ALTRO CHE SCALTRA LA VEDOVA! AL TEATRO CAVALLINO BIANCO DI GALATINA ENORME SUCCESSO DI PUBBLICO PER LA NOTA PIECE TEATRALE DI GOLDONI
ECCO LA PRIMA DELLE INTERVISTE ESCLUSIVE, IN TRE PUNTATE, A CATERINA MURINO, ENRICO BONAVERA E GIORGIO BORGHETTI.

di Carmen Leo______ “Spesso si sente dire che quando si fanno gli spettacoli in teatro il ruolo interpretato inizia veramente a vivere con l’attore o l’attrice che lo interpreta, e a ciò potrei aggiungere che lo stesso attore riesce a comprendere appieno la psicologia del personaggio in cui è calato soltanto dopo tante e tante repliche.
Nonostante non sia, ovviamente, per me la prima volta a recitare un ruolo a teatro, credo che per questa Rosaura sia veramente così.
Come, probabilmente, già sapete questo spettacolo è stato montato in Francia e ha fatto 73 repliche solo a Parigi, ma è solo qui e ora, nel corso di questa tournée in Italia, che sono riuscita a capire al meglio la Rosaura da me interpretata.
Non avevo, forse, compreso bene in antecedenza che Lei fosse un vero e proprio Manifesto per la liberazione della Donna.
Nei suoi dialoghi esistono tantissime frasi, importantissime e significative, che vorrei che tutti gli uomini di oggi comprendessero.
Mi riferisco, in particolare, all’attenzione che Rosaura pone nel parlare alle donne, per spronarle a difendere la propria dignità di genere, lanciando un messaggio indiretto agli uomini, perché capiscano che le donne amate non sono degli oggetti di loro proprietà, e che esse hanno il diritto di scegliere chi, come, quando amare e, nel momento in cui si rendono conto di non essere più innamorate, come può succedere giustamente anche agli uomini, hanno pieno diritto di mettere fine alla relazione.
Occorre comprendere da ambo le parti che, nel momento in cui il sentimento viene meno, bisogna avere la forza e l’intelligenza di lasciare andare l’altro o l’altra, se si tiene veramente alla sua felicità.
La libertà è la forma d’amore più importante e vera!
Invece, purtroppo, talvolta sovviene la follia del possesso. C’è una parte molto importante della storia della Vedova, in cui il conte italiano pensa che Rosaura sia un suo oggetto e lì veramente Lei si scaglia contro questa forma di maschilismo estremo.
Ad ogni replica per me avviene un’intima lacerazione, perché a teatro non è come recitare in un film, dove si gira una scena e poi si passa definitivamente a quella successiva. Ogni volta per me è ripassare il coltello in quella piaga, scavare nel personaggio e farlo esplodere in tutta la sua potenza, trovando e facendo emergere nuove importanti connotazioni da far cogliere al pubblico.
E ogni volta non posso non pensare a tutte quelle donne che hanno cercato di far comprendere al proprio ex compagno di non essere oggetti di cui disporre a proprio piacimento, e che per difendere giustamente la propria indipendenza sono, purtroppo, andate incontro alla morte. I numerosi e tristissimi casi di cronaca lo testimoniano.
Per rispondere alla sua domanda: sì c’è tantissimo di Caterina in Rosaura e altrettanto di Rosaura in Caterina!

Così Caterina Murino (nella foto sopra), nativa di Cagliari, con un passato da modella e vari ruoli da interprete in televisione e al cinema, ci spiega, in un’intervista esclusiva, il suo ruolo da protagonista ne La vedova scaltra di Carlo Goldoni, andato in scena lunedì 26 gennaio al Teatro Cavallino Bianco di Galatina (Le).
Si presenta così a Leccecronaca.it, in tutta la sua semplicità di un jeans e un maglione con una scritta ironica, con una freschezza acqua e sapone, che la fa apparire una timida teenager (adolescente – n.d.r.), piuttosto che un’attrice ormai di chiara fama.
Tra le mani stringe un sacchetto con il logo di una nota pasticceria galatinese e, con lo stesso splendido sorriso che vediamo nella foto, ci riferisce di aver acquistato, da portar via alla sua partenza il giorno seguente, il famosissimo “pasticciotto”, dolce tipico salentino che ha imparato ad apprezzare durante la sua permanenza nella nostra splendida terra, di cui si è innamorata.
La sua una squisita gentilezza nei modi e nelle parvenze, un adorabile tono pacato, con i quali risponde alle nostre domande e ci colpisce e ci incanta sin dal principio dell’intervista, che diviene presto un sereno dialogo tra amiche.

