INCONTRO, RITRATTO E INTERVISTA CON VALERIO MELCORE, UOMO DA TANTI VOLTI, TRA COMUNICAZIONE, ARTE E TATAMI

| 9 Aprile 2026 | 1 Comment

di Cristina Pipoli _____________

L’inafferrabile Valerio Melcore: ritratto di un artista a tutto tondo

Incasellare Valerio Melcore è un’impresa persa in partenza. Dopo un iniziale e secco “no” alla nostra richiesta di intervista, ha accettato con una sfida divertita: “Vediamo come mi incaselli”. La verità è che Melcore sfugge a ogni etichetta unidimensionale. È una figura eclettica, profondamente radicata nel panorama leccese, in bilico costante tra estro creativo, rigore marziale, impegno civile e informazione.

Per comprendere chi stiamo per intervistare, ecco i fili conduttori del suo poliedrico universo:

L’ARTISTA e la Formazione di “Bottega”: Formatosi al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Lecce, Melcore ha unito lo studio accademico alla dura pratica nei laboratori dei maestri locali. Ha appreso l’acquaforte dal Prof. Fanigliulo, la scultura dei materiali (dal marmo alle resine) con Franco Natale, la pittura con il Prof. Mariano e la fotografia (artistica, glamour e naturalistica) affiancando esperti come Bolognini e Madaro.

IL GIORNALISTA e il Vignettista: Memoria storica della politica salentina degli anni ’70 e attuale Direttore Editoriale di LecceCronaca.it, Melcore usa la matita tanto quanto la tastiera. Le sue vignette satiriche pungono la politica e la società con un’ironia tagliente, facendo vera e propria informazione “di pancia”.

L’ATTIVISTA e l’Arte Concettuale: Per lui l’arte è un megafono sociale, non puro compiacimento estetico. Opere come La Mercificazione della Donna e del Territorio (nata come dura critica allo sventramento per il gasdotto TAP) o Eros e Thanatos (riflessione pandemica), dimostrano la sua capacità di fondere filosofia e attivismo.

IL COMUNICATORE e Produttore Teatrale: Grafico pubblicitario e imprenditore della comunicazione ben prima dell’era digitale, non si è limitato alle arti figurative. Ha prodotto, insieme a Scena Muta, lo spettacolo “La Dea Trans”, dimostrando la volontà di dare voce anche alle storie più marginali e controverse del suo territorio.

IL MAESTRO D’ARMI: Ad affiancare e bilanciare la sua debordante creatività c’è il rigore marziale: Melcore è infatti Maestro 5° Dan e Coordinatore Tecnico Regionale per la Puglia di Aikido.

In definitiva, intervistare Valerio Melcore significa confrontarsi con un uomo dal vocabolario visivo e intellettuale sterminato, capace di piegare la materia, le parole e le immagini alla propria irriducibile visione del mondo.

L’ INTERVISTA

Cristina Pipoli:Maestro Melcore, benvenuto. Tra le sue mille anime, partirei proprio da quella marziale. Ogni anno, a settembre, i suoi corsi di Aikido a Lecce ripartono con grande partecipazione. Dopo decenni di pratica, cosa rappresenta oggi per lei questa disciplina e cosa cerca di trasmettere alle nuove generazioni che si affacciano in palestra?

Valerio Melcore: Buongiorno e grazie a voi. Guardi, l’Aikido non è solo uno sport o un sistema di autodifesa, è un vero e proprio percorso di formazione interiore. Dopo tanti anni sul tatami, quello che cerco di trasmettere ai miei allievi non è solo la tecnica, ma il controllo, il rispetto per l’avversario e la ricerca dell’equilibrio. Viviamo in un’epoca di grande frammentazione e stress; l’Aikido insegna a canalizzare l’energia, anche quella negativa o conflittuale, trasformandola in qualcosa di costruttivo. È una disciplina che forma il carattere prima ancora che il fisico.

