ABBIAMO FINALMENTE DOCUMENTI UFFICIALI PER CAPIRE LA POSIZIONE DEL GOVERNO SULLA GUERRA CONTRO L’IRAN, E DEI PARTITI DI MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE. ECCO IL RESOCONTO COMPLETO DEL DIBATTITO ALLA CAMERA

(Rdl) _________________ FONTE: CAMERA DEI DEPUTATI _____________
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LORENZO FONTANA
Comunicazioni del Governo in esito alla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo (ore 10,06).
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Governo in esito alla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nell’allegato A al resoconto stenografico della seduta del 4 marzo 2026 (Vedi l’allegato A della seduta del 4 marzo 2026).
(Interventi del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e del Ministro della Difesa)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. La ringrazio, signor Presidente. Onorevoli deputati, a 72 ore dall’informativa che abbiamo reso alle Commissioni esteri e difesa di Camera e Senato, con il Ministro Crosetto abbiamo chiesto di tornare a riferire in quest’Aula sugli sviluppi della crisi che sta infiammando il Golfo e il Medio Oriente. Non siamo qui soltanto per un atto formale o solamente per rispondere doverosamente alle richieste del Parlamento. Siamo qui per una precisa scelta politica: coinvolgere il Parlamento in tutti i principali passaggi e nelle decisioni strategiche che questa crisi ci impone di assumere.
Lo voglio ribadire ancora una volta: la gravità della situazione richiede a tutti noi, Governo e Parlamento, un’assunzione di responsabilità condivisa. Sulla politica estera, sulla sicurezza dei cittadini, sulla difesa del tessuto produttivo una grande democrazia deve essere capace di non dividersi. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nelle ultime ore, purtroppo, la situazione ha fatto registrare una ulteriore evoluzione non positiva. L’Iran continua a sferrare attacchi indiscriminati con missili e droni contro infrastrutture strategiche, siti militari, ma anche aeroporti, alberghi, centri residenziali, missioni diplomatiche in tutti i Paesi del Golfo e stamane anche contro l’Azerbaigian.
Le difese aeree di Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman, Emirati Arabi e Bahrein sono impegnate incessantemente nell’intercettare vettori lanciati dalla Repubblica islamica. In questo quadro, in costante evoluzione, è concreto il rischio di un allargamento del conflitto.
Ieri la contraerea NATO ha neutralizzato un missile che era entrato nello spazio aereo turco. Nella notte di lunedì, come sapete, un drone iraniano aveva invece colpito la pista di atterraggio di una base britannica a Cipro e uno, intercettato, era diretto contro una base cipriota. Dopo questo episodio sono in costante contatto con il Ministro degli Esteri cipriota e gli ho espresso la solidarietà del Governo italiano. Si tratta di un Paese dell’Unione europea esposto nella regione a cui è doveroso e prioritario garantire solidarietà e assistenza (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Italia Viva-il Centro-Renew Europe).
Difficile anche la situazione in Iraq dove stiamo monitorando, minuto per minuto, gli sviluppi della situazione, vista anche la presenza di militari italiani nel Kurdistan iracheno e a Baghdad. Nella tarda serata di ieri si è verificato un diffuso black-out, che ha interessato la rete elettrica di tutto il Paese. Un ulteriore elemento destabilizzante è l’apertura del fronte libanese. Da lunedì Hezbollah ha intensificato il lancio di razzi verso Israele e verso obiettivi collegati ai Paesi del Golfo. L’esercito israeliano ha effettuato un’incursione nel Sud del Libano per creare una zona cuscinetto ed impedire il fuoco diretto di Hezbollah contro le comunità israeliane di confine. Sono in corso bombardamenti su Beirut e sulle aree del Paese dove si concentra la presenza degli Hezbollah.
Va sottolineata anche la decisione del Governo libanese di invitare Hezbollah a non compiere attività militari. Signor Presidente, onorevoli deputati, è questo il quadro in cui il Governo sta continuando a operare senza sosta per assistere tutti i connazionali che si trovano nella regione. Lo avevo detto alle Commissioni lunedì scorso, lo ripeto in quest’Aula: la loro sicurezza è la priorità assoluta.
La task force Golfo dedicata all’assistenza dei connazionali, che ho voluto creare presso l’unità di crisi del Ministero degli Esteri, ha gestito ad oggi oltre 14.000 chiamate e diverse migliaia di contatti e-mail. Gli italiani che abbiamo già aiutato a lasciare le aree a rischio sono arrivati a circa 10.000. Tra le varie opzioni abbiamo anche agevolato voli charter speciali in collaborazione con il Ministero della Difesa: proprio questa mattina sono atterrati a Ciampino due di questi voli del Comando vertice interforze partiti da Dubai e Abu Dhabi con altri 200 italiani in condizioni di particolare fragilità. Nei prossimi giorni sono in programmazione ulteriori voli, facilitati dal Ministero degli Esteri, dai Paesi del Golfo anche con la collaborazione delle compagnie aeree Ita e Neos; ne è appena partito uno dalle Maldive con circa 320 italiani, tra cui 60 fragili.
L’Italia è stato il primo Paese europeo ad introdurre voli speciali attivando, per prima nell’Unione europea, il meccanismo europeo di Protezione civile con l’aiuto del Dipartimento nazionale della Protezione civile, che ringrazio. Siamo in contatto con tutte le compagnie aeree per continuare a favorire la riprotezione dei passeggeri in difficoltà. Tra i connazionali che hanno già fatto rientro in Italia, ci sono anche i 200 studenti che si trovavano a Dubai: sono rientrati martedì sera a Milano con un volo che le autorità emiratine hanno messo a disposizione su nostra richiesta. Un gesto di attenzione e di generosa amicizia da parte delle autorità di quel Paese per il quale ho voluto ringraziare ieri personalmente il Ministro degli Esteri, Abdullah bin Zayed, quando l’ho ricevuto alla Farnesina per discutere con lui della crisi in atto.
Stiamo lavorando senza sosta per facilitare il trasferimento dei connazionali verso Paesi dove sono disponibili voli attraverso un coordinamento continuo tra unità di crisi, ambasciate e consolati, dal Qatar, dal Kuwait, dal Bahrein verso l’Arabia Saudita. Per sostenere l’azione delle nostre sedi diplomatiche ho voluto inviare in Oman, Emirati Arabi Uniti, Sri Lanka e Maldive squadre congiunte di personale del Ministero degli Esteri, dell’Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e della Protezione civile sotto il coordinamento della nostra unità di crisi.
Abbiamo istituito presidi di assistenza con squadre dell’ambasciata e dei consolati in tutti i principali aeroporti e ai valichi di frontiera per sostenere i nostri connazionali nei passaggi più delicati: siamo l’unico Paese ad avere adottato una misura simile. In parallelo stiamo assistendo anche i nostri connazionali in difficoltà in altre parti del mondo a causa del gravissimo impatto sulla crisi sul traffico aereo globale. Stiamo, ad esempio, aiutando i turisti italiani provenienti dalle Maldive che dovevano transitare per Dubai. Per questo abbiamo organizzato una rete operativa con le ambasciate a Colombo e Nuova Delhi: a tutti viene garantito supporto informativo logistico e per le necessità più urgenti come il reperimento di medicine salvavita. Si tratta di uno sforzo straordinario tenendo conto del fatto che complessivamente sono oltre 100.000 gli italiani presenti nelle aree più colpite coinvolti direttamente o indirettamente.
Per questo voglio ringraziare, sentitamente, nuovamente, in quest’Aula, il personale del Ministero degli Esteri, i reparti dei Carabinieri e della Guardia di finanza della Farnesina, il Ministero della Difesa, il personale della Presidenza del Consiglio, le nostre ambasciate e i nostri consolati per lo straordinario lavoro svolto in queste ore difficili, senza risparmiarsi di giorno e di notte (Applausi). Ci sono donne e uomini che svolgono turni continuativi, senza neanche fermarsi per il riposo e li voglio ringraziare di cuore perché stanno aiutando in maniera straordinaria i nostri connazionali in difficoltà.
Signor Presidente, il Governo è pronto a intervenire anche sul fronte economico per mitigare l’impatto di questa crisi che è purtroppo già visibile. Preoccupa il blocco dello Stretto di Hormuz, punto di passaggio vitale per gli approvvigionamenti energetici globali. I prezzi del petrolio e del gas hanno già fatto registrare rialzi significativi, i premi assicurativi sulle rotte marittime sono aumentati. Aumento dei prezzi, a volte, al consumo, anche ingiustificati.
Le conseguenze delle tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano di pesare anche sui prezzi di molte materie prime e su quelli di grano e cereali. L’attacco a una petroliera americana di stamane certamente non agevola la situazione. Come ci ha insegnato il conflitto in Ucraina, molti Paesi del mondo dipendono dalle importazioni di grano: se aumenta il prezzo del pane possono acuirsi tensioni sociali e sorgere nuove fonti di instabilità in Paesi che hanno già problemi economici. Anche in questo ambito l’Italia fa la sua parte, lo facciamo sostenendo i nostri partner nelle regioni del Mediterraneo allargato, anche attraverso il Piano Mattei. Valuteremo se rafforzare questo impegno per aiutare i Paesi più esposti a eventuali aumenti dei prezzi dei cereali, sempre con la finalità di dare stabilità al Mediterraneo.
Il Golfo – lo ricordo – è anche un’area cruciale per il nostro export. Nel Mar Rosso transita… tra Suez e il Mar Rosso transita circa il 40 per cento del commercio marittimo italiano. Per questo l’Italia è in prima linea nelle missioni navali europee Aspides e Atalanta per proteggere il traffico commerciale in un’area cruciale per le nostre imprese. Missioni che sono state rafforzate e che l’Unione europea, come deciso nell’ultima riunione del Consiglio, andranno avanti…
La nostra priorità continua a essere la protezione del tessuto economico italiano e del potere d’acquisto delle famiglie. Insieme alle agenzie per l’internazionalizzazione ICE, SACE e SIMEST e Cassa depositi e prestiti stiamo finalizzando un pacchetto di misure per sostenere le nostre imprese esportatrici colpite dagli effetti della crisi.
Ieri ho partecipato a una nuova riunione a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio per affrontare, tra l’altro, anche il tema della sicurezza energetica. Una questione prioritaria che ho già evidenziato a Bruxelles e che stiamo sollevando e che solleveremo fra poco con il Sottosegretario Tripodi in un nuovo incontro dei Ministri degli Esteri europei in programma stamane, in coincidenza con questa Assemblea, insieme ai Ministri degli Esteri dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo: cosa che noi abbiamo fortemente voluto e abbiamo ottenuto. Si tratta di un dialogo fondamentale che abbiamo – ripeto -incoraggiato la Commissione europea a rafforzare.
Signor Presidente, onorevoli deputati, la scomparsa dell’ayatollah Khamenei apre la possibilità di un nuovo Medio Oriente, fondato sulla pace e sul dialogo. Ne ho discusso ieri sera a lungo con il Segretario di Stato americano, Rubio, con cui abbiamo condiviso la valutazione sull’enorme responsabilità del regime iraniano sia sul dossier nucleare sia sul tema del programma balistico e sulla necessità di contenere la spirale di violenza messa in atto da Teheran dopo gli attacchi dei giorni scorsi.
Rubio ha condiviso una valutazione positiva sull’andamento delle operazioni indicando che le forze statunitensi stanno raggiungendo rapidamente e con efficacia i loro obiettivi. Il Segretario di Stato ha anche confermato che la durata della crisi dipenderà dalle decisioni che verranno prese da Teheran e dalle dinamiche interne al regime. Per quanto mi riguarda, gli ho ribadito il rispetto degli accordi bilaterali esistenti tra Italia e Stati Uniti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Italia è l’unico Paese con missioni diplomatiche presenti operative in tutta l’area: i nostri militari continuano ad essere dispiegati nella regione per contribuire alla pace e alla stabilità. I nostri partner del Golfo hanno a più riprese voluto ringraziare l’Italia per questo segnale concreto di vicinanza, solidarietà e amicizia. Stella polare del nostro impegno resta la de-escalation.
Vogliamo evitare assolutamente un allargamento del conflitto. Stiamo incoraggiando tutte le parti a esercitare la massima moderazione, tenendo aperti i canali di dialogo con l’Iran, senza tradire la nostra posizione: l’Iran non può dotarsi di armi nucleari e disporre di sistemi missilistici in grado di rappresentare una minaccia esistenziale per Israele, per la regione e per l’Europa.
Abbiamo condannato, fin dal primo momento, la brutale repressione contro i tanti giovani scesi in piazza pacificamente per chiedere libertà, diritti e democrazia. Lo abbiamo fatto in tutte le sedi internazionali, in Europa e nel G7. Fino all’ultimo abbiamo sostenuto il dialogo e il negoziato, ma l’Iran non ha mostrato alcun segnale di marcia indietro rispetto alle sue ambizioni nucleari. È inaccettabile la scelta dell’estremismo di attaccare i Paesi come Cipro, la Turchia e gli altri Stati del Golfo e adesso anche l’Azerbaigian, che non avevano mai condotto operazioni contro Teheran. Lo ripeto: sono azioni insensate che il Governo italiano ha condannato senza esitazione. Di fronte a questi attacchi indiscriminati, alcuni nostri partner strategici del Golfo hanno formalmente chiesto il sostegno dell’Italia per rafforzare le proprie capacità di difesa aerea dagli attacchi provenienti dall’Iran.
Si tratta di Nazioni dove sono presenti decine di migliaia di italiani civili e militari che abbiamo il dovere di proteggere. Ecco perché il Governo ha ritenuto doveroso aderire a queste richieste. Siamo qui oggi per condividere con il Parlamento questa scelta, con le modalità che illustrerà nel dettaglio il Ministro Crosetto subito dopo di me. Per questo rivolgo un nuovo accorato appello a tutte le forze politiche. Il confronto è legittimo e doveroso. Le differenze di vedute fanno parte della normale dialettica democratica, ma in passaggi così delicati è fondamentale essere uniti.
Signor Presidente, signori deputati, gli sviluppi nel Golfo e in Medio Oriente suscitano in tutti noi una profonda preoccupazione. La stabilità della regione è un interesse strategico dell’Italia. Difendere i nostri partner regionali e la libertà di navigazione significa difendere i nostri cittadini e le nostre imprese. Il quadro evolve di ora in ora, i rischi sono evidenti e non possono essere sottovalutati.
Il Governo continuerà ad impegnarsi in stretto raccordo con i partner europei, con i quali sono in costante contatto, e con gli attori della regione per allentare le tensioni, prevenire un ulteriore allargamento del conflitto e favorire ogni iniziativa – ripeto: favorire ogni iniziativa – utile alla de-escalation (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
Restiamo convinti che la via diplomatica, per quanto complessa, sia l’unica in grado di produrre risultati duraturi, anche quando appare fragile, anche quando sembra distante. Profonderemo tutti gli sforzi possibili affinché si possa raggiungere la pace in Medio Oriente.
Voglio ribadire in quest’Aula: l’Italia non è in guerra con nessuno e non sarà in guerra con nessuno. È questa l’essenza della nostra politica estera: parlare con tutti senza rinunciare mai ai nostri valori. Questo è il senso dell’azione di governo in Medio Oriente e sui più importanti scacchieri internazionali. È questo l’impegno che rinnoviamo oggi davanti al Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro della Difesa, Guido Crosetto.
