ELISA CLAPS, LA VERITÀ È ANCORA INCOMPIUTA: LA PROCURA DI POTENZA RIAPRE IL CLAMOROSO CASO GIUDIZIARIO E RIACCENDE IL MISTERO, ALLA RICERCA DELLE RISPOSTE MANCANTI
di Flora Fina ______________
Il caso di Elisa Claps torna nuovamente sotto i riflettori giudiziari e mediatici a distanza di oltre trent’anni dalla scomparsa e sedici anni dal ritrovamento del corpo, avvenuto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. La novità emersa nelle ultime ore riguarda la riapertura delle indagini da parte della Procura di Potenza su alcuni aspetti ancora non completamente chiariti della vicenda, in particolare le circostanze del ritrovamento del cadavere e l’eventuale presenza di complicità o omissioni che potrebbero aver favorito l’occultamento del corpo per quasi diciassette anni.
La vicenda ha inizio il 12 settembre 1993, quando Elisa Claps, allora sedicenne, esce dalla sua abitazione a Potenza dicendo al fratello Gildo che si sarebbe recata alla messa nella chiesa della Santissima Trinità insieme a un’amica. Quel giorno, però, la ragazza non farà più ritorno a casa. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini successive, Elisa aveva un appuntamento proprio nei pressi della chiesa con Danilo Restivo, un giovane che da tempo aveva manifestato un interesse insistente nei suoi confronti. La scomparsa della ragazza viene denunciata immediatamente e si aprono le prime indagini, che però non portano a risultati concreti per molti anni.
Nei mesi e negli anni successivi emergono sospetti sempre più forti su Restivo, già noto alle forze dell’ordine per comportamenti inquietanti e ossessivi nei confronti di alcune giovani donne della città. Nel 1994 viene avviato un procedimento a suo carico per false dichiarazioni al pubblico ministero in relazione a quanto accaduto il giorno della scomparsa. L’anno successivo, nel 1995, viene condannato per questo reato, ma la pena non comporta una reale detenzione. Nel frattempo lascia l’Italia e si trasferisce nel Regno Unito, dove negli anni successivi verrà nuovamente coinvolto in gravi fatti di sangue.
Per anni il caso Claps resta senza un esito giudiziario definitivo, mentre la famiglia continua a chiedere verità e a sollecitare nuove indagini. Solo il 17 marzo 2010 arriva la svolta decisiva: durante alcuni lavori di manutenzione nella chiesa della Santissima Trinità, nel sottotetto dell’edificio viene scoperto il corpo mummificato di Elisa Claps. Il ritrovamento conferma ciò che gli inquirenti avevano a lungo sospettato: la giovane era stata uccisa il giorno stesso della scomparsa e il cadavere era rimasto nascosto per 17 anni nello stesso luogo in cui era stata vista l’ultima volta.
Dopo il ritrovamento, le indagini vengono accelerate e la responsabilità dell’omicidio viene attribuita a Danilo Restivo, già nel frattempo coinvolto in un altro grave caso di omicidio avvenuto in Inghilterra nel 2002, quello di una vicina di casa, Heather Barnett. L’insieme degli elementi raccolti porta alla sua condanna definitiva per entrambi gli omicidi: in Italia viene riconosciuto colpevole per la morte di Elisa Claps e successivamente condannato a trent’anni, mentre nel Regno Unito viene condannato all’ergastolo con una pena minima di quarant’anni.

Nonostante la sentenza definitiva, il caso Claps non si è mai completamente chiuso sul piano investigativo e pubblico. La famiglia ha continuato negli anni a sollevare dubbi e a chiedere chiarimenti sulle fasi iniziali delle indagini e soprattutto sulla lunghissima mancata scoperta del corpo all’interno di un edificio religioso costantemente frequentato e sottoposto a lavori.
Proprio su questo aspetto si inserisce la novità emersa in queste ore. Secondo quanto riferito dal fratello della vittima, Gildo Claps, nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto?” (nella foto di copertina) la Procura di Potenza avrebbe riaperto un fascicolo di approfondimento su alcuni elementi rimasti irrisolti, con particolare attenzione alle circostanze del ritrovamento del corpo e alle eventuali responsabilità indirette o omissioni che avrebbero permesso che il cadavere restasse nascosto per così tanto tempo.
La notizia, al momento, non ha trovato conferme ufficiali da parte degli uffici giudiziari, che mantengono il consueto riserbo. Una telefonata informale fatta da leccecronaca.it alla Procura della Repubblica di Potenza non ha ottenuto conferme né smentite, in linea con la prassi di segretezza che caratterizza le fasi preliminari di eventuali approfondimenti investigativi.
Il caso Claps, a distanza di più di trent’anni dai fatti, continua così a rappresentare una delle vicende più inquietanti e irrisolte della cronaca italiana recente. Non soltanto per la brutalità dell’omicidio e per la responsabilità ormai accertata di Danilo Restivo, ma soprattutto per quel vuoto di verità che ha attraversato tre decenni, lasciando aperte domande che ancora oggi bruciano.
La riapertura degli approfondimenti da parte della Procura di Potenza, se confermata nei suoi contenuti, non si limita a riaccendere l’attenzione su un caso giudiziariamente definito, ma riporta al centro dell’inchiesta ciò che per anni è rimasto ai margini: come sia stato possibile che un corpo restasse nascosto per 17 anni in un luogo sacro, sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno se ne accorgesse.
Una domanda che, ancora oggi, pesa come un’ombra lunga sulla storia giudiziaria del Paese. E che trasforma questa vicenda non in un caso chiuso, ma in una ferita ancora aperta, capace di mettere in discussione non solo le responsabilità individuali, ma l’intero sistema di indagini che avrebbe dovuto dare risposte molto prima.

Perché su Elisa Claps, a distanza di trentatré anni, la sensazione è che la verità non abbia ancora detto davvero l’ultima parola.
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