SCIOLTO IL CONSIGLIO COMUNALE DI CASTRO, ARRIVA IL COMMISSARIO

Comunicazione istituzionale della Prefettura di Lecce _____________
Sospensione del Consiglio Comunale di Castro e nomina del Commissario prefettizio
A seguito della sospensione del Consiglio Comunale di Castro, disposta con decreto del Prefetto di Lecce in data 31 dicembre 2025, si è insediato il Commissario prefettizio, Viceprefetto aggiunto dott. Mauro Papa, per la provvisoria amministrazione dell’Ente, con i poteri di Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale.
Il provvedimento prefettizio è stato adottato a seguito delle dimissioni contestuali di sei dei dieci Consiglieri comunali, regolarmente presentate ai sensi dell’art. 38 del Testo Unico degli Enti Locali. Tale circostanza ha determinato le condizioni per lo scioglimento del Consiglio Comunale ai sensi dell’art. 141, comma 1, lett. b), n. 3, del medesimo decreto legislativo.
Nelle more della definizione del procedimento di scioglimento, al fine di garantire il regolare funzionamento degli organi e dei servizi comunali, il Prefetto di Lecce Natalino Manno ha disposto la sospensione del Consiglio Comunale e la nomina del Commissario prefettizio ai sensi dell’art. 141, comma 7, del d.lgs. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali).
Il Commissario prefettizio ha immediatamente dato avvio alle attività istituzionali esercitando i poteri attribuitigli.
IL CAPO DI GABINETTO
M. Sergi
Lecce, 2 gennaio 2026



























I Consiglieri comunali di maggioranza dimissionari: “Scelta responsabile e irreversibile. Castro merita un’amministrazione diversa”*
Noi sottoscritti Angelo Rizzo, Giovanni Lazzari e Giuseppe Schifano, Consiglieri comunali dimissionari già appartenenti alla Maggioranza del Comune di Castro, riteniamo necessario e doveroso chiarire le ragioni che hanno condotto alle dimissioni dalla carica e respingere, con fermezza, le ricostruzioni giornalistiche che parlano di “tradimento” o di iniziative assunte “a sorpresa” o, addirittura, “di soppiatto”.
Le difficoltà all’interno dell’Amministrazione Fersini non hanno nulla di nuovo e quanto accaduto non rappresenta altro che l’epilogo naturale di un deterioramento progressivo dei rapporti, maturato negli anni, che ha reso sempre più complesso garantire un governo della città ordinato e realmente collegiale.
È proprio per questo che, prima di assumere una decisione così netta, abbiamo tentato a lungo di riportare il confronto su un piano leale e civile, chiedendo più volte all’ex Sindaco Fersini un cambio di passo.
Abbiamo chiesto trasparenza nelle scelte, rispetto dei ruoli, una linea amministrativa effettivamente condivisa e coerente con il programma elettorale. Troppo spesso, però, invece di aprire una fase di chiarimento interno, tali richieste hanno finito per alimentare strumentalmente ulteriore contrapposizione.
Si è dimenticato che, in un Comune, la collegialità non è qualcosa di superfluo e che la democrazia locale non si fonda su investiture personali. Il Sindaco guida l’Ente, ma non può sostituirsi al Consiglio comunale, né ridurne la funzione di massima rappresentanza dei cittadini. Quando il confronto viene sistematicamente compresso e il dissenso è trattato come ostilità, il patto istituzionale si incrina prima ancora di quello politico.
Ed è proprio in questo contesto di continua tensione che questioni che avrebbero dovuto essere discusse su un piano politico-amministrativo sono state trascinate su quello personale, creando un clima che ha reso difficile qualsiasi confronto franco e produttivo. Nei fatti, si è arrivati a confondere la dialettica politica con la provocazione, un semplice appunto con l’attacco, la critica con la diserzione.
Rileviamo inoltre, con forte preoccupazione, che in alcune circostanze, anche in sede di Consiglio comunale, la comunicazione dell’ex Sindaco non ha contribuito ad abbassare i toni, finendo per alimentare ostilità e reazioni sproporzionate verso chi esprime posizioni diverse. È un terreno che rifiutiamo: ogni forma di aggressività, intimidazione o richiamo, implicito o esplicito, allo scontro è incompatibile con il rispetto delle istituzioni e delle persone. Castro ha bisogno di serenità, non di tifoserie contrapposte.
A questo modo di amministrare si è aggiunto, nel tempo, un uso ricorrente dell’allarme come strumento di narrazione politica, con il rischio di alimentare ansia e preoccupazione tra i cittadini per orientarne le percezioni. Ne è un esempio evidente quanto diffuso in questi giorni da alcune testate online, secondo cui le dimissioni dei consiglieri metterebbero a rischio la programmazione della stagione primaverile, con ricadute sulle attività economiche locali. Riteniamo doveroso chiarire che tale rappresentazione non è corretta e finisce per creare un allarme ingiustificato. È bene ricordare che il Comune, anche nella fase di commissariamento, assicura continuità amministrativa e il regolare funzionamento dei servizi essenziali. Non è serio usare questo tema come argomento di pressione, né come chiave per trasferire su altri la responsabilità politica della fine anticipata dell’amministrazione.
Occorre inoltre una precisazione sul piano dei risultati.
In alcune ricostruzioni, l’ex Sindaco tende a presentare come meriti esclusivi opere, progettualità e finanziamenti che, per loro natura, non possono essere ricondotti a una sola persona. I risultati di un ente locale maturano attraverso procedimenti, atti e responsabilità condivise: il lavoro degli uffici, gli indirizzi del Consiglio comunale, il contributo di più soggetti. Anche i consiglieri oggi dimissionari, in diversi passaggi, hanno svolto un ruolo diretto di impulso, proposta e supporto politico-amministrativo nell’ambito delle rispettive competenze. Lo evidenziamo non per rivendicazione personale, ma per correttezza verso la comunità: i risultati pubblici non sono “titoli” individuali, ma l’esito di un lavoro collettivo che va riconosciuto come tale.
Alla luce di tutto ciò, è evidente che le dimissioni non sono state un gesto d’impulso. Abbiamo preso una decisione meditata, maturata nel tempo, per evitare che il Comune restasse intrappolato in una conflittualità permanente. Abbiamo scelto una via netta, del tutto legittima, prevista dall’ordinamento, per restituire la parola alla Città e impedire che l’Ente resti ostaggio di tensioni interne.
In vista delle consultazioni elettorali della prossima primavera, chiunque intenda proporsi ha pieno diritto di farlo. Saranno i cittadini a valutare metodo, credibilità, capacità di unire e qualità della guida. Noi riteniamo che Castro abbia bisogno di un cambiamento reale, a partire dallo stile e dall’approccio: la riproposizione dello stesso modello non risponde più all’esigenza, ormai diffusa, di una Comunità più unita, serena e ben amministrata, fondata su serietà, competenze e lavoro di squadra.
Per questa ragione siamo al lavoro per costruire, insieme a tutte le forze civiche e alle persone che si riconoscono nei principi di responsabilità, trasparenza e rispetto delle istituzioni, un progetto nuovo per Castro: un progetto capace di dare un segnale forte e credibile di sviluppo, coesione e visione, rimettendo al centro l’ascolto dei cittadini e l’interesse generale.
Castro merita una politica che costruisce, non che divide. È con questo spirito che abbiamo assunto una decisione importante e necessaria, ed è con lo stesso spirito che siamo pronti a lavorare da subito per scrivere, insieme, una pagina nuova per Castro.
Angelo Rizzo
Giovanni Lazzari
Giuseppe Schifano