IL DOVERE DELLA SINCERITÀ: MAEVEE SANDONATI E IL SUO RIFIUTO DI ESSERE UN GURU

di Cristina Pipoli ____________
Questo dialogo nasce come approfondimento delle riflessioni emerse durante l’intervista rilasciata da Maevee Sandonati il 23/01/2026 a Debora Bocchiardo presso gli studi di ObiettivoNews di Rivarolo Canavese, per la rubrica Quarta di Copertina.
D: Sandonati, lei scrive per essere letta o per essere ammirata? Perché in questo mercato di specchi che è l’editoria di oggi, è un attimo confondere il bisogno di verità con la fame di visibilità.
R: “Innanzitutto, scrivo perché la scrittura è terapeutica. Tira fuori tutto da te, in bene e in male. In secondo ordine ed esclusivamente in secondo ordine (altrimenti avrei pubblicato molto prima) mi piace pensare che potrei essere letta. Nessun bisogno di ammirazione o di verità (non saprei neanche quali), nessuna fame di visibilità”.
D: In quella chiacchierata del 23 gennaio ha detto molto. Ma cosa ha taciuto? Qual è la verità che ha tenuto per sé perché troppo pesante per un ‘incontro con l’autore’? Mi parli di ciò che non ha avuto il coraggio di dire davanti a quel microfono.
R: “Non ho taciuto alcunché. Ho una età che mi permette di dire ciò che penso e non ho mai temuto il giudizio altrui. Quindi non so proprio individuare cosa avrei potuto dire e che invece ho taciuto”.
D: Crede davvero che un autore debba spiegarsi per non essere frainteso?
R: “Se un autore è tale, sa usare le parole in modo da non essere frainteso. Solo chi non è padrone neanche della sua lingua si affanna a spiegare, chiarire, dimostrare il suo proprio pensiero. Io, al massimo, lo approfondisco, ma non lo spiego”.
D: Cosa pensa del potere dell’intervistatore? In quel momento, lei ha affidato la sua immagine a un’altra persona…
R: “Il potere dell’intervistatore è grande, ma non sconfinato. Se un intervistatore sbaglia o mi mette in cattiva luce, intervengo apertamente. Con i dovuti modi, certo, ma non gli lascio spazio di invettiva”.
D: È un atto di estrema fiducia o di estremo narcisismo pensare che qualcuno possa davvero riassumere chi è Maevee Sandonati in poche domande prefissate?
R: “Né l’uno, né l’altro. Il tempo è prefissato, non le domande. Quindi l’intervistatore chiede ciò che, secondo la sua professionalità e personalità, ritiene interessante chiedere. Le dirò una cosa: non ho mai avuto due interviste con una domanda ripetuta e neanche similare e questo fondamentalmente perché ognuno di noi viene visto dagli altri in modo sempre diverso. Ciò che per qualcuno è interessante, per altri non lo è affatto. Ciò che per alcuni è luce, per altri è ombra. Quindi nessuno riassume nessuno. Semmai tutti sfaccettano una singola personalità”.
D: Per quali motivi le interviste sono utili? Per vendere un libro o perché abbiamo bisogno di essere ascoltati?
R: “Né per l’una, né per l’altra cosa. Le interviste sono utili per farsi conoscere. Per me, avendo un lavoro stabile, non è fondamentale vendere: è piacevole, anche gratificante, ma non necessario né legato alla sopravvivenza quotidiana. Scrivere ha dei costi, se scrivi per coprirli o per straguadagnare, smetti subito. Essere ascoltati? Da chi? Non sono un guru, né spirituale, né di trading o marketing o altro. Sono un’autrice: nient’altro”
Category: Cultura



























