I NO-TAP SALENTINI, IN VISITA AGLI ANTI-TAP GRECI, HANNO VISTO UN FILM CHE AVEVANO GIA’ VISTO QUI DA NOI, MA IN VERSIONE PURE PEGGIORE

| 26 Ottobre 2016 | 1 Comment

di Giuseppe Puppo______

Qualche giorno fa, di prima mattina, un contadino della provincia greca di Kavala, arrivato al suo campo, in contrada Libra, si stropicciò gli occhi, ai quali non poteva credere: piantata nel bel mezzo del terreno, c’ era, immobile, una grossa macchina movimento terra.

Chiamò allora la Polizia: “Venite, qualcuno mi ha messo un’ escavatrice nel podere!”.

Quando arrivarono gli agenti, dopo una rapidissima indagine, spiegarono al contadino, ignaro di tutto, che cosa era successo: “Sono quelli del gasdotto, vogliono cominciare a smuovere il terreno”.

Il gasdotto? Quale gasdotto?!?

Il contadino proprietario del terreno interessato dall’ attraversamento dei tubi non ne sapeva proprio niente, come tanti non sapeva nemmeno che volessero costruire un’ opera ‘strategica’ passando per casa sua, senza nemmeno consultarlo, o quanto meno informarlo.

E’ la Tap, bellezza!

‘E’ la Tap, bellezza!”, pensa pure l’ operaio che da allora, ogni mattina, non potendo far altro per via del sequestro della Polizia, che ha al momento bloccato tutto, sale sul mezzo, e se ne sta fermo piantato là in cima, senza muovere un dito, per otto ore, la sua giornata di lavoro.

Così lavorano, così sono cominciati i lavori.

Questione non di poco conto, anzi, esattamente il contrario, perché, come abbiamo più volte cercato di documentare, pur senza riuscire mai a spiegarlo bene, per via di complicate questioni tecniche e burocratiche, su leccecronaca.it, sulla controversa questione del via effettivo dei lavori si gioca la partita decisiva, per cui il gasdotto prenderà o non penderà forma sostanziale.

Per quanto riguarda San Foca, Melendugno, Salento, Italia, l’ appuntamento è al Tribunale di Lecce il prossimo 30 novembre, per una decisione risolutiva che dovrà prendere il giudice al riguardo.

Ma pure in Grecia, dove l’ iter burocratico è stato molto più semplice, il consorzio del gasdotto ha tutto l’ interesse a far credere che i lavori siano iniziati, per via dei due miliari di euro di finanziamenti promessi dalla Banca Europea degli Investimenti nel 2015, ma vincolati all’ avanzamento dei lavori.

Ci sono poi in ballo altri sei / settecento milioni di euro della banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo, annunciati nel 2014. dal direttore generale Riccardo Puliti : “Il finanziamento sarà garantito da circa 200 milioni dal bilancio Bers e per il rimanente dagli istituti consorziati.”.

Da notare quei cento milioni di euro ballerini, come se fossero cento euro: quante feste patronali, quanti giornali, quanti politici si possono comprare con cento milioni di euro ballerini?

La Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo, a dispetto del nome, è un organismo finanziario internazionale, che opera nell’ Europa  centrale e orientale e dell’Asia centrale, al fine di consolidare in quei Paesi il liberalismo politico e il liberismo economico, con un’azione diretta.

In particolare, ha il compito statuario di favorire la privatizzazione delle imprese statali e l’instaurazione dell’economia di mercato.

Ovvio, in primo luogo per quanto riguarda le imprese strategiche, che sottrae alla sovranità statale e quindi popolare, per sottometterle agli interessi dei poteri forti.

Riccardo Puliti è un banchiere italiano, che, prima di ricoprire l’attuale incarico, è cresciuto all’ IMI, nel salotto buono della finanza italiana, e si è poi affermato  negli ambienti dell’alta finanza internazionale di Londra, operando per conto della Rothschild and Sons, la banca d’affari della famiglia Rothschild, cuore dell’alta finanza internazionale.

Uno schieramento di risorse e di interessi imponente, che spiega l’accuratezza e l’accanimento con cui l’operazione viene condotta, nonostante l’opposizione popolare.

Banche europee, consorzi di banche, prestiti a privati, garantiti dal ‘pubblico’, dallo Stato greco, che, come è noto a tutti, le banche europee hanno massacrato e privato della sovranità, con la stragrande maggioranza dei cittadini ridotti sul lastrico, negli anni scorsi, dopo l’ entrata iN vigore dell’ euro, affamati e impoveriti.

‘Salvato’, con la ‘sinistra’ di Tsipras, dopo che l’ avevano affogato.

E che ora questa ‘sinistra’ di Tsipras ringrazi gli speculatori, per esempio dando il via libera al gasdotto cui essi sono indissolubilmente legati, per esempio rendendo edificabili aree archeologiche, come la piana di Filippi, su cui prima non si poteva nemmeno coltivare, oppure aree ad alto rischio idrogeologico, anche per le condizioni mtereologiche prevalenti, che fanno ristagnare le emissioni,  è perfettamente consequenziale.

Il popolo? Al popolo è stato fatto credere che il gasdotto porterà ricchezza e prosperità. Che è un’ opera strategica. Utile all’ economia del territorio. A quelli che sono stati, o si sono informati, perché in tanti non ne sanno proprio nulla.

Comunque, senza nessuna opera di consultazione della volontà popolare, dei nati, vissuti, e viventi, su quelle terre. Senza nemmeno opera di informazione.

Magari, sponsorizzando eventi, a cinquemila euro a botta.

Uno dei comitati dell’ ANTI – TAP, così si chiamano, in Grecia, è riuscito a farsi dare i soldi dalla Tap, per organizzare un evento – mascherato, in cui alla fine hanno fatto un’ opera di contro-informazione e di opposizione.

