BASTA CON LO SCERIFFO DEL MONDO! STA NASCENDO IL NUOVO ORDINE BASATO SUL “realismo dei valori”. COSI’ LO HA ANNUNCIATO IL PREMIER CANADESE MARK CARNEY, CHE, CITANDO TUCIDIDE, HA DATO LEZIONI DI SOVRANITA’ PER IL FUTURO
(g.p.) __________Pubblichiamo qui di seguito alcuni dei passaggi che ci sono sembrati più importanti dal lungo quanto significativo discorso tenuto ieri sera alla riunione annuale del World Economic Forum, a Davos-Klosters, in Svizzera, davanti ai leader mondiali, dal Primo Ministro canadese Mark Carney. Leader del Partito Liberale Canadese, è in carica da dieci mesi. Egli ha un passato da banchiere, sia privato, sia pubblico, con ruoli apicali tenuti per esempio in Goldman Sachs e Banca d’Inghilterra, e un percorso politico iniziato di recente, cinque anni. Eppure, nonostante queste pregiudiziali, ieri sera ha tenuto un discorso che sembra da statista del Nuovo Mondo: quello che sta nascendo dalla fine della globalizzazione e, soprattutto, dalla crisi dell’egemonia imperialista americana e del modus operandi di Donald Trump. Le parole sono importanti, a volte pesano come macigni. Queste di Mark Carney sembrano prefigurare l’inizio di una nuova era storica. La preziosa citazione del sommo storico dell’antica Grecia Tucidide, tratta dalla sua ‘Guerra del Peloponneso’, V, 89, in cui, come è noto, viene raccontato il lungo conflitto che oppose le due superpotenze dell’epoca, Atene e Sparta: “I forti fanno ciò che la forza consente loro di fare, e i deboli subiscono”. Le parole che i conquistatori Ateniesi rivolsero agli abitanti di Melo. Così, infatti, nel 416 a.C., gli ambasciatori della democratica Atene spiegarono agli sbigottiti abitanti dell'isola di Melo, dove erano stati inviati per ottenere la sottomissione, che la giustizia vale solo tra pari. Durante la Guerra del Peloponneso, nel 416 a.C., Atene assediò l'isola neutrale di Melo, colonia spartana, imponendo un ultimatum: o sottomettersi, o affrontare la distruzione. Forti solo del proprio desiderio di giustizia e di pace, Melo non accettò di arrendersi, e subì l’uccisione degli uomini adulti, e il rapimento in schiavitù di donne e bambini. Chi volesse leggere il testo integrale del discorso di Mark Carney lo trova - in inglese - a questo link https://www.weforum.org/stories/2026/01/davos-2026-special-address-by-mark-carney-prime-minister-of-canada/ _________ ESTRATTI DAL DISCORSO TRADOTTI IN ITALIANO "È un piacere e un dovere essere qui con voi stasera in questo momento cruciale che il Canada e il mondo stanno attraversando. Oggi parlerò di una rottura nell'ordine mondiale, la fine di una piacevole finzione e l'inizio di una dura realtà, in cui la geopolitica, quella della grande potenza principale, non è sottoposta a limiti, a vincoli. D'altra parte, vorrei dirvi che gli altri paesi, soprattutto le potenze intermedie come il Canada, non sono impotenti. Hanno la capacità di costruire un nuovo ordine che comprenda i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l'integrità territoriale dei vari stati. Il potere del potere minore inizia con l'onestà. Sembra che ogni giorno ci venga ricordato che viviamo in un'epoca di rivalità tra grandi potenze, che l'ordine basato sulle regole sta svanendo, che i forti possono fare ciò che possono e i deboli devono subire ciò che devono. E questo aforisma di Tucidide viene presentato come inevitabile, come la logica naturale delle relazioni internazionali che si riafferma. E di fronte a questa logica, i Paesi tendono fortemente ad assecondare le regole per andare d'accordo, per conciliare, per evitare problemi, nella speranza che il rispetto delle regole garantisca la sicurezza. Beh, non è così. (...) Negli ultimi due decenni, una serie di crisi nei settori finanziario, sanitario, energetico e geopolitico hanno messo a nudo i rischi di un'integrazione globale estrema. Ma più recentemente, le grandi potenze hanno iniziato a usare l'integrazione economica come arma, i dazi come leva, le infrastrutture finanziarie come coercizione, le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare. Non si può vivere nella menzogna del reciproco vantaggio attraverso l'integrazione, quando l'integrazione diventa la fonte della propria subordinazione. Le