L’ALBANIA E’ VICINA. A leccecronaca.it PARLA UNA GIOVANE LAUREATA IN MEDICINA CHE HA PARTECIPATO ALLE PROTESTE DI QUESTI GIORNI A TIRANA

| 25 Ottobre 2026 | 0 Comments

di Giulio Raganato ___________________

Idranti, lacrimogeni e proiettili di gomma. È in questo modo che la polizia albanese ha disperso i manifestanti nelle giornate di proteste a Tirana. La tensione sembra salire di giorno in giorno: da mesi le strade della capitale sono attraversate da continue ondate di dissenso. Tra maggio e giugno il Paese è stato segnato da proteste legate alla controversa decisione del governo di permettere alla società di investimento di Jared Kushner, il genero di Donald Trump, di costruire un resort di lusso all’interno di un’area naturale protetta sulla costa. Nelle ultime settimane gli albanesi sono però tornati in piazza.

Questa volta sono soprattutto studenti. Il malcontento crescente è lo stesso, ma le motivazioni alla base sono differenti.

Ne ho parlato con Nina Ahmentaj, giovane manifestante che sta svolgendo il tirocinio dopo aver conseguito la laurea in medicina.

Ho conosciuto Nina una manciata di anni fa durante un progetto europeo in una piccola cittadina della Lettonia. Delle nostre chiacchierate ricordo il suo sorriso solare e l’interesse verso i temi di attualità.

È a lei che ho chiesto informazioni di prima mano sulle proteste di questi giorni.

Cosa sta succedendo in Albania?

“Gli albanesi protestano da oltre 140 giorni contro un progetto destinato a distruggere un’area protetta. Quella che era inizialmente una protesta contro il progetto si è poi trasformata in una vera e propria rivolta contro il governo. Negli ultimi dieci giorni, le manifestazioni si sono intensificate e sono diventate più violente, dopo che anche gli studenti sono scesi in piazza“.

Chi è sceso o sta scendendo in piazza?

“Inizialmente, a scendere in piazza erano gli attivisti ambientalisti e i cittadini in generale: giovani, genitori con i propri figli, e così via. Negli ultimi dieci giorni, invece, le proteste hanno visto protagonisti soprattutto gli studenti e i giovani. Da tre giorni anche i docenti stanno boicottando le attività universitarie in solidarietà con gli studenti e partecipano alle proteste pacificamente”.

Quali sono i motivi dietro queste nuove proteste? Cosa chiedete alla politica?

“L’unica richiesta è che il Primo ministro si dimetta. I cittadini sono stanchi della situazione in cui versa il nostro Paese: della corruzione, del sistema educativo, delle carenze del sistema sanitario e del fatto che deputati e ministri che dovrebbero essere in carcere continuino invece a promulgare leggi di facciata”.

Il primo ministro Edi Rama ha recentemente accusato Russia e Iran di presunte interferenze legate alle proteste: cosa ne pensi?

“Si tratta soltanto delle fantasie del nostro primo ministro. I cittadini sanno bene cosa vogliono: le dimissioni di Edi Rama. Ogni giorno ci svegliamo con un nuovo video teatrale in cui invita gli studenti al dialogo, mentre la polizia continua a usare una violenza inaudita durante le proteste“.

Si è ricominciato a parlare di Europa. Cosa pensi di un possibile ingresso dell’Albania nell’Unione europea?

“L’Albania entrerà nell’Unione europea con o senza Edi Rama. La sua convinzione di essere l’unico in grado di portarci nell’Ue è un disperato tentativo di aggrapparsi al potere. È colpa sua e del suo governo se non stiamo procedendo con i capitoli negoziali alla velocità con cui potremmo avanzare. Ed è una vergogna che gli eurodeputati rimangano in silenzio di fronte a ciò che sta accadendo attualmente in Albania“.

Vi sentite ascoltati?

“Purtroppo no. Se fossimo stati ascoltati, il Primo ministro si sarebbe dimesso. I manifestanti vengono trattati in modo disumano dalla polizia. È doloroso assistere e vedere il terrore seminato nelle strade con i gas lacrimogeni, i proiettili di gomma e gli idranti caricati con sostanze chimiche, utilizzati per disperdere i manifestanti. Questi ultimi dieci giorni sono stati come un incubo per tutti gli studenti e i cittadini albanesi, soprattutto per quelli che vivono a Tirana. Per la prima volta mi sono sentito in pericolo nella mia stessa città. Abbiamo letteralmente paura che possa scoppiare una guerra civile, mentre le forze speciali di polizia ricevono l’ordine di usare la violenza e le persone vengono fermate per strada mentre tornano a casa a piedi. Le immagini trasmesse in diretta oggi sono state semplicemente agghiaccianti”.

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

About the Author ()

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.