DIARIO DEL GIORNO / MARTEDI’ 27 GENNAIO 2026

| 27 Gennaio 2026 | 0 Comments

Buongiorno!

Oggi è martedì 27 gennaio 2026.

San Giuliano: auguri di buon onomastico a tutti i nostri lettori che portano questo nome.

E a Taranto buon compleanno alla nostra amica Marinella Monfredi.

Si celebra oggi la giornata della Memoria, in ricordo delle vittime della Shoah.

Come oggi, sessanta anni fa, l’ inventore britannico  John Logie Baird dimostra la prima trasmissione televisiva.

La televisione di Baird era costituita da un sistema di scansione meccanico. Un disco di Nipkow girava davanti agli elementi sensibili di selenio, e istante dopo istante si otteneva un valore elettrico corrispondente alla luminosità di un punto dell’immagine, riga dopo riga. Il principio è insomma esattamente quello che viene usato ancor oggi ma con un sistema di scansione elettronica. Il visore era costituito da un altro disco di Nipkow, che girava davanti ad una lampada al neon comandata dal segnale modulato a seconda della luminosità dei punti letti istante dopo istante: in pratica, si comandava la corrente di scarica del neon. I dischi dei due apparecchi (lo “scanner” e il visore) erano naturalmente sincronizzati. La televisione elettronica si impernia sul tubo catodico, né più né meno di come quella a scansione meccanica si fonda sul disco di Nipkow.

Concludendo il discorso protratto nei giorni scorsi su Mircea Eliade e lo sciamanesimo, ecco cosa ne pensa Giui Goddess Manifestor:

“La prima definizione ‘moderna’ vera e propria di sciamanesimo è quella proposta da Mircea Eliade, che lo identifica come ‘tecnica dell’estasi’, il che significa che una tecnica distintiva della pratica sciamanica è l’estasi, durante il quale si crede che l’anima dello sciamano lasci il suo corpo e viaggi nella realtà non ordinaria, ovvero il mondo non visibile.

La definizione di Eliade purtroppo è stata fraintesa e alcune pratiche (tipo capanna di sudore, l’ingerire peyote e funghi psichedelici) che in alcune tradizioni erano utilizzate per raggiungere l’estasi sacra, soprattutto negli anni ’70, sono state completamente snaturate dai ‘turisti del sacro’ occidentali.

Sebbene lo sciamanesimo non sia una religione, ma un metodo esperienziale che può essere definito spirituale, esso è spesso associato a una forma primitiva di esperienza religiosa chiamata animismo. I potere e le energie misteriose sono la realtà suprema implicita nell’animismo, nei suoi riti di culto, nella propiziazione ed espirazione, nella proibizione delle violazioni dei tabù e nei metodi per restaurare la salute e l’ordine.

Questo potere, questa energia misteriosa è stata chiamata in tanti modi, tra cui: mana, orenda, wakan, numen.

Tutte queste parole significano la stessa esatta cosa: potere sacro.

È davvero difficile sintetizzare in una frase che cosa sia questa pratica, che a me ha cambiato profondamente la vita, ma se volessimo provarci, potremmo dire che: lo sciamanesimo è una visione, centrata sul cuore, alla cui base c’è il rispetto e una sincera gratitudine per la Natura ed ogni sua manifestazione, una sacralità dell’essere e dell’ordinario.

Come già detto, esistono tantissime tradizioni sciamaniche, leggermente diverse tra di loro, in base alla zona geografica in cui si sono sviluppate, ma alla base di tutte vi è sempre l’idea che l’Universo sia l’unione di un mondo visibile, noto a tutti, ed uno invisibile, che si manifesta solo a coloro che hanno scelto ‘la via del cuore’.

Attraverso il viaggio sciamanico, lo sciamano accede a questo mondo invisibile, diviso quasi sempre in un ‘mondo di sopra’ ed un ‘mondo di sotto’, dove può trovare aiuto e guarigione, grazie ai suoi Maestri e animali di potere.

