NOVITA’ DISCOGRAFICHE / AGNESE CONTINI, “Echi di umanità”: “un piccolo capolavoro di suoni e intuizioni”

| 21 Giugno 2026 | 0 Comments

di Roberto Molle ________________

Intro                                                                                                                                                  A un crocicchio di vie, dalle parti di un Mississippi del Delta immaginario, Ry Cooder si gioca una delle sue carte più audaci. Chiede al diavolo di dimenticare l’accordo stipulato con il chitarrista Robert Johnson (che tra gli anni Venti e Trenta del Novecento gli concesse la sua anima in cambio di un prodigioso talento chitarristico) proponendogliene uno nuovo. Il nuovo patto tiene conto del fatto che Robert, morendo a soli 27 anni, non riscosse del tutto il suo credito. Ry è lapidario: per saldare il suo debito il diavolo dovrà prendergli una parte del suo talento e disperderlo nel mondo sotto forma di creatività, impegnandosi a farla arrivare a pochissimi musicisti ispirati.

Fatto 1                                                                                                                                                          Negli ultimi due mesi ho ascoltato pochi dischi; la pubblicazione del mio libro Volevo solo scrivere di musicaè stata un passaggio che mi ha assorbito molto. La concentrazione sugli oltre cento musicisti di cui mi sono occupato mi ha un po’ allontanato da quelle che sono le mie abitudini in fatto di ascolti musicali.

Proprio il confronto con quello che ho scritto nel libro (che poi in sostanza sono recensioni e interviste già transitate dalle pagine di leccecronaca.it) mi ha fatto riflettere sul fatto che, fondamentalmente, non ho scritto di dischi e musicisti che amo alla follia o di brani che affollano le mie playlist nell’ordine di qualche centinaio di tracce accalcate dentro una vecchia pendrive (aggiornata settimanalmente) messa al lavoro in occasione di ogni viaggio in macchina che superi i due chilometri.

Nella maggior parte dei casi mi sono occupato di artisti poco conosciuti, che provenissero dal basso Salento, dal profondo Nord del Paese o da qualche anfratto norvegese.

Questo perché?

Me lo sono domandato un sacco di volte ma non ero riuscito mai a spiegarmelo (o forse non volevo ammetterlo, in realtà). A farmelo accettare come qualcosa di naturale è stato Federico Guglielmi proprio nella sua introduzione a Volevo solo scrivere di musica, scindendo due aspetti della scrittura musicale: la missione e la passione. Mi sono sentito più volte frustrato quando, tra le mille intenzioni di scrivere dell’ultimo album di uno dei musicisti che adoro (ad esempio Jeff Tweedy), sono finito a raccontare l’esordio discografico dei Migraine, misconosciuta band power-pop brindisina, oppure quando ho trattato con la stessa enfasi e ammirazione l’uscita di un nuovo disco di Peter Gabriel e quella del tributo a Gavinuccio Canu (il geniale cantautore sardo scomparso suicida nel 2022). Alla fine ho capito: mi piace scrivere della musica che amo, ma sono intrigato da quella che scopro lontana dai clamori e dai riflettori. La passione e la missione, appunto.

Fatto 2                                                                                                               

Fernando Alemanni è una persona speciale, un operatore culturale instancabile, un visionario che viaggia dentro mondi che devono ancora succedere, più semplicemente un amico. Ogni anno organizza diversi eventi, alcuni estemporanei, altri stanziali come La musica si racconta; ogni volta riesce a coinvolgere nella sua Cutrofiano decine di musicisti, mettendo insieme cartelloni che ospitano nomi noti e meno noti, ma tutti entusiasti di parteciparvi.

L’edizione di quest’anno de La musica si racconta aveva un sottotitolo: Approfon-disco 2 (è stata la seconda esperienza). Sedici tra musicisti e gruppi si sono esibiti nell’arco di cinque mesi nella splendida location delle Scuderie di Palazzo Filomarini. Piccoli concerti, interviste e omaggi per tutti i musicisti in un clima di amicizia. Ho partecipato pochissime volte ai concerti organizzati da Fernando (in un paio di occasioni da intervistatore), spesso a causa di incompatibilità di orario e raramente per scarso interesse nei confronti di alcuni dei musicisti. Quelle volte che sono stato alle Scuderie, però, è stato sempre un piacere. Fernando ha la capacità di trasformare tutto in festa. Tra i musicisti e le musiciste ospiti quest’anno c’era un nome che, tra tutti, mi aveva incuriosito, in particolare perché non usava la voce. Lei si chiama Agnese Contini; oltre a suonare, compone, e il suo strumento è la chitarra.

