OGGI 4 NOVEMBRE: DOV’E’ LA VITTORIA?

di Giuseppe Puppo __________________
“La Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate è una giornata celebrativa nazionale italiana che si celebra ogni 4 novembre. Fu istituita per commemorare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale contro l’impero austro-ungarico, sancita dall’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti (firmato il 3 novembre 1918 e reso effettivo il giorno dopo), evento che permise all’Italia l’annessione di Trento e Trieste. Per tale motivo, l’intervento italiano nella prima guerra mondiale è stato anche considerato il completamento del processo di unificazione risorgimentale”. (FONTE: Wikipedia) ____________
“In occasione delle celebrazioni del 4 novembre, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deposto una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto all’Altare della Patria. Il Capo dello Stato ha passato in rassegna i reparti schierati in Piazza Venezia, accompagnato dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto.
All’Altare della Patria erano presenti il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, i vertici di Forze armate e di Polizia.
A seguire, il Presidente Mattarella si recherà a Firenze, dove proseguiranno le celebrazioni della Giornata“. (FONTE: Quirinale.it, FOTO DAL SITO) _______________
Si chiamava come me: io porto il suo nome! Mio nonno paterno il 24 maggio 1915 fu arruolato e subito partì per il fronte, lasciando il suo piccolo paese al Sud del Sud dei santi, dove viveva, povero, ma bello, curando con la forza dei vent’anni le vigne e i giardini e coltivando la terra.
Finita la guerra, mio nonno paterno fu uno dei primi a tornare in paese. Per meglio dire, fu uno dei pochi, che vi fece ritorno, dei tanti che furono strappati alle loro famiglie, alla loro gioventù, alla loro stessa esistenza.
Nella villa comunale, c’è una lapide che li ricorda tutti quanti, e dovettero costruirla di grandi dimensioni, tale da poter contenere tutte le croci.
Monumenti simili stanno in tutti i paesi del nostro Salento, in tutte le città del Sud, che più che altre zone d’Italia pagò il costo della vittoria.
Dov’è la Vittoria?
Io, che affondo le mie radici nel secolo scorso, che sono figlio del Novecento, ho avuto la fortuna di trovare le risposte da ragazzino nei racconti che mio nonno paterno mi faceva quando d’estate andavo a trovarlo con i miei genitori.
Le risposte stanno nei suoi occhi lucidi quando nominava i coetanei mandati a morire come carne da macello; sono le espressioni di incredulità quando si chiedeva egli stesso come avesse fatto a sopravvivere per quasi quattro anni in centinaia di assalti senza senso ai colpi di mitraglia; sono la puzza, la fame, la sete, il freddo, le malattie delle trincee; i gas, i lanciafiamme, i cannoni; i campi di prigionia crudeli di deportazioni feroci, dove la sopravvivenza era in un tozzo di pane, in un frammento di patata, in un cucchiaio di estratto di radici conteso e sottratto agli altri; i mutilati, gli invalidi, gli impazziti di terrore; i fucilati dal fuoco amico, in quanto ritenuti disertori, o semplicemente disobbedienti agli ordini.
Mio nonno materno si chiamava Giovanni Grandinetti. Partì due anni e mezzo dopo Giuseppe Puppo, in seguito alla disfatta di Caporetto. Era uno dei ‘ragazzi del ‘99’, che a 18 anni fu spedito all’improvviso, in fretta e furia, a combattere una guerra che non capiva, per una Patria che non conosceva, contro un nemico che nemmeno sapeva chi fosse, in nome di un’Italia di cui là avevano conosciuto solo le truppe di occupazione piemontesi, le tasse, la leva obbligatoria, la giustizia sempre al servizio dei potenti.
Lui, non amava parlarne, almeno a me. Quando gli chiedevo qualcosa al riguardo, però, piangeva. Piangeva sempre come un bambino impaurito, poi ogni volta apriva un cassetto chiuso a chiave di una vecchia scrivania e tirava fuori la nomina a Cavaliere di Vittorio Veneto, la medaglia, l’assegno di due lire che gli avevano dato, e piangeva ancora più forte, senza pudore.
Crescendo, studiando, maturando, in seguito ho capito come la vittoria stesse negli enormi profitti degli Agnelli, degli Ansaldo e degli altri imprenditori e ricchi a vario titolo.
Ho letto delle foglie e dei fratelli di Giuseppe Ungaretti, ho fatto il viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Celine, ho imparato da Ezra Pound che non ci sono guerre giuste.
Oggi siamo di nuovo in un’altra guerra mondiale, solo che si sta facendo a tappe e a pezzi, in Ucraina e in Medio Oriente, dove ha già preso i connotati, rispettivamente, di una carneficina crudele e di una vero e proprio genocidio.
Ad aggravare la situazione sull’orlo del baratro stanno poi considerazioni di geopolitica, da cui appare evidente che al tramonto dell’Occidente si sta sostituendo l’alba dei Paesi Emergenti, India, Brasile, Turchia e quant’altri, non allineati, ma sotto l’egida della Cina.
Una transizione che verosimilmente provocherà tensioni e scontri. Dal più grande storico di sempre, Tucidide, abbiamo imparato che fu l’ascesa di Atene e la paura che ciò generò in Sparta a rendere inevitabile la guerra del Peloponneso.
In Italia, il governo precedente ci ha trascinato dentro, questa nuova Guerra Mondiale permanente; il nuovo, che pur si dice sovranista, non sembra aver nessuna intenzione di farcene uscire, e ci tiene ben stretti agli alleati americani della Nato.
Ne stanno pagando i costi, per ora fortunatamente solo economici, le famiglie italiane, per dire bene cioè la stragrande maggioranza di quelle del popolo, dal momento che quelle dei ricchi non hanno problemi di bollette, di aumenti della benzina, di costi del pane e della pasta.
Anche questa guerra, e le tappe in cui si è finora articolata, l’attacco russo all’Ucraina, e l’attaco statunitense e israeliano all’ Iran, come tutte le altre, comunque vada a finire, ha già i vincitori: i mercanti di armi, gli speculatori dell’alta finanza internazionale, i politici loro camerieri che li servono alla tavola imbandita.
“La guerra è sempre una sconfitta, sempre! Ed è ignobile, perché è il trionfo della menzogna, della falsità: si cerca il massimo interesse per sé e il massimo danno per l’avversario, calpestando vite umane, ambiente, infrastrutture, tutto; e tutto mascherato di menzogne. E soffrono gli innocenti“, aveva detto Papa Francesco.
Invece, anche in Italia, continuiamo a destinare ingenti risorse economiche agli armamenti, invece di destinarle ai bisogni del popolo e a iniziative di sviluppo, anche sociali e culturali.
Io constato amaramente il fallimento della politica, tutta quanta, quella delle opposizioni compresa, e complice a pieno titolo.
Ancora più dolorosamente, denuncio il fallimento della cultura, di fronte a celebrazioni come quella odierna, fatte di retorica e di menzogna.
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