Cristina Pipoli:A proposito di conflitto ed energia, lei ha un passato di forte impegno politico. In un suo noto intervento ha ricordato i suoi “Anni di Piombo” e l’esperienza giovanile nel F.A.S. (Fronte Anticomunista Studentesco) proprio qui a Lecce, a partire dal Liceo Artistico, luogo per eccellenza della sua formazione creativa. Poi è stato Segretario provinciale e Dirigente Nazionale in quello che era il Fronte della Gioventù guidato da Gianfranco Fini. Quanto ha influito quel periodo di militanza, di amicizie forti ma anche di scontri duri, nell’uomo, nell’artista e nel giornalista di oggi?

Valerio Melcore: Ha influito moltissimo. Quella era una comunità fisica e virtuale in cui abbiamo costruito la nostra identità e la nostra educazione sentimentale. Non davamo nulla per scontato e mettevamo costantemente sotto la lente d’ingrandimento della critica tutto ciò che la società e la scuola ci propinavano. Erano anni difficili, a volte violenti, in cui si rischiava grosso per le proprie idee. Crescere in quel decennio mi ha insegnato a non abbassare mai la testa di fronte al conformismo e ad analizzare la realtà con spirito critico, una lezione fondamentale per chiunque voglia fare informazione seria oggi.

Cristina Pipoli: E proprio da quegli anni, dalla necessità di fare politica con pochissimi mezzi contro avversari molto organizzati, nasce in lei l’urgenza della comunicazione. È corretto dire che il suo futuro lavoro di imprenditore, grafico ed editore è nato quasi per necessità?

Valerio Melcore: Assolutamente sì. La necessità è stata la mia prima, vera maestra. Avevamo un bisogno vitale di far sentire la nostra voce, ma non potevamo permetterci le grandi tipografie. Così, ho dovuto aguzzare l’ingegno e studiare i sistemi di stampa per pura sopravvivenza politica: realizzavamo manifesti scritti a mano, disegnavo vignette, stampavamo in proprio i giornaletti scolastici e imparavamo tecniche manuali come la stampa con le mascherine. Quella creatività, nata per sopperire alla mancanza di mezzi, mi ha fornito le basi tecniche su cui ho poi costruito la mia professione nel campo della comunicazione.

Cristina Pipoli: Una sopravvivenza che non era solo ideologica, ma anche fisica. In quegli anni di piazze aspre lei, che aveva un fisico esile, sentì il bisogno di imparare a difendersi. È così che si è avvicinato alle arti marziali? E cosa rappresenta oggi per lei l’Aikido, che continua a insegnare con grande seguito a Lecce?

Valerio Melcore: Sì, mi sono avvicinato alle arti marziali proprio per un bisogno primario di autodifesa. Quando il confronto fisico è un rischio quotidiano e non puoi affidarti alla forza bruta, ti serve la tecnica. Poi, però, è successo qualcosa di più profondo. Ho incontrato l’Aikido, e il mio modo di guardare alle arti marziali, al conflitto, all’avversario, è cambiato profondamente. Per esempio prendi consapevolezza che, così come avviene nelle tecniche dell’Aikido , anche nella vita di tutti i giorni, scopri che dietro ogni problema si nasconde un’opportunità. Il fondatore dell’Aikido il Maestro Maestro Morihei Ueshiba, che aveva speso tutta la sua vita per studiare le arti marziali, nelle migliori scuole del Giappone, a cominciare dall’Arte della Spada, diede vita all’Ai Ki Do, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. Gli orrori ai quali aveva assistito, e i racconti che gli avevano fatto sul comportamento tenuto dai suoi allievi sul campo i battaglia, e l’uso che avevano fatto della katana quando si arrivava al corpo a corpo, lo indussero a rivedere molto di quanto aveva insegnato sino quel momento. Da questo nasce l’Aikido che vuol dire la Via Dell’Armonia dello Spirito, l’Arte marziale da strumento di morte viene trasformato, sublimato e diventa strumento di pace.