Fatto 3                                                                                                         

La sera che Agnese Contini ha suonato a Cutrofiano non ci sono andato. Come al solito, i miei pregiudizi su un disco “senza voce” mi portano a tollerare solo musicisti epici come Chet Baker e Miles Davis o più vicini al mio sentire come Ry Cooder e John Fahey, insomma quella roba lì. A distanza di qualche mese mi sono imbattuto nell’ascolto distratto di un brano di Agnese. C’era qualcosa in quei suoni che mi ha spiazzato; sul momento sono rimasto sorpreso e stordito, poi piacevolmente colpito. Cercando ho scoperto che nel 2023 Agnese ha pubblicato un album con la Nos Records (tutto torna) dal titolo Dinamiche di volo, e da pochissimo, per INRI Classic, un nuovo lavoro: Echi di umanità. Il recupero del CD è stato un po’ rocambolesco ma, alla fine, il cerchio si è chiuso.

Fatto 4 – Agnese                                                                                                                                   Quando in casa la musica gira nell’aria è difficile non restarne coinvolti. La sorella maggiore di Agnese studiava pianoforte e le arie di Chopin, Debussy e Mozart rapivano la bambina che era. Ma la musica classica viene presto affiancata da nuove passioni che iniziano a prendere forma. Intorno agli undici anni Agnese comincia a suonare da autodidatta: Beatles e Queen sono gli ingredienti di una miscela che si intreccia agli studi di chitarra classica. Arrivano poi le accordature aperte di Nick Drake e Jimmy Page, il blues, il country, la difficoltà di cantare, gli studi di logopedia e, soprattutto, la necessità di comunicare attraverso la musica mondi interiori complessi.

Outro                                                                                                                                     

Ho appena finito di ascoltare Echi di umanità e non riesco a trovare altro modo per definirlo se non un piccolo concentrato di bellezza, eleganza e creatività. Forse il diavolo ha mantenuto la sua promessa; disperso in mille rivoli nel mondo, un frammento della creatività di Ry è scivolato tra le dita e i pensieri di una giovane donna che li ha affidati a nove brani e a infinite suggestioni. Agnese Contini con questo disco vola alto, oltre le etichette di genere, vicino ai nomi che popolano le sue passioni musicali.

Il disco

Introduzione alla gentilezza apre l’album e le sue possibili interpretazioni. Sullo sfondo Ry Cooder fa il passaggio di consegne in un tramonto amaranto. Un riflesso di luce sfoca l’immagine di una bambina che imbraccia una chitarra. In Desert earth un vento blues spazza sabbie rossastre mentre un violoncello cerca di farsi identità. Bright è folk d’intenti, un lirico incedere di fingerpicking che sciorina visioni autunnali. Pare di vederlo: Nick Drake che risale la stradina di Tom Hill mentre cadono le ultime foglie lungo il fiume. Radici classiche si liberano in Grandpa cloud, due minuti e trentasei secondi sospesi tra mondi che s’incontrano per poi allontanarsi. Atmosfere celtiche e nostalgici accordi popolano Fiori nell’arco, alimentata da virtuosismi che respirano di rock. L’incipit di banjo che colora Flottila profuma di roots e melodia. Le digressioni di note ammaliano e rapiscono dentro reminiscenze medievali e ricordi che riaffiorano evocati da arie dolcissime. Bambina mia è il concedersi alle radici e alle comunanze. Chitarre classiche si rincorrono dentro una cavalcata che ispira alla tradizione greca; il tutto si fa affresco di intensa liricità. In realtà non saprei dire se c’è un qualche collegamento reale tra Agnese Contini e Ry Cooder, ma mi piace immaginarlo. È ancora Ry che mi torna in mente ne Il viaggio di ritorno, ripensando a Harry Dean Stanton mentre cammina sulle rotaie del treno in Paris, Texas(il film di Wim Wenders con le musiche di Ry Cooder); sarà per quel suono che riporta alla chitarra resofonica o per il mood che attraversa tutto il disco. La title track chiude l’album regalando ancora afflati americani. I confini dell’Alaska, gli scenari mozzafiato di Into the Wild e la soundtrack di Eddie Vedder filtrati attraverso un Salento trasfigurato, reinventato.

Echi di umanità è un piccolo capolavoro di suoni e intuizioni, la cui autrice sembra vivere più di un transfert emozionale.

Di più, sembra essere portatrice di un sentire cosmopolita che annulla distanze e appartenenze, perché la musica è unica, universale.                                                                                                     

Hanno suonato in Echi di umanità: Agnese Contini (chitarra e banjo), Rocco Giovanni Mastrolia (lap steel guitar), Ester Ambra Giannelli (violoncello), Livio Bartolo (arrangiamento archi), Matteo Resta (mandolino), Gianpaolo Saracino (violino e viola), Marco Schiavone (violoncello), Stefano Rielli (contrabbasso). La produzione è stata curata dall’ottimo Valerio Daniele.

Category: Cultura

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