Proposta da Giovanni Vianello in una serata del Movimento 5 Stelle di Lecce PER L’ILVA URGENTISSIMA UNA RIGENERAZIONE RADICALE

| 3 Dicembre 2012 | 4 Comments

(Rdl) Affollata e interessante iniziativa del Movimento 5 Stelle di Lecce, seguita da un pubblico attento e partecipe che la sede di corte dei Romiti faceva fatica a contenere: sabato sera il tarantino Giovanni Vianello (nella foto ), ha parlato dell’Ilva, fin dalle sue origini, fino al presente, fra realtà e prospettive e agli interrogativi su che fare.

Un’iniziativa meritoria, di grande attualità, sull’onda del decreto legge del governo, che in pratica ha riconsegnato la fabbrica inquinante ai titolari, benché indagati e rifugiati all’estero, col permesso di riprendere le attività, con la semplice promessa di provvedere a una messa a norma, pena una serie di multe.

Un provvedimento eccezionale, nel vero senso del termine, che contraddice l’operato della magistratura e di cui non è ancora certa la tenuta, dal momento che il salva – Riva ha suscitato reazioni polemiche, non solo, ma è pure a rischio di  una solenne boccatura da parte della Corte Costituzionale, che sarà chiamata a dirimere il conflitto fra i due poteri dello Stato.

Un provvedimento che il relatore tarantino non ha mancato di criticare  per le ragioni fin qui evidenziate, in una conversazione lunga, ma talmente ricca di notizie e motivi di interesse, da non aver mai fatto calare la tensione fra i molti presenti, non solo attivisti del Movimento, che si conferma così attento ai problemi reali e alle questioni concrete e capace di intercettare le impressioni, le speranze, le paure e i desideri, soprattutto la voglia di partecipazione, ma pure semplici cittadini e curiosi, nel senso più nobile del termine.

“ILVA LA CRONISTORIA DALLA COSTRUZIONE AL PROCESSO”  era il titolo della serata, da cui sono venuti fori, come dicevamo, molteplici suggestioni e  dati di fatto dirompenti, grazie alla passione civile del relatore, che, partendo con l’ausilio di video dalla fondazione della fabbrica, è arrivato all’attualità e non si è nemmeno sottratto alla domanda su che cosa sia meglio fare adesso della fabbrica – mostro, vera e propria città nella città, anzi doppiamente città smisurata, di binari, macchinari, altoforni, ciminiere e depositi, a ridosso dell’abitato e dei due mari.

Dalle parole del presidente della repubblica Giuseppe Saragat, il quale alla cerimonia di inaugurazione del 1963 rivendicò con orgoglio la distruzione degli uliveti per far posto alla fabbrica, a quelle con cui il giudice Patrizia Todisco ha motivato i suoi ultimi provvedimenti – “chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”- Giovanni Vianello ha dato un motivo di riflessione e di intervento dopo l’altro, allargando opportunamente il discorso ai necessari collegamenti sociali, culturali e politici.

I cielo del Salento e della Puglia tutta sono i più inquinati di Italia, altro che lo smog delle città del nord!  C’è da avere paura solamente a considerare che cosa viene buttato fuori dalle ciminiere dell’Ilva in primo luogo sui palazzi del rione Tamburi, che così si chiama perché un tempo l’acqua vi passava in maniera reboante a tal punto da sembrare il suono di un tamburo, ma poi per tutte le zone limitrofe della città di Taranto e dell’intero Salento, verso cui soffiano in prevalenza i venti, che arrivano a disperdere le polveri fino a una distanza di cento chilometri e oltre.

Sono la quasi totalità delle emissioni nocive dell’Italia intera, concentrata sulle nostre zone, dalla diossina, agli idrocarburi, alle così dette polveri sottili, tutte materie altamente tossiche e cancerogene per gli esseri umani, gli animali e le piante, la natura intera insomma, violentata da decenni e negli ultimi due con una virulenza, un accanimento direi, senza uguali.

Mentre in tutto il mondo le produzioni di acciaio venivano messe in sicurezza, dalle protezioni coreane, alle ricostruzioni americane, o tedesche, e venivano adottati controlli attenti e precauzioni estreme, a Taranto e nel Salento intero l’Ilva continuava a inquinare, scaricando ogni giorni le sostanze mortali evidenziate, con altre emissioni nocive: come se ogni cittadino fumasse dalle decine, alle centinaia, alle migliaia di sigarette al giorno, a seconda dell’esposizione alle ciminiere, bambini compresi.

Inoltre nella zona è estremamente elevata, fuori da ogni norma, la concentrazione di altre sostanze letali, come mercurio, arsenico, piombo 210  e plutonio radioattivo.

