SENZA TRUCCO E SENZA CONFINI: L’ERESIA DELLA VERITÀ DI MAEVEE SANDONATI. INTERVISTA CON LA SCRITTRICE E ALCUNE RIFLESSIONI

di Cristina Pipoli _____________
D- In TV spesso si tende a uniformarsi a una maschera collettiva. Come porterà il suo attivismo e la sua unicità senza farsi “mascherare” dal contesto televisivo?
R- “Io non porto maschere. Semplicemente, terrò un comportamento adatto al ruolo”.
Riflessione: mentre il mondo si affanna a nutrire quella bestia deforme che è la televisione, un tritacarne che divora l’identità per sputarne fuori una caricatura commerciabile , la Sandonati ci liquida con una semplicità disarmante. Lei non entra nel gioco della finzione. In un mondo di ‘personaggi’ costruiti a tavolino per la gogna mediatica o per l’applauso finto, la sua assenza di maschere è l’unico vero atto di ribellione possibile contro questo circo mediatico che io, sinceramente, trovo nauseante.
D- Quale ‘maschera’ vorrebbe che la società togliesse definitivamente dopo aver ascoltato le storie che porta alla luce?
R- “La maschera dell’ipocrisia e del (finto) buonismo”.
Riflessione: Questa è una scossa necessaria per una società che ha trasformato l’empatia in un prodotto da scaffale. La Sandonati scoperchia il vaso di Pandora di un sistema dove l’essere umano è ridotto a pura moneta di scambio. Abbiamo accettato il compromesso più infame: tradire noi stessi per un briciolo di visibilità, diventando merce in un mercato di schiavi consenzienti che sorridono a comando. Tutto è diventato spaventosamente poco vero e spudoratamente commerciale; vendiamo sentimenti a pacchetti prepagati solo perché l’onestà non genera fatturato.
D- Lei si sente più libera quando scrive nel silenzio o quando indossa la maschera della co-conduttrice davanti a milioni di persone? Perché, ricordi, la libertà è un dovere prima che un diritto…
R- “A parte il fatto che non ho mai co- condotto davanti “a milioni di persone”, e quindi ho già detto che non indosso maschere di alcun tipo, la mia libertà personale si esprime in qualunque mia attività, che sia lo scrivere o cucinare o partecipare a una sfilata di Carnevale. La libertà, prima che un diritto o un dovere, è sempre una scelta”.
Riflessione: La libertà come scelta e non come concessione. Una lezione che per questa società sembra fantascienza. Lei demolisce la retorica del ‘dovere’ della libertà, ricordandoci che si è schiavi solo perché si è smesso di scegliere. Fa male leggerlo mentre il mondo intero timbra il cartellino della propria mediocrità quotidiana.
D- Genova è una città di carruggi bui e verità nascoste, molto simile alla sua scrittura. Sanremo, a pochi chilometri, è l’esatto opposto: è il trionfo dell’apparenza. Lei come pensa di attraversare questo confine senza diventare una delle tante maschere di plastica che affollano la Riviera?
R- “La mia scrittura è tutt’altro che buia e con verità nascoste. È sempre tutto messo alla luce del sole. La Webtv con cui collaboro ha la sede a Genova, ma io non mi ci reco, in quanto il programma si conduce “da remoto”, quindi non ho confini da oltrepassare”.
Riflessione: Mentre il Paese si ferma ipnotizzato dal veleno dorato di Sanremo — quell’apoteosi del nulla impacchettata con paillettes e polemiche programmate — la Sandonati ci sbatte in faccia la nostra immobilità. Siamo una società che non cammina, che vegeta davanti a schermi che vomitano glitter per coprire il vuoto. È il trionfo di un’Italia che ha smesso di evolversi, preferendo la rassicurante paralisi dell’apparenza al rischio della verità. Lei resta fuori, lei resta libera.
D-Febbraio finisce presto, è un mese monco. Quando la festa finirà e le maschere cadranno, cosa resterà di vero in questa società? Lo spieghi lei ai nostri lettori…
R- “Eh già, ‘febbraio febbraietto corto e maledetto’, dice il proverbio. Le maschere non cadranno, verranno semplicemente sostituite da altre, forse più rassicuranti e quotidiane. Cosa resterà di vero di questa società? La sua cattiveria ingiustificata, la sua ignoranza crassa, la sua incapacità di evolversi”.
Riflessione: Ecco il finale amaro. La verità è che non diventiamo migliori dopo la festa; restiamo solo più stanchi e più cattivi. Maevee guarda questa società allo specchio e non la vede bella. La vede ignorante e ferma. Siamo pronti a ammettere che il re è nudo, o abbiamo troppa paura di restare soli con la nostra ignoranza?
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