GLI ESEMPI DI MURO LECCESE E DEI COMUNI DELLA VAL DI COMINO IN CIOCIARIA: PARTE DAI PICCOLI BORGHI LA SFIDA IDENTITARIA PER IL FUTURO

| 14 Settembre 2026 | 0 Comments

di Mario Bozzi Sentieri ________________

A Muro Leccese, un comune di 4.570 abitanti della provincia di Lecce, si è tenuta, nello scorso fine settimana, la seconda edizione del festival “TERRA! Questo non è (più) un borgo“ (nelle foto, tre momenti della manifestazione).

L’evento ha trasformato il nucleo medievale fortificato in un laboratorio di arti visive, suoni, teatro e dibattito sul futuro dei piccoli centri.   Scopo dell’iniziativa riattivare un tessuto urbano che, pur mantenendo intatta la sua forma storica, ha subito un progressivo svuotamento di presenze e funzioni.

Quello di Muro Leccese è uno dei tanti, emblematici esempi, di valorizzazione dei borghi, i quali rappresentano una realtà diffusa in tutto il Paese: secondo i dati ISTAT del 2025, in Italia esistono 5.521 comuni sotto i 5.000 abitanti, pari al 69,92 per cento del totale. Questi centri, che coprono oltre il 55 per cento del territorio nazionale e ospitano circa 10,5 milioni di persone, rischiano l’abbandono, nonostante il loro forte legame con il settore agricolo e il potenziale di crescita economica.

Nel contempo essi svolgono un importante ruolo nella tutela del territorio e nella conservazione delle tradizioni e della cultura locale.

Da qui la fitta rete di iniziative finalizzate a determinare una ripresa di coscienza rispetto alle identità (locali, produttive, professionali) e alla capacità/possibilità di integrarle nel contesto dei nuovi scenari della modernizzazione.

Un’iniziativa turistico-culturale – sia chiaro – non può risolvere da sola i problemi strutturali di un piccolo paese, ma può servire a lasciare delle tracce, a fare crescere una nuova consapevolezza rispetto allo spopolamento dei territori e al valore di un’identità da difendere e valorizzare.

La stessa Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha confermato recentemente la sua attenzione su questo tema, con un messaggio inviato agli organizzatori del Festival delle Storie, una manifestazione, programmata, per fine agosto, nei borghi della Val di Comino, in Ciociaria. Il Festival – ha sottolineato la premier – “torna a raccontare uno dei tasselli della bellezza più autentica della nostra Nazione“, quella bellezza “che se ne sta un po’ in disparte, fuori dai circuiti di massa o più rinomati, ma che incarna l’anima profonda dell’Italia”. Meloni, che in passato è stata ospite della rassegna, si è detta “convinta che il suo successo dipenda proprio dalla formula scelta: accendere i riflettori su territori che hanno tanto da dire ma che sono meno conosciuti di altri; scommettere su un evento itinerante che ogni giorno cambia borgo; costruire un palinsesto che ogni sera svela qualcosa di nuovo”.

A differenza dei precedenti, l’attuale governo sta peraltro dedicando energie e risorse concrete al rilancio delle Aree Interne, riconoscendone il ruolo fondamentale per il futuro della Nazione. Per quanto riguarda la programmazione 2021–2027, le risorse ci sono. L’impostazione, però, è cambiata: visto l’andamento della fase precedente, il Governo ha deciso di responsabilizzare maggiormente le Regioni, anche nel ruolo di coordinamento, individuando, per ogni area interna, un ente capofila che sarà responsabile dell’intero progetto d’area.

Il problema – sia chiaro – non è certamente di facile risoluzione. Alla prova dei fatti le risorse sono un fattore importante, ma non esclusivo. Né si tratta solo di conservare l’esistente e di valorizzarlo. Di fronte all’invecchiamento delle popolazioni e alla fuga dei giovani   occorre intervenire per “dinamicizzare” la realtà sociale, favorire il ricambio generazionale, sostenere le comunità locali ed estenderne il valore, trasformandole in realtà “attrattive” dal punto di vista produttivo. Si tratta di un’opera lunga e complessa, che richiede volontà, risorse ed anche molta “fantasia”.  