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, fornisco un aggiornamento rispetto a quanto già riferito alle Camere e in Commissione al Senato due giorni fa su quelle che sono le evoluzioni, soprattutto viste le domande che mi sono state fatte in relazione ai nostri contingenti nazionali. Come voi sapete, noi avevamo in quell’area, prima che scoppiasse il conflitto, 2.576 persone, in tutta l’area che è interessata da questo conflitto. Avevamo iniziato prima che iniziasse il conflitto spostamenti per mettere in sicurezza. E per effetto del quadro della situazione che abbiamo già descritto, nei giorni scorsi abbiamo intrapreso altre misure per adeguare la nostra presenza e la nostra postura nelle missioni e operazioni della regione.
Nello specifico, limitandomi alle scelte più importanti: in Kuwait, presso la base di Ali Al-Salem, proprio mentre vi parlo è in atto un movimento di personale di 239 militari verso l’Arabia Saudita per alleggerire il dispositivo, pur mantenendo una capacità operativa essenziale; rimarranno 82 dei 321 militari. Un discorso analogo in Qatar, sede del CAOC. Anche qui, proprio in questo momento, 7 dei 10 militari stanno raggiungendo l’Arabia Saudita e le tre unità rimanenti assicureranno la continuità di collegamento e la coordinazione con tutta la componente aerea regionale. Anche in Bahrein, la sede del comando centrale della Marina degli Stati Uniti, dove 5 nostri militari operavano a supporto della Combined Maritime Forces, stiamo ritirando il personale con modalità analoghe a quella descritta per il Qatar, a causa della momentanea inattività del comando. In Libano, alla luce degli ultimi sviluppi, stiamo valutando attentamente la situazione e siamo pronti a far fronte a ogni esigenza, sia rimodulando il personale, sia intervenendo con un dispositivo navale. Stiamo già attrezzando, ove si rendesse necessario, un’evacuazione anche di personale civile. Qui abbiamo prudenzialmente posto in prontezza 24 ore un’unità navale da dedicare all’attività. A Erbil, nel nord dell’Iraq, nella regione autonoma del Kurdistan, avevamo già agito prima dell’inizio del conflitto, operando una riduzione significativa e una dispersione del personale, facendo rientrare in Italia 102 militari e trasferendone in Giordania 75. Anche relativamente ai velivoli, avevamo già trasferito in un’altra sede, prima dell’inizio degli scontri, i C-27 e i 5 elicotteri. Questo per quanto riguarda ciò che sta accadendo ai nostri contingenti in zona.
Ha detto prima il Ministro Tajani dei nostri connazionali, che sono quasi 100.000, ma ricordo che i francesi sono 400.000 e gli inglesi 300.000, nelle stesse condizioni degli italiani. E gli unici che hanno attivato… i dispositivi che ha attivato la Farnesina sono quelli del Governo italiano, che molti Paesi stranieri stanno sfruttando, compresi l’assistenza e l’aiuto che le Forze armate stanno dando sia attraverso il personale sia attraverso i mezzi di cui disponiamo.
C’è un tema che vorrei aggiungere a quello che abbiamo detto l’altro giorno e a quello che ho detto al Senato. È un’evoluzione di questa guerra molto diversa da quella che era stata la precedente. Basti pensare che hanno subito molti più attacchi gli Emirati che non Israele. Gli attacchi dell’Iran si sono concentrati su Paesi che in teoria non partecipano alla guerra. Oggi anche l’Azerbaigian. Volevo darvi i dati per dirvi la dimensione di questa reazione dell’Iran. Negli Emirati sono stati rilevati 186 missili balistici, intercettati 172; 812 droni, intercettati 755; in Qatar 101 missili balistici, intercettati 98; 39 droni, di cui 24 intercettati; 73 missili iraniani in Bahrain e 91 droni; 178 missili balistici in Kuwait e 384 droni. L’Iran non può colpire con i droni Israele, perché la distanza da Israele, il tempo di percorrenza dei droni consentirebbe facilmente di essere intercettati. E quindi, sta colpendo le Nazioni vicine, dimostrando di avere una strategia completamente diversa da quella dell’altra volta, che è quella di creare il caos, creare delle complessità economiche. Lo Stretto di Hormuz, come diceva prima, ha una rilevanza, dal punto di vista economico, straordinaria per tutto il mondo e ha questa impostazione. E la preoccupazione è che questi attacchi hanno colpito – e sono stati fermati – basi europee e basi NATO, la Turchia e Cipro.
Ricordo che in tutti e due i casi, qualora – non è stato ritenuto così – si trattasse di un vero e proprio attacco contro quelle Nazioni, da una parte l’articolo 5 del Trattato NATO e dall’altra il paragrafo 7 dell’articolo 42 del Trattato sull’Unione europea ci obbligherebbero ad essere al loro fianco. Non sono stati indicati e non è ancora così.
Ma qual è il tema più grande della preoccupazione? Il tema più grande della preoccupazione è che in questa crisi se ne possano innestare e alimentare altre, quelle in corso, quelle in corso sul fronte Est; è la grande preoccupazione di questo momento, di questa crisi, delle implicazioni che ha aperto questa crisi, che sono l’atteggiamento russo nei confronti di una guerra in Ucraina, che è bloccata sostanzialmente sul fronte… una delle analisi che noi non abbiamo mai fatto in Italia e ci rifiutiamo di fare, ma perché siamo molto superficiali nel farlo, è cosa sta succedendo in Russia. Chi segue la Russia sa che Putin, negli ultimi mesi, è stato messo in minoranza dagli integralisti nazionalisti e dai “generaloni”, quelli delle grandi vittorie, che lo accusano di aver usato il piede leggero con l’Ucraina. L’hanno messo in minoranza, con una pressione interna, in cui gli dicono: guarda cosa è successo in Venezuela, guarda cosa è successo in Siria, guarda da quanti anni stai attaccando… invitandolo ad aumentare il livello del conflitto, che significa utilizzare altre armi nel livello del conflitto.
Questo è un tema che è collegato a questa crisi, perché, quando si apre un caos internazionale e quando si apre una crisi internazionale, anche le altre crisi possono esplodere. È il tema della preoccupazione, per cui ieri, in un incontro con i miei colleghi dei Cinque, cioè Germania, Francia, UK e Polonia, abbiamo deciso di formare un coordinamento permanente tra i Ministeri della Difesa per seguire questa crisi. È il motivo per cui ieri, parlando con la Ministra spagnola, poi dopo ne parlerò più compiutamente, e con i Ministri dei Cinque, abbiamo deciso che all’interno dell’Unione europea aveva un senso dare un segnale verso Cipro. Quindi, probabilmente, italiani, francesi, olandesi e spagnoli porteranno un aiuto a Cipro in questo momento, un aiuto di sicurezza. È un momento molto difficile. Io non voglio fare un appello.
Voglio solo che abbiate, che abbiamo tutti, la consapevolezza della difficoltà di questo momento e della complessità di questo momento.
Oggi siamo qui per delle comunicazioni. Il Ministro Tajani ha già descritto il quadro securitario e dobbiamo quindi rivalutare complessivamente i nostri assetti nella regione – come dicevo prima – con alcuni obiettivi: la protezione intanto delle nostre missioni, dei nostri connazionali, a tutela degli interessi nazionali e rispondere alle richieste dei Paesi in difficoltà.
Lo strumento con cui possiamo rispondere a richieste di Paesi amici in difficoltà è quello delineato e autorizzato da questo Parlamento nell’attuale pacchetto missioni internazionali. Mi riferisco, in coerenza con la scheda 4/2025 del citato provvedimento, alla possibilità – cito testualmente – di “dispiegare un dispositivo multidominio nazionale in Medioriente, al fine di contribuire alla realizzazione di un ambiente sicuro e alla stabilità regionale”. Oggi, alla luce dei recenti avvenimenti, intendiamo adeguare il dispositivo esistente con assetti difensivi: sistemi di difesa aerea anti-drone e antimissilistica nel perimetro di quanto già autorizzato e nei limiti geografici e funzionali della missione. Occorre infatti disporre nell’area di ulteriori presìdi per i nostri contingenti, per i nostri connazionali e per contribuire a contrastare una incipiente crisi finanziaria ed energetica. Infatti, è un elemento che non possiamo ignorare. La crisi in corso mette a rischio il Medio Oriente, ma sta già producendo effetti economici – che richiamava prima il Ministro Tajani – e concreti immediati, e incide sul benessere e sull’economia di tutte le nostre Nazioni.
Per richiamare alcuni dati, attraverso Hormuz – lo ricordava prima – ogni giorno passano tra i 17 e i 20 milioni di barili di petrolio, il 20 per cento del petrolio mondiale. Quando le rotte vengono messe sotto pressione le petroliere e le gasiere vengono fermate e l’effetto per le famiglie è immediato.
Noi non siamo l’unico Paese europeo che affronta questa situazione. Tutti gli altri Paesi si trovano nella nostra condizione, forse alcuni in una condizione più complessa con propri assetti – come dicevo prima – e con problemi molto più rilevanti, anche dei cittadini. E tutti abbiamo ricevuto richieste di aiuto da parte dei Paesi del Golfo. Tutti stiamo valutando, insieme, l’evolversi della situazione anche per dividersi la responsabilità. Non possiamo aiutare tutti, tutti.
Per questo siamo in stretto contatto con i miei omologhi. Il tavolo è formato e permanente e vede sedere gli advisor dei Ministri e i Capi di Stato Maggiore di questi Paesi, e lo stiamo allargando anche agli altri Paesi. Ieri ho scritto all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kallas, proponendo una valutazione generale e una strategia generale a livello europeo, il tentativo di costruire almeno una strategia che non sia di singole Nazioni ma che, in qualche modo, metta, dal punto di vista militare, almeno insieme tutta l’Europa.
In un momento così delicato ciò che serve è la responsabilità, la coerenza, la capacità di agire con rapidità ma dentro una visione che l’Europa deve avere e, in qualche modo, deve essere condivisa. È ciò che stiamo cercando di fare. La scelta che stiamo compiendo è di equilibrio e responsabilità: rafforziamo la protezione, mitighiamo i rischi, difendiamo gli interessi nazionali e diamo un segnale di attenzione ai Paesi colpiti da una reazione dell’Iran che, attraverso l’allargamento del conflitto, sta cercando di scatenare il caos nella regione e oltre. Rafforzare la protezione significa oggi difendere i nostri interessi, i nostri concittadini, i nostri contingenti.
Vi è poi un tema da affrontare in quest’Aula, che è un po’ sorprendente affrontare perché consolidato e disciplinato da regole internazionali che valgono da oltre settant’anni, che è la presenza delle basi statunitensi sul territorio nazionale. Che è la scelta non di questo Governo ma delle scelte compiute dall’Italia nell’ambito della propria appartenenza alla NATO, sin dalla metà del secolo scorso. Le installazioni operano in Italia in forza di un quadro giuridico molto preciso, a partire dal NATO Status of Forces Agreement del 1951 che disciplina lo status delle Forze alleate fino agli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti del 1954, aggiornati nel 1973, e con Memorandum d’intesa del 1995. Queste cornici regolamentari disciplinano i limiti delle attività svolte in modo molto preciso. Sono strumenti che nessun Governo negli scorsi decenni ha mai messo in discussione, né cambiato e hanno garantito equilibrio tra cooperazione alleata e tutela della sovranità nazionale.
In particolare, l’Agreement stabilisce che sono autorizzate, da settant’anni, le attività relative ad operazioni della NATO e quelle addestrative di supporto e operative non cinetiche. Parliamo dunque di attività di supporto logistico, addestramento, cooperazione tecnico-operativa e di velivoli non destinati al combattimento.
Ad oggi, non è pervenuta alcuna richiesta relativa a scenari diversi e al di fuori di questo perimetro, non vi è stata alcuna anticipazione in tal senso, quindi non c’è un tema di basi da concedere. Qualora dovessero emergere domande di questo tipo chiaramente saremmo qui, ma oggi non è successo.
Io vorrei dirlo, in conclusione, con chiarezza: l’Italia non è in guerra e, come ogni altra Nazione al mondo non è stata coinvolta in questa guerra. L’Italia sta cercando di gestire e mitigare, in stretto accordo con le Nazioni amiche, le conseguenze di questo conflitto. Perché questo conflitto è preoccupante e dirompente. Ci dicono, americani e israeliani, che durerà settimane. Ci sono, a cerchi concentrici, molte altre conseguenze sulla sicurezza, sulla operatività dei nostri contingenti, sulla sicurezza degli italiani, sulla richiesta di aiuto di Nazioni amiche e sulla crisi energetica. Tra le tante problematiche laterali, ci si porrà anche quella dell’utilizzo delle basi americane in Italia, come dicevo prima. E su questo punto voglio ridire, per l’ennesima volta, ciò che ho detto prima: noi rispetteremo puntualmente ciò che prevede l’Agreement con gli Stati Uniti. Le norme prevedono notifiche tecniche per ciò che riguarda la logistica e ciò che non è cinetico, e autorizzazioni governative per il secondo caso.
La Presidente Meloni mi invita ad impegnarmi, in quest’Aula, perché questa seconda scelta sia assunta d’intesa col Parlamento, e così sarà. Non penso che sarà mai richiesto, non penso che ci sarà mai richiesto, ma se ce lo chiederanno torneremo qui e decideremo insieme. Lo ripeto, non è una guerra che l’Italia vuole o ha voluto. Stiamo lavorando tutti, sin dall’inizio della legislatura, per contribuire a spegnere ogni focolaio o tensione nel mondo.
Questa in Medio Oriente è una guerra cui dobbiamo gestire ogni possibile conseguenza. Comunque, per oggi, visto quello che è successo in Turchia, visto quello che è successo a Cipro, ho dato mandato e ho chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa di innalzare, a livello massimo, il livello di protezione della rete di difesa aerea e antibalistica nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati del gruppo Misto) in coordinamento con gli alleati e con la NATO, perché quando dico che di fronte ad una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto, tutto può essere aspettato.
Per quanto riguarda Cipro e la possibilità di un invio di un aiuto navale a Cipro, voglio citare il paragrafo 7: “qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri”.
Questo è il motivo per cui con Spagna, Francia e Olanda, noi, nei prossimi giorni, manderemo degli assetti navali a protezione di Cipro (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
(Discussione)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Governo.
È iscritto a parlare il deputato Giglio Vigna. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA (LEGA). Grazie, signor Presidente e grazie ai Ministri.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA (ore 10,40)
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA (LEGA). Abbiamo detto diverse volte che il fronte Sud avrebbe bussato alla nostra porta, che il fronte Sud era da tenere in considerazione tanto quanto il fronte Est, ed eccoci qui. Ed ecco che il fronte Sud è arrivato a bussare al nostro uscio.
