UNA POESIA IN RICORDO DI RENATA FONTE
mv_______Negli anni passati, puntualmente ogni 31 marzo, le pagine di Leccecronaca.it hanno onorato la memoria di Renata Fonte. Ne abbiamo celebrato il profondo impegno civile e sociale, indagando con fermezza le ombre e le cause che armarono la mano omicida per spezzare la sua vita. Spesso, come nella lucida disamina che le ha dedicato Graziano De Tuglie, ci siamo concentrati sull’analisi rigorosa dei fatti. Abbiamo indicato i sentieri rimasti inesplorati, denunciando quelle strade che non si sono volute percorrere per giungere a una verità sacrosanta. La verità a cui avrebbe avuto diritto lei, la sua famiglia e la sua gente, compresa tutta quella parte di comunità che oggi la sente irrimediabilmente sua, pur non avendola mai potuta conoscere.
Oggi, tuttavia, per ricordare Renata scegliamo di fare un passo diverso. Per una volta non chiediamo asilo alla razionalità della mente o alla cronaca, oggi ci affidiamo unicamente al battito del cuore. Ed è con questo spirito che abbiamo riaperto un vecchio cassetto, per restituire alla luce e donarvi questi pensieri, vergati tanto tempo fa su un foglio di carta.
L’INDOMITA CUSTODE
A Porto Selvaggio, nel vento che spira,
si avverte il profumo di macchia e di sale
Renata, la gente ti guarda e ti ammira,
sbarrasti la strada all’inganno e al male.
Volevano il grigio al posto del blu,
colate di melma su spiagge d’argento.
Ma voce gigante, implacabile, tu,
fermasti la mano che offriva il cemento.
La notte nascose la mano accanita,
tre colpi nel buio, un silenzio feroce,
credevano forse, spezzando la vita,
di aver soffocato per sempre la voce.
Ma l’onda s’infrange portata dal vento,
e a noi ci riporta la tua memoria,
sei terra di Puglia, sei il fiero Salento,
sei parte immortale della nostra storia.
Se la violenza in parte fu sospesa
e chi ti uccise non calcò più la mano,
è per la tua esistenza a noi contesa,
che rese il loro ardire un po’ più vano.
Per questo chi respira ti è più che grato,
per questo suo cammino risparmiato.
“A Renata. Perché il mare di Nardò continui a sussurrare il tuo nome, e noi a non dimenticare mai il nostro debito.”
Category: Costume e società































L’OMICIDIO DI RENATA FONTE NON CENTRA NULLA CON PORTOSELVAGGIO VEDASI L’ARTICOLO ODIERNO DI RINO GIURI SU “NARDO’DENUNCIA”
Graziano ti sono grato, per avermi segnalato l’intervento di Rino Giuri, e vorrei condividere alcune riflessioni. Mi ha colpito, in particolare, il passaggio in cui attribuisce la “Rivoluzione” che ha convinto la Regione a tutelare Porto Selvaggio alle scritte realizzate dai giovani studenti fuori sede. Altrettanto singolare, e a mio avviso del tutto fuori contesto, è il riferimento all’antifascismo, che c’entra davvero come il cavolo a merenda. La memoria storica, infatti, ci ricorda (pur non essendo io neretino) che a battersi fin da subito a difesa di Porto Selvaggio, e all’inizio in perfetta solitudine, fu il Consigliere Pinuccio Caputo, etichettato come “il fascista”.
Ciò detto, se ho ben compreso, Giuri adombra l’ipotesi che la lottizzazione contro cui si batté strenuamente Renata Fonte riguardasse un’area diversa da quella di Porto Selvaggio. Tuttavia, anche qualora il riferimento geografico dovesse rivelarsi impreciso, resta un punto fermo: l’omaggio che leccecronaca.it ha voluto rendere al coraggio e alla figura di Renata Fonte è sacrosanto e credo, pienamente condivisibile.
E’ proprio un altro luogo quello che impatta con l’omicidio Fonte, ancora prima ne avevo scritto su queste colonne abbondantemente e ancora prima ne aveva scritto Luciano Tarricone sulle pagine de “La Voce di Nardò”.
Su un punto siamo d’accordo, Pinuccio Caputo, il “missino” consigliere comunale, con un intervento durato ben oltre le nove ore (io c’ero) stroncò la resistenza dei consiglieri democristiani e fece mancare il numero legale. Tanto bastò che il Consiglio Regionale approvò la legge regionale che istituì il Parco di Portoselvaggio. Ben 4 anni prima che la Fonte venisse uccisa e tre anni prima che la stessa tornasse a Nardò dal suo insegnare fuori.
Ed è proprio il fulcro delle indagini che non proseguirono: aver indicato un luogo improprio come oggetto delle speculazioni edilizie
Siamo grati a Graziano, per le precisazioni.