LA PUGLIA, UNA REGIONE DI PENSIONATI

di Graziano De Tuglie _________________
La Cgia – Associazione Artigiani e Piccole Imprese – di Mestre ha effettuato un’indagine per stabilire il rapporto esistente tra pensionati e popolazione attiva in Italia; i risultati sono preoccupanti per il Sud anche se la situazione non è tanto rosea, in prospettiva, per l’Italia intera.
Il Sud rilascia dati destano preoccupazioni per i nostri governanti, nel 2025 i pensionati sono, in Puglia, duecentosessantatremila più numerosi degli occupati e sono al top tra i dati regionali. Analogo rapporto si registra tra le regioni meridionali ma con numeri più contenuti, infatti in Calabria i pensionati superano gli occupati di 220.349 unità, segue la Sicilia con 186.462, la Campania con 102.812 la Sardegna con 66.443, l’Umbria con 24.094 e la Basilicata con 18.434 sempre di surplus di pensionati rispetto agli occupati.
Dl lato opposto della barricata troviamo la Lombardia dove gli occupati superano di 814.024 i pensionati, seguita dal Lazio (365.793), Veneto (351.442, Emilia Romagna (261.706) dove le cifre accanto alle regioni stanno ad indicare un saldo positivo favorevole agli occupati rispetto ai pensionati.
Il divario tra il Sud e il Nord continua, a vedere questi dati, ad esistere e si tocca con mano.
Nel 2025 in Italia abbiamo avuto 24,1 milioni di occupati mentre son state pagate 23,2 milioni di pensioni con un rapporto di 1 ad 1 molto preoccupante se si considera che negli anni ’80 era di 3 a 1 e non era un dato che potesse lasciare inerti. L’inverno demografico e l’aumento delle aspettative di vita che si sono verificate nell’ultimo cinquantennio hanno spinto l’Italia su una china che non ha speranza di essere invertita se non con una severa politica di incentivazione demografica.
E’ pur vero che la Cgia di Mestre non distingue tra le pensioni lavorative ((anticipate e di vecchiaia) da quelle assistenziali (ai superstiti, di invalidità e indennitarie) ma il dato è sconfortante né basta a mitigarne l’incidenza la considerazione che la disoccupazione è, al Sud, molto alta. In Puglia la disoccupazione è al 10% in Campania è al 13,9% in Sicilia raggiunge il 12,2 mentre in Lombardia c’è la piena occupazione con un tasso di disoccupazione fisiologico dell’appena 2,9%.
Come pure non viene tenuto conto della mobilità lavorativa che costringe ancora molti giovani del Sud a cercare lavoro al Nord con un fenomeno che vede concretizzarsi un ritorno al Sud quando si raggiunge la pensione, anche se ciò accade con minor frequenza di quanto accadeva qualche decennio addietro.
Invertire la tendenza è difficile quando si pensi che nel 2029 è previsto un picco di pensionamenti che aggraverà la spesa per pensioni di 36,8 miliardi portando la spesa complessiva a 388,6 miliardi circa il 10% in più. Oltre alle inevitabili carenze di manodopera per il settore produttivo.
Questi risultati dovrebbero far riflettere a fondo chi ha in mano le leve per modificare la situazione ma per modificare la situazione ci vogliono decenni per cui se si valutano bene i risultati bisogna intervenire subito e con provvedimenti adeguati.



























