POLVERE DI STELLE / MARIANGELA MELATO

| 2 Agosto 2026 | 2 Comments

di Elena Vada ______________ 

La sua bellezza androgina, il viso irregolare, con occhi sporgenti, la sua verve milanese, non erano certo, caratteristiche utili per entrare nel mondo del cinema, degli anni Sessanta. 

Mariangela sapeva benissimo di non essere bella e diceva di se: “Non sono bella, sono strana. Senza seno, senza sedere, magretta, con gli occhi distanti ed il vocione.

Nella mia carriera non ho certo puntato sulla bellezza, il mio obiettivo è stato quello di essere brava, avere stima di me stessa e non mi sono mai accontentata delle posizioni raggiunte”.

Aveva un fascino particolare che univa ad un’ incredibile espressività ed una carica istrionica inimitabile.

Ha conquistato il pubblico grazie alla sua immensa bravura, alla sua intelligenza e al suo carisma.

Nacque a Milano il 19 settembre 1941, da papà vigile urbano e mamma sarta. Studiò pittura all’Accademia di Brera. Lavorò come vetrinista per pagarsi i corsi di recitazione. 

Il debutto avvenne a teatro nei primi anni Sessanta con la compagnia teatrale di Fantasio Piccoli. In seguito lavorò con artisti del calibro di Dario Fo, Luchino Visconti e Luca Ronconi. 

Sul palco interpretò subito personaggi di grande impegno ‘Medea’ di Euripide, ‘Fedra’ e ‘Vestire gli Ignudi’ di Pirandello, ‘La bisbetica domata’ di Shakespeare.

Al cinema, dopo l’esordio nei film ‘Thomas e gli indemoniati’ di Pupi Avati e ‘Basta guardarla’ di Salce del 1970, arrivò al successo nel 1971 con il film ‘Per grazia ricevuta’ di Nino Manfredi. 

Sempre nello stesso anno ci sono La classe operaia va in Paradiso, di Elio Petri al fianco di Gianmaria Volontè.

Il successo continuò con La Polizia ringrazia di Steno – ‘Lo chiameremo Andrea’ di Vittorio De Sica e “Il generale dorme in piedi”, in cui recita al fianco di Ugo Tognazzi.

Sarà (anche) Lina Wertmuller a farla diventare una delle più grandi attrici degli anni settanta, grazie a film come: ‘Mimì metallurgico ferito nell’ onore’ (1972), con il quale vinse il Nastro d’argento, ‘Film d’ amore e d’ anarchia’ (1973) e ‘Travolti da un insolito destino’ (1974), tutti interpretati insieme a Giancarlo Giannini.

Con l’interpretazione del film ‘La poliziotta’ (1974), diretta da Steno, l’attrice milanese vinse il suo primo David di Donatello, come miglior attrice.

Era un’artista a trecentosessanta gradi, capace di impersonare, in modo brillante e straordinario, qualsiasi personaggio le venisse proposto: un patrimonio inestimabile per la cultura italiana che è bene non dimenticare mai. 

La Melato era una donna consapevole delle proprie innumerevoli capacità, di forte temperamento, di acuta intelligenza e soprattutto di un’impressionante autoironia.

Uno dei più grandi sceneggiatori e registi italiani, Luchino Visconti, le disse: “Pari una ranocchietta, ma che coglioni che hai!”. Una frase che l’attrice visse come un grande complimento, perché per lei, la bellezza, non era altro che la capacità di esprimere attraverso il viso, il sentimento.

Non fu vamp. Non fu diva.

“Quella di annoiarmi spesso e di cercare di cambiare è una mia caratteristica che m’impedisce proprio di essere una diva. Perché le dive impongono un’immagine che resta la stessa nel tempo, io dopo un po’ mi annoio a vedermi sempre uguale davanti allo specchio”.

Era vivace, ma con un carattere ferreo ed un’indole rivoluzionaria.

Sceglieva sempre ruoli di donne forti, coraggiose e ribelli, come senso di riscatto per tutto un genere femminile. 

Era femminista? Lo fu in modo ‘non ideologico’ ma di sostanza, concretamente. 

Infatti non sposò mai un regista o un produttore come tante altre dive e non ha mai fatto grandi compromessi o coltivato le amicizie giuste per fare carriera. 

Nel privato seppe amare e soffrire, ma senza mai legarsi per la vita.

