UNA STELE RISPUNTA A CANNOLE CENTO ANNI DOPO

| 3 Dicembre 2020 | 0 Comments

 (a.m.v.)______

Il Salento è ricco di storia e di pietre che la raccontano. Mmolto spesso si parla di monoliti distrutti o di reperti andati persi: è bello, ogni tanto, scrivere di storie positive, raccontare alle nuove generazioni che prima non c’era google e non c’erano le app, gli smartphone che leggono il Qr Code e nessuno degli odierni strumenti informatici, a raccontare a viaggiatori e pellegrini dove si trovassero.

Dopo più di cent’anni ritorna nella sua antica sede la stele in pietra che indicava la località di Cannole in Terra d’Otranto. Un’operazione avvenuta grazie alla collaborazione dei titolari privati e dell’amministrazione guidata da Leandro Rubichi.

Un tempo l’antica osanna si trovava in via Serrano: era un’antica tabella di località, in pietra leccese, contenente le descrizioni del comune di Cannole durante il Regno di Napoli e prima dell’Unità d’Italia quando la provincia era ancora indicata come Terra d’Otranto.

È lo storico Cosimo De Giorgi a darne notizia nel suo saggio  “I menhir nella Provincia di Lecce” dove scriveva: “All’uscita del paese sulla via che mena a Serrano si vede un menhir trasformato in osanna; recentemente vi fu apposta una tabella con il nome del paese”.

Nell’epigrafe si legge: “Comune di Cannole Circondario di Carpignano collegio eletto reale di Maglie distretto di Gallipoli provincia di Terra d’Otranto”.

 

Grazie alla collaborazione tra l’amministrazione e la famiglia Luigi Villani, è stato possibile riposizionare su via Roma la stele lapidea, indicante la comunità di Cannole quando ancora non esistevano le attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto, e tutto il territorio era identificato come Terra d’Otranto.

Da alcuni studi è stato riscontrato che fu collocata all’ingresso provenendo da Serrano nel primo decennio del 1800,quindi sotto il Regno di Napoli, per poi essere rimossa circa cento anni dopo, per esigenze abitative e come spesso succede per la scarsa importanza o attenzione alle numerose “pietre” di cui il Salento e l’Italia in genere sono ricchi.

 

L’epigrafe che reclamava una certa importanza ha permesso a questa lastra di essere conservata ed evitato che andasse persa nel corso degli anni.

“La buona sorte –racconta l’assessore Fabio Stomaci- ha voluto che durante i lavori di ristrutturazione nella casa della famiglia Villani sia venuta alla luce e grazie alla loro cura nei decenni successivi, oggi la stele si presenta a noi integra ed in tutta la sua bellezza.
Ogni pietra racconta la nostra storia, le nostre origini e le nostre tradizioni, quindi se per qualcuno può essere considerata una semplice lastra in calcarenite, per noi è un pezzo unico che va ad impreziosire il patrimonio storico di Cannole”.

Grazie all’attenzione ed alla cura di amministratori lungimiranti, amanti della storia, che credono nella riscoperta delle radici e nella ricostruzione delle tradizioni e della storia, oggi il territorio ha un luogo che documenta e racconta la vita nei secoli ed un antico “chiancune” torna a vivere e a parlarci di tempi passati, quando non c’erano le app, i tablet e a comunicare erano le pietre.

 

Category: Cronaca, Cultura

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