PROCESSO PER DIFFAMAZIONE CONTRO IL MARESCIALLO SAVERIO MASI: IN CERCA DI VERITÀ, IN CERCA DI GIUSTIZIA

| 31 Gennaio 2017 | 0 Comments

di Eleonora Ciminiello * (inviata a Bari)_________

Sulla strada per Bari mi sento proprio così: in cerca di verità e di giustizia.

Osservare i volti e le espressioni, carpire quella comunicazione non verbale del corpo di chi è sottoposto a domande, ho sempre pensato che fosse la maniera migliore per cogliere particolari inavvicinabili in altro modo.

E poi, diciamoci la verità, quello di ieri, 30 gennaio 2017, non era un processo qualunque: costituiva la prima vera udienza del processo che accusa di diffamazione il maresciallo Saverio Masi, emblema del coraggio, esempio per molti di cosa vuol dire ricercare la giustizia ad ogni costo. Essere lì, quindi, per me, che tento di fare informazione, aveva un valore inestimabile, ma ancor di più ne aveva da cittadina italiana, cittadina di quell’Italia che anela alla Giustizia ed alla Verità, un Italia che esiste ed è numerosa, a partire dal Salento.

Nel corridoio dinanzi l’ingresso dell’aula ho avuto il primo incontro con il generale dell’Arma dei Carabinieri Giammarco Sottili, colui il quale ha denunciato il maresciallo Saverio Masi per diffamazione. Il suo sguardo da curioso si è fatto torvo per un attimo, poi ha continuato a sorridere con il suo interlocutore, il colonnello Stefano Sancricca, testimone chiamato in causa durante la seduta. Quel barlume di fastidio e stizza è stato probabilmente generato dalle magliette rosse con su scritto “Io sto con Saverio Masi”, che si sono poste dinanzi al suo sguardo.

Perché un generale dell’Arma dei Carabinieri denuncia un maresciallo? Mi rendo conto, chi non conosce la storia se lo starà chiedendo ora.

Tutto parte dalla pubblicazione di un articolo apparso il 3 Maggio 2013 sul Corriere della Sera a firma di Sigfrido Ranucci. Il testo, scritto da Ranucci, sostiene che il maresciallo Masi ha presentato denuncia presso la Procura di Palermo accusando il suo superiore ed altri di intralcio alle indagini, condotte prima su Provenzano e poi su Messina Denaro. Il testo scritto da Ranucci è articolato e prende in esame vari eventi, come il rinvenimento di una macchina da scrivere all’interno dell’autodemolizione di proprietà di Ficano, cognato di Simone Castello, postino di Provenzano.

Sarà la stessa usata per scrivere i “pizzini”? Non lo sapremo mai, Ranucci scrive che Masi alla richiesta di poter battere qualche lettera per individuare le somiglianze dei pizzini ebbe un secco rifiuto dal suo superiore. Tra gli episodi denunciati anche il mancato piazzamento di microspie e telecamere all’interno di un casolare ospitante forse lo stesso Messina Denaro. Gli episodi riportati nell’articolo del Corriere sono pesanti come macigni.

Entrata in aula, alcune domande, ma soprattutto risposte, catturano la mia attenzione. Una in particolare. L’avvocato della difesa, Giorgio Carta ha chiesto al generale Sottili se durante il servizio da lui svolto fossero mai state utilizzate vetture private. La risposta di Sottili è stata: “Possono essere utilizzate se autorizzate”. Quindi l’avvocato ha specificato: “Ma sono mai state utilizzate?” La risposta è stata: “No. Mai utilizzate”.  

Da un articolo di Antimafiaduemila, datato 13 maggio 2016, si legge in una nota in risposta ad una rettifica dell’avv. Colonna allora difensore del generale Sottili che “la Procura Militare di Roma ha acquisito le relazioni di servizio dirette all’allora Comandante dei Carabinieri della V sezione, Michele Miulli, nelle quali veniva riferito espressamente l’utilizzo della Renaut 4 del fratello di Masi, peraltro indicata espressamente come auto “civile”. In soldoni: la Procura Militare è riuscita a dimostrare la consapevolezza dei superiori del Masi. Questi documenti sono stati quindi depositati a Palermo dalla difesa di Masi per dimostrare che si trattò di una falsa testimonianza in quanto veniva provata la conoscenza dei superiori circa l’utilizzo delle macchine private. Non è emersa, quindi, una vera e propria autorizzazione formale, bensì una sorta di autorizzazione “implicita” e reiterata nel tempo. Gli atti della Procura Militare di Roma (che ora sono pubblici in quanto sono chiuse le indagini) rivelano quindi l’utilizzo di macchine private indicate proprio nelle relazioni di servizio rivolte all’allora Comandante della quinta sezione.”.

L’affermazione del generale Sottili, credo, racchiuda un po’ tutto il senso della giornata, al quale è succeduto Francesco Gosciu capocentro operativo della DIA di Roma e il colonnello Stefano Sancricca.

Non è mia intenzione tediare nessuno con le domande e le risposte che si sono succedute, quanto piuttosto tornare alla mia volontà di osservare volti, espressioni e comunicazione non verbale di chi è stato sottoposto alle domande: il riflesso involontario del generale Sottili che spingeva l’occhio destro a stringersi verso la fine della sua deposizione, le risposte senza fronzoli del capocentro operativo della Dia Gosciu e quelle del colonnello Sancricca, molto più pungenti, e mirate a ricordare, con un velato sorriso dispregiativo, che dopo l’articolo di Ranucci il maresciallo è stato circondato da grande attenzione mediatica, sono elementi fissati nella mia mente.

Nella memoria oltre ai volti, le espressioni e la comunicazione non verbale di ciascun teste interrogato, resterà anche il mio grande orgoglio di essere lì, proprio in quell’aula, per rendere noto che quella “Rivoluzione Culturale” di cui il magistrato Nino di Matteo, incaricato di portare avanti il processo Stato-Mafia, parla sempre è viva.

Viva come le magliette che arrecavano la scritta “Io sto con Saverio Masi” che erano in aula, viva come tutte le persone che non erano lì fisicamente ma c’erano col cuore e col pensiero, viva come ogni uomo che ha la forza di denunciare i soprusi e i misfatti, viva come ogni uomo ed ogni donna che non è indifferente.

Oggi il maresciallo Saverio Masi, forse per un caso curioso, forse per destino, è il caposcorta del magistrato Nino di Matteo: due uomini della Rivoluzione Culturale che non solo la Sicilia, ma anche il Salento abbracciano e che non lasceranno mai soli. #IoStoConSaverioMasi #IoStoconNinodiMatteo

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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