LETTERE A BRUNA. L’AMORE SENILE DI GIUSEPPE UNGARETTI

| 22 Gennaio 2026 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo ____________

“Io non sono che un piccolo poeta di questo secolo, nel quale anche i maggiori non possono essere che piccoli poeti; ma anche oggi, nel trambusto, nell’inferno d’oggi, – anche oggi la poesia ha bisogno di essere una persona che si scopre tra la gente – che infonde tanta carità, tanta fede, tanta speranza […]. Io sono ormai troppo vecchio, oltre misura vecchio, quasi un antenato, e non occorre che io sia ancora felice, e non mi pare che sia successo un giorno ch’io fossi felice. Ma l’augurio che Tu abbia lunghi anni felici si avvererà”. 

E’ un brano, forse il più bello, dei tanti bellissimi, di una delle quattrocento lettere che si scambiarono Giuseppe Ungaretti e Bruna Bianco, durante la loro relazione amorosa, da lei pubblicate solo nel 2023, all’età di 83 anni, e rievocate, anche di recente, in alcune interviste giornalistiche:

“Ho capito di essere stata uno strumento di Ungaretti per trasmettere questo messaggio di forza, di voglia di vivere, non solo per me, ma per tutti. Ho capito che quello che avevo in mano non apparteneva solo a me, apparteneva a tutti gli uomini del mondo, per superare la stanchezza, la tristezza, la sfiducia…”.

Quando Giuseppe Ungaretti incontrò Bruna Bianco, conosciuta casualmente in un hotel di San Paolo del Brasile, dove si trovava per una conferenza, nel 1966, lui aveva 78 anni, lei cinquantadue in meno, solo 26.

Lui si era sposato nel 1920 con Jeanne Dupoix, dalla quale aveva avuto tre figli, due dei quali, i maschi, morirono prematuramente, provocandogli un acuto dolore e un’intensa prostrazione interiore, che traspose in molte delle sue poesie successive.

Lei era una giovane appassionata di letteratura, orginaria di una terra letteraria come le Langhe piemontesi, trasferita in Brasile da un decennio, in seguito destinata a diventare affermata avvocato.

Fu un colpo di fulmine, che partì dal

Il lampo della bocca 

di Bruna, e in un attimo li bruciò.

“È accaduto allo stesso tempo e a tutti e due. Siamo rimasti folgorati. Quando poi è partito, nel distacco, nella distanza, avevamo bisogno di ricevere ogni giorno delle lettere, che erano come la nostra droga, capaci di scomporre tutto l’essere… Quando lo conobbi era curvo, poi buttò via i bastoni, camminava dritto come un fuso. Io non mi sono mai accorta di quanti anni avesse, era l’uomo che volevo per me”.

La relazione e la relativa corrispondenza durò più di tre anni e finì con la morte del poeta, avvenuta a Milano nel 1970.

L’amore può non estinguersi che con la morte“.

Si estingue, ma non finisce:

Cuore, anima e occhi,

Ombre nell’inoltrata notte, aspettano“.

Rimane quale testimonianza straordinaria:

“Cerco con gli occhi il Tuo viso, e a volte non riescono a rivederlo com’è, e allora mi stringo con le due mani il viso, e l’accarezzo, e nel mio viso mi rinasce il Tuo nelle mie mani, la più cara cosa, la sola che amo su tutte, l’anima della mia anima, sei l’anima della mia anima, l’ultima forza che mi resta, l’ultima mia poesia, la vera, l’unica vera”.

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LA RICERCA nel nostro articolo del 21 dicembre scorso

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Category: Cultura

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