Dove è che nei mesi scorsi abbiamo già visto questo film?

Qui, dall’ altro lato dell’ Adriatico  dello Jonio, qui, nel Salento.

Come pure la storia dell’ esproprio dei terreni interessati dai lavori, che qui, come là, sarebbe “tutto a posto”, mentre non è tutto a posto per niente, e di  a posto c’è ben poco.

Ma c’è di più. Ancora non si conosce in Italia l’ effettiva consistenza dell’ intesa fra Stato e consorzio Tap, allo stesso modo in cui non si capisce ancora come e da chi, e a che costo, siano stati, o saranno acquisiti i terreni interessati dai lavori. Se e quando inizieranno per davvero, mica per finta. Come in Grecia, con i tubi portati in giro.

Opera di controinformazione e di opposizione hanno fatto questa mattina a Lecce, in una conferenza stampa tenuta alle Officine Knos, di via Vecchia Frigole, Gianluca Maggiore (nella foto, intervistato da alcuni giornalisti ellenici) e Marco Santoro Verri del Comitato No Tap, e (in collegamento Skype da Roma) Elena Gerebizza, dell’ associazione RE:Common.

Di ritorno da un viaggio fatto in Grecia, sulle tracce dei tubi del gasdotto, che anche là, se non le nostre spiagge, i nostri muretti a secco, i nostri ulivi e pure tante altre nostre cose ancora, come l’ impianto gioiello di fitodepurazione di Melendugno, certo un intero territorio,  di ben cinquecento venti chilometri, vorrebbero calpestare, per le logiche di profitto di pochi, a danno della realtà quotidiana di tutti gli altri.

Category: Cronaca, Politica

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  1. Lecce Bene Comune - tramite redazione ha detto:

    TAP sarà probabilmente il primo gasdotto a non trasportare gas ma aria
    fritta.

    È l’aria fritta che scorre a fiumi nella gigantesca campagna di
    disinformazione che TAP e Governo portano avanti ormai da anni. L’aria
    fritta che solo il meritorio lavoro del Comitato No TAP e
    dell’associazione Re:common sta provando – e ad oggi riuscendo – a
    disperdere.
    Le loro cronache dal tracciato del gasdotto a monte rispetto
    all’approdo sulla costa italiana, consolidano le impressioni che su
    questo versante dell’Adriatico si erano formate in questi anni.

    Si tratta di un’opera a tutt’oggi esclusivamente virtuale e che,
    probabilmente, non è neanche progettata per realizzarsi. Virtuale,
    perché in Italia come altrove la sua presunta realizzazione, dopo
    diversi anni ormai, procede solo per finti cantieri, disseminati in
    maniera estemporanea qua e là lungo l’intero tracciato. Lo stesso iter
    autorizzativo continua a presentare caratteristiche di lacunosità e
    farraginosità, in Italia come altrove.

    Quanto rivelato, invece, sulla questione relativa ai finanziamenti ci
    lascia supporre che quest’opera non sia neanche progettata per
    realizzarsi.
    Se la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), un
    organismo di proprietà dei paesi UE ma indipendente, pretende dai
    governi coinvolti garanzie pubbliche per gli investimenti in TAP, allora è lecito supporre che quello stesso organismo nutra seri dubbi sulle potenzialità del gasdotto.
    La BEI, infatti, ha tra le sue funzioni peculiari quella di fornire – e non richiedere – garanzie finanziarie qualora riscontri che il progetto proposto risponda agli obiettivi strategici della UE e sia basato su un valido piano aziendale.

    Nel caso del TAP, evidentemente, è lecito supporre che sia stata
    riscontrata l’assenza di almeno uno di questi due requisiti.

    Proviamo allora a chiederci a chi serva realmente quel tubo. Non serve
    ai cittadini italiani, che non avranno alcun beneficio in bolletta e che non potranno neanche disporre di quell’ipotetico gas, essendo destinato al nord Europa.
    Non serve al nord Europa, considerato che i consumi di
    gas sono in costante e consistente calo ormai da anni. Serve, invece, a
    perseguire biechi obiettivi geopolitici, che per loro natura sono spesso volatili e quasi sempre criminali.
    Serve a rafforzare una dittatura, quella dell’Azerbaijan.

    Serve sicuramente ad una holding e ai suoi soci, domiciliata in
    Svizzera, che potrà usufruire di ingenti titoli di debito da parte della BEI.
    Debiti che verranno poi rimborsati con soldi pubblici, ma che nel
    frattempo saranno liberamente negoziabili, producendo profitti, sui
    mercati finanziari.

    Lecce Bene Comune, infine, invita chiunque voglia contro-argomentare
    rispetto alle informazioni fornite dal Comitato No TAP e da Re:common a
    non limitarsi a due misere righe di comunicato, ma a fornire
    informazioni dettagliate e documentate sullo stato autorizzativo o
    esecutivo dell’intera opera.

    Invita, inoltre, il Ministero per lo Sviluppo Economico ed il Governo
    italiano a rendere immediatamente pubblico il Piano dettagliato degli
    investimenti relativi al progetto TAP e a dichiarare la decadenza
    dell’autorizzazione unica del maggio 2015, stante il mancato reale avvio dei lavori entro i 12 mesi previsti dall’autorizzazione stessa.

    Lecce Bene Comune conferma quindi la propria totale contrarietà alla TAP ed il suo pieno supporto al Comitato No TAP ed alla associazione
    Re:common.
    Un supporto che nei prossimi giorni sostanzieremo anche nella
    produzione di alcune osservazioni tecnico-amministrative riguardanti il
    tracciato della rete SNAM destinato a collegare la TAP con la rete
    esistente.

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