LA FORZA DI RESTARE: CRONACA DI UNA MEDIATRICE NEL CAOS DELLE FAMIGLIE

di Cristina Pipoli _____________
Intervista concessa in esclusiva a leccecronaca.it da Raffaella Santoro, scrittrice e mediatrice famigliare.
D- Il suo codice deontologico le impone la neutralità. Ma come può restare neutrale l’8 marzo quando, in una stanza di mediazione, si trova di fronte a un uomo che usa il potere economico o psicologico per schiacciare l’ex partner?
R- “La mediazione familiare nasce con l’intento di aiutare le coppie a separarsi in un clima di comunicazione efficace e pacifica. Io ho scelto, invece, di aderire alla mediazione di stampo cattolico che mira a migliorare la comunicazione tra coniugi perché possano eventualmente ritrovare armonia e accordo familiare. Per me il matrimonio è indissolubile pertanto desidero che i coniugi ritrovino pace e amore.
Devo dire che non mi è mai successo di avere coppie troppo problematiche, tranne che a volte il livello di conflitto può alzarsi e creare molta pressione nella seduta di mediazione. In tal caso conduco la comunicazione affinché emergano le emozioni di ciascuno.
Per favorire una comunicazione efficace utilizzo anche quello che Gordon definisce il ‘Messaggio Io’. Si tratta di un modo nuovo di comunicare modificando il modo di parlare accusatorio del Messaggio Tu, usato normalmente. È una tecnica comunicativa che richiede un po’ di esercizio per essere appresa e padroneggiata ma ne vale la pena perché è davvero molto efficace. Il mediatore favorisce con questa ed altre tecniche una comunicazione che favorisca l’ascolto delle emozioni messe in campo.
Devo dire che molte coppie che ho seguito hanno ritrovato la motivazione a continuare la loro vita matrimoniale. E di questo ne sono molto felice ed anche un po’ orgogliosa, me lo consenta”.
D- Molte donne provenienti da contesti migratori vivono l’8 marzo come una festa ‘occidentale’ che ignora le vere urgenze, spesso legate alla sopravvivenza o alla violenza strutturale. Non le sembra che regalare mimose sia un atto ipocrita, un modo per pulirsi la coscienza un giorno all’anno mentre il resto dell’anno queste donne restano invisibili?
R- “Io credo che l’uomo debba imparare a rispettare di più la donna che è la fonte della vita. La donna infatti porta nel suo grembo la vita. Troppo spesso assistiamo a uomini che non rispettano le donne che sono addirittura molto violenti con loro. Io credo che si debba ripartire dall’educazione. Dall’educazione e dal rispetto della vita e di tutti gli esseri viventi. In questo momento storico si assiste ad una profonda crisi di valori.
Si nota una profonda carenza di valori. Un tempo esisteva una moralità condivisa. Oggi non c’è più nulla di condiviso, ed è come se l’essere umano avesse smesso di avere a cuore desideri di bene e di pace comuni. Ci troviamo di fronte a comportamenti disumanizzati. È il caso di diversi femminicidi di cui sentiamo tristemente che ci spaventano e ci lasciano attoniti. Ci chiediamo cosa stia succedendo. Dal mio punto di vista ciò indica che la società ha perso completamente di vista valori della fede. Io credo in un Dio che è AMORE e in tutte le relazioni deve prevalere l’amore. Quando spegniamo questa Luce dimentichiamo il valore e il rispetto della vita. La famiglia deve essere una palestra d’amore dove i genitori insegnano ai figli a fare i primi passi nell’amore e nel rispetto”.
D- L’8 marzo si celebrano i diritti, ma nei tribunali civili le donne che proteggono i figli da padri violenti vengono spesso etichettate come ‘non collaborative’ o ‘ostative’. Lei, come mediatrice, come combatte questo pregiudizio che trasforma il trauma di una madre in una colpa professionale?
R- “La violenza è sempre una sconfitta, e qualcosa da cui prendere le distanze, un mediatore non può accogliere questi comportamenti ma anzi può e deve indirizzare la vittima a rivolgersi ai servizi competenti”.
D- In mediazione si usano termini come ‘condivisione’ e ‘bigenitorialità’. Ma la lingua letteraria è molto più onesta. Non trova che queste parole burocratiche siano spesso delle trappole semantiche usate per nascondere che, in realtà, la libertà delle donne viene ancora barattata per mantenere la pace familiare?
R- “Credo che la donna se necessario possa fare dei sacrifici per il bene della famiglia ma ciò non impedisce che tali rinunce vengano fatte anche dall’uomo”.
D- Se dovesse scrivere un romanzo sulla ‘Giornata Internazionale della Donna’ ambientato esclusivamente nel suo studio, la protagonista sarebbe una donna che ottiene giustizia o una donna che impara a rassegnarsi con garbo?
R- “Credo nel valore della donna e mi piacerebbe raccontare di una donna che ritrova la gioia e la realizzazione anche in un matrimonio difficile e che riesce a ricomporlo grazie ad aiuti efficienti”.
Riflessione finale: Ammiro profondamente il ruolo delle mediatrici, ma non possiamo ignorare quello che i dati confermano ogni giorno: sotto troppi tetti manca ancora la giustizia. Stiamo attraversando un’epoca in cui il sacro sembra un miraggio lontano e il mondo pare svuotato di fede. È vero. Ma non dimentichiamoci che sono anche l’ipocrisia e la mancanza di sincerità — quelle che scelgono di non guardare il sangue e le macerie delle famiglie reali — a distruggere il senso profondo della parola ‘famiglia’. La pace senza giustizia non è armonia, è solo silenzio.
Category: Costume e società





























