IL PRANZO DELLA DOMENICA / A CASA DI WALTER CERFEDA SOTTO IL MONTE PISELLO

| 25 Gennaio 2026 | 0 Comments

di Raffaele Polo _____________

           Stavolta, siamo andati a trovare lo scrittore Walter Cerfeda, nativo di Presicce, nella sua residenza marchigiana di Castel di Lama. Ed ecco la cronaca del nostro incontro per questo inusuale ‘Pranzo della domenica”.

          «Caro Raffaele, come stai? E’ stato difficile arrivare fin qui? Molti si sbagliano e poi mi telefonano e devo andare a prenderli con la macchina. Ma l’avevi messo il   navigatore?»

«Certo che l’avevo messo. No, tranquillo non è stato difficile proprio per niente»

«Sei stanco? Com’è andato il viaggio? Vieni ti faccio strada …»

«Bene, solo un po’ di cantieri sull’autostrada e qualche coda … come sempre, direi. Ma che bel posto, quelli in fondo cosa sono?»

«Quelli di fronte?»

«Sì, quelli con un po’ di neve su in cima.»

«Ah, quelli sono i monti Sibillini: il monte Pisello che vedi più a destra e il monte dei Fiori che gli sta accanto. Là guarda, quella montagna che vedi invece più a sinistra è il Gran Sasso, quello che sembra avere due corni sulla vetta. Da su dal balconcino si vede molto meglio. Dai vieni che entriamo. Anna, c’è Raffaele…»

«Che profumino! Ciao Anna, spero di non averti creato problemi…»

«Ma figurati. E’ sempre un piacere rivederti. Profumino? Proprio niente di speciale, è quello che facciamo per noi, la domenica. Li mangi i funghi? Hai problemi? Altrimenti ci inventiamo qualche altra cosa. Tanto è Walter che cucina …»

«E lei mangia. Comodo così! Piuttosto ti danno fastidio i cani? Cani … potrei dire meglio un po’ cane e un po’ gatto. Lucky è uno shitzu.»

«No, per niente. Anzi amo gli uni e gli altri. Ma, sai… in un appartamento. Avessi questo giardino…»

«Si è abbastanza grande, quasi mille metri quadrati. Questo è il regno di mia moglie. Passa più tempo qua a potare, innestare e curare i fiori che dentro casa.»

«Sembra un roseto. Belle davvero queste rose, complimenti. E quegli alberi? »

«Là in fondo a sinistra, quello alto è un salice. Questi altri sono un albero di pere, di albicocche e di limoni. Questo di fronte è un tiglio. Non ti dico il profumo quando sbocciano i fiori in primavera. Poi due aceri e vicino al cancello quello alto che ogni tanto dobbiamo spuntare perché da sulla strada, è un pino marittimo.»

«Ti sei fatto un giardino botanico!»

«Sai, Raffaele, l’unico davvero contento è il giardiniere. Mi costa una fortuna …»

«Certo, un posto tranquillo.»

«Le Marche sono tranquille. Anche troppo. Dopo tanti anni a Roma e in giro per il mondo, non è stato facile. L’abbiamo fatto per i nipoti e per nostro figlio e la sua famiglia che stanno ad Ascoli … qua vicino.»

«Cos’è, un vecchio casale?»

«Sì, i vecchi proprietari l’hanno messo a nuovo. E, per fortuna è molto solido. Quando c’è stato il terremoto, abbiamo ballato, ma qui non si è fatta nemmeno una crepa. Vieni, ti faccio vedere casa.

Questo è il salone con il camino, la cucina e il bagno e poi sopre due stanze da letto, il mio studio e un altro bagno.»

«Bella grande.»

«Anche troppo.»

«Bello questo studio. Ma quanti libri hai? Sembra una biblioteca.»