istituzioni multilaterali su cui si sono affidate le potenze medie – l'OMC, l'ONU, la COP – l'architettura, l'architettura stessa della risoluzione collettiva dei problemi sono minacciate. E di conseguenza, molti paesi stanno traendo le stesse conclusioni: devono sviluppare una maggiore autonomia strategica, nei settori dell'energia, dell'alimentazione, dei minerali essenziali, della finanza e delle catene di approvvigionamento. E questo impulso è comprensibile. Un paese che non può nutrirsi, rifornirsi o difendersi ha poche opzioni. Quando le regole non ti proteggono più, devi proteggerti. (...) Ora il Canada è stato tra i primi a sentire la chiamata del risveglio, che ci ha portato a cambiare radicalmente il nostro atteggiamento strategico. I canadesi sanno che i nostri vecchi e comodi presupposti, secondo cui la nostra geografia e l'appartenenza ad alleanze conferissero automaticamente prosperità e sicurezza, non sono più validi. E il nostro nuovo approccio si basa su quello che Alexander Stubb, il Presidente della Finlandia, ha definito "realismo basato sui valori". O, per dirla in altro modo, miriamo ad essere sia pragmatici che basati sui principi: basati sui principi nel nostro impegno per i valori fondamentali, la sovranità, l'integrità territoriale, il divieto dell'uso della forza, salvo quando coerente con la Carta delle Nazioni Unite, e il rispetto dei diritti umani, e pragmatici nel riconoscere che il progresso è spesso graduale, che gli interessi divergono, che non tutti i partner condivideranno tutti i nostri valori. (...) Sappiamo che il vecchio ordine non tornerà. Non dovremmo rimpiangerlo. La nostalgia non è una strategia, ma crediamo che dalla frattura possiamo costruire qualcosa di più grande, migliore, più forte, più giusto. Questo è il compito delle potenze medie, i paesi che hanno più da perdere da un mondo di fortezze e più da guadagnare da una vera cooperazione. I potenti hanno il loro potere. Ma anche noi abbiamo qualcosa: la capacità di smettere di fingere, di dare un nome alla realtà, di costruire la nostra forza in patria e di agire insieme".
Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica




(g.p.) __________Pubblichiamo qui di seguito alcuni dei passaggi che ci sono sembrati più importanti dal lungo quanto significativo discorso tenuto ieri sera alla riunione annuale del World Economic Forum, a Davos-Klosters, in Svizzera, davanti ai leader mondiali, dal Primo Ministro canadese Mark Carney.
Leader del Partito Liberale Canadese, è in carica da dieci mesi.
Egli ha un passato da banchiere, sia privato, sia pubblico, con ruoli apicali tenuti per esempio in Goldman Sachs e Banca d’Inghilterra, e un percorso politico iniziato di recente, cinque anni. Eppure, nonostante queste pregiudiziali, ieri sera ha tenuto un discorso che sembra da statista del Nuovo Mondo: quello che sta nascendo dalla fine della globalizzazione e, soprattutto, dalla crisi dell’egemonia imperialista americana e del modus operandi di Donald Trump.
Le parole sono importanti, a volte pesano come macigni.
Queste di Mark Carney sembrano prefigurare l’inizio di una nuova era storica.
La preziosa citazione del sommo storico dell’antica Grecia Tucidide, tratta dalla sua ‘Guerra del Peloponneso’, V, 89, in cui, come è noto, viene raccontato il lungo conflitto che oppose le due superpotenze dell’epoca, Atene e Sparta: “I forti fanno ciò che la forza consente loro di fare, e i deboli subiscono”.
Le parole che i conquistatori Ateniesi rivolsero agli abitanti di Melo.
Così, infatti, nel 416 a.C., gli ambasciatori della democratica Atene spiegarono agli sbigottiti abitanti dell'isola di Melo, dove erano stati inviati per ottenere la sottomissione, che la giustizia vale solo tra pari.
Durante la Guerra del Peloponneso, nel 416 a.C., Atene assediò l'isola neutrale di Melo, colonia spartana, imponendo un ultimatum: o sottomettersi, o affrontare la distruzione.
Forti solo del proprio desiderio di giustizia e di pace, Melo non accettò di arrendersi, e subì l’uccisione degli uomini adulti, e il rapimento in schiavitù di donne e bambini.
Chi volesse leggere il testo integrale del discorso di Mark Carney lo trova - in inglese - a questo link























