L’AUGURIO CHE IL 2015 CI FACCIA PRESTO DIMENTICARE UN 2014 CATASTROFICO ANCHE PER LA LIBERTA’ DI STAMPA.
di Giuliano Melcore_______
Spesso assistiamo a prese di posizioni contro la chiusura di giornali che falliscono, perchè i partiti di riferimento o i grandi sponsor vengono meno e non ci sono più i quattrini per tirare avanti.
A volte ci sono conferenze e manifestazioni per ricordare giornalisti che hanno pagato un pesante prezzo per il loro coraggio, specie quando queste realtà sono distanti da noi. Giornalisti che sono caduti o giornali che hanno chiuso a causa dell’intervento delle diverse mafie che infestano il paese, magari in Sicilia, in Calabria, in Campania, ma poi con quella lente deformante che spesso indossiamo non riusciamo a vedere quegli avvenimenti altrettanto gravi che avvengono sotto i nostri occhi.
Noi di leccecronaca.it per il 2015 ci vogliamo augurare che sia migliore dell’anno che è appena trascorso, che tra le tante cose negative di cui ci ha fatto dono, vi è anche la singolare chiusura, ci auguriamo momentanea, di una testata come il Tacco d’Italia, uno dei pochi giornali d’inchiesta presenti sul nostro territorio.
Diretto magistralmente dalla dott.ssa Marilù Mastrogiovanni, che non conosciamo di persona, ma, che abbiamo imparato ad apprezzare grazie alle sue inchieste che da anni seguiamo con attenzione. Nel salutare il vecchio anno e dare il benvenuto al nuovo lo vogliamo fare, ricordando a noi prima di tutto, e agli amici del nostro quotidiano, la vicenda di questa testata che rappresenta un danno incalcolabile per il nostro territorio per noi tutti.
Quanto scriviamo, non vuole essere mero esercizio retorico, perchè siamo profondamente convinti che l’attacco a questo giornale debba essere considerato un attacco a tutti noi: il suo lavoro è impagabile, ci sono inchieste che non tutti sono in grado, o hanno il coraggio di fare, e il fatto che qualcuno metta per iscritto e renda pubbliche e ufficiali notizie sconosciute, oppure sussurrate a bassa voce, dà la possibilità ai cittadini e spesso alle forze politiche di poter intervenire anche alzando la voce potendo citare una fonte giornalistica autorevole come il Tacco.
L’attacco a questo giornale è un attacco a tutti noi che ci occupiamo a vario titolo di informazione, e un attacco alla libera informazione, non solo perchè ciò che adesso è capitato al Tacco d’Italia domani potrebbe capitare a uno dei nostri giornali, ma perchè il lavoro che il Tacco d’Italia svolge da anni non può essere sostituito da nessuna delle nostre testate.
Perchè ogni giornale ha professionalità particolari e culture differenti che non sono sovrapponibili.
Ecco quello che vi proponiamo è un intervento pubblicato in rete qualche tempo fa dall’osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia.
Salento. “Il Tacco d’Italia” bloccato da un mese da attacco hacker
Il piccolo giornale online del Salento ha subito l’intrusione proprio mentre era sotto il tiro di accuse e querele per le sue coraggiose inchieste.
Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre il sito del giornale d’inchiesta online www.iltaccoditalia.info di Casarano (Lecce) ha subito un cyber attacco che lo ha danneggiato gravemente. Da allora la redazione non è stata in grado di inserire aggiornamenti e pertanto il giornale ha sospeso le pubblicazioni. Per riprenderle sono necessari investimenti che la piccola struttura editoriale non può sostenere.
L’attacco è arrivato mentre il giornale pubblicava notizie e inchieste che hanno esposto la redazione a forti attacchi e a querele che, come altre del passato, appaiono strumentali. La giornalista Marilù Mastrogiovanni, direttrice del quotidiano, sospetta che quello del 14 ottobre sia stato un attacco mirato e perciò ha presentato alla magistratura una denuncia contro ignoti chiedendo di identificare i sabotatori.
Il responsabile della sicurezza del giornale ha studiato gli accessi al sito nella notte in cui è stato causato il blocco e ha rilevato tentativi di intrusione simultanei provenienti da Germania e Cina, senza tuttavia risalire agli autori dell’attacco perché, come avviene in casi come questo, i codici identificativi di accesso (IP) sono stati mascherati.
In questi anni, a causa di importanti inchieste pubblicate in esclusiva sul suo giornale, la giornalista ha subito minacce e intimidazioni, furti di computer e di archivi fotografici, attacchi attribuibili a esponenti della mafia salentina. Ha inoltre dovuto difendersi da querele e cause per risarcimento danni infondate e pretestuose, finora tutte respinte in giudizio o archiviate dalla magistratura.
