FARWEST ITALIA CON IL DDL ‘SPARATUTTO’ – 5- JULIA UNTERBERGER: “Colleghi senatori, ricordatevi di San Francesco”

(g.p.) _______________ Fra i tanti interventi nella discussione in aula sul ddl Cacia, mi è sembrato particolarmente significativo quello fatto dalla senatrice Julia Unterberger, 64 anni, di Merano, avvocato, del gruppo PER LE AUTONOMIE, che qui di seguito pubblichiamo nel resoconto stenografico fattone dall’ufficio documentazione del Senato della Repubblica ____________
Signor Presidente, meno di un anno fa abbiamo reso il 4 ottobre, ricorrenza di San Francesco, festa nazionale. Abbiamo scelto di onorare una figura che richiama il rispetto per la natura, il rapporto armonioso con gli animali, in modo particolare con gli uccelli.
Questo provvedimento non mi pare ispirato al messaggio di San Francesco. Esso vede l’ambiente come una risorsa da sfruttare, la caccia agli uccelli come una pratica da deregolamentare. E tutto questo avviene quando pende sull’Italia una procedura di infrazione in merito alla direttiva Uccelli.
Già nel 2021 la Commissione europea aveva messo in mora l’Italia, perché la legislazione statale e diverse normative regionali avevano esteso i calendari venatori e consentito il trappolaggio e l’abbattimento di specie selvatiche anche all’interno di riserve e aree protette. In più, Bruxelles contesta la mancata o insufficiente attivazione del Piano d’azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, spesso con l’uso di richiami vivi.
La caccia illegale, anche a specie protette di uccelli, è ancora molto diffusa. La Lega italiana protezione uccelli (LIPU) stima che i volatili vittime di uccellagione sono ogni anno 5 milioni, tra cui 98 specie a rischio estinzione. Tra i Paesi del Mediterraneo, l’Italia è al secondo posto, dopo l’Egitto, per numero di uccelli catturati e uccisi.
A novembre 2024, la Commissione europea ha espresso l’ultimo avvertimento formale prima di mandare gli atti alla Corte di giustizia dell’Unione, con il rischio di pesanti sanzioni. E come reagisce la maggioranza? Con una riforma della caccia che va nella direzione opposta a quella indicata dall’Europa: deregolamenta ulteriormente i periodi di attività venatoria e apre nuovi spazi proprio nei momenti più delicati delle migrazioni e nidificazioni.
Tutto questo accade nonostante sia ormai evidente che il cambiamento climatico stia producendo squilibri particolarmente gravi per gli uccelli migratori, costretti ad affrontare, proprio nel periodo riproduttivo, una crescente scarsità di cibo. Abbiamo mesi di dicembre miti e mesi di marzo gelidi, la presenza di insetti sempre più ridotta, anche a causa dell’uso massiccio di pesticidi, siepi scomparse e coltivazioni intensive che impoveriscono gli habitat.
I dati 2025 del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste parlano di un calo degli uccelli nelle aree agricole tra il 30 e il 50 per cento. Anche per questo in Europa è stato approvato il Nature Restoration Act, che chiede a tutti gli Stati membri, Italia compresa, di adottare un Piano nazionale di ripristino della natura entro il 2030.
È difficile comprendere le vostre ragioni. Di certo chi caccia gli uccelli non svolge quella funzione di gestione faunistica che voi richiamate e che forse può avere senso in altri ambiti. Perché liberalizzare la caccia su creature già duramente colpite dalla crisi climatica, dalla perdita di habitat e dalle difficoltà delle migrazioni?
Solo per andare incontro alle lobby dei cacciatori di uccelli? Solo per compiacere chi continua a considerare gli uccelli canori una prelibatezza da servire a tavola?
Secondo Legambiente, da uno a due milioni di uccelli ogni anno finiscono in questo mercato. Anche se una legge del 2014 ne vieta la vendita e il commercio, la legge viene aggirata facendo finta di cedere gratuitamente piccole quantità di selvaggina e i controlli sono letteralmente impossibili. Pertanto, la caccia agli uccelli canori dovrebbe essere vietata, punto, come accade in altri Paesi, per esempio in Germania, già dal 1979, oppure in Austria.
Voi, invece, vorreste usare la tradizione come eccezione all’applicazione della direttiva europea sugli uccelli. Ma vi rendete conto? Anche il bracconaggio nasce da una tradizione antica ed è una tradizione antica anche il trafiggere gli occhi dei canarini con aghi roventi, affinché non smettano di cantare, come esche per altri volatili. Sono una tradizione anche le trappole chiamate archetti, dove gli uccelli restano a testa in giù con le zampe fratturate e muoiono dopo una lunga sofferenza. Pensate davvero che la furbata della tradizione possa essere accettata dall’Unione europea? Certe tradizioni certamente non sono da tutelare, dai richiami vivi agli uccelli catturati con trappole a colla, per essere poi destinati al consumo. Queste sono barbarie e vanno vietate.
Noi sudtirolesi ne sappiamo qualcosa. Il tordo nidifica nei nostri frutteti, dove tra maggio e giugno i predatori di nidi cercano di fare il loro sporco mestiere. I nostri agricoltori, cacciatori e guardie forestali organizzano vere e proprie veglie per osservare ogni presenza sospetta nei frutteti. Spesso si tratta di persone già conosciute, che tornano ogni anno, anche dopo essere state fermate con la loro preda di uccellini mezzi morti negli zaini. Abbiamo persino un centro dedicato a chi cerca di salvare il salvabile. Quest’arroganza di tornare anche dopo essere stati scoperti ha una sola spiegazione: le pene per l’uccellagione sono troppo lievi. Anche la vostra proposta di portare le ammende tra i 3.000 e gli 8.000 euro non è sufficiente, per non parlare della pena accessoria di sospensione della licenza di caccia solo fino a tre mesi.
Signor Presidente, questo disegno di legge va nella direzione sbagliata. È contrario allo spirito della riforma dell’articolo 9 della Costituzione ed è in palese contrasto con gli indirizzi europei. Soprattutto, non è degno di un Paese che ha in San Francesco il suo patrono. (Applausi).
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