SULLE TRACCE DEI MAGI: LA MIA TESTIMONIANZA DI SPERANZA PER IL 2026

| 4 Gennaio 2026 | 1 Comment

di Cristina Pipoli ____________

“Non bisogna perdere mai la speranza, anzi bisogna tenerla stretta dentro di sé. Il buio finirà e il sole tornerà a splendere” – mi ha detto subito Maria Raffaella Santoro, ed io ho preso la palla al balzo per farle qualche altra domanda sulla sua esperienza che ha raccontato nel libro ‘Dalla luce al buio…e ritorno’

D: Come i Magi hanno seguito la stella per trovare la Vita in una grotta, in che modo il suo risveglio è stato per lei e per chi le sta vicino un’Epifania — una manifestazione — della potenza di Dio che squarcia il buio del coma?

R: “La mia stella è stata Gesù e il Suo Amore per me. Del coma ricordo una presenza amorevole: mi sentivo abbracciata e amata. Accolta e non giudicata, una beatitudine completa che non si può spiegare. Il suono e le parole del canto ‘Nelle Tue Mani’ mi hanno risvegliata e accompagnata a poco a poco verso la vita. I miei cari hanno vissuto un tempo difficile con il fiato sospeso, un tempo in cui apparentemente ero lontana, ma la fede di mio marito ha dato forza a tutti. Nonostante le parole dei medici che non davano speranze, lui ha continuato a sperare. La vita avrebbe trionfato, lo sentiva nel cuore… e così è stato! La sua fede in Dio non lo ha fatto mai dubitare: sua moglie non poteva morire, Dio non lo avrebbe permesso. Una forza dentro di sé continuava a dirgli di sperare e quella forza lo ha aiutato a cogliere e vedere i primi segni del mio risveglio, quelli che neanche i medici coglievano. Nel suo cuore c’era una Luce che seguiva nonostante tutto”.

D: Il Battesimo del Signore segna l’inizio della missione pubblica di Gesù e una nuova nascita nello Spirito; come considera la sua uscita dal coma un secondo battesimo che la chiama a una nuova missione di testimonianza nel mondo?

R: “Sì, è vero, è stato come un nuovo Battesimo perché questa è una Vita Nuova. Sono tornata alla vita e ne comprendo la responsabilità. Dopo il risveglio ho deciso di non sprecare neanche un minuto della mia nuova vita. Per questo motivo nasce il mio libro, “’Dalla Luce al Buio e ritorno. Il miracolo del Signore’. È un inno alla Speranza e un inno alla Vita, così come è stato definito da chi lo ha letto”.

D: Il 3 gennaio la Chiesa ha celebrato il Santissimo Nome di Gesù, che significa ‘Dio salva’; nei momenti di silenzio profondo e buio durante il coma, in che modo ha invocato la presenza di questo Nome?

R: “Il nome di Gesù è la forza che distrugge le tenebre. Dobbiamo imparare a invocarlo sempre, tutti i giorni. Lui ci salva. Lui può tutto, nulla Gli è impossibile. Durante il coma ho avuto un incontro con Lui che non dimenticherò mai. I Suoi occhi erano il luogo dell’Amore, luogo dove perdere e lasciar naufragare le paure, perché in quel mare d’Amore non c’è nulla da temere. Come sarebbe bello se tutti potessero vedere e sentire ciò che ho provato io! Il mondo sarebbe fatto di persone più felici e serene. Io posso solo raccontare, ma una sola cosa consiglio: invocate il nome di Gesù e ne vedrete i frutti”.

D: Maria Madre di Dio apre gennaio sotto lo sguardo di una madre che ha custodito la Vita nascente; nel suo libro descrive la sofferenza dei suoi cari che vegliavano: ha sentito questa protezione materna durante la ‘gestazione’ nel sonno profondo fino al giorno del risveglio?

R: “La Madonna è la Mamma di tutti noi uomini, Gesù ce l’ha donata quando stava soffrendo in croce. Siamo tutti figli suoi. È una Mamma amorevole e tenera, basta chiedere il suo aiuto e lei parlerà con suo Figlio. Parlerà di noi e delle nostre esigenze; non sarà mai indifferente alle nostre preghiere, anzi, si prenderà cura di noi. In coma ho un ricordo netto: lei, prima del mio risveglio, mi ha detto: ‘Mi prendo cura di te’. E da allora non dubito più; sono certa del suo aiuto anche se non me ne accorgo subito”.

D: La Circoncisione di Gesù, rito antichissimo, rappresenta il primo taglio e la prima offerta di Gesù per l’umanità; in che modo le ferite fisiche e il dolore del percorso post-coma sono diventati per lei un’offerta preziosa, trasformando la cicatrice in un segno di alleanza e di vittoria della vita?

R: “Bellissima questa domanda, ci fa riflettere sul senso della sofferenza. Ricordo che anni fa mio marito, parlando della sofferenza dal punto di vista cristiano, disse: ‘La sofferenza? No grazie’. E credo che sia la risposta più naturale che darebbero tutti. Qualche volta però il dolore ci viene addosso e non possiamo ignorarlo. Ricordo quanto sia stata dura la ripresa dopo il coma. Dovevo lavorare duramente per riprendere a camminare, parlare, mangiare o bere, ma soprattutto ricordo che sentivo di dover essere paziente. Quel tempo di sofferenza è stato il tempo in cui ho imparato che nessun dolore è sprecato se è offerto a Gesù e se lo si vive con pazienza e speranza. Il dolore così sublimato porta sempre frutto”.

Category: Costume e società, Cultura, Libri

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  1. Giulia Liscaio ha detto:

    Il Signore è sempre vicino a ognuno di noi.

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