IL CASO DOGRE, L’AMNESIA DEL CENTROSINISTRA E IL SILENZIO DEL CENTRODESTRA: LA FIERA DELL’IPOCRISIA SULLE MULTE
MG_________L’opposizione tuona contro le sanzioni a scoppio ritardato, ma dimentica che le procedure contestate sono un’eredità diretta della giunta Salvemini. Un cortocircuito politico tra ex assessori silenti e cartelloni pubblicitari “di favore”.
Corsi e ricorsi storici, insegnava Giambattista Vico. E nel teatrino della politica locale, la ruota gira fino a far perdere la memoria a chi, fino a ieri, sedeva nella stanza dei bottoni. Il polverone sollevato in consiglio comunale sul “Caso Dogre”, la società concessionaria finita sul banco degli imputati per le multe sul suolo pubblico notificate ai commercianti con un anno di ritardo e interessi alle stelle , si sta rivelando un clamoroso autogol per l’opposizione.
A guidare la carica contro il sindaco Adriana Poli Bortone, accusata senza mezzi termini di fare la “passacarte” dell’azienda, sono stati i consiglieri Antonio Rotundo (Pd) e Antonio De Matteis (Coscienza Civica). La loro richiesta? Un nuovo regolamento che imponga le notifiche entro 30 giorni per salvare i commercianti. Una battaglia sacrosanta, se non fosse che chi oggi si erge a paladino dei contribuenti è lo stesso schieramento politico che ha avallato e tollerato questi identici metodi durante l’era del sindaco Carlo Salvemini.
A svelare l’imbarazzo di questa crociata c’è un dettaglio che pesa come un macigno, l’assenza di una firma sull’interpellanza urgente. È quella di Cristian Gnoni, capogruppo di Coscienza Civica e compagno di lista di De Matteis. Una retromarcia strategica e doverosa. Gnoni, infatti, non è un volto nuovo, sotto la giunta Salvemini ricopriva proprio l’incarico di Assessore ai Tributi. Da regolamento, era lui la figura istituzionale deputata a controllare l’operato della Dogre. Chiedere oggi conto di un sistema che lui stesso gestiva (e non ha mai riformato) sarebbe stato politicamente grottesco.
Di fronte a un simile assist a porta vuota, ci si aspetterebbe una bordata da parte della maggioranza. Invece, nulla. Il centrodestra, dimostrando una preoccupante miopia politica, si è lasciato sfuggire l’occasione di smascherare l’ipocrisia degli avversari, omettendo di ricordare che le storture burocratiche contestate oggi portano la firma politica di chi le denuncia.
Infine è bene ricordare il “regalo” sui cartelloni e la concorrenza sleale. Il capolavoro dell’incoerenza si raggiunge sul tema delle affissioni. L’amministrazione Salvemini non si è limitata a chiudere un occhio sui ritardi delle notifiche. Ha fatto di più. Ha modificato i regolamenti permettendo alla Dogre di mantenere i maxi-impianti pubblicitari da 18 metri quadri (i 6×3), mentre costringeva le concessionarie private a ridurre i propri da 18 a 12 metri quadri (i 4×3) per presunti motivi di “impatto visivo”. Un’operazione chirurgica che ha trasformato il Comune in un imprenditore “predatore”, capace di fare concorrenza sleale a quelle stesse aziende private che già pagano salati tributi alle casse pubbliche, proprio tramite la Dogre.
Per onestà intellettuale mi corre l’obbligo di ricordare che Antonio Rotundo ha chiesto in più di qualche occasione, di mettere ordine nel Regolamento sulla Pubblicità, così come dall’altra parte si registrano diversi interventi del Consigliere di centrodestra Gianmaria Greco.
Oggi la palla passa alla sindaca Poli Bortone, che ha promesso un nuovo regolamento per mettere fine al caos delle sanzioni. Ma la lezione che emerge dall’aula è un’altra, prima di puntare il dito contro le “multe a scoppio ritardato”, qualcuno a sinistra avrebbe dovuto fare i conti con la propria “indignazione a scoppio ritardato”.
Category: Costume e società





























