IVAN RAGANATO, SCRIVERE CON LA VOCE
(Rdl) ____________ Ci sono autori che scrivono per essere letti.
Ivan Raganato, invece, sembra scrivere per essere ascoltato. Non è una differenza da poco. Nel suo caso la pagina non è mai soltanto pagina: è già ritmo, respiro, intenzione, pausa. È già presenza.
Per questo la scelta di pubblicare i romanzi dedicati a René Valenti in audiolibro non nasce da una rinuncia al libro cartaceo, né da una scorciatoia editoriale.
Nasce da una coerenza artistica che ha radici profonde.

Da oltre trent’anni Raganato presta la propria voce alle parole degli altri: romanzi, racconti, poesie, testimonianze. Ha accompagnato migliaia di ascoltatori dentro storie che non aveva scritto, cercando ogni volta di restituire emozione, ritmo e verità. A un certo punto, quasi inevitabilmente, la domanda è arrivata: se per una vita ha dato voce agli autori, perché non dare voce anche alle storie nate da sé?
È da questa domanda che prendono forma i romanzi di René Valenti. Non libri trasformati in audiolibri in un secondo momento, ma opere pensate fin dall’origine per essere ascoltate. Ogni pausa, ogni silenzio, ogni sorriso trattenuto dietro una frase fanno parte della narrazione quanto le parole stesse. Togliere la recitazione significherebbe togliere una parte del racconto.
Il cartaceo, per lui, non è un nemico. Sarebbe persino banale metterla così. Il punto è un altro: René Valenti è nato per camminare nella voce. È un personaggio che ha passo, corpo, sarcasmo, ferite, eleganza, rabbia, sensualità — un ispettore con i tacchi che non può restare fermo su una pagina. Deve entrare nell’orecchio di chi lo segue, occupare una stanza, arrivare come arriva una presenza.Il pubblico ha cominciato a seguirlo.
Dopo Inganno Barocco, anche Ombre di Cartapesta ha confermato l’interesse per questa saga noir, ironica e barocca, arrivando fino al sesto posto nella classifica settimanale degli audiolibri Feltrinelli. Un risultato significativo, soprattutto per un progetto nato fuori dalle formule più prevedibili dell’editoria tradizionale. Anche se resta una domanda legittima: fino a dove può spingersi un noir in audiolibro, in un mercato che ancora fatica a considerarlo letteratura a pieno titolo?C’è poi un altro motivo, molto concreto, in questa scelta. Viviamo nell’epoca delle voci sintetiche e dei cloni vocali sempre più perfetti. Una tecnologia che Raganato non demonizza, ma rispetto alla quale prende una posizione netta: quando si ascolta una storia narrata da lui, si ascolta lui. Le esitazioni involontarie, il respiro prima di una rivelazione, l’ironia che affiora in una battuta, l’emozione che non sempre si lascia controllare. Sono dettagli che appartengono a una vita vissuta, a un percorso costruito in decenni di palcoscenici, studi di registrazione e incontri. Forse un giorno una macchina riuscirà a imitare perfettamente una voce. Ma non potrà mai sostituire la storia di chi quella voce se l’è costruita vivendo. È questa la scommessa — e anche la posta in gioco.
Eppure Ivan Raganato non ama definirsi scrittore. Lo dice con una forma di pudore che non sembra posa, ma rispetto. Preferisce un’altra parola: creare. Si diverte a costruire mondi, situazioni, personaggi, dialoghi, inciampi, colpi di scena, ferite mascherate da battute. Scrivere, per lui, non è salire su un piedistallo letterario. È giocare seriamente. È dare fiato a una storia.
Da questo gioco serio è nato René Valenti: un personaggio fuori asse, volutamente non addomesticato, capace di attraversare il noir, il barocco, l’ironia, il dolore privato e la commedia umana. “Un cervello coi tacchi”, come lo definisce il suo stesso creatore, con quella leggerezza che in Raganato nasconde sempre una precisione chirurgica. Raganato ha già in mente l’intera saga, come se René gli camminasse accanto da tempo e gli suggerisse dove andare, chi interrogare, chi smascherare, chi amare e da chi farsi ferire.
La particolarità del progetto sta proprio qui: non un romanzo che diventa esperienza sonora in un secondo momento, ma una narrativa che nasce già come atto vocale. Una storia che non chiede solo di essere capita, ma vissuta.
Ivan Raganato dice di non sentirsi uno scrittore. Forse bisogna credergli. O forse no. Forse appartiene a quella categoria scomoda di artisti che non si lasciano definire con una sola parola. Scrive, legge, interpreta, inventa, provoca, sorride, affonda.

E mentre lui continua a dire che si diverte soltanto a creare, René Valenti procede. Con i suoi tacchi, la sua intelligenza tagliente e quella capacità rara di trasformare un’indagine in uno specchio.
Perché alcune storie non nascono per restare immobili.
Nascono per avere una voce.



























