QUANDO IL SOLE SCOMPARE TRAMONTA NEL CUORE UN’INQUIETUDINE STRANA

di Maria Antonietta Vacca ______________ La storia ci racconta che quando il sole scompare, gli uomini hanno sempre avuto paura.
Dai draghi che divoravano il Sole alle guerre fermate dal buio: la storia delle eclissi racconta molto più del cielo.
C’è stato un tempo in cui un’eclissi non si fotografava. Si temeva.
Non c’erano smartphone, obiettivi, filtri certificati o dirette social. C’era il cielo. E c’era un Sole che, all’improvviso, cominciava a sparire.
Ieri abbiamo guardato quello stesso fenomeno con gli occhi della scienza. Abbiamo cercato la posizione migliore, abbiamo scattato fotografie, abbiamo condiviso immagini.
Ma proviamo per un attimo a fare un salto indietro di qualche migliaio di anni.
Immaginiamo di essere lì. È giorno. Il Sole splende, poi qualcosa cambia: la luce diminuisce, il cielo assume un colore irreale, gli animali diventano inquieti.
E quella gigantesca certezza che accompagna ogni giornata dell’uomo — il Sole — sembra spegnersi. Che cosa avremmo pensato? Probabilmente che gli dèi fossero arrabbiati. E infatti, per secoli, gli uomini hanno costruito attorno alle eclissi miti, paure e superstizioni.
Nell’antica Cina si raccontava che durante un’eclissi un enorme drago celeste cercasse di divorare il Sole. E allora bisognava fare rumore: tamburi, pentole, urla. Tutto serviva a spaventare il mostro e convincerlo a restituire ciò che aveva inghiottito. E il fatto curioso è che il rito sembrava funzionare. Perché, dopo qualche minuto, il Sole tornava. Il drago se ne era andato. O almeno così poteva sembrare a chi non conosceva ancora le leggi della meccanica celeste.
C’è un episodio ancora più incredibile. Siamo nel 585 avanti Cristo. Medi e Lidi stanno combattendo una guerra, all’improvviso il giorno diventa notte, il Sole scompare. I soldati interpretano quel fenomeno come un segno divino. La battaglia viene interrotta.
Secondo il racconto dello storico greco Erodoto, proprio quell’eclissi contribuì a spingere i contendenti verso la pace. Gli storici discutono ancora oggi alcuni dettagli della vicenda, ma l’episodio è rimasto celebre come l’eclissi di Talete. Per noi un’eclissi è un evento astronomico. Per loro poteva essere un ordine arrivato direttamente dal cielo.
E poi Colombo: questa storia sembra scritta per un film.
Anno 1504, Cristoforo Colombo è in Giamaica con i suoi uomini, la situazione è difficile. I rapporti con le popolazioni locali si sono deteriorati e gli abitanti non vogliono più fornire viveri agli europei. Colombo sa però una cosa.Sta per verificarsi un’eclissi di Luna. Conosce il fenomeno grazie alle tavole astronomiche in suo possesso. E decide di sfruttare quella conoscenza, annuncia agli abitanti che il suo Dio è adirato e che la Luna diventerà rossa. Poi aspetta, la Luna comincia davvero a oscurarsi. La paura fa il resto. Colombo torna a parlare e lascia intendere che, se gli abitanti torneranno a collaborare, il suo Dio potrebbe risparmiare la Luna. Poco dopo l’eclissi finisce, la Luna torna a splendere. E i viveri ricominciano ad arrivare. Non era un miracolo. Era astronomia. Ma quando la conoscenza appartiene a pochi, può sembrare magia a tutti gli altri.
Le eclissi hanno generato anche credenze molto più benevole. In diverse culture sono state considerate momenti sacri, occasioni per pregare, meditare o osservare rituali particolari.
In India, ad esempio, la tradizione induista collega le eclissi alla figura mitologica di Rahu, che tenta di inghiottire il Sole o la Luna. E persino nel folklore italiano troviamo credenze curiose: secondo alcune tradizioni popolari, i fiori piantati durante un’eclissi sarebbero diventati più belli e colorati.Insomma, c’era chi pensava che il cielo stesse morendo e chi, invece, era convinto che proprio da quel momento straordinario potesse nascere qualcosa di più bello.
Oggi sappiamo che non c’è nessun drago. Nessun dio sta divorando il Sole. Nessun esercito deve deporre le armi perché il cielo lo ordina.
Sappiamo che un’eclissi solare avviene quando la Luna si trova tra la Terra e il Sole e proietta la propria ombra sulla superficie terrestre.
Possiamo calcolarla con precisione. Possiamo sapere dove sarà visibile, a che ora comincerà e quando finirà. Eppure ieri, quando il Sole ha iniziato a cambiare volto, milioni di persone hanno alzato comunque gli occhi verso il cielo. Ed è qui che forse finisce l’astronomia e comincia qualcosa di più difficile da spiegare: la meraviglia.
Perché la scienza ci ha tolto la paura dell’eclissi. Ma non ci ha tolto lo stupore. E forse è proprio questo il motivo per cui continuiamo a fotografarle. Non perché non sappiamo cosa stia succedendo, ma perché, nonostante sappiamo perfettamente cosa sta succedendo, quando il Sole si oscura per qualche minuto ci sembra ancora di assistere a qualcosa di impossibile.
Ieri abbiamo fotografato un fenomeno astronomico. I nostri antenati avrebbero forse fotografato un presagio. In fondo, però, stavamo guardando la stessa cosa. Il cielo che, per qualche minuto, ci ricorda quanto siamo piccoli. E quanto è grande il mondo che abbiamo sopra la testa.
Category: Costume e società, Cronaca



























Bellissima descrizione di come veniva e viene vissuta un’eclissi solare. Complimenti!
Bellissimo articolo.Io penso che questo fenomeno Naturale ci ricorda che la Natura stessa rispetta ancora le sue leggi rispetto all’uomo,che essendo un animale pensante e quindi pericoloso.,ha dimenticato che La Natura nella sua totalità si pone al servizio dell’ uomo stesso
che ricambia sistematicamente con umiliazioni senza fine.e sovvertire le sue leggi.Se l’ uomo guardasse la Natura con occhio innamorato si assisterebbe ad un matrimonio eterno