CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA. ABBATTUTI GLI ULTIMI PINI SUI VIALI

di Giuseppe Puppo _______________
L’ecocidio perfetto è compiuto. Questa mattina sono stati abbattuti i quattro pini di viale Rossini. Erano gli ultimi presenti sui viali a Lecce. Avrebbero potuto lasciarli: erano forti, sani, non davano fastidio a nessuno, offrivano un’ultima oasi di ombra e frescura… Avrebbero potuto lasciarli, almeno quelli, se non altro quale testimonianza di un passato cancellato dagli affari, dalla modernità e dall’omologazione, quale memoria residua di un’immagine felice. E invece, niente, nonostante proteste e proposte alternative per questi quattro alberi sopravvissuti, niente di niente.
Adesso l’ecocidio è perfettamente compiuto.
Adesso sarà contenta il nostro sindaco Adriana Poli Bortone (è contenta?) che pure sull’argomento è stata ampiamente reticente e sfuggente in tutti questi mesi, mentre il suo assessore competente (‘competente’?) Severo Martini teorizzava la ‘soluzione finale’ per gli alberi di Lecce città, e il suo dirigente del settore Francesco Magnolo la attuava, proclamandola quale fosse un titolo di merito di cui farsi vanto.
In campagna elettorale, due anni fa, nel maggio 2024, il giorno 4 per la precisione, l’allora candidata a sindaco Adriana Poli Bortone andò nel quartiere San Pio, a denunciare l’eradicazione scriteriata di decine di pini “abbattuti da una sinistra che prima si incatenava” per essi per protesta, e la mancanza, incapacità di ascolto dell’allora amministrazione Salvemini.
‘Stamattina non si è incatenato nessuno, il sindaco può stare tranquilla. C’erano sul luogo dell’ecocidio totale solo i rappresentanti del Coordinamento per gli Alberi e il Verde Urbano, che per anni ha condotto la sua meritoria battaglia per tentare di salvare il salvabile, e quelli del Wwf, silenti quanto esterrefatti, addolorati quanto impotenti.
Ora, per onestà intellettuale, va detto che furono le precedenti amministrazioni di Carlo Salvemini a cominciare il massacro degli alberi a Lecce città, in nome di una presunta riqualificazione urbana e grazie ai soldi da spendere del famigerato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Inciso: per tale ragione non hanno valore né credibilità le considerazioni scandalizzate che su Facebook negli ultimi giorni, sulla morte annunciata degli ultimi pini, hanno postato su Facebook Fabiana Cicirillo e Loredana Di Cuonzo, rispettivamente assessore e consigliere di maggioranza di Carlo Salvemini, il quale almeno nella fattispecie ha avuto il buon gusto di tacere.
Dal nuovo sindaco (‘nuovo’? No, lavato con Perlana!) Adriana Poli Bortone in questi ultimi due anni ci saremmo aspettati ben altro, e intendo dire sulla gestione del verde pubblico, lasciando stare tutto il resto, in primis i suoi lavori pubblici che come gli esami di Eduardo De Filippo non finiscono mai, per tante ragioni, se non altro in termini di aggiornamento e di estraneità ai luoghi comuni, se non altro in termini di capacità di ascolto.
Ora, risparmiateci almeno le repliche inconsistenti e banali sulla temuta pericolosità, o danni al manto stradale, o nuove piantumazioni, tutte argomentazioni farlocche, come facilmente può ricavare qualunque medio-mediocre dotato di intelligenza naturale.
Sindaco, assessore e dirigente hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato modernizzazione.
Hanno dimostrato sull’abbattimento degli alberi in città un’ ignoranza, una protervia, un accanimento senza uguali, ricorrendo finanche alla menzogna pretestuosa di una presunta richiesta del Comitato Organizzatore del Giro d’Italia, che, come, non senza fatica, leccecronaca.it scoprì e documentò, non esisteva in tal senso.
Ancora peggio: hanno capitozzato un po’ tutti gli alberi in città con ‘potature’ vandaliche che hanno ridotto tanti rioni a presenze – fantasma di rami amputati e tronchi martirizzati.
Infine, sono stati totalmente insensibili a proteste e proposte che sono venute in questi anni da enti, associazioni e cittadini.
Paghiamo tutti così – lo dico in ultimo, con particolare amarezza – anche la mancanza di un’opposizione politicamente credibile nelle Istituzioni.
E così ora ci teniamo questa città globalizzata, senza identità, senza memoria, simile a qualunque altra città del mondo moderno, dei comitati di affari e dei salotti buoni, in cui in tanti non riescono nemmeno più a riconoscersi.
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L’APPROFONDIMENTO nel nostro articolo del 16 novembre 2025
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