NUOVA CONFERMA SCIENTIFICA SUL DISSECCAMENTO DEGLI ULIVI IN PUGLIA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Ulivivo, comitato di cittadini e associazioni in difesa degli Ulivi della Puglia, ci manda il seguente comunicato (nella foto del nostro archivio, il professor Scortichini) ____________
Xylella NON è la causa del disseccamento degli ulivi in Puglia
NUOVA CONFERMA SCIENTIFICA
La ricerca scientifica indipendente continua a produrre analisi, dati, evidenze rigorose e preziose indicazioni per risolvere il problema del disseccamento rapido degli ulivi, smentendo in modo sempre più chiaro la narrazione dominante che attribuisce tale fenomeno al batterio Xylella fastidiosa. Ignorare le reali cause di una malattia significa adottare strategie errate, con conseguenze devastanti sul patrimonio olivicolo, ambientale ed economico della Puglia.
Il contributo primario che la scienza è chiamata a fornire riguarda infatti l’individuazione delle cause eziologiche del fenomeno. In questo contesto, l’epidemiologia, unica disciplina in grado di stabilire relazioni causali solide tra agente patogeno e malattia, non è mai stata seriamente utilizzata come strumento dirimente dalle autorità competenti, nonostante la disponibilità di una quantità enorme di dati ufficiali raccolti nel corso degli anni dal sistema di monitoraggio della Regione Puglia. Una numerosità campionaria di tali dimensioni insieme ai risultati scientifici ottenuti fino a oggi sarebbero più che sufficienti, in qualsiasi altro ambito scientifico, per trarre conclusioni perfettamente aderenti con la realtà e quindi preziosissime nell’indicare la strada ai decisori politici e amministrativi.
L’ennesima, autorevole conferma arriva oggi da una recentissima pubblicazione del ricercatore del CREA Marco Scortichini sulla rivista scientifica internazionale Agriculture https://www.mdpi.com/2077-0472/16/2/145
I risultati mostrati in questa pubblicazione sono inequivocabili: il disseccamento rapido degli ulivi in Puglia NON è attribuibile al batterio Xylella fastidiosa.
In particolare, la pubblicazione mostra un dato di straordinaria rilevanza epidemiologica: negli anni 2016–2022, la percentuale di ulivi disseccati risultati positivi a Xylella è crollata da meno del 23% a poco più del 3%. In epidemiologia, una correlazione così bassa ESCLUDE un nesso causale tra il batterio e la patologia osservata. Questo significa che le strategie fin’ora applicate dagli amministratori regionali NON hanno basi scientifiche.
Alla luce di queste evidenze, emerge una domanda inevitabile: che senso ha continuare a impostare un’intera strategia di gestione – abbattimenti, zone delimitate, restrizioni, emergenza – su un presupposto che è stato più volte scientificamente smentito?
Una possibile risposta si trova negli atti della Polizia Giudiziaria che ha indagato per conto della Procura di Bari su quello che viene definito testualmente «un enorme raggiro ai danni delle popolazioni pugliesi». In tali atti si legge: “Se si scoprisse che Xylella è una componente del complesso del disseccamento rapido dell’olivo, ma non il primo agente causale, tutta la politica di gestione della batteriosi salterebbe immediatamente, pochi in Italia stanno lavorando per appurare questo dato, in quanto l’attuale indiziato numero uno rende molto di più, per la ragione che è un patogeno appartenente alla lista di quelli da quarantena”.
Parole gravissime, che oggi trovano conferma nei dati scientifici pubblicati su riviste internazionali peer-reviewed. Queste pubblicazioni sono ormai numerose e indicano chiaramente come il disseccamento degli ulivi pugliesi abbia cause complesse e diverse, legate a fattori agronomici, ambientali e gestionali, e non al batterio Xylella fastidiosa.
Continuare a ignorare questi dati significa distruggere il patrimonio olivicolo pugliese, perpetuare una strategia fallimentare e tradire agricoltori e cittadini pugliesi.
La scienza e i fatti, con rigore e chiarezza, hanno parlato e i bravi agricoltori, le persone per bene e la Polizia Giudiziaria hanno ben compreso. Ora tocca alla politica, ai media, alle istituzioni e alla magistratura assumersi la responsabilità delle loro future decisioni davanti a cittadini consapevoli.
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Se non è la xilella cosa è stato a provocare l’essiccamento degli ulivi.
Di fronte a un tema complesso e doloroso come il disseccamento degli ulivi in Puglia, la riflessione non può che partire da un principio fondamentale: la ricerca della verità richiede un atteggiamento libero da convincimenti ideologici e da posizioni precostituite. La verità scientifica non è sempre immediata, né semplice; spesso è frammentata, evolutiva, e necessita di tempo, studio, confronto e rispetto reciproco.
Quanto ho letto richiama con forza l’importanza del metodo scientifico e, in particolare, dell’epidemiologia come strumento essenziale per stabilire nessi causali fondati. Al tempo stesso, solleva interrogativi legittimi sulle scelte politiche e amministrative adottate negli anni, invitando a non confondere una narrazione dominante con una verità definitiva. In questo senso, esso rappresenta uno stimolo a rimettere al centro i dati, le evidenze e il dubbio come motore della conoscenza.
Tuttavia, ciò che emerge con altrettanta urgenza è la necessità di un clima culturale diverso. In questi anni si è spesso assistito a una deriva di faziosità: posizioni contrapposte vissute come schieramenti, fastidio per il pensiero diverso, arroganza nel difendere le proprie convinzioni più che disponibilità ad ascoltare. Questo atteggiamento è antiscientifico quanto il rifiuto dei dati, perché la scienza vive di confronto, revisione critica e apertura.
Occorre, invece, l’umiltà di guardarsi intorno, di osservare la natura e di riconoscere la sua complessità. Comprendere i fenomeni biologici significa anche interrogarsi sui modelli agricoli adottati, sulle pratiche colturali, sul rapporto tra intervento umano ed equilibrio ambientale. Esistono esperienze, come alcune forme di agricoltura meno invasiva praticate in altri Paesi (ad esempio in Corea), che mostrano un approccio più rispettoso dei cicli naturali e della biodiversità.
Chi ha studiato microbiologia sa bene quanto i microrganismi siano centrali nel ciclo vitale della materia: nel processo continuo e infinito di mineralizzazione e organicazione, essi non sono nemici da eliminare (in sessant’anni circa di uso eccessivo della chimica nei terreni cosa ne è stato?) ma componenti essenziali degli ecosistemi. Ignorare questa complessità significa semplificare eccessivamente problemi che, per loro natura, sono multifattoriali.
Il dibattito sulla Xylella e sul disseccamento degli ulivi dovrebbe essere un’occasione di crescita collettiva: per affinare il pensiero critico, per educarsi al dubbio, per imparare a discutere senza arroganza. Con un atteggiamento aperto, rispettoso e rigoroso sarà possibile avvicinarsi alla verità e individuare soluzioni realmente sostenibili per il futuro del patrimonio olivicolo e dell’ambiente.
Buona ricerca a tutti.
Cari lettori, io sono sei anni che lo dico con i miei post su Facebook, è un fungo che si chiama Neufusicoccum Mediterraneum, la cura che io applico con il mio protocollo dei trattamenti con i microrganismi, che aumentano le difese naturali alle piante, con una generosa concimazione di letame.