  • «Sono quasi cinquemila. Ho dovuto far fare una libreria apposta per arrivare fin su fino al soffitto. Tu sai la mia passione: io leggo e scrivo. Oltre all’Inter non ho altri hobby. Lo sai che ho l’abbonamento all’Inter da anni e quando gioca a San Siro mi faccio sei ore di pullman all’andata e altrettante al ritorno, per un’ora e mezza di partita? So che è una pazzia, ma non posso farne a meno. E’ da quando avevo sette anni che me ne sono innamorato. Lo dico spesso a mia moglie: ti amo come il primo giorno che ci siamo incontrati. Solo che l’Inter l’avevo incontrata prima. Non è poligamia, vero?»

«Io manco se mi pagassero … ma ora stai scrivendo qualcosa?»

«Guarda, tutto quest’anno sto scrivendo molto, saggi … articoli, di geopolitica e di economia mondiale. Trump, le guerre, la crisi dell’Europa che mi stringe il cuore dopo i tanti anni passati a Bruxelles. E poi conferenze in giro per l’Italia. In testa ho sempre anche la mia passione per la narrativa … per il romanzo. Qualcosa per la testa mi frulla. Chissà? Il mio problema principale è trovare il tempo per fare tutto …»

«Certo ai giardinetti, non ti ci vedo proprio …»

«Dai andiamo a tavola che è pronto. Ho fatto un risotto con i funghi … spero che mi sia venuto bene …»

Sul tavolo imbandito con la tovaglia bianca ricamata, ci sono già pronti i piatti con gli antipasti.

«Quanta roba. Avete esagerato…»

«Ma no. Sono solo degli assaggini. Sai, Anna è sarda e questa è la salsiccia di là, come questo pecorino stagionato. Quelle sono invece le famose olive ascolane. Quelli, come vedi, sono dei funghi porcini arrosto. Oggi, come spesso facciamo, è un pranzo della domenica monocolore: perché quelli trifolati li ho fatti con l’arrosto di carne, per secondo.  Da quando siamo qui, guai a non farle. Ora vado a prendere il risotto. Intanto spicciative con queste cosette, perché il riso va mangiato caldo.»

Poco dopo:

«Davvero buono. Non ti facevo … Mi devi dare la ricetta anche se …»

«E’ di una semplicità assoluta. Servono solo funghi secchi e porcini freschi. Ora te la dico e poi, se vuoi, ti mando una email.»

«Dimmela, che sono curioso. »

«E che ci vuole: prendi i funghi secchi e falli rinvenire con dell’acqua molto calda per un quarto d’ora. Nel frattempo in una padella ci metti l’olio, uno spicchio d’aglio e poco dopo i porcini freschi. Fai rosolare e tiri con un vino bianco. Alla fine un po’ di prezzemolo.

Ovviamente fai un po’ di brodo, semplice con sedano carota e cipolla che servirà per il riso. Quando il brodo è pronto aggiungi l’acqua dei funghi secchi. Poi in una padella fai un fondo con un po’ di burro e di olio e un po’ di cipolla e ci metti subito i funghi secchi rinvenuti. Lascia rosolare per pochi minuti e ci metti il riso. Quando vedi che diventa lucido inizi a bagnarlo con l’acqua calda del brodo. Poi qualche minuto prima che il riso è cotto ci versi i funghi trifolati e un po’ di prezzemolo. Alla fine, mi raccomando a fuoco spento, ci aggiungi proprio una lamina di burro e un bel po’ di parmigiano. Mescola bene e voilà il piatto è pronto. Come vedi di una facilità enorme. E credo che il vino che ci vuole sia proprio questo Amarone. Perlomeno a mio gusto … forse perché è quello che amo di più. Come lo trovi?»

«Buono, davvero. E da bere con rispetto perché se no chi si alza più dalla sedia. »

               Alla fine, dopo l’arrosto.

              «Mamma mia, che mangiata! Non ero abituato più a un pranzo della domenica così …»

               «Anche noi, non credere: oggi è un pranzo speciale per il regalo che ci hai fatto per essere venuto a trovarci. E, fatti forza, che c’è anche il dessert. Però non con i funghi, ma con le mele. Anna fa uno strudel che mi fa impazzire e … almeno la domenica … »

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( 88 ‐ continua )

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Category: Costume e società, Cultura

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