Con Renzo Arbore, Mariangela Melato condivise una grande storia d’amore, iniziata negli anni settanta, interrotta per un lungo periodo e ripresa nel 2007 fino alla scomparsa dell’attrice nel 2013.

Numerosissimi i riconoscimenti da lei ricevuti: quattro David di Donatello, quattro Nastri d’argento come migliore attrice protagonista, due Globi d’oro per le sue interpretazioni cinematografiche, due Premi Ubu e un Premio Eleonora Duse per il teatro. 

Disse: “La comunicazione è la vera ragione del teatro, avere la capacità di captare il silenzio, che realizza una partecipazione miracolosa”

Sui tagli alla cultura, nel luglio 2009, scese in piazza a Montecitorio dicendo che ‘Prima che la gente si accorga della chiusura dei teatri potrebbero passare tre anni’, proponendo quindi ai telespettatori di ‘spegnere la tv’ auspicando un ‘blocco che possa far succedere qualcosa in questo paese….di merda”.

Personalmente l’ ho vista recitare al Teatro Carignano di Torino, in “Medea” di Euripide. Non ricordo niente del testo dell’ opera… Ma di lei, Mariangela Melato, SI. Un’interpretazione talmente intensa e grandiosa, da incantarmi magicamente, per la vita, il cui ricordo mi emoziona ancora oggi… dopo quasi trent’anni.

Vorrei ancora sottolineare che Mariangela Melato fu capace di passare dalla tragedia ai musical, dal dramma psicanalitico alla commedia, dalla farsa alla poesia barocca, dalla prosa, ai versi, dal cinema brillante a quello impegnato: una fantastica artigiana della recitazione, in tutte le sue forme. 

Affiancò Burt Lancaster, come principessa nella miniserie religiosa Mosé (1974). Sempre in televisione è Cassandra nell’Orestea e Olimpia nell’Orlando Furioso (1975). 

Di Petri: Todo modo (1976) con Michel Piccoli e Ciccio Ingrassia. Con Mario Monicelli, da tempo suo grande fan, fu protagonista di Caro Michele (1976), vincendo un nuovo David e un nuovo Nastro d’Argento per la miglior interpretazione come protagonista femminile.

Con Tognazzi nel giallo rosa Il gatto (1977) di Luigi Comencini che le permetterà di vincere un nuovo David  per Una giornata particolare.

L’abbiamo vista, accanto a Jodie Foster, Tognazzi e Catherine Deneuve in quel grande cast che è Casotto (1977) di Sergio Citti.

Luciano Salce la diresse ne La presidentessa (1977) con Vittorio Caprioli.

Vinse un nuovo Nastro d’Argento per Dimenticare Venezia (1978) di Franco Brusati.

Mariangela  Melato lavorò con i più grandi ed importanti registi ed attori dell’epoca: Mastroianni, Benigni, Sandrelli, Gaber, Gassman,  Martin Scorsese, Avati, Alida Valli, Bertolucci, Monicelli, Zaccaro, eccetera, eccetera… 

… e se vi elencassi tutti i titoli dei film in cui recitò, direste per ognuno di essi:” Ah si, si, certo, perbacco, lo ricordo…!!!”

Lavorò una volta sola con il ‘grande’ del nostro palcoscenico, il regista Giorgio Strehler. Chissà perché!?

Nel 1990 Franco Giraldi la guidò nel filmTV Una vita in gioco, seguito dalla fiction Due volte vent’anni (1993) e dalla miniserie televisiva L’avvocato delle donne (1996). 

La RAI era ancora la ‘Grande RAI’ di qualità.

Mariangela Melato è morta l’11 gennaio 2013, in una clinica romana a 71 anni, per un tumore del pancreas, del quale soffriva da tempo. 

Se vi capita guardate:

‘Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto’ con la Melato mitica “bottana industriale”, viziata signora milanese, che sulla barca in mezzo al mare, disprezza il  marinaio comunista Gennarino (Giancarlo Giannini) rappresentante di un meridione sfruttato. I due naufragano e i ruoli si ribaltano: il servo schiavizza la padrona, che, sottomessa, si innamora dell’uomo che la maltratta.

Musiche di Piero Piccioni. 

Mi hanno detto: ” Film improponibile oggi”. 

Sarà… Fate voi.

___________________

62 – continua )

Category: Costume e società

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Comments (2)

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  1. Sofia ha detto:

    Ci mancavi. Ottimo pezzo

  2. Davide ha detto:

    Ho visto il film consigliato. Ciao, grazie a presto

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