L’ASCIA BIPENNE E LA TESTA DEL BUE, SIMBOLI DI DEVOZIONE RELIGIOSA DEGLI UOMINI DELLA PREISTORIA. POI ISCRIZIONI NELLA LINGUA DEI MESSAPI INSIEME A TRATTI GRECI E LATINI. SONO LE MERAVIGLIE DELLA GROTTA DELLA POESIA

(Rdl) _________________ Martedì 3 marzo, alle 10.30, a Lecce, in via Libertini 6, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto presenta i risultati delle ricerche svolte negli ultimi anni a Grotta della Poesia Piccola da un team multidisciplinare di insigni accademici italiani e internazionali.
Con la denominazione Grotta Poesia si intende un luogo di suggestiva bellezza del Salento, a Roca Vecchia, marina di Melendugno. Inoltre, la minore delle due cavità carsiche è uno dei contesti cultuali più straordinari del Mediterraneo antico, utilizzato in un arco di tempo compreso tra la tarda Preistoria e la fine dell’Età Ellenistica.
Le ricerche a Grotta Poesia furono intraprese da Cosimo Pagliara per conto dell’Università del Salento dopo la scoperta, nell’agosto del 1983, di centinaia di segni grafici pre-protostorici e di iscrizioni in lingua messapica, greca e latina incisi sulle sue pareti.
Nel corso dei decenni successivi Pagliara ha condotto un imponente progetto di documentazione e conservazione di queste testimonianze epigrafiche che ha portato alla realizzazione delle repliche di oltre seicento metri quadri di superfici iscritte; queste copie in resina delle pareti della grotta hanno consentito che tutti gli specialisti coinvolti nelle fasi di lettura e studio, ma anche di sperimentazione metodologica, potessero poi svolgere con continuità le loro ricerche presso il Dipartimento di Beni Culturali della stessa Università del Salento.
A partire dal 1987 il progetto di ricerca diretto da Cosimo Pagliara ha inoltre visto l’avvio delle indagini archeologiche (ancora oggi in corso) attorno alla grotta nel sito di Roca Vecchia, indagini che hanno consentito che lo straordinario palinsesto di testimonianze grafiche di Grotta Poesia fosse organicamente inserito in un contesto pluristratificato di grandissimo interesse scientifico ad oggi inquadrabile tra il Bronzo Medio e la tarda Età Medievale.
Più di recente, dopo la prematura scomparsa di Cosimo Pagliara, il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento ha voluto dare nuovo impulso alle ricerche a Grotta Poesia riunendo e coordinando un ampio gruppo di lavoro (composto non solo da enti di ricerca, ma anche da istituzioni territoriali e portatori di interessi privati) che ha consentito l’avvio di nuove iniziative progettuali.
Questo incontro ha lo scopo di presentare i risultati delle ricerche sulle pareti della grotta risalenti con ogni probabilità alla tarda preistoria.
Tali segni grafici sono infatti riconducibili a quella categoria di evidenze note come arte filiforme post-paleolitica (filiform rock art) ricadente tra le espressioni artistiche sviluppate a partire dal Mesolitico e poi nel corso del Neolitico sino a raggiungere l’apice della produzione soprattutto nelle successive Età del Rame ed Età del Bronzo.
Particolarmente significativa in questo contesto è la presenza sulle pareti di Grotta Poesia di alcuni elementi iconografici esplicitamente riconducibili al patrimonio simbolico proprio della sfera religiosa del mondo minoico-miceneo quali, ad esempio, la doppia ascia ed il bucranio.
La presenza di questa categoria di evidenze è ancor più significativa se si considera che nel contesto della Protostoria italiana Roca Vecchia rappresenta probabilmente il luogo con le più ricche attestazioni della presenza egea.
L’ultima relazione presenta i risultati più recenti di un progetto di ricerca interdisciplinare dedicato alle iscrizioni messapiche e latine documentate a Grotta Poesia. Il complesso epigrafico della grotta, caratterizzato da un ambiente multilingue in cui compaiono testi messapici, latini e sporadicamente greci, costituisce una testimonianza privilegiata delle pratiche religiose, delle interazioni culturali e delle dinamiche linguistiche dell’Italia meridionale tra l’età pre-romana e quella romana.
Il cuore della presentazione sarà costituito dalla discussione di nuove letture di iscrizioni precedentemente pubblicate e dalla presentazione di testi inediti, sia in lingua messapica sia in latino. Questi materiali offrono dati significativi per la comprensione della fonologia, della morfologia e dell’onomastica messapica, oltre a fornire preziose informazioni sulle pratiche votive e sulla compresenza di tradizioni religiose locali e influenze greco-romane.
Le indagini recentemente condotte presso l’Università del Salento sulle repliche delle pareti hanno permesso di distinguere iscrizioni sovrapposte, riconoscere lettere precedentemente fraintese e individuare formule dedicatorie ricorrenti, contribuendo a chiarire la struttura dei testi e l’identità dei dedicanti e delle divinità invocate.
I nuovi dati, sia messapici sia latini, consentono inoltre di approfondire fenomeni ortografici e fonologici della lingua messapica, come le variazioni nei dittonghi e l’uso di grafie locali, e di documentare tratti morfologici specifici, tra cui nuove forme di dativo e attestazioni verbali finora rare o sconosciute.




























