I TAGLI DEI FONDI ALL’ UNIVERSITA’ DEL SALENTO / IL TRISTE FENOMENO DEGLI STUDENTI FUORI – CORSO
Tempi di crisi, non c’è dubbio, anche per gli investimenti nel campo della cultura. Il polo universitario salentino rischia di affondare sempre più nel fondo della classifica delle università italiane per un giro di vite sui contributi finanziari del Fondo per il Finanziamento Ordinario, quest’anno attestatosi ad un meno 2,35%, e siamo in buona compagnia insieme ad altre 10 università italiane, tutte del centro-sud.
I presupposti finora considerati sono, infatti, cambiati: da un criterio che in precedenza aveva presente lo storico dei finanziamenti ricevuti di anno in anno, si è passati adesso ad una ripartizione sulla base del costo per ciascun studente, sì, ma considerando solo gli studenti non fuori corso. E qui la penalizzazione maggiore, perché su circa 19000 studenti che annovera il nostro ateneo circa 8000 sono attualmente fuori corso.
Di chi la responsabilità? Solo della svogliatezza degli studenti che non trovano di meglio che auto-parcheggiarsi in una università in attesa di una occupazione, o piuttosto di una didattica spesso obsoleta e che non fa nulla per attirare l’attenzione dei giovani studenti, renderli partecipi nel migliore dei modi, creando per loro quel gusto del sapere indispensabile ad un rinnovamento della società?
Tempo fa furono create le lauree triennali, si disse per abbreviare il percorso degli studi e produrre nuovi laureati; in realtà nel creare tali itinerari furono anzitutto tenute presenti le necessità di preservare quelle tante cattedre assolutamente inutili e non gettare sul lastrico docenti e ricercatori (che una volta erano chiamati assistenti).
Quindi se una volta, ad esempio, una laurea magistrale contemplava una ventina o poco più di esami da sostenere (fra fondamentali e non) adesso le lauree triennali ne possono annoverare oltre trenta.
Qualcuno potrebbe sostenere che gli esami delle lauree triennali non sono così impegnativi come quelli delle lauree magistrali (che comunque ancora convivono con le triennali): ho molti dubbi su questa affermazione, e comunque, avendo assistito a sessioni di esami di laurea triennale, ho toccato con mano la povertà di formazione e la carenza strutturale delle argomentazioni, quando non addirittura veri e propri strafalcioni lessicali che farebbero inorridire un qualsiasi professore non solo di liceo ma anche di scuola media.
E’ importante il pezzo di carta, o la piena formazione culturale che esso rappresenta? Non se ne esce fuori, da questa impasse, se non cambiando l’offerta formativa, rendendola più agevole e interessante, forse anche cambiando la vecchia concezione ministeriale dell’università.
Solo così il triste fenomeno dei fuori corso e dell’abbandono degli studi potrà cessare, o potrà comunque essere limitato.
Category: Cronaca