Iniziamo a dire grazie al Governo, grazie ai nostri militari, grazie alla nostra Protezione civile, grazie alla rete delle nostre ambasciate e dei nostri consolati per tutto quello che hanno fatto e stanno facendo per i nostri connazionali presenti nell’area, in particolare per i connazionali che vogliono tornare a casa. La macchina dell’Italia si è dimostrata all’altezza della situazione. Come Lega non possiamo che vedere in modo positivo lo smantellamento di un regime integralista islamico, vicino a dotarsi dell’arma atomica, che nega i diritti civili e i diritti alle donne, agli oppositori, alle minoranze, ai cristiani, ai curdi e agli studenti. Non possiamo che vedere questa operazione degli Stati Uniti e di Israele in modo positivo. Auspichiamo la liberazione del popolo dell’Iran. Lo diciamo senza esitazione. Oggi chi è in piazza contro questo intervento, così come ieri era in piazza a manifestare contro Israele e contro Hamas, è dalla parte sbagliata della storia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Oggi c’è chi paragona questo intervento, questo tentativo di smantellamento del regime islamista iraniano alla vile aggressione della Federazione Russa all’Ucraina. Chi fa questo paragone è in errore ed è dalla parte sbagliata della storia.
Come Lega valutiamo bene questo intervento. Auspichiamo ovviamente che il tutto si risolva il più velocemente possibile e che le ostilità si risolvano nel modo più veloce possibile. Come Italia siamo pronti a fare la nostra parte, l’abbiamo dimostrato con questa risoluzione parlamentare, che certo pone limiti importanti: l’uso delle basi italiane agli alleati americani solo ed unicamente per fini logistici e per scopi di addestramento. Quindi, come hanno ben detto i due onorevoli Ministri, non partiranno aerei americani o alleati dalle basi italiane, ma è chiaro che bisogna rispettare e tutelare i trattati internazionali, come bisogna rispettare e tutelare i partner europei. Siamo pronti a dare tutto il supporto a Cipro e agli altri partner europei, come ovviamente i partner europei farebbero nei confronti dell’Italia nel caso i problemi si verificassero in Italia. E questo è chiaramente scontato perché siamo nell’Unione europea, perché siamo nella NATO. È altrettanto importante tutelare i partner del Golfo Persico, anche perché nell’area vivono e transitano circa 70.000 italiani. In questo momento vi sono altri 30.000 italiani che si trovano sotto i bombardamenti; quindi è come se un nostro capoluogo di provincia fosse in questo momento a rischio e sotto le bombe iraniane. Onorevoli colleghi, è come se Novara, Piacenza o Ancona fossero in questo momento bombardate dall’Iran. Quindi è chiaro, è giusto, è logico che l’Italia protegga anche questi italiani in quell’area. E quindi ovviamente siamo d’accordo con risoluzione che abbiamo scritto e cofirmato con la maggioranza, anche per questo motivo.
E poi c’è un punto che è stato voluto dalla Lega in questa risoluzione. Abbiamo parlato dell’aiuto ovvio ai Paesi del Medio Oriente, abbiamo parlato dell’aiuto ovvio ai Paesi dell’Unione europea e della NATO; abbiamo detto che facciamo la nostra parte anche nel rispetto degli accordi internazionali con gli Stati Uniti. All’interno della risoluzione, siamo contenti che, grazie all’azione della Lega, è stato aggiunto un punto sulla proiezione nazionale. Lo sappiamo: l’Iran ha i cosiddetti proxy in tutta l’area del Medio Oriente, ma fra questi proxy potrebbero esserci anche cellule terroristiche sul nostro territorio, che in questo momento potrebbero ricevere l’ordine diretto di attaccare o, considerato che la catena di comando iraniana è smantellata, forse – pericolo ancora maggiore – potrebbero decidere di muoversi autonomamente.
Il Governo e le nostre forze di sicurezza hanno già fatto molto, ce l’ha detto il Ministro, abbiamo già alzato il livello di protezione interna. Come Lega abbiamo voluto ribadirlo nella risoluzione. Per proiezione interna, come Lega, in questo momento, affermiamo che è importantissimo bloccare, prevedere uno stop completo a tutti gli sbarchi sul nostro territorio (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Il Viminale, con il Ministro Piantedosi, sta già facendo molto. L’Europa deve fare la sua parte. È il momento di arrivare a “sbarchi zero”. Per “proiezione interna” intendiamo ovviamente il monitoraggio del nostro territorio nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), quindi la lotta al radicalismo islamico sul nostro territorio nazionale, la lotta alla radicalizzazione sul nostro territorio nazionale e, naturalmente, il rafforzamento di quella importante operazione di presidio delle nostre piazze e delle nostre strade, che si chiama “Strade sicure”. Quindi il rafforzamento in questo momento di “Strade sicure”.
Bene, onorevoli colleghi e gentili rappresentanti del Governo, non posso far altro che ringraziare ancora una volta i militari, la Protezione civile e tutta la nostra rete di ambasciate e di consolati per quello che stanno facendo nell’area e annunciare – anche se sono in discussione generale – il voto favorevole della Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EUROPA). Grazie, signora Presidente. Signori Ministri, sono deluso e preoccupato, non tanto per le vostre parole, che hanno replicato con poche aggiunte quelle di lunedì scorso, ma sono molto deluso e preoccupato dal fatto che questo appello all’unità, con tutto il rispetto per il ruolo importante del Ministro degli Esteri e del Ministro della Difesa, in quest’Aula deve venire a farlo il Presidente del Consiglio. Ma che senso ha che voi replichiate quello che avete già detto? Il richiamo all’unità politica, in quest’Aula, su un tema così delicato e in un momento così cruciale, deve venire a farlo il Presidente del Consiglio, mentre noi non sappiamo ancora che cosa pensi il Presidente Meloni di quello che sta succedendo. Ha forse detto qualcosa in un’intervista al TG5 o a RTL. Vi siete prestati alle audizioni parlamentari, siete qui oggi, siete stati qui lunedì.
Lei zero, non ha nemmeno fatto una conferenza stampa. Io so cosa pensa Macron, so cosa pensa Sanchez, so cosa pensa e dice Merz (Applausi dei deputati del gruppo Misto-+Europa e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), so cosa pensa e dice Tusk, posso condividere o non condividere, ma non so cosa dice il Presidente del Consiglio italiano. Questo non è accettabile! Oggi doveva esserci lei. Non è un tema che riguarda, signor Ministro Tajani, quello che la Farnesina meritoriamente sta facendo, e noi, magari, se abbiamo qualche informazione, cerchiamo di contribuire per la tutela della sicurezza e il rimpatrio dei cittadini italiani.
E nemmeno basta quello che dice il Ministro Crosetto su un coordinamento meritorio con altri Ministri della Difesa dell’Unione europea e del Regno Unito. Qui manca completamente la visione politica, manca l’iniziativa politica dell’Italia, siete a ruota. Perché Meloni non dice niente? Io penso che non dica niente perché non sa nulla, non sa cosa dire. È scappata perfino dalla proposta di Macron, che almeno ha reagito, convocando altri Governi dell’Unione europea, tutti i principali Governi dell’Unione europea, a discutere di una proposta dell’estensione della deterrenza avanzata nucleare per tutti i Paesi europei.
Si può discutere, l’Italia è fuori. Meloni ha solo in testa di fare campagna elettorale per Orbán; ha partecipato a un video promozionale della campagna elettorale di Orbán, il nemico dell’Unione europea, quello che usa il veto per distruggere qualsiasi ipotesi di politica estera e di sicurezza comune a livello nazionale, e non viene qui a spiegarci cosa pensa di quello che sta succedendo. Noi, e chiudo, abbiamo presentato una risoluzione, che spero che il Governo e l’Aula possano considerare. Siamo pronti anche a discutere – Crosetto ha detto che tornerete nel caso, e ci mancherebbe altro – dell’eventuale messa a disposizione per questa operazione di basi e infrastrutture, ma dovete farlo concordandolo a livello europeo e chiedendo, nel caso, una condivisione agli Stati Uniti di obiettivi e strategie. Viva il popolo iraniano!
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Io credo che, in una fase storica così complessa e così pericolosa, di fronte a uno scenario geopolitico così drammatico e così critico, sia necessario innanzitutto mettere alcuni punti fermi, difficili da negare. Il primo: è innegabile ed è incontestabile la pericolosità del regime iraniano, che rappresenta una minaccia non soltanto per gli equilibri del Medio Oriente, ma per il mondo intero, da sempre, dal giorno della rivoluzione islamica del 1979. È innegabile, dimostrato, non contestabile che il regime iraniano sia uno dei più grandi sponsor del terrorismo mondiale.
L’Iran ha finanziato e armato le più feroci e sanguinarie milizie terroristiche legate all’islamismo radicale: Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen, le milizie sciite irachene e Hamas a Gaza, che, con il massacro del 7 ottobre, ha bloccato gli Accordi di Abramo tra Israele e Arabia Saudita, impedendo così l’operazione storica di pacificazione dell’area. Le reti del regime iraniano sono coinvolte in decine di attentati e rapimenti contro obiettivi occidentali in Medio Oriente e nell’assassinio di oppositori in tutto il mondo.
Così come è innegabile che il regime abbia da sempre alimentato lo scontro tra sunniti e sciiti per ottenere l’egemonia del mondo islamico, ed è innegabile che i loro piani nucleari abbiano sempre avuto come obiettivo la distruzione dello Stato di Israele, definito dai mullah come il cancro sionista da estirpare. È noto a tutti che, se avessero avuto la bomba atomica, avrebbero già raso al suolo Israele. Così ancora come è innegabile che ogni tentativo diplomatico, da ultimo anche quello di Ginevra, per limitare le ambizioni belliche e nucleari del regime iraniano sia finito nel nulla, sia miseramente fallito.
E allora negare che l’Iran, che oggi spara missili su tutti e contro tutti, dopo avere massacrato il suo popolo, rappresenti una minaccia significa negare l’evidenza. E vengo al secondo punto fermo, che riguarda l’azione messa in campo dagli Stati Uniti e da Israele: l’attacco del 28 febbraio, largamente collegato alle questioni che ho espresso prima. Siamo tutti d’accordo sul fatto che la guerra non può essere uno strumento di risoluzione delle controversie internazionali. La guerra è un evento mostruoso, che inorridisce le nostre coscienze, e ogni guerra non riguarda soltanto i popoli direttamente coinvolti, ma tutti noi, la nostra serenità, la nostra sicurezza, anche le nostre economie e le nostre imprese.
Tuttavia, questa guerra oggi è un dato di fatto, e siccome noi non siamo opinionisti e questo non è un talk show, ma siamo parlamentari della Repubblica e questo è il Parlamento italiano, davanti a questa guerra oggi abbiamo un solo compito: operare nel migliore interesse della Nazione e del popolo italiano. Poi ci sarà tempo per discutere di come ristabilire un ordine internazionale che sembra definitivamente compromesso.
E allora la prima cosa che una politica responsabile deve fare è unirsi e lavorare per proteggere i nostri connazionali e i nostri militari presenti nell’area del Golfo, così come il Governo ha assicurato; i nostri connazionali esposti a ritorsioni terroristiche in Italia e ovunque nel mondo, perché mai come ora è forte il timore di un’attivazione di cellule dormienti del terrorismo islamista. E ancora, unirsi e lavorare per proteggere il nostro sistema economico e produttivo e le nostre famiglie dalle conseguenze economiche di questa guerra, soprattutto per quello che riguarda l’energia e l’aumento dei prezzi.
In parallelo, abbiamo il dovere di agire insieme agli alleati per sventare il progetto di Teheran di estendere il conflitto e di incendiare il Medio Oriente, con tutte le conseguenze drammatiche che difficilmente sarebbero prevedibili. E alla sinistra che ci invita a prendere le distanze dagli Stati Uniti e da Israele vorrei chiedere se isolarci dagli alleati possa essere utile a raggiungere questi obiettivi o, piuttosto, non sia la solita visione ideologica, che nulla ha a che fare con la tutela degli interessi nazionali.
Stare al Governo comporta delle responsabilità precise, e oggi la principale responsabilità è mettere a frutto le nostre storiche alleanze occidentali ed europee, non rottamarle, rispettando i trattati che, da oltre mezzo secolo, rappresentano la struttura portante della nostra politica estera. Noi Moderati assicura pieno sostegno all’Esecutivo, consapevoli che la linea della serietà e della responsabilità scelta dal Governo italiano sia l’unica in grado di tutelare l’interesse nazionale e la vita di migliaia di nostri concittadini e del nostro contingente militare impegnato all’estero (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Siamo dinanzi all’ennesimo scenario di crisi internazionale innescato dagli Stati Uniti d’America e da Israele, e ancora una volta l’Europa viene trascinata dentro. Voglio essere subito chiaro, Presidente: l’Europa non ha nemici, soprattutto l’Italia non ha nemici. Il fatto è che, da 20 anni a questa parte, noi combattiamo i nemici degli altri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e la verità è che a scegliere i nostri nemici e a imporceli sono gli Stati Uniti d’America e Israele. Noi non partecipiamo, noi obbediamo, e come scusa viene sempre utilizzata la stessa retorica: ci sono degli Stati che sono amici dei terroristi e altri Stati che non sono amici dei terroristi. Bene, e allora Israele?
Vede, noi accusiamo l’Iran di stare per programmare la bomba atomica, ma l’Iran, sul programma nucleare, è sotto stretta osservazione della comunità internazionale, mentre Israele ha 90 ordigni nucleari per i quali ha letteralmente schiaffeggiato la comunità internazionale, non è stata sottoposta ad alcun controllo. E ancora, Israele è quello che bombarda 7 Paesi vicini; Israele è quello che compie un genocidio nei confronti dei palestinesi di Gaza; Israele è quello Stato che massacra i palestinesi e la Cisgiordania; Israele è quello Stato che ha come Premier un soggetto sul cui capo pende un mandato di cattura internazionale dalla nostra Corte internazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che è quell’ente di legalità che noi occidentali buoni abbiamo voluto perché non si ripetessero più le atrocità della Seconda guerra mondiale.
E quello che cos’è, se non è terrorismo, Presidente? Allora la verità è ancora un’altra, e cioè che esiste evidentemente per questo Governo un terrorismo buono e un terrorismo cattivo, tant’è che noi abbiamo ricevuto con tutti gli onori il Presidente della Siria, ma quel Presidente viene dall’ISIS. Voglio ricordare una cosa a questi nostri governanti: l’Iran è il cuore pulsante dello sciismo; il 95 per cento dell’Iran sono sciiti, sono quelli che ci hanno aiutato a combattere i sunniti terroristi, da Al-Qaeda all’ISIS.
Questa è la verità, Presidente, che noi dobbiamo dire. E viene anche emblematico ricordare il silenzio per 48 ore del nostro Premier Giorgia Meloni dal caso del misterioso Ministro della Difesa in uno scenario di guerra, dove il Ministro degli Affari esteri non sapeva che il nostro Ministro della Difesa si trovasse all’estero.
Ma, dopo questa barzelletta, arriva la nostra Meloni dopo 48 ore, dicendo “ma è colpa della Russia, è colpa di Putin, che ha aggredito l’Ucraina”. Sono 20 anni che bombardiamo gli altri Paesi. Abbiamo bombardato l’Iraq, abbiamo bombardato l’Afghanistan, abbiamo bombardato la Libia, abbiamo bombardato Belgrado e oggi dobbiamo sentire questa favoletta ancora degli aggressori e degli aggrediti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?
Benissimo, vogliamo stare al gioco e chiediamo a questo Governo di prendere l’iniziativa per inviare dei pacchetti di sanzioni nei confronti degli Stati Uniti e di venire qui con un pacchetto di aiuti militari verso l’Iran, che è aggredito dagli Stati Uniti, credendo a questa fandonia. Ancora, Presidente, noi ci troviamo per l’ennesima volta di fronte a quelle bugie per cui ci sono dittature e dittature. Le dittature buone sono quelle del Qatar, dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi, perché sono gli amici degli Stati Uniti d’America.
