INCHIESTA “FILO D’ARIANNA”, SENTENZA DI PRIMO GRADO: CINQUE IMPUTATI CONDANNATI, UNO PROSCIOLTO

| 29 Gennaio 2026 | 0 Comments

(f.f.)________________

Si è concluso davanti al Tribunale di Lecce il processo ordinario legato all’operazione antimafia denominata “Filo d’Arianna”, che ipotizzava la rinascita del gruppo criminale riconducibile alla frangia della Scu facente capo ai Politi. Il collegio giudicante ha pronunciato cinque condanne e un’assoluzione nei confronti degli imputati che avevano scelto il rito ordinario, mentre per gli altri soggetti coinvolti la vicenda giudiziaria si era già definita nei precedenti gradi con riti alternativi.

La decisione è stata emessa dal tribunale presieduto dalla giudice Bianca Todaro. La pena più severa è stata inflitta a Manuele Sperti, 43 anni, originario di Carmiano, condannato a dodici anni di reclusione per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa. Secondo l’impianto accusatorio accolto dai giudici, l’uomo avrebbe avuto un ruolo attivo nel sodalizio, occupandosi anche di operazioni di riciclaggio attraverso società a lui riconducibili.

Dieci anni e sei mesi di carcere sono stati invece comminati ad Antonio Mazzotta, 39enne residente a Monteroni di Lecce, ritenuto uno degli organizzatori di un gruppo dedito allo spaccio e al traffico di sostanze stupefacenti nel periodo compreso tra il 2019 e il 2021.

Per Sperti è però caduta una delle contestazioni più gravi: i giudici lo hanno assolto dall’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, relativa a una presunta richiesta di 250mila euro avanzata all’ex sindaco di Carmiano, Giancarlo Mazzotta, costituitosi parte civile. La stessa vicenda aveva già visto l’assoluzione, in abbreviato, di altri coimputati.

Condanne più lievi sono state pronunciate nei confronti di Sarah Fasiello e Fernando Leo, entrambi 39enni di Porto Cesareo, che hanno ricevuto una pena di un anno e quattro mesi ciascuno, con sospensione condizionale, oltre a una sanzione pecuniaria di 3.400 euro, per un singolo episodio di spaccio di droga.

Assoluzione piena, “perché il fatto non costituisce reato”, per Panfilo D’Angelo, 61enne di Lequile, finito a giudizio per un’ipotesi di trasferimento fraudolento di valori. L’accusa era stata inizialmente contestata in concorso con Francesco Politi, già prosciolto in appello.

Un anno di reclusione è stato inflitto infine a Daniele Carrozzo, 54 anni, imprenditore di Carmiano, per un reato di natura fiscale. L’uomo è stato invece scagionato dall’ipotesi più pesante di autoriciclaggio finalizzato a favorire il clan, con formula assolutoria perché non responsabile del fatto.

La sentenza ha disposto, per Mazzotta e Sperti, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per tutta la durata della pena. Per Sperti, una volta espiata la condanna, è stata inoltre prevista la misura della libertà vigilata per tre anni. Entrambi sono stati condannati in solido al risarcimento dei danni in favore del Ministero dell’Interno: una prima somma è stata già quantificata in 50mila euro, mentre il resto sarà determinato in separata sede.

La difesa degli imputati è stata affidata a un collegio di legali composto, tra gli altri, dagli avvocati Luigi e Roberto Rella, Giuseppe Serratì, Cosimo D’Agostino, Valeria Corrado, Antonio Piccolo e Agnese Lorenzo. Una volta depositate le motivazioni, la sentenza potrà essere impugnata davanti alla Corte d’Appello.

Category: Cronaca

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