MONSIGNOR ERMENEGILDO FUSARO, IN DIFESA DEL CREATO E DELLA NATURA, TRA SAN FRANCESCO E PAPA LUCIANI

di Cristina Pipoli ___________
Sento il morso di queste pagine sulla pelle, l’odore acre della verità che imputridisce negli archivi della memoria. Ho le mani su vecchi manoscritti che non sono solo carta e inchiostro: sono un cazzotto nello stomaco del conformismo cattolico e dell’indifferenza umana, e ve lo sbatto in faccia, questo pugno, mentre attorno a noi soffiava e soffia ancora il vento avvelenato del potere occulto.
È la storia di Ermenegildo Fusaro, un uomo scomodo, uno che con la sua Lega Nazionale di San Francesco d’Assisi non faceva della poesia da chierichetto, faceva la guerra. Una guerra santa contro l’orrore che l’uomo infligge al creato, contro la stupidità che spaccia per intelligenza e l’egoismo che chiama progresso.
L’opuscolo che ho tra le dita non è un trattatello di buone maniere ecologiche. No. È un grido che parte dall’anima: Fusaro osa dire che l’ottavo centenario di San Francesco è la prova del nostro tradimento. E poi la bestemmia che fa tremare i polsi ai benpensanti: uomini e animali sono la stessa cosa. Stessa carne, stesso destino, stessa dignità di fronte a Dio. Capite? Non “simili”, non “creature da accudire”. La stessa cosa. È un ribaltamento teologico che vi costringe a vomitare la vostra arroganza di specie dominante. A volte, è l’animale a soccorrere l’uomo, a indicargli la via della salvezza. Pensate all’arca di Noè: vennero salvati una coppia di ogni specie, non solo gli umani, perché la vita ha un valore intrinseco, un patto che Dio ha stretto con ogni creatura vivente.
E poi c’è il legame indissolubile con un altro gigante, un altro uomo scomodo, Papa Luciani. Albino Luciani, un alleato silenzioso ma potente di Fusaro. Un uomo che ha avuto il coraggio di scrivere parole che bruciano ancora oggi: “Il rispetto e la salvaguardia del mondo animale, parve viva anche della nostra vita è necessita assoluta.” Una necessità, non un optional per anime belle.
Questo scritto, che mi brucia le dita, non si limita a teorizzare. Denuncia. Punta il dito contro le barbarie autorizzate: il tiro a volo con bersagli vivi, una vergogna inaudita; il randagismo come segno della nostra inciviltà; le corride, quell’orrore rituale; e la vivisezione, la tortura scientifica che vi fa credere padroni della vita altrui.
Tutto questo avveniva mentre l’Italia e il mondo erano avvelenati da poteri occulti. Erano gli anni in cui la P2 tesseva le sue trame infami. E in questo scenario di corruzione morale e politica, due uomini, Fusaro e Papa Luciani, si ergevano come un baluardo di dignità, contrastando con la forza della fede e della ragione i veleni del tempo. La loro battaglia non era solo per gli animali, era per salvare l’anima stessa dell’umanità dalla sua marcescenza.
E poi le date. Segnatele a fuoco, queste date. L’11 novembre 1981, il giorno di San Martino, il santo che si spoglia per il povero. Migliaia di fedeli, un fiume in piena, che marciavano in un pellegrinaggio storico in onore di Francesco. Non una processione di beghine, ma una dimostrazione di forza. E il giorno dopo, il 12 novembre, l’apoteosi: più di mille soci della Lega di Fusaro, gente con la schiena dritta, accolti dal Papa. E lì, in Vaticano, il riconoscimento che vale più di mille encicliche: il Papa in persona che elogiava l’opera di Fusaro, che diceva che quella causa meritava di essere sostenuta.
Il Cantico delle Creature, Frate Sole e Sorella Luna, qui non è una ninnananna. È un manifesto politico che l’Arcivescovato di Firenze, in quel 18 settembre 1981, ha avuto il coraggio di usare per svegliare educatori e sacerdoti. L’educazione alla sensibilizzazione dell’ambiente, non come hobby per figli dei fiori, ma come imperativo morale. Perché se non impariamo a sentire il dolore della terra e dei suoi abitanti, siamo già morti dentro. Questo monito ci morde le mani: la nostra umanità si misura dalla nostra capacità di proteggere il creato, non di saccheggiarlo. E chi non lo capisce, è complice dell’orrore.
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