La verità è che eravamo succubi di Biden e oggi siamo succubi di Trump, e abbiamo perso quella nostra tradizione di Paese che aveva la storia, ha fatto la storia della diplomazia, ma almeno è servito per l’ennesima volta a far buttare giù la maschera a questo Governo di sedicenti sovranisti, ma che in realtà rappresentano il Governo più succube della storia della Repubblica italiana nei confronti di Stati Uniti e Israele (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
E che scena squallida, Ministro Tajani, ci ha consegnato quando si è presentato con il cappellino rosso in mano. Lei è il Ministro degli Affari esteri di una delle potenze economiche più grandi del mondo, almeno lo eravamo, è andato lì con il cappello in mano. Questa è la sua rappresentazione dell’Italia nel mondo: andare lì, in un comitato d’affari internazionali, con il cappello in mano MAGA, come un fan qualunque di Trump, sedendosi al fianco del ministro degli esteri di uno Stato genocida, dietro a Tony Blair, che insieme a Bush figlio hanno sulla coscienza 600.000 morti.
Questo ha rappresentato lei, Ministro degli Affari esteri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Vede, è stata una scena veramente patetica, e d’altronde lei è un Ministro che ci sta abituando a delle figure veramente barbine, ed è un Ministro degli Affari esteri che ha addirittura affermato che il diritto internazionale vale fino a un certo punto. Ci chiediamo come mai lei voglia cambiare 7 articoli della nostra Costituzione italiana, se addirittura per lei è il diritto internazionale che vale fino a un certo punto.
Per noi chi è che vale fino a un certo punto è lei, Ministro Tajani, questa è la verità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E al Ministro Crosetto, che si è assentato, ho tre domande specifiche da fare. La prima: nell’ultima seduta congiunta di Camera e Senato ha detto che siamo in un mondo di pazzi. Voglio chiedere al Ministro Crosetto qual è la sua ricetta per uscire fuori da questo mondo di pazzi. Ha detto che, in caso di attacco aereo, l’Italia non ha difese. Benissimo, allora vorrei chiedere perché vogliamo dare quelle che abbiamo agli altri Paesi colpiti dai missili iraniani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
E se abbiamo paura di essere attaccati dall’Iran è perché ci ritengono un obiettivo militare, quindi una minaccia per loro. Quanto detto sarebbe vero con la cessione delle nostre basi, prima di tutte quella a Sigonella, a favore degli Stati Uniti d’America per attaccare l’Iran. Dato che questa è una guerra in cui ci trascinano gli Stati Uniti, non sarebbe il caso di seguire l’esempio dell’unico leader europeo che abbiamo oggi sulla scena politica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), il Presidente della Spagna Sanchez, che ha condannato e ha detto di tirarsi fuori da questo mondo di pazzi?
Concludo, Presidente: la scorsa notte il Ministro degli esteri americano ha affermato che l’America è entrata perché costretta da Netanyahu, e voglio ricordare le parole della deputata israeliana Sara Jacobs, la quale ha affermato che Netanyahu sono 40 anni che sta cercando di bombardare l’Iran e ha tentato questo con tutti i Presidenti degli Stati Uniti d’America.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ARNALDO LOMUTI (M5S). Lei, deputata israeliana, con la famiglia, in questi giorni, sotto, nei bunker, ha detto che Trump è stato l’unico Presidente degli Stati Uniti d’America abbastanza stupido da seguire Netanyahu. Quindi, per favore, tirateci fuori da questo mondo di folli (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata De Monte. Ne ha facoltà.
ISABELLA DE MONTE (FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, ringrazio innanzitutto i Ministri Tajani e Crosetto per le comunicazioni rese e per la disponibilità e l’attenzione che sempre mostrano verso il Parlamento, e non è la prima volta. Lunedì scorso, nelle Commissioni riunite di Camera e Senato, avete scelto di venire a riferire, e oggi siete qui ad aggiornare il Paese sugli sviluppi di questa grave crisi internazionale.
La situazione resta instabile, cambia rapidamente e si aggrava perché l’Iran ha volutamente esteso le rappresaglie anche contro i Paesi del Golfo non coinvolti direttamente nel conflitto. Sono attacchi che colpiscono la regione, aumentano l’instabilità e rischiano di trascinare dentro altri attori. È un modo per fare pressione su più fronti. L’Iran usa soprattutto missili e droni con l’obiettivo di allargare la crisi e far salire il costo del conflitto nella regione, colpendo anche infrastrutture e traffici. Per questo i Paesi del Golfo sono entrati nel mirino.
Le conseguenze sono immediate, più rischio per la sicurezza e più tensione politica. La linea del Governo è stata giustamente centrata su obiettivi immediati: assistenza agli italiani nell’area e rientri sicuri, protezione del personale militare e delle missioni, e insieme tenere aperto uno spazio politico credibile. Senza diplomazia il rischio è una spirale che si autoalimenta. Sui connazionali il Governo ha tenuto insieme due piani. Infatti, c’è chi si trova nei Paesi più esposti e ci sono anche molti italiani che non sono in area di attacco, ma restano bloccati perché aeroporti e spazi aerei si chiudono, i voli vengono cancellati, gli hub diventano saturi.
L’attività della Farnesina si è mossa fin dalle prime ore per dare assistenza capillare e aggiornata ai nostri connazionali. Ringrazio il personale delle nostre ambasciate e dei nostri consolati e i dipendenti del Ministero degli Affari esteri per il lavoro che stanno svolgendo in condizioni difficili (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Ringrazio anche le donne e gli uomini in divisa impegnati nelle missioni nell’area. Accanto alla tutela dei civili, il Governo, infatti, sta gestendo la sicurezza del nostro personale militare impegnato in diverse missioni.
Su questo fronte si è agito in modo programmato. I rischi per il personale erano già mitigati da settimane con misure concrete: alleggerimento delle presenze non indispensabili, revisione delle misure di sicurezza e aggiornamento dei piani di evacuazione. E in uno scenario in cui missili e droni riducono i tempi di reazione, questo tipo di postura serve a ridurre l’esposizione e a mantenere prontezza operativa. Sul piano politico la posizione è chiara: noi non siamo parte del conflitto, l’Italia non è in guerra.
Allo stesso tempo, l’Italia è un Paese occidentale e atlantico. Per questo il Governo fa bene a tenere aperti i canali con tutti i partner rilevanti e a lavorare perché la crisi non si allarghi. Dentro questa cornice va ricordato cos’è l’Iran. È un regime che da anni reprime il dissenso e usa la violenza interna come strumento di Governo. È una teocrazia che non fa sconti, che considera il corpo femminile proprietà del regime, dove una ciocca di capelli fuori posto diventa un crimine di Stato e il velo, imposto con la forza, diventa la linea di confine tra l’obbedienza e la violenza della Polizia morale.
Ed è la teocrazia che ha brutalmente tolto il futuro di tanti e troppi giovani che chiedevano null’altro che vivere in pace, democrazia e libertà. E Forza Italia sarà sempre convintamente dalla parte e a sostegno della libertà e del diritto di autodeterminazione dei popoli (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). E Forza Italia non accetterà mai una narrazione comoda e irrealistica di chi pensa che si possa vincere a mani nude contro chi è armato di una violenza spietata. Siamo tutti per la difesa del diritto internazionale, ma siamo prima ancora per la tutela dei diritti umani, per il diritto alla vita, per il diritto all’espressione del proprio pensiero, per i diritti delle minoranze.
E chiediamo dov’è la tutela del diritto come noi lo conosciamo quando vengono praticati processi iniqui, confessioni sotto tortura, esecuzioni capitali esemplari, torture fisiche e psicologiche, punizioni corporali, dalla fustigazione alle amputazioni, sparizioni forzate. Dov’è qui il diritto? No, Presidente, non possiamo rimanere ciechi davanti all’enormità di queste atroci violenze. E la ringraziamo, Ministro Tajani, per avere spinto l’Unione europea verso un segnale politico forte, inserendo i pasdaran nella lista UE del terrorismo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
E la ringraziamo perché va ricordato che la diplomazia serve, ma non può mai diventare rimozione della realtà. Infine, c’è un obiettivo che non cambia: impedire che l’Iran si doti dell’arma nucleare. Ora, dopo la morte di Khamenei, si apre una fase di transizione interna delicata. Il processo di successione e i nuovi equilibri tra istituzioni religiose e apparati di sicurezza possono incidere sulle scelte regionali dell’Iran. È un fattore che aumenta la volatilità e rende ancora più importante lavorare su contenimento e canali politici.
Per giungere alla de–escalation è necessario un lavoro diplomatico quotidiano ed è un lavoro che il Governo sta portando avanti con UE, G7 e partner regionali per evitare l’estensione del conflitto. Dentro questa impostazione rientra anche la disponibilità ad aiutare i Paesi del Golfo: sono arrivate richieste di aiuto logistico e di forniture di materiali. La richiesta riguarda sistemi e mezzi di difesa, non un intervento offensivo. Su questo il Parlamento si esprime con apposito atto di indirizzo, seguendo le regole e le procedure previste dalla legge. La priorità deve essere quella di garantire la protezione dei cittadini italiani, supportare Paesi partner e salvaguardare anche le infrastrutture strategiche presenti nell’area, a tutela degli interessi primari nazionali. Questo per scongiurare una crisi energetica, che sarebbe dannosa per i cittadini e per le imprese italiane. Esprimiamo, quindi, apprezzamento per il lavoro dei Ministri Tajani e Crosetto e confermiamo il pieno sostegno alle scelte dell’Esecutivo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell’Istituto tecnico, economico e tecnologico “Vittorio Emanuele III” di Lucera, provincia di Foggia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui, benvenuti a Montecitorio (Applausi). È iscritta a parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ringrazio i Ministri Tajani e Crosetto per l’informativa che hanno dato all’Aula questa mattina e che fa seguito all’audizione di pochi giorni fa a Camera e Senato. Il rischio, in effetti, è forse quello di una duplicazione di dichiarazioni. Si sente la mancanza del fatto che la Presidente del Consiglio possa prendere responsabilità della situazione che stiamo vivendo. Quindi, non posso che iniziare ringraziando i Ministri che sono presenti, ma sottolineando quanto ancora sia grave e non opportuno e adatto alla gravità della situazione limitarsi a leggere dichiarazioni della Presidente del Consiglio quando le rilascia ad una radio, ad un’intervista e come in qualche modo lei si ostini a non venire in quest’Aula e a rapportarsi con il Parlamento.
Prendiamo però atto di quanto hanno detto i Ministri. Ci muoviamo in una situazione straordinaria, con informazioni ancora in evoluzione e questo richiede inevitabilmente prudenza e senso di responsabilità nelle valutazioni. È questa la posizione del gruppo di Azione: in una fase come questa, la priorità deve essere la tutela delle persone, prima ancora delle valutazioni geopolitiche. Quali persone? Innanzitutto i nostri concittadini, chiaramente, i primi a cui dobbiamo guardare; concittadini che si trovano nell’area di crisi, che devono essere messi chiaramente nelle condizioni di essere informati, assistiti e, se necessario, messi in sicurezza. Non posso quindi esimermi dal ringraziare tutto il nostro corpo diplomatico e non, che lavora presso il Ministero degli Affari esteri. Una speciale menzione chiaramente a coloro che sono in loco e che lavorano per assistere i nostri connazionali e a tutti coloro che lavorano all’unità di crisi, che ho avuto il piacere di poter visitare e che stanno lavorando giorno e notte ininterrottamente: a loro va davvero il nostro ringraziamento.
Dobbiamo pensare anche, però, ai cittadini iraniani: forse troppo assenti in queste valutazioni che abbiamo ascoltato ancora in quest’Aula? Cittadini colpiti dal regime, persone arrestate, oppositori, attivisti, giornalisti. Ricordiamo che, negli ultimi anni e specificatamente negli ultimi mesi, tra fine dicembre e gennaio, migliaia sono le persone uccise per strada e altrettante sono le persone incarcerate, in particolare anche il carcere di Evin meriterebbe una menzione in quest’Aula. Lo stesso, tra l’altro, in cui in passato sono stati detenuti alcuni nostri connazionali e che oggi risulta in condizioni di totale abbandono. Sarebbe necessaria un’azione multilaterale diplomatica e politica più in generale per mettere in sicurezza le persone che si trovano in questo carcere.
Un’attenzione particolare ovviamente anche ai nostri contingenti, ai nostri militari presenti nella regione, che operano in missioni internazionali e che oggi si trovano esposti ad una fase di forte instabilità. La loro sicurezza, quindi la sicurezza dei nostri militari e del personale impegnato nelle missioni internazionali, deve essere una priorità assoluta, così come la chiarezza sulle condizioni operative e sui rischi che stanno affrontando.
Arriviamo qui alle condizioni in cui queste persone rischiano la propria vita e si trovano ad operare: sono condizioni che sono state dettate da altri. Questo è il primo elemento politico importante che desidero sottolineare: il conflitto rischia di avere un’escalation cosiddetta orizzontale e, quindi, di dilagare per tutto il Medio Oriente, con conseguenze che sono davvero difficili da prevedere, ma che sarebbero sicuramente a detrimento del commercio, dei diritti umani e della sicurezza di milioni di persone. Questo non è stato concordato con i Paesi alleati, non è stato concordato con l’Italia, non è stato concordato con l’Europa. Ci troviamo oggi a parlare di una situazione rispetto alla quale siamo chiamati a prenderci una parte di responsabilità, a fare la nostra parte, a dare il nostro contributo, lì dove, però, il nostro contributo non si è chiesto nel momento in cui c’erano scelte strategiche da fare e c’era da decidere come continuare ad operare. Questo purtroppo fa il paio e non è troppo lontano da come il Presidente degli Stati Uniti ha definito i suoi alleati in tema di difesa, ovvero “parassiti”.
Quindi, si sta chiedendo a dei parassiti di contribuire, di prendere sulle proprie spalle la responsabilità di una situazione assolutamente allarmante e assolutamente grave. In qualche modo, noi siamo chiamati a dare una risposta su questo. Chiaramente, lo faremo con senso di responsabilità: dovremo farlo necessariamente dentro un quadro europeo di difesa e dovremo farlo con le nostre risorse, che nella difesa sono molto limitate. Nella nostra risoluzione voi troverete un punto che riguarda gli impegni italiani verso la difesa, sia nella cornice europea, sia nella cornice NATO, perché poi possono rimanere soltanto chiacchiere quegli impegni che non possono vedere un seguito in azioni concrete perché mancano le risorse, perché non si è investito per anni, perché il tema è impopolare. Questo è chiaro, però una classe dirigente e responsabile si prende l’onere anche di azioni impopolari, se queste sono per la difesa del Paese e dei cittadini.
Ecco, questo è stato un percorso guidato da altri, ma noi cosa possiamo fare? Tornare all’Europa, tornare al rispetto del diritto internazionale, alla responsabilità, alla cooperazione tra Stati. La crisi ha avuto effetti sul Mediterraneo orientale già importanti, con attacchi a basi come quella britannica di Akrotiri, a Cipro, disagi nei trasporti e vulnerabilità evidenti delle infrastrutture. Quindi, è bene ascoltare dalle parole dei Ministri la disponibilità dell’Italia ad andare in soccorso di un Paese membro, ancora una volta nella cornice della difesa europea.