Le normative nazionali debbono integrarsi con le specifiche realtà locali, mettendo a sistema una serie di misure finalizzate a promuovere il reinserimento abitativo nelle vallate, attraverso interventi di rigenerazione urbana, investimenti sull’edilizia scolastica, adeguamenti, in ambito sanitario, dei poliambulatori, riassetto e manutenzione delle aree interne dei parchi, valorizzazione dell’agricoltura e dei prodotti certificati, una strategia turistica differenziata finalizzata ad aumentare i flussi dalla costa all’interno, uno sviluppo delle aree dedicate allo sport.

             

Altra possibilità quella della cosiddetta “adozione a distanza dei borghi”, che si inserisce nel “Turismo delle radici”, identificabile con gli arrivi   turistici   generati dal ritorno degli emigrati dal luogo dove oggi risiedono, al borgo di origine. Sono moltissimi gli emigrati italiani, sparsi per il mondo, interessati a comprare un “pezzetto” d’Italia, segno di memoria e di affetto nei confronti del Paese d’origine. Da qui l’idea di metterli in condizione di investire nel borgo, creando dei piccoli consorzi a distanza, che abbiano come scopo il recupero del borgo, a cui l’emigrato può aderire.

In un’epoca di crisi economica e sociale, dove il turismo è soprattutto fuga da una routine frustrante, sono le mete di cui abbiamo più bisogno, luoghi   in cui abitanti e territori si rigenerano insieme, borghi, città e festival disposti a condividere una storia autentica con chi arriva.

In questo ambito cresce e va rappresentata culturalmente e nelle scelte programmatiche una forte domanda di tutela, di conservazione delle comunità locali,  delle identità diffuse, di un’Italia profonda, che deve  crescere  però  con uno spirito ed una logica nuove, non più legate solamente al vecchio localismo, al folklore e al provincialismo, ma impegnate a fare sistema, a promuoversi, attraverso forme di consorzio e di valorizzazione legate ai prodotti della terra, all’artigianato, al turismo.

Del resto il patrimonio di ogni aggregato urbano, piccolo o grande, ha una duplice valenza, insieme fisica e spirituale. Essa è fatta di pietre, di chiese, di monumenti e di memoria. Questa memoria si deve però incarnare nel vissuto quotidiano ma anche nelle produzioni materiali, in quella che è stata definita “l’architettura del commercio”, nell’arte delle botteghe e nel lavoro degli artigiani, nell’eleganza degli arredi e nella tipicità delle produzioni. 

Come ha bene specificato Franco Arminio, poeta e paesologo “i borghi e le aree interne hanno un grande vantaggio naturale e ambientale rispetto alle città o alle coste: vi è molta terra libera e sappiamo che dove c’è terra c’è vita, quindi futuro! Sono anni ormai che vivere in un paese o in una piccola città dove si può coltivare la terra, fare l’olio, il vino è diventato un vero e proprio lusso: significa non morire di cancro o evitare malattie polmonari, causate da inquinamento e smog. Sono le terre alte, difatti, quelle più rarefatte, ad essere meno a rischio di crisi sanitarie o ambientali. Dal momento che il modello di sviluppo in Europa è cambiato, da quando è diventata terra di servizi e non solo di lavori pesanti, si può realmente stimolare il ritorno nei borghi e nei paesi piccoli”.

In questo ambito un ruolo essenziale è il “marchio Italia”, che  riguarda, oggi, gli strumenti normativi necessari a difendere le produzioni nazionali, in un quadro di economia globalizzata, ed insieme sollecita una presa di coscienza culturale, essenziale al fine di dare nuovo senso e tutela ad una tradizione di buon gusto, di stile  e di qualità della vita che appartiene al nostro Paese e che ci viene universalmente riconosciuta. In questo ambito anche le politiche rivolte ai borghi possono svolgere un ruolo importante, coinvolgendo non solo le realtà interessate.

Volontà nazionale, consapevolezza culturale, capacità di governo, integrazione tra i singoli territori, riscoperta di memorie e di radici: in questo mix l’affascinante impegno del ripensamento-cambiamento può diventare un obiettivo concreto e vincente per tutta l’Italia. A partire proprio dalle piccole realtà territoriali. Per farsi progetto identitario di portata nazionale e risposta allo spopolamento e alla crisi demografica. Per giocare, anche qui, la partita di una crescita  nazionale a misura delle nostre tradizioni e delle aspettative che vengono dai territori.

                                                                                 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Eventi, Politica

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