LA PROVOCAZIONE / TARANTO – TORINO

| 14 Settembre 2026 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo ________________

Tralasciando per amor di sintesi la triste storia dell’Ilva fin dalle origini, per arrivare all’incerto, ma certo salutare presente, in cui il Mostro lo devono chiudere e finalmente, quello che balza subito all’attenzione dell’onestà intellettuale, sono le enormi responsabilità della politica, sia quella nazionale, sia quella locale (nella foto del nostro archivio, Giuseppe Conte e Michele Emiliano a Taranto il 15 ottobre 2020).

A dire la verità, ci fu un momento, anzi, un Movimento, che l’Ilva la voleva chiudere, smantellare e riconvertire con l’intero territorio, pure con un progetto articolato, convincete e fattibile: fu il Fu Movimento 5 Stelle, prima che andasse al governo, perché poi, andatoci, e trasformatosi in partito come tutti gli altri, se ne dimenticò completamente, arrivando anzi a negare, con Luigi Di Maio, di averla mai voluta chiudere.

Quindi assistiamo adesso increduli, esterrefatti, vagamente nauseati al palleggio delle responsabilità e al ‘dibattito’ dei ‘tavoli’ che si susseguono: perché in Italia, quando non si vuol risolvere un problema, si fanno i ‘tavoli’ per discuterne.

La soluzione è solo una: chiudere l’Ilva e riconvertire, rifondare, risanare, ricostruire un territorio.

Non è mai troppo tardi.

Se mancano idee e capacità della politica, questo compito va assunto in prima persona dalle associazioni dei cittadini e dei lavoratori, quelli, appunto, come si chiama una di esse, “liberi e pensanti”, senza più divisioni, senza più deleghe, senza più compromessi.

Bisogna ripartire dalla bonifica ecologica e poi articolare tutta una serie di iniziative economiche e sociali, ecco che bisogna fare, per liberarsi dal ricatto occupazionale e creare nuovi e diversi modelli di sviluppo economico.

A Torino, certo, con una classe politica piemontese migliore di quella pugliese, e non sto parlando di destra e di sinistra, sto parlando di Politica, ma pure con un’unità di intenti che accomunava cittadini di diversa estrazione ideologica e di differenti provenienze, lo hanno fatto.

Solo due-tre decenni fa, Torino era una città praticamente morta economicamente, con l’inarrestabile declino della monocultura industriale dell’automobile e di tutto l’indotto collegato inevitabilmente abbandonato.

Bene, a cavallo fra il nuovo secolo e il nuovo millannio, in un lasso di tempo pure relativamente breve, se paragonato alla grandezza dell’impresa compiuta, si sono inventati una nuova identità e sono riusciti a costruirsi un nuovo futuro.

Turismo, storia, moda, arte, cultura, cibo, made in Italy, tutti settori svincolati dall’assistenzialismo, sganciati dalle logiche personalistiche, liberati dal fatalismo pessimistico individuale che sconfina nel lassismo, nel menefreghismo, nella mentalità medio nediocre: tutto quello che cioè, purtroppo, continua a dominare al Sud del Sud dei Santi.

Con essi, con questi settori, svincolati, sganciati, liberati, a Torino ci sono riusciti, a fermare il declino e a costruire un futuro nuovo e migliore.

Scusate se per bravità di sintesi giornalistica non faccio esempi. Voglio qui solo lanciare una provocazione, spero positiva, non certo scrivere un saggio accademico.

Anzi, ne faccio solo uno, dei tanti concreti che potrei fare.

A Torino hanno trasformato l’antico Museo Egizio in un laboratorio di meraviglie capace di attrarre flussi turistici, e pure iniziative continuative da tutto il mondo, da Parigi a New York.

A Taranto c’è l’antico Museo della Magna Grecia che è un gioiello meraviglioso, più dei gioielli che contiene, incapace però di attrarre flussi turistici e che le iniziative continuative le fa con Putignano e con Ugento.

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

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