Concludo, Presidente. Rafforzare la difesa nazionale ed europea, mantenere alta l’attenzione sui rischi per il nostro territorio e tutelare con responsabilità i cittadini italiani e la popolazione più vulnerabile nelle aree di crisi e i cittadini iraniani, che non chiedono l’escalation militare, non chiedono il dilagare di una guerra, ma chiedono la possibilità, l’opportunità di poter decidere per il proprio Paese. Non in maniera dissimile da quanto chiedeva il popolo venezuelano, Ministro Tajani, mi rivolgo specificatamente a lei, a cui abbiamo dato l’impressione di poter dare un contributo in questi termini e che ancora sta attendendo cosa la comunità internazionale e cosa l’Italia, in particolare, intendano fare per garantire a questi popoli il diritto davvero di autodeterminarsi (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell’Istituto di istruzione superiore statale “Olivelli Putelli” di Darfo Boario Terme, in provincia di Brescia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio (Applausi). È iscritto a parlare l’onorevole Maullu. Ne ha facoltà.
STEFANO GIOVANNI MAULLU (FDI). Grazie, Presidente. Grazie ai Ministri, che hanno voluto darci un quadro di insieme particolarmente accurato. Un grazie al Ministro Crosetto, perché non ha lanciato una suggestione, ma io credo che abbia dato attenzione a un particolare, che credo riguardi non semplicemente il fronte orientale – come siamo abituati a conoscerlo -, ma ciò che sta accadendo in Russia, ovvero chi esprime l’élite, quindi il gruppo dei siloviki, che hanno tutta una serie di perplessità che il Ministro ha voluto rammentare. Mi auguro che non siano parole profetiche le sue, perché tutti voi sapete che la Russia ha da tempo adottato le armi nucleari tattiche, che sono parte integrante della politica di deterrenza e ha abbassato la soglia di utilizzo di questi strumenti esattamente un anno fa, il che significa qualcosa di molto pericoloso rispetto al contesto tradizionale che siamo abituati a vedere, che siamo abituati a utilizzare e a confrontare.
Ecco, io credo che il Ministro abbia dato uno spunto che non deve essere sottovalutato, ma che deve essere messo all’attenzione dell’Aula, perché riflette esattamente un salto di qualità anche nell’atteggiamento che, sul fronte orientale, gli invasori dell’Ucraina stanno dimostrando. Perché dico questo? Perché è evidente che c’è un filo rosso che tiene insieme il regime teocratico iraniano con la Federazione russa o, meglio, con il regime russo, ed è la stessa postura rispetto ai diritti umani, rispetto alle libertà, ed è qualcosa che si è tradotto, per quanto riguarda l’Iran negli ultimi cinquant’anni, certamente da quando è nato, con una visione totalmente antioccidentale, la stessa che ha caratterizzato sino ad ora il regime russo.
È una visione antioccidentale che ha avuto, poi, dei capisaldi particolarmente significativi: l’avversione totale verso lo Stato di Israele, perché un modello democratico in un contesto mediorientale fa paura, spaventa, alimenta i desideri di libertà delle popolazioni e questo non può essere certamente sopportato, e poi questa rivendicazione di leadership regionale che l’Iran ha voluto a tutti i costi proiettare in quel quadrante – la famosa mezzaluna sciita – e l’alimentare tutti i movimenti terroristici che sono diventati un problema, un enorme problema per tutti, a partire da coloro che hanno, attraverso gli Accordi di Abramo, scelto un’alternativa, un’alternativa di collaborazione, un’alternativa di coabitazione con l’unica democrazia presente in quel quadrante.
Questa rivendicazione di leadership regionale ha portato a che cosa? Ha portato a quello che noi stiamo vedendo adesso: a un totale disfacimento di quello che era un grande e straordinario Paese, un Paese ricchissimo di cultura, a un’alimentazione di tutti questi proxy, dallo Yemen alla Siria, a Hezbollah in Libano, a Hamas, tristemente noto ormai per quello che è diventato poi l’elemento scatenante di questa crisi mediorientale, ovvero il 7 ottobre, che dovrebbe essere ben ricordato ogni volta. Dovrebbe essere ben ricordato perché è l’elemento caratterizzante di ciò che accade in Medio Oriente ed è quello che noi dovremmo ricordare sempre.
Ringrazio, poi, la collega Boldrini, perché esattamente due giorni fa in un’audizione ci ha dato l’ulteriore testimonianza di ciò che accade in Iran. Un’attivista iraniana, presente in Italia, ci ha mostrato le fotografie di ciò che il regime fa quotidianamente: donne, uomini e bambini massacrati, portati negli ospedali, fotografie che sono terribili. Questa è esattamente l’essenza di quel regime. Ciò che negli ultimi 10 anni, a intervalli regolari, si è ripetuto in quel contesto rappresenta quello che noi dovremmo cercare di vedere e non, in qualche maniera, non dico giustificare, ma certamente allontanare da quel sentimento di condanna.
Allora non basta, io credo, avere la postura antiamericana, che qualche volta ha dei rigurgiti in un certo mondo politico nazionale, e che ci porta, poi, ad avversare qualsiasi Presidente degli Stati Uniti. Basterebbe ricordare ciò che Biden ha fatto esattamente prima di Trump contro l’Iran. Io credo che tutto questo, invece, vada analizzato rispetto al quadro internazionale che abbiamo davanti, che è caratterizzato da una forte instabilità. Non è un quadro internazionale collegato solo al quadrante mediorientale, come bene ha sottolineato il Ministro Crosetto, ma è un contesto geopolitico che credo creerà problemi all’Europa e al nostro Paese se non si interviene in maniera diretta.
Allora, il Medio Oriente, visto che questo è il principale epicentro, ha la necessità di un intervento che l’Italia svolge da tempo, con un ruolo importante che è stato riconosciuto da tutti, che è un ruolo esercitato attraverso le varie missioni internazionali alle quali noi garantiamo una presenza costante, professionalmente elevatissima e apprezzata da tutti.
Credo che il Parlamento, con tutte le risoluzioni approvate, abbia garantito che questo dispositivo impiegato in quel contesto possa essere anche riproposto a richiesta dei Paesi del Golfo che – ricordo a tutti – rappresentano, senza se e senza ma, un modello alternativo che in questi decenni si è creato rispetto all’Iran (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia), rispetto a chi in quel momento ha creato le condizioni per l’instabilità.
Dunque, quel contesto del Golfo va preservato. Allora, le richieste d’aiuto vanno ascoltate e vanno supportate all’interno di un quadro di accordi che il Parlamento ha già confermato all’interno di un quadro di rapporti internazionali. Questo è quello che l’Italia, soprattutto con quella politica proiettata sul Mediterraneo che il Governo Meloni in questi anni ha voluto fare con grande e puntuale attenzione, deve fare. Noi siamo qui per questo: siamo per garantire la pace, siamo per garantire la possibilità di difesa a chi, in questo momento, è aggredito da un regime che si sta avvicinando al suo crepuscolo. Io credo che il crepuscolo per questo regime degli ayatollah accadrà quanto prima, anche per le pulsioni interne che cercheranno di creare una condizione di stabilità diversa da quella che l’ayatollah Khamenei ha voluto garantire in maniera totalmente sbagliata ai propri cittadini, alla propria popolazione iraniana che ha sofferto, oltre misura, un regime teocratico da eliminare totalmente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Signori Ministri, Crosetto e Tajani, il Partito liberaldemocratico voterà la mozione di maggioranza e ha sottoscritto la mozione di Azione, che ovviamente voterà.
Una considerazione e una domanda. La considerazione: a tutti piacerebbe vivere in un mondo in cui c’è il primato del diritto internazionale, in cui c’è una governance multilaterale effettiva. La verità è che noi siamo andati vicini a questo mondo solo negli anni Novanta. Perché? Perché negli anni Novanta avevano vinto le liberaldemocrazie: il muro di Berlino era crollato, Francis Fukuyama disse che la storia era finita e la Russia veniva con noi a Pratica di Mare, col Presidente Berlusconi, e al G8 di Genova, e stava per essere inglobata nella governance occidentale; sembrava esserci quel mondo a cui tutti aspiriamo.
Questo mondo si rompe quando? L’11 settembre, quando il terrorismo islamico esce dal quadro regionale e diventa una minaccia alle liberaldemocrazie, a dicembre del 2001, quando la Cina entra nell’Organizzazione mondiale del commercio e diventa la seconda potenza mondiale con una postura espansionistica e quando la Russia cambia postura, prima in Georgia, poi in Crimea e poi in Ucraina, e si arrabbia parecchio. Allora, per tornare al mondo multilaterale, noi dobbiamo far vincere le liberaldemocrazie che oggi sono minoranza per la prima volta da un po’ di tempo nel mondo. Ecco perché il punto non è esportare la democrazia dovunque, perché abbiamo visto i fallimenti in Iraq, in Somalia e in Libia, ma portare la lotta alle tirannie laddove c’è domanda di liberaldemocrazia.
La domanda molto semplice, signor Ministro, è se in questo quadro – non so se lei lo condivide o meno, questa è la posizione del nostro partito – l’intervento militare che viene fatto ora, secondo voi, deve soltanto disarmare l’attuale regime o deve puntare a liberare il popolo iraniano da quel maledetto e criminale regime, ovviamente rispettando l’autodeterminazione di un popolo, di un bellissimo popolo di 90 milioni di abitanti di cui 70 milioni hanno meno di 35 anni? Secondo lei, politicamente, noi dobbiamo limitarci a distruggere le loro armi o dobbiamo, in forza dell’analisi del punto precedente…
PRESIDENTE. Concluda.
LUIGI MARATTIN (MISTO). …dire: no, noi portiamo l’attacco al cuore delle tirannie, dei regimi, laddove c’è una domanda endogena di “quel fresco profumo di libertà”, come lo chiamava Paolo Borsellino?
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO (MISTO). Grazie, Presidente. Signori Ministri, grazie per la vostra informativa che avete recato a quest’Aula sotto forma di comunicazioni, perché ci avete reso edotti di tutte le azioni di ordinaria amministrazione che sono state poste in essere fino ad oggi. Finalmente, negli atti di politica estera torna la dicitura “interessi nazionali” ed evidentemente l’effetto Vannacci è sempre più presente ed evidente nella politica attuale. Siamo estremamente preoccupati per quanto sta accadendo in Medio Oriente, poiché l’ennesimo attacco, che è stato funzionale alla destabilizzazione di quell’area del mondo, sempre per volontà del Capo del Governo di Israele, ovvero di Netanyahu insieme a Trump, quell’attacco unilaterale, dicevo, ha causato una serie di problematiche e una serie di danni al nostro Paese.
Mi stupisce chi gioisce di questo attacco, chi ha dichiarato – e faccio riferimento a un deputato della Lega – che è contento di quanto è accaduto. Quindi, quel deputato è contento che il prezzo del petrolio sta salendo a oltre il 13 per cento? È contento del prezzo del gas che ormai ha sfondato quota 35 per cento? È contento dei costi in bolletta che si stanno per registrare sulle bollette delle famiglie italiane con rincari di 200 o 250 euro?
Ecco, noi non siamo contenti, senza contare i rischi, che possiamo subire, di una imminente ondata di immigrati causata da quella destabilizzazione dell’area, su cui ovviamente c’è da fare ogni azione utile per prevenirla.
Vogliamo sapere che cosa vuole fare il Governo, da un punto di vista specifico, per tutelare famiglie e imprese dall’esposizione al caro energia. Il decreto Bollette, che è stato incardinato in Commissione attività produttive, deve essere assolutamente aggiornato. Chiediamo al Ministro Giorgetti di trovare le risorse. Se non le dovesse avere, è molto semplice individuarle: le prendesse da tutti quei miliardi – quasi 5 – spesi per gli armamenti che il Governo continua e si ostina ad inviare all’Ucraina (Applausi di deputati del gruppo Misto).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ascani. Ne ha facoltà.
ANNA ASCANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, siamo qui perché il mondo brucia e tutti noi abbiamo il dovere di dimostrarci all’altezza della drammaticità dell’ora. Spero che accada da adesso in poi perché – lo dico senza alcuna soddisfazione – il Governo non ne ha dato prova finora.
Ciò che affermo traspare chiaramente da un aspetto che solo chi ha una cultura istituzionale debole – diciamo così – può considerare marginale. Di questa seduta, tanto importante quanto necessaria e da noi richiesta immediatamente, non c’è stata una comunicazione del Ministro per i Rapporti con il Parlamento ai gruppi. Abbiamo appreso dalle agenzie di questa disponibilità e delle modalità. Non era mai successo prima – mai! – che, di fronte a una crisi del genere, non si cercassero i leader delle opposizioni per un confronto preliminare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Italia Viva-il Centro-Renew Europe). Mai! Non era mai successo semplicemente perché non può succedere.
Ora, se anche voleste attribuire tutto questo alla concitazione del momento, c’è però un dato sul quale non si può soprassedere e che io tengo in cima alle mie riflessioni, perché credo che da qui discendano molte delle considerazioni che oggi faccio e che facciamo riguardo al fallimento totale della politica estera di questo Governo, che è un fallimento che riguarda tutti e che espone l’Italia, ancora di più, in un momento di grande crisi a livello globale. Il dato è questo: oggi, qui, a parlare doveva esserci la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Non mi capacito di come, in un momento così critico, la Presidente non trovi il tempo e non senta il bisogno di venire in Parlamento.
Siamo quasi a una settimana dal momento in cui gli Stati Uniti e Israele hanno avviato i bombardamenti sull’Iran e le parole dell’onorevole Meloni, che abbiamo sentito, le ha pronunciate – pochine – in un minuto al TG della sera e stamane – ripeto: quasi a una settimana dall’accensione della miccia – in una radio, tra i commenti sul referendum e sulla legge elettorale.
Ma come fa a non avvertire la responsabilità di parlare al Paese, attraverso il Parlamento, del nostro coinvolgimento e, ancor prima, della nostra posizione sul conflitto che sta coinvolgendo l’intera regione del Golfo, il Medio Oriente e non più soltanto l’Iran? Come fa?
Quello che è accaduto il 28 febbraio scorso è un fatto enorme che ci riguarda, anche perché pesa e peserà sulla vita quotidiana di tutti i cittadini italiani che – lo sappiamo – ne pagheranno il prezzo e, in parte, lo stanno già pagando (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Le forze americane e israeliane hanno deciso di seppellire quel che resta del diritto internazionale, uccidendo certo molti vertici del feroce regime iraniano che – lo voglio dire subito e lo voglio dire con chiarezza – nessuno di noi rimpiangerà. Khamenei, il principale responsabile dell’assassinio di migliaia e migliaia di cittadini iraniani che chiedevano solo libertà e diritti, non sarà rimpianto da nessuno in quest’Aula. Nessuno, chiaro?