Marilù Mastrogiovanni dice: “Non sono rassegnata, ma sono seriamente preoccupata. Per la prima volta in dieci anni sento di aver subito un colpo dal quale non è facile riprendersi. Non sappiamo dove prendere i soldi che servono per ripristinare il sito web. Il nostro è un giornale piccolo, edito da una cooperativa di giornalisti, ha pochi fondi e non riceve finanziamenti pubblici. Dobbiamo interrompere l’attività finché non riusciremo a trovare le risorse necessarie”.
GLI ATTACCHI AL SITO – “Non è la prima volta che il sito del Tacco d’Italia viene attaccato da ignoti”, spiega Mastrogiovanni. “In passato è stato ‘defacciato’ due volte: al posto della home page appariva il volto dell’imprenditore Ivan De Masi, ex sindaco di Casarano, il comune del leccese in cui ha sede il giornale, e di suo fratello Paride, all’epoca responsabile nazionale di Confindustria per le Energie alternative”.
L’ultima notizia pubblicata dal giornale prima di essere bloccato rende nota una deliberazione della Corte dei conti sui profili di illiceità riscontrati dai magistrati nella gestione del comune di Casarano. “Qualche ora dopo l’attacco hacker, la mattina del 15 ottobre, il sindaco Gianni Stefàno – racconta Mastrogiovanni – ha fatto affiggere per le strade decine di manifesti con il testo di una lettera aperta indirizzata a me in qualità di direttore del Tacco d’Italia. Certamente è una pura coincidenza temporale, ma anche quei manifesti ci hanno preoccupato. Nei manifesti il sindaco critica il mio articolo sulla delibera della Corte dei Conti ed elenca le entrate pubblicitarie che Il Tacco d’Italia ha ricevuto dalle precedenti amministrazioni nel corso degli ultimi dieci anni. Credo volesse fare intendere che il mio giornale ha contribuito al dissesto attuale delle casse comunali di cui abbiamo parlato citando la delibera della Corte dei Conti. Ovviamente non è così e io ho interpretato quel manifesto come un atto di intimidazione violento e inaudito che ho denunciato alle forze dell’ordine”.
LE QUERELE – Intanto la piccola redazione deve difendersi da nuove querele e citazioni per danni. A ottobre, dopo due anni, il gip di Lecce, dopo l’udienza dibattimentale, ha archiviato una querela nonostante l’opposizione di chi l’aveva presentata. Il giudice ha ritenuto che il giornale aveva esercitato correttamente il diritto di cronaca. Questa querela era stata presentata – come numerose altre, tutte archiviate – da Tiziana Scarlino, moglie dell’imprenditore Gianluigi Rosafio, insieme al quale fu indagata con l’accusa di avere smaltito illegalmente, fra il 2002 e il 2003, pericolosi scarti industriali e liquami tossici avvelenando le falde acquifere. L’inchiesta si concluse senza colpevoli perché i reati contestati furono prescritti. Il marito di Tiziana Scarlino fu però condannato insieme al fratello per intimidazioni compiute con l’aggravante del metodo mafioso, per aver esercitato pressioni sui concorrenti, costringendoli a rinunciare agli appalti per la gestione dei rifiuti, facendosi forte della parentela con il boss della Sacra Corona Unita Pippi Calamita, padre della moglie.
Un’altra querela, presentata il 19 novembre 2013, contro la stessa giornalista dall’amministratore delegato della Tod’s, invece, è ancora pendente. Il pm ha chiesto l’archiviazione. Il querelante si è opposto e il gip deciderà nell’udienza dibattimentale.
La Tod’s contesta alla giornalista un articolo del 12 novembre 2013 dal titolo “Ecco il sistema Tod’s in Salento. Nero su Bianco. Tra lacrime e sangue”. L’articolo riporta le critiche che l’imprenditrice Carla Ventura, titolare dell’impresa Keope di Casarano, in gravi difficoltà, rivolge alla società Euroshoes per conto della quale dal 2008 ha prodotto tomaie destinate alla nota casa produttrice di calzature. Poi i rapporti si sono interrotti e Carla Ventura ha citato in giudizio Euroshoes e Tod’s chiedendo un risarcimento di dieci milioni di euro per abuso di posizione dominante e di dipendenza economica e di interruzione arbitraria di rapporti commerciali. Dopo la citazione, i titolari di Euroshoes sono stati rinviati a giudizio per truffa. L’imprenditrice parla di condizioni contrattuali capestro imposte dalla Tod’s alle società fornitrici di semilavorati e di discriminazioni a danno delle aziende del Mezzogiorno, dell’imposizione di condizioni tali da spingere a ricorrere al lavoro nero. La Tod’s definisce queste valutazioni “un vulnus all’onore, all’immagine e alla reputazione” della società e perciò ha querelato anche l’imprenditrice Carla Ventura. Il Pm ha esaminato l’articolo e ha dichiarato che è stato esercitato legittimamente il diritto di critica e di cronaca. Adesso la parola è al giudice.
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