Cristina Pipoli: C’è un altro tassello fondamentale nella sua vita: l’Arte. A quella creatività “di strada” per stampare volantini, ha affiancato un rigore tecnico straordinario, formandosi come grafico artistico, pittore e scultore. Penso al laboratorio del Prof. Fanigliulo e a quello dello scultore Franco Natale. Che impatto ha avuto questa formazione materica?

Valerio Melcore: È stato il passaggio fondamentale dal gesto istintivo alla padronanza tecnica. Nei laboratori impari il rispetto per i materiali, i tempi di lavorazione, la pazienza. Con il professore Pietro Fanigliulo ho studiato l’incisione e l’acquaforte, una tecnica che non perdona l’errore e richiede un controllo assoluto. Nel laboratorio del professore Franco Natale, invece, mi sono approcciato alla scultura lavorando il marmo, i metalli e le resine. Imparare a plasmare la materia solida o chimica ti dà un vocabolario espressivo immenso. L’imprenditore creativo che sono diventato, capace di organizzare eventi e sviluppare campagne visive, affonda le sue radici proprio in quella capacità di “sporcarsi le mani” e dominare la materia in bottega. Ti permette di scegliere di volta in volta il medium più adatto per il suo messaggio, dal foglio inciso, alla tela dipinta, fino all’opera plastica.

Cristina Pipoli: Tutto questo bagaglio eterogeneo oggi confluisce nel suo ruolo di Direttore Editoriale. Come vede lo stato del giornalismo locale nell’era dei social media e dell’informazione “mordi e fuggi”?

Valerio Melcore: È una sfida complessa. Il digitale ha democratizzato l’informazione, ma ha anche abbassato drasticamente l’attenzione e, spesso, la qualità della verifica delle fonti. Come testata, il nostro obiettivo è quello di mantenere viva un’informazione radicata sul territorio salentino, offrendo spunti di riflessione, recuperando la memoria storica e dando voce a chi spesso non ce l’ha. Cerchiamo di fare da argine alla superficialità, mantenendo una bussola editoriale chiara e indipendente. Il merito di questo va soprattutto ascritto al nostro Direttore Responsabile Giuseppe Puppo.

Cristina Pipoli:Se dovesse trovare un filo conduttore tra l’estro dell’artista a tutto campo, l’adrenalina della militanza giovanile, la concentrazione rigorosa dell’Aikido e l’impegno quotidiano alla guida di una testata giornalistica, quale sarebbe?

Valerio Melcore: Direi la “presenza” e la volontà di non subire gli eventi. In politica, sul tatami, davanti a un blocco di marmo o nel giornalismo devi essere presente a te stesso, lucido. Quando sei costretto a inventarti una pressa per stampare o a schivare un colpo perché sei fisicamente più debole, impari a trasformare lo svantaggio in un’opportunità. Sono tutti strumenti diversi, ma servono allo stesso scopo: non omologarsi, mantenere la propria indipendenza di giudizio e difendere la verità con ogni mezzo a disposizione. Non puoi permetterti distrazioni. Nel combattimento, così come nell’analisi di una notizia, nella creazione di un’opera o nella difesa di un ideale, devi avere la lucidità di leggere la situazione in tempo reale e la prontezza di agire di conseguenza.

Cristina Pipoli: Una lezione davvero preziosa. Grazie infinite, Valerio Melcore, per aver condiviso con noi la sua storia.

Category: Costume e società, Cultura

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Comments (1)

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  1. Valerio Melcore ha detto:

    Ciao Cristina, grazie mille per la bellissima presentazione, per quanto la santificazione dovrebbe avvenire rigorosamente post mortem! Scherzi a parte, capisco che tu ti stia facendo le ossa partendo da chi è ‘più a portata di mano’. Ora però pretendo la par condicio, perciò ti aspetto per un’altra intervista in cui parlerai esclusivamente dei miei difetti. Un grande in bocca al lupo per il tuo percorso giornalistico!

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