Vi prego, colleghe e colleghi, di non ricorrere a menzogne. Purtroppo, ho visto addirittura immagini, realizzate con l’intelligenza artificiale e diffuse via social da una europarlamentare della Lega, che ritraevano la nostra segretaria e Khamenei in un abbraccio che ovviamente non c’è mai stato, perché noi, anche quando la cosa pareva non interessarvi affatto, abbiamo sempre animato le piazze di tutta Italia, sostenendo la lotta del popolo iraniano e la lotta delle donne iraniane (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Siamo stati accanto alle donne che gridavano “Donna, vita, libertà”. Siamo stati accanto a quelle donne che hanno perso la vita per il loro semplice rivendicare la possibilità di essere se stesse, e lì saremo sempre.
Ecco, colleghi, dicevo che la Presidente del Consiglio oggi non c’è, ma questo non è un caso. Ovviamente, non è un problema di agenda, è una scelta. Peggio: è il tentativo goffo, assurdo, sbagliato e incredibile di non mettere la faccia su quello che oggi il Governo è venuto a dirci qui, in quest’Aula, ovvero che non si sposta di una virgola la linea folle che ha assecondato l’idea di Donald Trump di cancellare il diritto internazionale e, al suo posto, scrivere una sola regola: la legge del più forte. Che non importa se il grande amico della Presidente si è scordato di avvisarci, va bene così.
La Presidente del Consiglio non c’è, perché non vuole e non può spostare di una virgola l’asse che vi ha portati a iscrivervi al partito MAGA, a dimenticare il patriottismo sulla base del quale pure avete costruito gran parte della vostra retorica e a diventare vassalli dell’impero trumpiano. Non può e non vuole distaccarsene.
Perfino quando quel signore si è permesso di accusare di codardia i nostri soldati, ci sono voluti giorni prima di sentirla difendere timidamente l’onore del nostro Paese e il sangue versato in Iraq (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
Giorgia Meloni è rimasta in silenzio molto a lungo, come dicevo, mentre in Europa in molti, senza mancare di prendere le distanze da Khamenei e dal criminale regime iraniano, hanno espresso in qualche modo la propria critica nei confronti di questo atto e una preoccupazione che riguardava la regione nella quale si sarebbe esteso e si è ormai esteso il conflitto.
La nostra Presidente sostanzialmente continua a tacere, delegando ad altri quello che non è delegabile, con tutto il rispetto per voi, Ministri.
È evidente che oggi abbiamo a che fare con un conflitto regionale che espone anche i nostri connazionali che vivono in quei Paesi. Il Ministro della Difesa, in qualche modo, è stato protagonista di un incidente incredibile. Ne riparleremo, però ora basti dire che sa benissimo quanto sono esposti i nostri connazionali e i nostri interessi in quell’area e, quindi, quanto rischio corriamo di fronte a un’azione sulla quale la Presidente del Consiglio non ha ritenuto di dire una singola parola.
Mentre altri lo facevano, mentre lo faceva Keir Starmer, mentre lo faceva, con forza, Pedro Sanchez e mentre la Francia di Macron parlava al mondo, l’Italia taceva. Oggi tacere non si può più, ma non si può neanche pensare di chinare la testa e adeguarsi. L’Italia ha una storia di diplomazia in quell’area del mondo, alla quale non può rinunciare.
Noi chiediamo al Governo di tornare ad assumere un protagonismo in Europa, così come nel Medio Oriente, e di tornare a tessere la tela della pace, perché l’Iran non può avere l’arma atomica – certo – ma il modo per impedirlo è perseguire la via diplomatica; quella via diplomatica che è saltata sulle bombe, mentre erano in corso dei tentativi di chiudere un accordo, a qualche mese da un altro intervento militare che – proclamò a gran voce Trump – doveva aver sventato la possibilità iraniana di sviluppare un’arma atomica.
Le guerre preventive – lo ricordava ieri il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Parolin – rischiano di incendiare il mondo intero.
Allora, noi oggi ci chiediamo quanto il Governo potrà andare avanti con questo atteggiamento immobilista e la strategia “opossum” che finge di non vedere un mondo che brucia, pur di tenersi stretta una poltroncina qui. Io credo che la Presidente Giorgia Meloni non possa più permettersi tutto questo.
Questa è un’epoca che richiede grandezza. C’è chi la grandezza la declina negli imperi e chi invece la dovrebbe declinare nella forza della diplomazia. Non si può essere piccoli piccoli, non oggi e non qui.
Io mi auguro che Giorgia Meloni riscopra la forza della diplomazia italiana, riscopra il nostro ruolo nel mondo e che possiamo tornare a essere protagonisti seri, di buonsenso e credibili in un contesto nel quale la voce dell’Italia proprio non può mancare. E fin qui, colleghe e colleghi, la voce dell’Italia è clamorosamente mancata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori Ministri, Ministro Tajani, Ministro Crosetto, ci avete chiesto unità. Avete chiesto unità al Parlamento, Parlamento che, come vi è appena stato ricordato, però vi siete dimenticati di convocare per tempo. Forse qualcuno ve l’ha ricordato. Parlamento che è qui, che vi ha ascoltato e che si domanda, però, questa unità su che cosa la vogliate basare.
Noi ci auguriamo che il Governo, che finalmente viene e chiede unità al Parlamento, voglia basare questa unità sull’ascolto e non sulla condiscendenza di una posizione che ci è stata posta.
Allora, proprio con questo spirito, parto dalla parte che abbiamo considerato positiva della vostra relazione, Ministro Crosetto. Per quanto riguarda la difesa, certo troverete e trovate la nostra unità, laddove si tratta di prestare difesa e soccorso a Paesi amici e alleati.
Certo che troverete e trovate la nostra unità laddove si tratta di tutelare gli interessi della nostra economia, il riferimento allo Stretto di Hormuz è abbastanza evidente ma il riferimento all’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, che già sono un problema per il nostro Paese, è ancora più forte ed evidente. E troverete la nostra unità laddove, come ci avete detto, si tratta di mettere in salvo non solo i soldati italiani per renderli operativi anche in altri scenari ma, soprattutto, i cittadini italiani. E fin qui non ci sono dubbi, vi abbiamo ascoltato ed è presente anche nelle nostre risoluzioni questa richiesta al Governo.
Certo che troverete unità ma ci domandiamo e vi domandiamo rispetto a quale visione di politica estera, Ministro Tajani, ci chiedete unità? E da questo punto di vista, mi permetta di dirglielo, io sono convinto che non sia una sua mancanza personale quella di aver fatto poco più di una rassegna stampa, ma che sia una necessità politica che lei ha, che è quella di coprire la totale assenza e la posizione strampalata del Presidente del Consiglio dei ministri. E lei qui, oggi, porta questo imbarazzo, a nostro avviso.
Perché vede, in tutta la sua relazione è mancata una posizione politica dell’Italia. È mancato un giudizio dell’Italia su quello che sta accadendo. Fondamentali entrambi per giustificare e capire le scelte, anche le prossime scelte che oggi avete derubricato dall’ordine del giorno, come quella dell’eventuale concessione delle basi ma che non possono rientrare semplicemente dentro un regolamento, devono rientrare dentro una visione di politica estera.
Ebbene, signor Ministro, quello che lei ha taciuto, allora, visto che siete qui per ascoltare, glielo diciamo noi: dal nostro punto di vista nessun rimpianto per Maduro, nessun rimpianto per l’ayatollah Khamenei, non ci sono rimpianti nemmeno per quello che accadrà al regime iraniano. Questo perché siamo sempre stati, sempre saremo e crediamo che debba essere la posizione anche del nostro Governo, dalla parte del popolo iraniano. Però vede, accanto a questo, noi le diciamo anche che fa impressione vedere che in tutta la sua relazione è sparito un personaggio.
Non è stato citato Trump. Trump, questo sconosciuto. Improvvisamente non sapete più chi è, improvvisamente non siete più gli amici invitati alle proiezioni cinematografiche e questo ci preoccupa. Ci preoccupa che, accanto al suo nome, sia sparito il riferimento al diritto internazionale. Perché va detto, bisogna avere il coraggio di dirlo che queste operazioni sono al di fuori del diritto internazionale, che solo questa notte sono rientrate, almeno nel diritto statunitense, con la risoluzione del Senato. Ma accanto a questo, noi non siamo ipocriti. Noi le diciamo chiaramente che sappiamo che il diritto internazionale è stato sequestrato, e facciamo riferimento, in particolare, a due date: il 24 febbraio del 2022 e il 7 ottobre del 2024! Non ci nascondiamo dietro un dito, ma chiediamo al nostro Governo di essere chiaro, non ambiguo. Questa unità non deve nascondere ambiguità, non deve essere la prudenza di Giorgetti che poi ci porta, comunque, a sforare il deficit.
Vi chiediamo allora, se cercate la nostra unità, di uscire dall’ambiguità. Perché l’arma più forte che noi abbiamo per sconfiggere chi ha sequestrato il diritto internazionale e non dimenticarci, noi per primi, del diritto internazionale, posto che le abbiamo detto che non rimpiangiamo certo né la caduta di Maduro, né quella degli ayatollah che ci auguriamo il popolo iraniano possa portare avanti.
Da questo punto di vista siamo anche preoccupati, nello scenario internazionale, di vedere questi richiami al popolo a scendere in piazza, che ha già pagato un prezzo molto alto e, addirittura, ai curdi, ai nostri amici curdi che vengono spinti, con una campagna mediatica, a sacrificarsi non si sa bene con quali prospettive. Le ricordo che Mahsa Amini era curda, Nesrin Abdallah che ha difeso Kobane è curda e in Siria i curdi sono stati traditi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe). I curdi sono gli stessi curdi che in Iraq, oggi, sono sospinti a passare la frontiera non si sa con quale destino loro riservato.
Ecco, noi vorremmo che il Governo italiano uscisse da queste ambiguità. Uniti su che, allora vi chiediamo? Noi vediamo un aspetto positivo, il primo aspetto positivo che però temiamo sia stato preso da voi come una foglia di fico: il riferimento all’Europa.
Finalmente capite che il posizionamento italiano più corretto nella fase storica che viviamo, anche rispetto ai nostri alleati degli Stati Uniti, è l’ancoraggio all’Europa. Lo ha detto lei, Ministro Crosetto, citando l’articolo 7, quello di prestare aiuto. Ha fatto riferimento ai Ministri e ai suoi omologhi con cui sta lavorando, ecco, allora noi vi chiediamo di essere coerenti e di continuare in questo modo. L’Europa ha bisogno che si passi il diritto di veto, che venga superato. L’Europa ha bisogno di una difesa comune. Dove siete su queste posizioni? Purtroppo lo sappiamo, siete dalla parte sbagliata. Che questa sia l’occasione per il Governo di mettersi finalmente dalla parte giusta (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signor Presidente, signori Ministri, signori e signore del Governo, colleghe e colleghi. Ma vorrei cominciare chiedendo una cosa al Ministro Crosetto che ci ha portato qui l’invito della Presidente del Consiglio dei ministri ad una reazione unitaria, ad un voto il più possibile unanime ed anche la rassicurazione della Presidente del Consiglio dei ministri che, nel caso ci fossero altre richieste più impegnative, tornerete in Parlamento.
Allora, signor Ministro Crosetto, le chiederei, con la massima cortesia, di fare però una cortesia al Parlamento: prenda il telefono, chiami Giorgia Meloni. Dove sta Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Le dica di venire qui, ce lo dica lei. Venga Giorgia Meloni a fare le sue raccomandazioni, i suoi inviti, magari a dirci cosa pensa di quello che sta accadendo. Siamo di fronte a una guerra che si sta allargando, ora dopo ora, ad uno scenario che lei stesso ha definito qui molto preoccupante, un’escalation i cui i confini oggi sono difficili da definire, che deve chiamare tutte e tutti alla massima attenzione, e allora dove sta la Presidente del Consiglio dei ministri?
Pensa che basti un’intervista a RTL oggi o qualche giorno fa al TG5 (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Questo è il Parlamento della Repubblica. La Presidente del Consiglio dei ministri dovrebbe stare qui, rivolgersi al Parlamento e dal Parlamento, non dalla radio, senza contraddittorio, ed offrire il punto di vista del Governo italiano. Questo atteggiamento è inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! È inaccettabile! E allora, per favore, le telefoni. Veda se trova il tempo, prima della comunicazione sul Consiglio europeo come ci ha garantito – perché obbligata per legge a farlo – di venire qui e di offrire al Parlamento il suo punto di vista. Poi però, uno torna sul merito e si fa qualche domanda e forse capisce perché Giorgia Meloni non viene qui e manda voi. E manda voi, diciamo, ad offrire al Parlamento e al Paese questa scena disarmante e persino deprimente.
Adesso io ho letto la risoluzione che presentate al Parlamento. L’ho letta, poi l’ho riletta, poi ho pensato che mancava una pagina, poi mi hanno detto “no”, è proprio questa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). E allora, scusate signori Ministri, questa risoluzione comincia così “la rapida evoluzione dello scenario internazionale, caratterizzata da un aggravamento delle tensioni (…)”, avanti, avanti. Poi uno va avanti e dice ma adesso parleranno del fatto e no, e parlate di altro. Poi, a un certo punto, al punto 5 dice, qui c’è il succo e attenzione: “si assiste ad un’escalation nel Medio Oriente, con lanci missilistici da parte dell’Iran (…)”. No, scusate, fatemi capire. Ma che è successo? Teheran ha bruciato per autocombustione? No, spiegatemelo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle) perché in questa risoluzione non c’è mai la parola attacco militare israelo-americano all’Iran. Oh, potevate scriverlo come volevate. Ce ne sono altre, che non sono la mia, la nostra, no. Ne leggo altre che cominciano dicendo “americani e israeliani hanno attaccato l’Iran”, punto, neutra.
Io penso che ci vada scritto qualcosa accanto per esprimere un giudizio ed infatti, nella risoluzione che presentiamo unitariamente con MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico, scriviamo che cosa pensiamo di quell’attacco. E lo scriviamo sulla base delle norme, della Carta delle Nazioni Unite. Scriviamo che è un attacco illegale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Chiaro.
Ma almeno diteci qualcosa, non lo rimuovete. Che cos’è? Avete così paura di dire che cosa ne pensate che lo cancellate? È sparito, non c’è più l’attacco. Ma guardate che questo è il cuore della questione ed è da questo che dipende tutto il resto. Avete voglia di dire, ripetere, ripetere: noi non siamo in guerra.
No! Voi ci state portando in guerra (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! Se voi non avete il coraggio di condannare la natura illegale di quella guerra e almeno di chiedere il cessate il fuoco. Manco questo c’è!
L’ho letto, ha detto: chiederanno il cessate il fuoco. Perché anche qui, signor Ministro Crosetto, parlo a lei che si occupa della difesa: se volete difendere i vostri alleati, i Paesi del Golfo su cui piovono i missili, anche su obiettivi civili, noi condanniamo tutti i lanci di missili perché siamo per la pace, chiaro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Tutti. Però, abbiate pazienza, senza la principale non c’è la subordinata. E la principale è che quello che sta accadendo, i lanci dei missili che provocano l’escalation, sono la subordinata di una principale: l’attacco illegale di americani e di israeliani all’Iran (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), privo di una strategia, perché, anche qua, ci volete dire qualcosa almeno su quello che lo accompagna? Donald Trump fa una conferenza stampa e dice, ridacchiando, “avevo un sacco di buoni candidati per la successione al dittatore Khamenei, ma, ah ah, sono morti tutti, perché siamo stati bravissimi”.
