IL DISCORSO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: MA QUESTO NON E’ UN PAESE PER GIOVANI

di Giuseppe Puppo ____________
“Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.
E’ finale del Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Esso è piaciuto un po’ a tutti quanti, di tutti i partiti, almeno a giudicare dalle reazioni che ha suscitato nei commenti che abbiamo avuto modo di leggere da questa notte a questa mattina.
A me non è piaciuto affatto, con tutto il rispetto che sempre e comunque dobbiamo alla massima carica dello Stato.
L’ho trovato stanco e retorico, a cominciare dall’invocazione alla pace, accuratamente disinnescata, pur nella citazione fatta a Papa Leone XIV, dalle Sue ben più complesse e precise attribuzioni di responsabilità. Per proseguire all’accenno alle vecchie e nuove povertà, accenno di sfuggita senza implicazioni fattive e indicazioni concrete, come gli enormi squilibri nella ridistribuzione della ricchezza esistenti e in crescita esponenziale.
E per finire all’appello ai giovani.
Ma questo “Non è un Paese per giovani”.
L’Italia è irreversibilmente diventata ben poco attrattiva per le nuove generazioni, che in linea di massima non vi trovano più occasioni di ricerca e di costruzione del futuro.
Il film di Giovanni Veronesi del 2017 (nella foto, e da allora il fenomeno si è ingigantito) ne è l’icastica rappresentazione.
Non ci sono più in Italia opportunità di elevazione sociale, di salto di ceto e di censo un tempo permesse dalla scuola pubblica, di merito e di riconoscimento del merito.
In Italia bisogna essere figli di Piero Angela per diventare una personalità.
In un’Italia devastata dalla Chernobyl culturale prodotta dalla televisione del Grande Fratello, dei tronisti di Uomini e Donne, dei protetti e dagli integrati di Amici degli amici; e annichilita dal trasformismo storico e dal familismo amorale della politica; ecco, in un’ Italia come questa, i giovani se ne vanno all’estero, in maniera sempre più numerosa, convinta e decisa, per non tornare mai più.
Quelli che invece rimangono, non hanno non dico ideologie, ma nemmeno più idee di riferimento, che la politica non è più capace di elaborare, appiattita come è in una sorta di pensiero unico dominante, quanto sconfortante.
Category: Costume e società, Cronaca, Politica




























