo Baronale con la meraviglia negli occhi, e nel cuore la magia della poesia.

 

 

Category: Cronaca, Cultura

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