LA RIFLESSIONE / IL 10 LUGLIO 1976, CINQUANTA ANNI FA, A SEVESO L’ITALIA SCOPRI’ LA DIOSSINA. E L’EUGENETICA

di Enrico Giuranno _______________
Attenzione: riflessione lunga, divisiva e molto politicamente scorretta, ma riporta fatti e dati, chi volesse contestare faccia pure, ma si attenga ai fatti e ai dati. Grazie.
Il 10 luglio 1976, cinquant’anni fa – il così detto “disastro di Seveso” – un guasto a un reattore dell’azienda chimica ICMESA (situata a Meda, provincia di Milano, oggi Monza Brianza) provocò la fuoriuscita di una nube di una sostanza pressoché sconosciuta: il 2,3,7,8-tetracloro-dibenzo-p-diossina, comunemente abbreviata con la sigla TCDD, per far presto Diossina, una tra le sostanze più tossiche al mondo.
Il veleno investì i territori circostanti della bassa Brianza, in particolare il comune di Seveso, contaminando gravemente il terreno e provocando malattie cutanee, come la cloracne.
Ben presto, a peggiorare la situazione, si fiondarono sul territorio contaminato anche i Radicali, in prima fila Marco Pannella e una giovane Emma Bonino (appena eletti in parlamento) e lei già dirigente del CISA (Centro Informazione sulla Sterilizzazione e l’Aborto).
Cominciarono ad esporre cartelli e fotografie di bambini disabili, definendoli mostri (mica erano inclusivi come oggi).
Terrorizzarono le donne in attesa di un bambino, donne già traumatizzate dal disastro e dall’obbligo di lasciare le loro case senza poter portare con sé neppure una fotografia o un ricordo.
Nelle settimane immediatamente successive al disastro, la Bonino si fece promotrice in Parlamento di una proposta di legge speciale per legalizzare in tempi rapidi l’interruzione di gravidanza per le donne esposte alla diossina. L’aborto in Italia era illegale.
Il terzo governo Andreotti, appena insediato, cedette e l’aborto passò. Aborto “terapeutico”, ma naturalmente questa “terapia” non curava le eventuali malattie dei feti, a meno che non si confonda la morte con la guarigione.
Il cardinale di Milano Giovanni Colombo cercò di scongiurare in ogni modo la morte di quegli innocenti e mobilitò l’intera arcidiocesi (nota di merito per Comunione e Liberazione) e addirittura informò che alcune famiglie cattoliche si erano rese disponibili ad adottare i bambini che eventualmente fossero nati con qualche malformazione.
Molte donne, per fortuna, si fidarono del proprio istinto e non cedettero alle sirene ideologiche e alla strumentalizzazione dei radicali.
Furono effettuati 33 aborti terapeutici autorizzati dal governo per le donne residenti nelle aree contaminate dalla diossina. Altri 12 aborti vennero autorizzati nel corso del 1977.
I resti dei feti abortiti vennero inviati a Lubecca (Germania ovest) per essere esaminati.
Nessuno dei feti abortiti presentava malformazioni o anomalie macroscopiche legate alla diossina.
I dati raccolti dal Registro delle malformazioni congenite dell’Area di Seveso (istituito appositamente per monitorare la salute dei neonati tra il 1976 e il 1980) evidenziarono che non ci fu alcun incremento statistico di anomalie dovuto alla diossina.
Tra il 1976 e il 1980, negli 11 comuni monitorati intorno all’area del disastro, si registrarono 14.945 gravidanze.
Tra i nati vivi, vennero identificati 574 bambini con malformazioni o anomalie. Di questi, l’11,43% presentava emangiomi (macchie della pelle o “voglie”) o altre anomalie cutanee minori.
I medici e gli epidemiologi dell’Istituto Superiore di Sanità stabilirono che questo tasso di anomalie (pari a circa il 3-4% delle nascite totali) rientrava perfettamente nella normale media epidemiologica dell’epoca, sia a livello nazionale che europeo. I bambini nati subito dopo l’incidente non mostrarono le gravi deformità strutturali o menomazioni macroscopiche che l’opinione pubblica, fomentata dai radicali, temeva.
Due anni dopo la 194 legalizzava l’aborto in Italia, ma tutto era cominciato a Seveso con un caso limite a forte impatto emotivo, una grande bugia e il solito terrorismo. Era il metodo radicale che negli anni non ha subìto significative modifiche.
La ditta svizzera che era proprietaria della fabbrica pagò un risarcimento miliardario e qualche pesce piccolo andò in galera (per poco).
Tutto quello che si trovava sulla zona più inquinata venne sepolto in un grande sarcofago di cemento (case, alberi, piante, terra, animali, diossina compresa). Sepolto come un gigante morto, o solo sopito. Sull’enorme sarcofago di cemento fu piantato un bosco di querce.
In questi 50 anni molti altri bambini sono stati offerti in sacrificio a quello stesso mostro.
Marco Pannella è celebrato come un padre della Patria ed Emma Bonino dopo essere stata al governo con tutti (come un Mastella qualsiasi), da anni gravemente ammalata, aspetta la morte in casa sua ricevendo unanime consenso di tutto il mondo politico, istituzionale laico e religioso. Papa incluso.
Di quei bambini (e di tutti quelli che seguirono), invece, è vietato parlare.

























