“Un’ordinanza che non chude il caso”, ULIVIVO TORNA A CHIEDERE CHIAREZZA SULL’INTERA QUESTIONE XYLELLA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo ___________
A seguito delle notizie fantasiose e denigratorie diffuse negli ultimi giorni dalla stampa regionale e nazionale, il Comitato Ulivivo e il Comitato Olivicoltori e Cittadini della Conca Barese inviano ai media interessati una nota che chiarisce la questione dell’archiviazione dell’indagine su Xylella predisposta dal GIP Ronzino, evidenziando alcuni i punti critici e oggettivamente discutibili che meritano attenzione e approfondimento pubblico. L’obiettivo è fornire ai cittadini informazioni accurate e documentate, affinché possano formarsi un’opinione consapevole senza essere condizionati da ricostruzioni distorte o parziali circolate in questi giorni.
Segue allegato.
Con preghiera di diffusione,
Il Comitato UliVivo
Xylella: l’ordinanza che non chiude il caso
Dai campioni non sigillati, alle indagini mai concluse, all’errore sullo stato di emergenza:
perché chiedere chiarezza su Xylella è un dovere civico.
A seguito delle notizie fantasiose e denigratorie diffuse negli ultimi giorni dalla stampa regionale e nazionale, il Comitato Ulivivo e il Comitato Olivicoltori e Cittadini della Conca Barese inviano ai
media interessati una nota che chiarisce la questione dell’archiviazione dell’indagine su Xylella
predisposta dal GIP Ronzino, evidenziando alcuni i punti critici e oggettivamente discutibili che
meritano attenzione e approfondimento pubblico. L’obiettivo è fornire ai cittadini informazioni
accurate e documentate, affinché possano formarsi un’opinione consapevole senza essere
condizionati da ricostruzioni distorte o parziali circolate in questi giorni.
Non sono state richieste nuove indagini — NON È VERO
Nell’ordinanza si afferma che la parte opponente non avrebbe indicato “attività investigative di tipo suppletivo” da svolgere. Tuttavia, negli atti è scritto il contrario. Nel 2019 i Pubblici Ministeri
avevano chiesto al perito Prof. Emilio Stefani di chiarire: “ogni utile informazione relativa alla
datazione della malattia e altro dato utile alla ricostruzione dei fatti”.
Nel 2020 il perito rispose che non aveva potuto completare questa parte dell’indagine a causa
dell’emergenza COVID. L’emergenza è finita da oltre tre anni.
Nell’opposizione è stato chiesto che quell’indagine venisse finalmente completata.
Mancanza di riferimenti concreti – NON È VERO
L’impatto ambientale cagionato dall’eradicazione indiscriminata degli ulivi sarebbe stato contestato “sulla scorta di valutazioni scientifiche di ordine generale prive di riferimenti concreti”. In realtà, sono stati depositati diversi riferimenti scientifici e documentali puntuali attestanti il disastro ambientale (per esempio:
https://societageografica.net/wp/wp-content/uploads/2020/11/ebookuliviHD.pdf;
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jph.13272) .
Assenza di innovazioni scientifiche in tema di contenimento – NON È VERO.
Nell’ordinanza si legge: “Non risultano ipotizzabili ulteriori approfondimenti da parte dell’organo di accusa, in considerazione dell’assenza, allo stato, di innovazioni scientifiche in tema di contenimento del batterio c.d. “Xylella fastidiosa”.
In realtà, sono state depositate pubblicazioni scientifiche che dimostrano strategie di successo di
contenimento del batterio e la ripresa vegetativa degli oliveti del basso Salento (fra queste:
www.mdpi.com/2073-4395/14/9/2003
www.researchgate.net/publication/340376557_Xylella_fastidiosa_Dossier_Olivo,
https://openaccesspub.org/jar/article/1564,
www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0261219420302210).
“L’emergenza fitosanitaria è tuttora in corso” — ERRORE DI FATTO
Nell’ordinanza si legge che “l’acquisizione di eventuali supplementi di prova risulterebbe inidonea ad incidere sulle conclusioni a cui si è pervenuti, in quanto l’emergenza fitosanitaria dovuta alla batteriosi da Xylella fastidiosa è tuttora in corso”.
Ma lo stato di emergenza – chiesto dalla Regione Puglia (DGR n. 1842 dell’8/9/2014) e ottenuto il 10 a febbraio 2015 per sei mesi e poi prorogato per altri sei mesi – si è concluso nel febbraio 2016. Non può dunque sostenersi che l’emergenza sia “tuttora in corso” a distanza di dieci anni.
Confondere la presenza del batterio, con la vigenza dello stato di emergenza, comporta un errore rilevante, poiché lo stato emergenziale è un presupposto giuridico straordinario che incide sulle modalità decisionali e sulle deroghe normative.
Manipolazione dei campioni
Nella nota del CNR richiamata nell’ordinanza emerge che il campione chiave (ID 330487) dell’olivo di Monopoli fu consegnato al laboratorio in busta NON sigillata.
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Inoltre, nell’ordinanza di archiviazione si dichiara che “il CNR Bari basava le sue valutazioni alla
stregua della riscontrata positività dei campioni, ribadendo, tuttavia, di non avere il controllo di tutti i passaggi del percorso del campione, potendo quest’ultimo essere facilmente contaminato e manipolato”.
Quindi, nell’ordinanza si riconosce, quanto già accertato dalla PG, ovvero che il campione:
poteva essere facilmente manipolato e non era sotto pieno controllo nella catena di custodia.
Tuttavia, secondo le procedure ufficiali operative per la sorveglianza, il campionamento e le analisi diagnostiche dell’Osservatorio regionale, è previsto espressamente che:
“Il laboratorio non procede ad analizzare i campioni in buste aperte e non sigillate e comunica
all’Osservatorio e ad ARIF la presenza di tali campioni non sigillati indicandone gli ID”.
Ne consegue che:
- i campioni non sigillati non avrebbero dovuto essere analizzati;
- avrebbero dovuto essere formalmente segnalati come irregolari.
Se il campione ID 330487 di Monopoli è stato analizzato nonostante l’assenza di sigillatura, si
pone un problema di rispetto delle procedure internazionali e regionali di garanzia della catena di custodia.
L’ordinanza riconosce la possibile di manipolazione del campione, ma non affronta la questione decisiva: Quanti altri campioni sono stati analizzati e refertati pur essendo consegnati in buste non sigillate? La questione non è marginale, ma centrale, poiché attiene: - all’affidabilità delle analisi,
- alla validità dell’intero sistema di monitoraggio,
- alla correttezza delle misure di eradicazione conseguenti.
Qui non si tratta di opinioni, ma di correttezza delle procedure.
Perché tutto questo è importante?
Perché parliamo di: - milioni di ulivi espiantati anche sani e plurisecolari e monumentali;
- miliardi di euro che, lungi dal produrre il risultato annunciato, sono stati utilizzati per abbattere i nostri ulivi secolari e sostituirli con uliveti superintensivi, i cui finanziamenti sono classificati dal Ministero dell’Ambiente come SAD cioè Sussidi Ambientalmente Dannosi;
- distruzione dell’ecosistema e del paesaggio pugliese.
Chiedere che le indagini siano portate a termine e che le procedure siano fatte rispettare non è negazionismo.
È diritto alla verità.
E quando ci sono contraddizioni negli atti, il dovere civico è segnalarle.
Comitato Ulivivo
Comitato Olivicoltori e Cittadini della Conca Barese ________________
LA RICERCA nel nostro articolo del 19 febbraio scorso
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