Cioè, ma mi dite di che cosa stiamo parlando? Perché dalla tragedia si scivola nella farsa, però dalla farsa si torna nella tragedia, quella di una guerra che si allarga e di una partecipazione che diventa anche sempre più pericolosa, discutibile. È inutile che mi spieghi, signor Ministro Crosetto, che la concessione dell’utilizzo delle basi, sulla base del Trattato del 1951 e del 1954, è logistica, ma non cinetica. Cioè, facciamo a capirci: succederà che gli americani portano i caccia con i quali bombardano l’Iran nelle basi in Italia per assistenza logistica, cioè per fargli la manutenzione, perché, come abbiamo tutti letto, ne hanno bisogno.
Non hanno in quell’area attrezzature sufficientemente efficienti, sono troppo esposti evidentemente alle rappresaglie e li portano qui; li rimettono a posto, olio nel motore, li aggiustano, poi ripartono e ricominciano a bombardare; ripartono, li portano là, non vanno diretti. Sì, non vanno diretti, ho capito (Commenti del Ministro Crosetto). Ah, questo in effetti è decisivo! Cioè, non vanno diretti. Vengono qui perché così sono più pronti al combattimento, poi vanno di là, ma non direttamente a bombardare: sulla portaerei, dalla portaerei bombardano.
Ma ci state prendendo per i fondelli (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)? Ma abbiate pazienza, ma che cos’è questa roba qua? Voi state offrendo sostegno logistico ad una guerra illegale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)! Illegale! E non avete il coraggio di dirlo, questo è il punto con il quale dovete fare i conti, da cui non potete scappare. Ed è per questo che voteremo contro la vostra risoluzione, perché abbiamo un’altra idea.
Perché noi ci battiamo contro chi non solo demolisce, ma punta a sostituire definitivamente quel che resta del diritto internazionale con il diritto del più forte e del più ricco. Quelli sono gli amici del Board of Peace, noi stiamo da un’altra parte. Se volete la pace, dovete costruire la pace (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Se volete la guerra, state con gli amici di chi la scatena quotidianamente in tutto il mondo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Ministri, colleghi, l’attacco congiunto Stati Uniti-Israele, che lei, Ministro Tajani, non ha nemmeno nominato nel suo intervento, viola palesemente il diritto internazionale. Non c’è alcuna legittimazione, né alcuna logica in questo intervento militare. Del resto, basta ascoltare le parole del Segretario di Stato statunitense, Rubio, che, a domanda sui motivi dell’attacco, ha risposto, voglio citare testualmente: c’era assolutamente una minaccia imminente contro di noi ed era – la minaccia – che sapevamo che, se l’Iran sarebbe stato attaccato, e credevamo sarebbe stato attaccato, avrebbe reagito immediatamente contro di noi.
Ma è una logica abbastanza strana. Poi, per togliere eventuali dubbi, ci ha pensato la portavoce della Casa Bianca, la Leavitt, che ha dichiarato, e anche in questo caso cito testualmente: il Presidente Trump aveva la sensazione – di nuovo – basata sui fatti che l’Iran stesse per colpire gli Stati Uniti, stesse per colpire i nostri beni nella regione e ha deciso di lanciare l’operazione.
Quindi noi siamo di fatto a una guerra basata sulle “sensazioni” di Trump (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Veramente, siamo all’assurdo! Questa è la spiegazione, non è stato fatto nessun riferimento ad armi nucleari, e quindi siamo di fronte a un vero e proprio delirio, siamo di fronte a un bullo che attacca militarmente chi vuole e che stavolta si è accoppiato con un criminale come Netanyahu, su cui pende un mandato di cattura internazionale della Corte penale internazionale. E a differenza di un tragico passato, anche recente, questa volta questi bulli non si sono preoccupati nemmeno di creare false prove.
Tutti noi ricordiamo il generale Colin Powell, all’ONU, con la provetta, perché voleva dimostrare che l’Iraq possedeva armi di distruzione di massa, e quindi rappresentava un pericolo per l’intera umanità, e quindi bisognava attaccarlo. Che è successo dopo una guerra sanguinosa? Si è scoperto che non c’era assolutamente nemmeno una di quelle armi di distruzione di massa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), però, nel frattempo, sono morte circa un milione di persone, si è destabilizzata un’intera area e si è creato del terrorismo. E noi andiamo avanti a raccontare bugie. In questo caso c’è qualche tentativo di una bugia analoga e dicono “no, va beh, ma noi dobbiamo attaccare l’Iran” – questo lo dicono gli israeliani – “perché sta per realizzare una bomba atomica, con cui, ovviamente, ucciderà tutti gli israeliani, e quindi non solo gli israeliani, il mondo intero”.
Lo dicono dal 1996, quindi sono passate più di 1.500 settimane, e, per fortuna, non hanno realizzato un bel niente, e mi riferisco a bombe atomiche, operative o anche a livello di test. Non c’è nulla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! E non lo dico io, lo dicono gli organismi deputati a fare questi controlli, come l’AIEA, ma lo disse anche Tulsi Gabbard qualche mese fa, davanti al Congresso americano, e disse che, a quanto risultava all’intelligence, l’Iran non stava costruendo la bomba atomica. Quindi è l’ennesima violazione del diritto internazionale, è l’ennesima guerra fatta per altri interessi.
Ma noi poniamo al Governo una sola domanda: voi ci dovete spiegare, perché non ce lo avete detto né oggi, né lunedì, quando siete venuti davanti alle Commissioni congiunte, ma voi da che parte state (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? State dalla parte del diritto o state dalla parte di questi criminali? State dalla parte della Costituzione italiana, state dalla parte dell’articolo 11 oppure volete coprirci di vergogna? E la storia, guardate, sarà molto dura con voi, perché continuate a seguire una strada sbagliata, che ci porterà a deragliare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Comba. Ne ha facoltà.
FABRIZIO COMBA (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli Ministri, onorevoli colleghi, intervengo in questa discussione generale con il senso di responsabilità che la gravità della situazione impone, ma anche con la consapevolezza e l’idealismo che il Parlamento, in momenti come questo, è chiamato a esercitare fino in fondo la propria fondamentale funzione di indirizzo e di controllo. La crisi geopolitica in atto nell’area del Golfo rappresenta uno dei passaggi più delicati degli ultimi anni sul piano della sicurezza internazionale.
Sfortunatamente, non siamo di fronte a un episodio isolato, ma ad una drammatica escalation multilivello, da quella militare a quella marittima, a quella cibernetica, a quella energetica. Uno scenario complesso, dinamico, ad alta intensità di rischio sistemico globale, che incide direttamente sugli equilibri regionali e sugli interessi strategici dell’Italia e dell’Europa. In questo quadro, ritengo doveroso riconoscere, con onestà intellettuale e senza spirito di parte, la qualità dell’informativa resa dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, e dal Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani.
Come Fratelli d’Italia, siamo consapevoli che la prima responsabilità di uno Stato è la protezione dei propri cittadini e del proprio personale all’estero, e sotto questo profilo l’azione del Ministero della Difesa e degli Affari esteri si è mossa con tempestività, metodo e rigore. Il dispositivo italiano nell’area, circa 2.500 unità distribuite tra missioni NATO, coalizioni internazionali, operazioni dell’Unione europea e iniziative bilaterali, è stato oggetto di misure preventive già prima dell’escalation: alleggerimento del personale non indispensabile, revisione dei protocolli di sicurezza, aggiornamento dei piani di evacuazione, predisposizione di assetti di trasporto strategico.
Il Governo ha attivato immediatamente un flusso informativo continuo con i vertici militari, assicurando quella saldatura tra livello politico e livello operativo che è essenziale in scenari ad alta volatilità. È la dimostrazione di un metodo fondato sempre sull’etica della responsabilità, non sulla reazione emotiva.
Cari colleghi, la risoluzione oggi sottoposta all’esame dell’Assemblea interviene in un contesto internazionale caratterizzato da una progressiva intensificazione delle tensioni e da una crescente instabilità in aree di rilevanza strategica per gli equilibri di sicurezza euromediterranei, con il coinvolgimento diretto dell’Iran in azioni missilistiche che hanno interessato i diversi Paesi della regione, che impongono una valutazione rigorosa delle implicazioni che tali dinamiche producono tanto sul piano della sicurezza internazionale quanto su quello della tutela degli interessi nazionali.
In tale quadro, la risoluzione si colloca in una linea di piena continuità con gli indirizzi già espressi dal Parlamento in occasione dell’autorizzazione e della successiva proroga delle missioni internazionali e, in particolare, con il dispositivo operativo relativo alle missioni di cui alla scheda 04/25 che prevede la presenza di personale militare italiano in Iraq e in ulteriori Paesi dell’area mediorientale, nell’ambito di attività di cooperazione, supporto e stabilizzazione regionale.
È opportuno ricordare che l’impiego di personale militare italiano negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait, in Qatar si inserisce in un quadro consolidato di cooperazione internazionale in materia di sicurezza e difesa finalizzato al sostegno delle missioni internazionali e alla costruzione di condizioni di stabilità in una regione di rilevanza strategica per gli equilibri energetici e commerciali globali.
La risoluzione in esame, quindi, non introduce nuove missioni né altera il perimetro giuridico delle autorizzazioni già conferite dal Parlamento. Essa si limita, in modo puntuale e circoscritto, a prevedere il rafforzamento delle capacità di protezione e di sorveglianza degli assetti italiani già dispiegati nell’area attraverso il possibile dispiegamento o rischieramento di sistemi di difesa aerea, antimissilistica e di monitoraggio, nei limiti geografici e funzionali stabiliti dal mandato parlamentare.
Si tratta, dunque, di una misura di natura strettamente preventiva. Non può essere trascurato, inoltre, il profilo sistemico che una destabilizzazione dell’area del Golfo comporterebbe per l’economia europea e per la sicurezza energetica internazionale. In quella regione transitano, infatti, quote estremamente rilevanti del commercio globale di idrocarburi, in particolare attraverso lo Stretto di Hormuz, corridoio marittimo di primaria importanza per la continuità dei flussi energetici verso i mercati internazionali. Eventuali interruzioni o limitazioni della navigazione commerciale in tale area determinerebbero inevitabili ripercussioni sui mercati energetici.
In questa prospettiva, la possibilità di adeguare tempestivamente il dispositivo di protezione delle missioni italiane rappresenta un elemento di prudenza operativa e di responsabilità istituzionale pienamente coerente col principio di tutela prioritaria del personale militare impiegato nei teatri operativi e con l’esigenza di preservare la sicurezza dei cittadini italiani all’estero.
La risoluzione, inoltre, ribadisce il pieno rispetto del quadro giuridico internazionale che disciplina la presenza di installazioni militari alleate sul territorio nazionale, a partire dal NATO Status of Forces Agreement, confermando che l’utilizzo delle infrastrutture concesse alle forze degli Stati Uniti d’America avviene nel rispetto degli accordi bilaterali vigenti, delle prerogative sovrane dello Stato italiano, nel quadro di impegni – vorrei ricordare – assunti nell’ambito della NATO.
Sotto questo profilo la risoluzione appare pienamente coerente con una linea di condotta improntata all’equilibrio, alla responsabilità istituzionale, al rispetto delle cornici giuridiche e operative che disciplinano l’azione internazionale del nostro Paese.
Per tali ragioni, riteniamo che il testo in esame rappresenti uno strumento appropriato per consentire al Governo di adottare, con la necessaria tempestività, le misure di protezione e di adattamento operativo richieste dall’evoluzione del contesto regionale, nel pieno rispetto delle autorizzazioni parlamentari vigenti e degli obblighi internazionali dell’Italia.
Pertanto, con questo spirito di responsabilità istituzionale e di consapevolezza della rilevanza strategica delle questioni in esame, esprimo il nostro convinto sostegno alla risoluzione e all’azione del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).
Francamente, ci sorprende dover affrontare un tema come se non fosse già noto come sia stato già disciplinato da oltre settant’anni.
Consentitemi un apprezzamento particolare al Ministro Crosetto che ha dimostrato, ancora una volta, preparazione tecnica, trasparenza e senso dello Stato. Non ha nascosto criticità, non ha drammatizzato oltre misura e non ha cercato nemmeno consenso facile (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Ha fatto ciò che un Ministro deve fare, sebbene sia stato coperto da un mare di fango mediatico illogico e insensato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Informare è un rigore e un dovere, e va fatto con prudenza e fermezza.
Noi siamo la Nazione che ha saputo rialzarsi nei momenti difficili della storia e siamo il Paese delle Forze armate che operano con disciplina e onore in ogni teatro internazionale. Con unità istituzionale e con fermezza, con orgoglio nazionale continuiamo su questa strada, perché difendere l’Italia non è una frase fatta: è un dovere, una responsabilità ed è un onore (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Essere consapevoli del momento della storia in cui siamo: questo ci hanno chiesto i Ministri. E, allora: “Abbiamo munizioni infinite, siamo pronti alla guerra per sempre”, dice Donald Trump. “Le più grandi tragedie dell’umanità cominciano così”, ha detto Pedro Sánchez. Dove sta la consapevolezza della storia, Ministri? La guerra dilaga perché, quando saltano tutte le regole, vige solo la legge del più forte, il caos. E il caos chiama caos, Ministri.
Se quel missile fosse caduto sulla Turchia, che cosa sarebbe accaduto alla nostra Europa e al nostro mondo? E questo scenario non solo era prevedibile, ma forse questo scenario è voluto. È voluto dal partito della guerra, è voluto da Netanyahu che cercava da tempo una guerra grande e permanente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) per un disegno di dominio e di mantenimento del potere. E Trump, che si presenta come il padrone del mondo in Medio Oriente, non fa che inseguire questo disegno politico. Se lo fa per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dagli Epstein files non lo sappiamo. Fatto sta che, come ha confermato il Segretario di Stato Rubio, in Medio Oriente fa esattamente quello che vuole il macellaio di Gaza.
Oggi chiedevamo che fosse qui Giorgia Meloni. Le abbiamo chiesto di fare quello che hanno fatto tutti i leader dei grandi Paesi al mondo: parlare alla Nazione, farlo in Parlamento. Non al TG 5, non alla radio. Chi è la Presidente Meloni? Churchill che parla da Radio Londra (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? E lo sappiamo perché non parla in Parlamento. Perché gli avremmo ricordato cosa diceva nel 2018, quando invitava l’Italia a scegliere se difendere il diritto internazionale contro la legge del più forte perché il diritto internazionale e le regole erano nell’interesse di un Paese come il nostro. Ve lo siete dimenticati qual è il nostro interesse nazionale!
E oggi ci chiedete unità, Ministri. Ma di chi è la responsabilità di costruirla, quell’unità? Ve lo ha spiegato la Presidente Ascani che cosa accade in un Paese normale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E invece voi, fino a questa mattina, non sapevate nemmeno che cosa avreste scritto nella risoluzione.