Sono profondamente d’accordo con Michael Smith, quando sostiene che il sentiero dello sciamano sia assimilabile a ciò che Jung ha decodificato come sentiero dell’individuazione.

Oggi con il termine sciamanesimo si intende un insieme di pratiche magico-religiose, utilizzate per raggiungere la guarigione spirituale. Perciò ripeto lo sciamanesimo NON è una religione, ma è ancora oggi una forma di spiritualità e se al massimo vogliamo una forma di crescita personale”.

Proverbio salentino: LA MORTE TE LU PURPU E’ LA PIGNATA, LA SANETA’ DELL’OMU ETE L’OZZEDDHA
Letteralmente: La morte del polpo è la pentola in coccio, la salute dell’uomo è l’orcio.
In passato nel Salento, ma non solo, specie nel periodo invernale si accendeva il camino, e si adagiava vicino al fuoco una “pignata” piena d’acqua, ossia una pentola in terracotta con un coperchio, in questo modo in casa vi era sempre dell’acqua calda pronta da utilizzare per qualsiasi necessità.
L’acqua calda prelevata dalla “pignata” poteva servire per esempio per impastare della farina e fare del  pane o della pasta fresca, ma sopratutto questo contenitore veniva utilizzato per cuocere i diversi cibi, minestroni, legumi, persino la carne e a volte anche il cibo che veniva dalle vicine marine, come nel caso del polpo.
Il cibo cucinato alla pignata, ossia a fuoco lento dentro una pentola di coccio,  dava e dà al cibo un sapore particolare.

La OZZA  (l’orcio), era un grande contenitore di argilla cotta panciuto, all’interno della quale veniva fatto fermentare il vino. Nella parte alta vi era l’ucculu, un’apertura piuttosto grande, 30-40 cm, attraverso la quale la si poteva agevolmente riempire del prezioso liquido, nella parte bassa vi era un piccolo buco da cui si poteva prelevare il vino. L’apertura superiore, una volta che “l’ozza” era stata riempita veniva chiusa ermeticamente con un coperchio di legno che veniva bloccato e grazie a resine vegetali, o alla cera d’api, si saldava il tutto in modo che l’aria non potesse entrare.
La ozza una volta così preparata poteva essere utilizzata, per cui dal buco piccolo si poteva prelevare tutto le volte che si voleva anche piccole quantità di vino, senza che l’aria potesse entrare e che il vino si potesse rovinare ossidandosi.
Il piccolo buco, una volta prelevato il vino che serviva all’esigenze quotidiane, veniva chiuso con un tappo formato da un pezzo di legno circondato da un pezzo di stoffa che veniva spinto dentro a forza.

La “ozzeddha” invece, era un piccolo orcio, che si poteva agevolmente sollevare e dal quale bere il vino.
Vale la pena ricordare, che il vino non è una bevanda, ma un alimento, e senza stare in questa sede a elencare le tante sostanze che compongono il vino, che oltre all’alcool, contiene un grande quantità di potassio, per non parlare dei polifenoli, e delle diverse  vitamine B2 e B6, oltre che di vitamina PP; ciò che invece ci preme sottolineare è che per i nostri nonni era un elemento fondamentale che serviva non solo ad integrare la loro povera dieta, ma per scaldarli nelle fredde sere d’inverno, serviva per stordirsi quando la fatica dei campi o nelle cave di tufo o di lecciso, diventava insopportabile, sopratutto quando la calura estiva non dava scampo.

Oltre che naturalmente a festeggiare quando si era con gli amici. Ma poi il vino veniva utilizzato in mille modi, per far addormentare i bambini più discoli, la sera si inzuppava un pezzo di frisa in un mezzo bicchiere in cui si era sciolto dello zucchero o del miele.
Infine, ma come suol dirsi non per ultimo, la bevanda di Bacco è un vasodilatatore, che dava una mano alla bisogna.
Per concludere , il polpo fatto alla pignata è squisito, e per l’uomo il vino è tutta salute.

Category: Costume e società

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