“La cosa che mi domando sin dalla mia prima interpretazione di questo ruolo è se Goldoni si sia ispirato ad una Rosaura esistita realmente, oppure se avesse una visione stranamente emancipata della libertà e dei diritti delle donne, vedendole talmente oppresse dalla mentalità fortemente discriminante della sua epoca e amandole al punto tale da volere che Rosaura divenisse veramente un manifesto di emancipazione delle donne. Questo, purtroppo noi non lo sapremmo mai!”
Così conclude Caterina, prima di congedarsi da noi per andare dietro le quinte a prepararsi per lo spettacolo, nel teatro galatinese che si preannunciava in sold out (tutto esaurito – n.d.r.).

Con Caterina Murino sul palcoscenico de La vedova scaltra, nelle parti dei pretendenti della vedova, gli attori:






Enrico Bonavera (a destra nella foto sopra) appare districarsi egregiamente nel ruolo di Arlecchino, certamente il più celebre, irriverente e impeccabile della storia del teatro italiano contemporaneo.
Serena Marinelli, (nella foto a lato e in basso) l’interprete brillante e scanzonata di Marionette, la cameriera francese di Rosaura.

In questa versione de La vedova scaltra di Carlo Goldoni troviamo l’adattamento e la regia di Giancarlo Marinelli, la scenografia di Fabiana Di Marco, i costumi di Stefano Nicolao Atelier Venezia, le proiezioni Francesco Lopergolo e l’aiuto regia di Serena Marinelli.
Un tocco di internazionalità è aggiunto dall’amichevole partecipazione vocale di Jean Reno, nel ruolo di Pantalone, lo zio di Rosaura, che preme per vederla nuovamente sposata.
“Ella è la seconda Commedia di carattere che io ho composto, sendo ‘La donna di garbo’ la prima, e tutte e due sentono ancora non poco del cattivo Teatro, con cui confinavano, ed hanno quel sorprendente e maraviglioso, che ho poi col tempo a verità e natura condotto. Ciò non ostante io non ardisco alterare l’intreccio ed il sistema qualunque siasi di questa Commedia, poiché‚ imperfetta come ella, ha avuto la buona sorte di piacere al Pubblico estremamente, e dura tuttavia dopo quindici anni la sua fortuna, onde crederei far un torto alla pubblica approvazione, cangiandola essenzialmente, e arrischierei di sfigurarla e di farle perdere l’acquistato concetto.“
Così lo stesso Carlo Goldoni definiva all’epoca il suo capolavoro letterario La vedova scaltra, non immaginando minimamente che sarebbe stato portato in scena fino a circa tre secoli dopo la sua stesura.
La rappresentazione può essere definita come la prova generale della ancor più celebre Locandiera, una sorta di “premonizione letteraria” della futura emancipazione della donna, della sua liberazione dal ruolo marginale e sminuito nella famiglia e nella società di tutte le epoche precedenti alla nostra.
Diremo: “Mai come di questi tempi tema così attuale!”
Consigliamo ai nostri lettori di andare ad assistere, alla prima occasione utile, a questa simpatica pièce teatrale, per trascorrere circa cento minuti di allegria e riflessioni profonde.
Nei nostri prossimi articoli di Leccecronaca.it leggeremo le interviste a Enrico Bonavera e Giorgio Borghetti, ai quali, senza trascurare Caterina Murino, vorremmo rivolgere i nostri più sinceri e affettuosi ringraziamenti per averci concesso parte del loro preziosissimo tempo, immediatamente prima di salire sul palcoscenico del Teatro Cavallino Bianco di Galatina.
A tutti Loro rivolgiamo, inoltre, il nostro più accorato e canonico “Mantra delle Tre MMM“, (nell’ambiente del teatro comprenderanno a cosa alludiamo – n.d.r.) per le future repliche in giro per l’Italia di questa intrigante e dirompente commedia goldoniana.
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