Quella che era un’oasi bucolica, cantata infatti pure da Virgilio, fra l’altro ricchissima  di acque, è stata depredata e continua ad esserlo, con tutto il territorio circostante, dove sono inquinati oramai in maniera pressoché irreversibile le bestie da allevamento, i prodotti caseari, la frutta e la verdura, oltre naturalmente ai pesci e ai molluschi, dal momento che, oltre a quella dei fiumi viciniori, finanche l’acqua meno salata del Mar Piccolo viene aspirata e restituita inquinata, con grave danno per l’ecosistema, l’intera natura, insomma.

Una catastrofe incredibile, ma secondo Giovanni Vianello è proprio ora il momento di rimboccarsi le maniche, di scendere in piazza, di intervenire: perché l’inquinamento ora minaccia la falda acquifera stessa, oppure perché ci sono altri siti che definire esplosivi è pure riduttivo, come le raffinerie dell’Eni.

Soprattutto perché nella zona ci si ammala con una frequenza dal 20 al 40% in più della normale incidenza di malattie tumorali e degenerative: sono centinaia di morti all’anno direttamente collegate alle emissioni dell’Ilva, oltre alle terribili malattie che insorgono attaccando direttamente il dna delle persone con la stessa frequenza impazzita.

Che fare?
Il relatore, incalzato da alcuni interventi del pubblico presente, non si è sottratto alla questione principale. Intanto, il 15 dicembre ci sarà una manifestazione fondamentale, in cui, senza simboli di partito, ma dietro un unico striscione con la scritta “TARANTO LIBERA”, sfileranno tutti coloro i quali si oppongono e vogliono porre fine in qualche modo a tale drammatica situazione.

Poi la risposta, anzi, le risposte, che secondo Giovanni Vianello devono necessariamente partire dal ripensare l’attuale modello di sviluppo e orientarsi verso la decrescita felice, passando dall’individuazione delle risorse da adibire al risanamento ambientale fra le spese militari, opere pubbliche inutili, pensioni d’oro, privilegi della casta dei politici, fino a una vera e propria ridiscussione dell’Europa Unita, del sistema dell’euro, del debito pubblico internazionale.

Fa piacere constatare – ed è l’unica nota lieta della serata-  come in pochi mesi tali soluzioni radicali, ma efficaci, fino ad adesso classificate come utopiche, o aleatorie, sostenute soltanto da pochi considerati nella migliore delle ipotesi eretici improponibili, siano diventate nel frattempo vere e proprie idee – forza e protagoniste del reale dibattito politico e sociale di massa.

 

Category: Costume e società

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Comments (4)

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  1. Maurizio Buccarella ha detto:

    Grazie per il bel report della serata…:-)

  2. Davide ha detto:

    Una serata di conoscenza per tutti riportata con maestria in poche righe. Quando il giornalismo NON è gossip e fa il suo dovere, spero che presto si ritorni a livelli più normali.

  3. drake salvatore masciullo ha detto:

    Questo era lo scritto che sto cercando di lanciare per Taranto……PROPONGO PER TARANTO E PER TUTTI I SALENTINI DI BUONA VOLONTÀ DI MANIFESTARE TUTTO IL NOSTRO DISSENSO ATTRAVERSO UNA SINGOLARE MA EFFICACE PROTESTA NON VIOLENTA. PROPONGO DI TROVARCI IL GIORNO DI NATALE, ALLE 12, IN CONCOMITANZA DELL’ANGELUS DEL PAPA, A RISPONDERE DALL’AGORÀ DI TARANTO CON UN MINUTO DI SILENZIO E CON IL CAPO CHINO E CON UNA FASCIA IN SEGNO DI LUTTO.DIRE AL MONDO INTERO A MEZZO STAMPA E TV CHE A TARANTO ALLE 12, IL CRISTO SALVATORE NON NASCE,MA MUORE.MUORE NELLA SPERANZA DEI NOSTRI VECCHI PADRI.MUORE NEL CUORE DI NOI GENITORI.MUOER NEGLI OCCHI INNOCENTI DEI NOSTRI PARGOLI.MUORE NEL SORRISO VELATO DELLE GIOVANI MADRI. MUORE IN NOI TUTTI AMANTI DELLA SEMPLICITÀ DELLA VITA CHE CI È STATA DONATA CON TANTO AMORE. MUORE IN CRISTO FATTO REALTÀ A TARANTO…..ECCE HOMO. A NATALE DIO MUORE A TARANTO. ALLE 12.TUTTI IN PIAZZA.

  4. Giovanni barba ha detto:

    Una serata da rifare x far prendere coscienza a tutti i cittadini di uno scenario ambientale da far paura e dove i mass media e i nostri amministratori hanno cercato e cercano ancora di non far capire a tutto il Salento e all Italia intera che disastro ambientale hanno creato.Gli strumenti per cominciare a cambiare rotta si devono trovare e obbligare queste aziende di mettere mani ai profitti x intervenire e spero che non finisca come le cose italiane dove si interverra’ con soldi pubblici.Spero che in questo caso siano le aziende a pagare e investire per rendere x quanto possibile gli impianti ecosostenibili.Non e’ solo un problema della citta’ di Taranto ma di tutto il Salento

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