I VECCHI LIBRI NON MUOIONO MAI / MA PERCHE’, LA STORIA HA UN SENSO?

| 11 Luglio 2026 | 0 Comments

di Raffaele Polo _______________

Non ci avevo fatto caso. Eppure passo, ogni giorno, davanti a loro che, ordinati come soldatini in parata, mi offrono il loro dorso: i miei libri, incasellati nelle librerie, compagni di una vita, sempre presenti, magari dimenticati per lungo tempo, ma pronti a saltar fuori ed offrirmi le pagine un po’ ingiallite e con gli immancabili ‘segni del tempo’.

Ecco, mi sono fermato a contemplare quei titoli, tanti ricordi, e ho sorriso, sorpreso. Nella fila più in alto, due libri erano affiancati e sembrava andassero proprio d’accordo, nonostante tutto. Eppure si trattava di ‘Berlinguer e il professore’ e dell”Autobiografia di un fucilatore’, di Giorgio Almirante. E i ricordi hanno preso subito il sopravvento: negli anni Settanta, più di adesso, leggevo veramente di tutto. Confesso che non avevo una passione politica, ma mi interessava molto la ‘letteratura’ dei politici, il loro colloquiare con pubblico e lettori, i tempi non erano facili e, lo confesso, anche io, durante i viaggi in treno, avevo L’Espresso in bella vista, ma all’interno c’era Il Borghese che privilegiavo per le belle foto osè delle pagine centrali e per gli articoli di Gianna Preda.

Ora, sia ben chiaro: non condividevo linee politiche e polemiche tra destra e sinistra: mi piaceva molto, però, come questi personaggi affrontavano gli argomenti e come li sostenevano spesso irridendo sagacemente gli avversari. E, nel giornalismo, nella dialettica e nel presentarsi al pubblico, mi intrigava il procedere di Almirante che, a Lecce, era l’unico che riuscisse a riempire totalmente Piazza Sant’Oronzo con i suoi comizi; Berlinguer (e Moro) erano figure tradizionali della politica e del parlare con una spesso monotona forma di dialettica.  Faccio presente che l’atmosfera, in quegli anni, non era propriamente da ‘compromesso storico’. O eri ‘fascista’ (ovvero simpatizzante del MSI e, magari, di buona parte della DC) oppure ‘comunista’, senza nessuna distinzione tra socialisti, repubblicani e liberali…

I due libri, del resto, lo confermano ancora oggi: se infatti Piazzesi ci offre un affresco quanto mai vivace ed efficace della situazione politica italiana, Almirante fa leva sui sentimenti legati alla patria ed alla sua appartenenza, riuscendo a farci partecipare, inconsciamente, a quella logica di destra di cui era maestro. Due libri che, comunque, meritano di essere letti, riletti e poi conservati, proprio uno accanto all’altro, come monito per una piacevole ricerca del bello stile e dell’affabulazione anche in politica… Magari con l’aggiunta di qualche ‘lettera al direttore’ di Gianna Preda che esprimeva tutta la sua verve e la sua capacità polemica, anche sostenendo idee totalmente diverse dalle nostre…. Ma, allora, era così. Un poco ci dispiaceva, di dover inserire Il Borghese nell’Espresso. Ma, a modo nostro, il compromesso lo abbiamo realizzato noi.

N.B.  Lo so, lo so che posso essere tacciato di ‘qualunquismo’ e di partigianeria. Magari, come diceva il nostro professore di Italiano al Liceo, ancora non ho ‘senso storico’. Ma leggere tutto e di tutti mi ha sempre intrigato. Pensate, ho letto anche gli scritti di Vannacci…

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( 10 – continua )

Category: Cultura, Libri

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