Vi siete presentati – guardate non è un tema personale, davvero – come osservatori, vi siete rassegnati a questo ruolo di osservatori, come nel Board of Peace. Noi non chiedevamo una lettura politica e storica oggi, troppo. Ma almeno la cronaca, Ministro Tajani, almeno la cronaca. Lei è venuto qui e ci ha parlato di un’escalation militare che dipende dalle ritorsioni indiscriminate dell’Iran che noi condanniamo, sia chiaro. Ma mentre sappiamo dove il 28 mattina era il Ministro Crosetto – purtroppo, diciamo -, lei dov’era? Ma non se n’è accorto che c’è stato un attacco unilaterale in palese violazione del diritto internazionale di Stati Uniti ed Israele contro un Paese sovrano? E nessuno rimpiange quel regime, nessuno rimpiange quel dittatore. Noi non vi chiedevamo, forse, un giudizio politico, perché tra noi non c’è solo una distinzione sempre più profonda: c’è una vera e propria voragine. Questa voragine si chiama Donald Trump, è la voragine in cui il Governo italiano è caduto.
Ma guardate, lo diceva un grande saggio: in tutto ciò che fai guarda alla fine. Se non vogliamo parlare dei giudizi politici e morali su quello che sta accadendo, parliamo almeno delle conseguenze per il nostro Paese. Il tema è questo e su questo dobbiamo misurarci rispetto alla collocazione dell’Italia in questo mondo furioso.
Il popolo iraniano, ci dicevano i colleghi. Ma noi al fianco del popolo iraniano ci siamo stati da sempre, non il 28 febbraio mattina, non da allora. Ci siamo stati nelle piazze e ci siamo stati in Parlamento, non rimpiangiamo i dittatori sanguinari. Ma pensate ancora, davvero, che la democrazia si possa esportare con le bombe? Michael Walzer, il teorico della guerra umanitaria, ha detto che questa guerra è illegale e sbagliata.
E non erano forse popolo le studentesse che sono morte sotto le bombe israeliane (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Non ha insegnato niente la storia di quella regione, secondo cui gli interventi esterni non fanno altro che produrre drammatici fallimenti, crescita del fondamentalismo, l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia e anche il Venezuela? Non è un precedente confortante per un popolo che lotta per la democrazia e la libertà.
E allora, guardate, chiedere il cessate il fuoco a USA, Israele e a Iran – cosa che voi non fate – e chiedere contestualmente la sospensione delle condanne a morte, la liberazione dei prigionieri politici, un processo pacifico e democratico per l’Iran nelle mani del suo popolo – cosa a cui l’amministrazione americana non è interessata – non solo è possibile, ma è precisamente il nostro dovere, il dovere della comunità internazionale. Questa è la cornice politica che a voi manca e che ci impedisce oggi di votare una risoluzione piena di vaghezze, di indeterminatezze. Ma lo capite che non possiamo votare una delega in bianco mentre il mondo scivola in guerra (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?
Questo è il punto politico. Sono mancate le parole chiare sulle cause, sugli obiettivi e su un punto, Ministro. Ci dice: noi torneremo in Parlamento sulle basi. Guardi, non è una concessione: è la legge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! Guardi, ce lo deve dire oggi che noi escludiamo che si utilizzino le basi sul nostro territorio per partecipare a una guerra che non è la nostra, che è contraria ai nostri valori, ai nostri principi e ai nostri interessi, Ministro: ai nostri interessi nazionali.
E, anche qui, attenzione all’Iraq, non solo per le conseguenze politiche, ma anche per le menzogne che hanno accompagnato quella guerra illegale. La minaccia di un’arma nucleare: l’ha smentita l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’ha smentita la CIA. Attenzione alle menzogne che si dicono in Parlamento, perché anche su questo la via era quella negoziale e non le bombe. E lo sappiamo noi, ne dobbiamo essere orgogliosi, perché nel 2015 fummo protagonisti, come europei, di un accordo sul nucleare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), che è stato stracciato da Trump. E non so se questo è l’interesse americano, ma di certo non è il nostro interesse. Dove sono i nostri interessi se si chiude Hormuz? Dove sono i nostri interessi se esponiamo ai rischi militari i nostri connazionali? Dove sono i nostri interessi se da tutto questo crescerà il fondamentalismo e il terrorismo? Dove sono i nostri interessi di gettare il Mediterraneo nel caos e nell’instabilità?
E c’è un rischio di cui non avete parlato in tutto questo, che è la disgregazione dell’Europa, perché noi lo scriviamo e lo diciamo che siamo vincolati alla solidarietà europea sui Trattati, alla difesa del suolo europeo di Cipro. Ma il futuro dell’Europa nasce dalla manifestazione chiara di un’alterità al mondo di Trump e di Netanyahu, perché quel mondo è il mondo senza regole, che disprezza il diritto internazionale e il multilateralismo. Quello è il mondo della guerra (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e noi dobbiamo stare da un’altra parte, Ministri! Non dobbiamo chiedere il premio Nobel per uno che, in un anno, ha dichiarato 7 guerre, è uscito da 66 organizzazioni internazionali. E non è l’accondiscendenza di Merz…
PRESIDENTE. Concluda.
GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). …è la schiena dritta nel difendere un uomo come Pedro Sanchez, che sta tenendo alta la dignità non della sinistra, non del campo democratico, ma dell’Europa, che deve scegliere oggi se partecipare o no al caos nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). E l’Italia lì deve stare. Ve lo chiediamo in nome del popolo italiano cosa che, in scienza e coscienza, oggi vogliamo fare per evitare la tragedia del mondo e che, invece, purtroppo, oggi voi non siete nelle condizioni di fare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell’Istituto comprensivo “Giacinto Romano” di Eboli, in provincia di Salerno. Benvenuti a Montecitorio (Applausi). È iscritto a parlare l’onorevole Caiata. Ne ha facoltà.
SALVATORE CAIATA (FDI). Grazie, Presidente. Non credo che diamo un bell’esempio a questi ragazzi, che sono qui stamattina, urlando in una situazione come questa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia – Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), quando invece sarebbero richiesti una postura e un atteggiamento diversi in questa istituzione, soprattutto per dare un esempio ai ragazzi che sono qui stamattina. In premessa, mi consenta…
PRESIDENTE. Colleghi. Colleghi, per favore. Non interrompiamo, per favore.
SALVATORE CAIATA (FDI). Quando si toccano i nervi scoperti, le reazioni sono sempre scomposte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Colleghi… Prosegua.
SALVATORE CAIATA (FDI). E le urla parlano di voi, non di noi. Presidente, in premessa, mi permetta…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, facciamo continuare il collega Caiata. Prego.
SALVATORE CAIATA (FDI). A lei, Ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, a lei, Ministro della Difesa Guido Crosetto, il nostro ringraziamento, il nostro plauso e il nostro pieno sostegno per il lavoro che state portando avanti in questa situazione di difficile crisi. A lei, Ministro Crosetto, permetta anche di dare la nostra solidarietà per gli attacchi di sciacallaggio politico vergognosi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia e di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) che le sono stati rivolti per essere stato vicino alla sua famiglia.
L’informativa che oggi avete reso in quest’Aula richiama tutti noi alla responsabilità, cosa che, invece, purtroppo stiamo vedendo, non arriva da tutti i banchi di questo Parlamento. La crisi che si è aperta nel Golfo non è una crisi lontana: è una crisi vicina, è una crisi alle porte del Mediterraneo. È una questione che riguarda la sicurezza internazionale, riguarda la sicurezza di nostri concittadini presenti nell’area, perché abbiamo 100.000 persone, come voi avete detto, 100.000 cittadini italiani che sono lì; riguarda i nostri contingenti militari, 2.500 uomini; riguarda la stabilità energetica.
E, da questo punto di vista, voglio esprimere biasimo per l’atteggiamento di chi cerca di sciacallare anche in queste situazioni, portando il prezzo della benzina a 2,50 euro, quando invece quel carburante è quello che è stato comprato tre mesi fa ad altri prezzi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Certo, sappiamo che dallo Stretto di Hormuz passano il 20 per cento del petrolio mondiale e il 30 per cento del gas mondiale. Sappiamo anche che, quando il Medio Oriente entra in una fase di instabilità, la storia ci insegna che le conseguenze non restano mai confinate entro i confini della regione, ma arrivano fino a noi: conseguenze alla sicurezza globale, conseguenze che non sono solo i bombardamenti, sono quelle che possono arrivare da possibili attacchi terroristici; questo ci preoccupa molto e non possiamo non fare un plauso al lavoro del Ministro Piantedosi e dei servizi di intelligence, che lavorano quotidianamente non perché qualcosa accada, ma perché nulla accada, e, poiché nulla è accaduto, vuol dire che hanno lavorato bene (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Conseguenze che arrivano nei mercati, che arrivano negli equilibri strategici che garantiscono la pace.
Per questo dobbiamo guardare a ciò che sta accadendo con lucidità, senso dello Stato e responsabilità nazionale. Alcuni Paesi del Golfo hanno chiesto il nostro supporto per rafforzare le proprie capacità di difesa. Sono Paesi aggrediti. Parliamo di sistemi di difesa, lo vogliamo rimarcare. Sono Paesi amici. Il 53 per cento degli attacchi è stato rivolto contro gli Emirati: più di 863 fra missili e droni sono stati rivolti verso di loro, in un Paese in cui vivono decine di migliaia di cittadini italiani. E noi non possiamo – non possiamo – non accogliere questo invito. Noi, che siamo amici di questo Paese, non possiamo non accogliere le loro richieste: abbiamo il dovere di farlo, colleghi.
E di fronte a questioni di questa portata il Parlamento deve dimostrarsi unito, perché nei momenti difficili la politica è chiamata a fare un passo in avanti e non un passo indietro; è chiamata a dimostrare maturità, è chiamata a dimostrare responsabilità. Winston Churchill, nel momento più buio della storia, diceva: la responsabilità è il prezzo della grandezza. Essere una democrazia forte vuol dire essere capaci di assumere decisioni responsabili; responsabili nel difendere il diritto internazionale, responsabili nel sostenere la stabilità regionale, responsabili nel difendere i nostri concittadini e i nostri militari, responsabili nel proteggere i nostri asset strategici, ma, soprattutto, responsabili nel non lasciare soli i nostri amici che chiedono sicurezza di fronte a minacce concrete.
Purtroppo, a fronte di questa responsabilità, oggi vediamo in quest’Aula una grande irresponsabilità, perché quando sento dire che l’attacco degli Stati Uniti all’Iran o l’attacco scomposto dell’Iran contro tutti i Paesi che ha aggredito è il fallimento della politica estera italiana, io dico che siete irresponsabili e che avete anche un grave problema: quello di essere ossessionati dalla Presidente Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia)!
Infatti, oggi i vostri interventi sono stati esclusivamente contro la Presidente Meloni. Abbandonate questa ossessione per qualche minuto e mettete al centro dei vostri pensieri l’interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia), che invece oggi, in quest’Aula, uniti, ci dovrebbe guidare a tutela della nostra Nazione e dei nostri concittadini. L’Italia ha sempre costruito la propria autorevolezza su questo, sulla propria credibilità, e dobbiamo continuare a farlo.
Oggi nessuno può darci lezioni di diplomazia, perché siamo forse l’unica Nazione che continua a parlare con tutte le parti in causa, e di questo rendiamo grazie al nostro Ministro Tajani, che riesce a tenere aperti i canali di comunicazione con tutti i Paesi. Colleghi, c’è un altro elemento che in questo momento diventa decisivo, ed è quello che dicevo prima: l’unità. L’unità a fronte di dichiarazioni irresponsabili, a fronte della tentazione di un facile sciacallaggio politico. Io ribadisco forte e chiaro un invito all’unità, un invito a una postura istituzionale corretta.
Facciamoci trovare pronti e all’altezza di quello che stiamo vivendo. La storia ci chiama, ci chiama oggi, ci chiama a un grande atto di responsabilità. È vero, è un destino che non abbiamo scelto noi, avremmo preferito essere qui a parlare di altro, ma siamo convinti che lo stesso destino sia stato benevolo nello scegliere le spalle robuste dei Ministri Tajani e Crosetto, che sono qua, e la postura seria e fiera della Presidente Meloni per guidare l’Italia in questo difficile momento di crisi. In conclusione, vorrei dire al Ministro Crosetto che dalle sue parole ho colto una sorta di preoccupazione nei confronti di possibili evoluzioni di altri conflitti regionali. Se su questo ci può dire di più, le saremmo grati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Ministri, sapete quanto ci costano le vostre genuflessioni ai potenti di turno? Ve lo dico io. Gas, più 50 per cento. Bollette, stangata. Famiglie e imprese avranno rincari per altri 600 euro e voi venite qui a raccontarci, come se fosse una telecronaca, dei rincari senza una soluzione che sia una soluzione vera. Ma guardate, vi do una notizia: gli italiani i prezzi che sono alle stelle li conoscono, quelle che mancano sono le vostre soluzioni per aiutarli a non schiantarsi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Vede, la vera confessione è lì. Lì, ai banchi del Governo, con i banchi vuoti. Sono proprio quelle sedie vuote, che sono di chi diserta l’Aula per la vergogna, perché ha il peso, ha un peso enorme sulla coscienza: quello di avere tradito gli italiani, i conti degli italiani. Dov’è il Ministro Urso? Il Ministro fantasma, quello che doveva difendere le imprese dai dazi, dai consumi fermi al palo, dalle bollette, dai mutui. È sparito! E Meloni? Meloni ormai è una voce fuori campo, così la sentiamo in radio la mattina che ci dice: beh, dobbiamo evitare la speculazione. Buongiorno! Buongiorno! Ma lo faccia davvero.
Da dove l’ha fatto, tra l’altro, mi sono chiesta, il collegamento? Da quella pompa di benzina dove ci aveva detto che avrebbe tagliato le accise, che invece ha aumentato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Era lì? Per favore, veramente, almeno le lacrime di coccodrillo no, perché è chiaro a tutti: a speculare sulle tasche degli italiani siete voi, siete proprio voi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E allora basta con la favola della fatalità o del capro espiatorio.
Guardate che se questa guerra – e sta accadendo – svuoterà le tasche degli italiani, se questa guerra fa sì che le bollette, come già oggi, sono da usura, c’è un responsabile, ed è il Governo Meloni, perché siete voi che avete deciso di non proteggere l’Italia rendendo l’energia una tassa occulta per finanziare le vostre follie belliciste. È chiaro ormai a tutti. E allora, Presidente, lo dico tramite lei, gli sciacalli siete voi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché ignorate la disperazione delle famiglie, perché abbandonate le imprese che stanno chiudendo e perché fate pagare il prezzo di questa folle guerra agli italiani, e sapete perché?
Perché voi avete scelto consapevolmente di servire i desiderata di Trump e i criminali come Netanyahu, riducendo l’Italia a una colonia di Tel Aviv e di Washington (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), e noi non ci stiamo. Gli italiani questo prezzo non lo vogliono pagare. Siete gli esattori di una guerra che gli italiani e il popolo non vogliono. Chiudo, Presidente. Almeno fate una cosa giusta: riscrivete il decreto Bollette, è carta straccia, e tassate davvero, non a parole, gli extraprofitti per farlo, perché a parole sono bravi tutti, ma nei fatti, ad oggi, voi non lo avete fatto, perché, Presidente, chi è servo dei potenti contro il popolo non sta servendo la Nazione. È puro sciacallaggio quello che sta facendo, la sta saccheggiando…
PRESIDENTE. Concluda.
CHIARA APPENDINO (M5S). …e siete voi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.
(Annunzio di risoluzioni)
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Boschi ed altri n. 6-00237, Chiesa, Zoffili, Saccani Jotti, Carfagna ed altri n. 6-00238, Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli n. 6-00239, Della Vedova e Magi n. 6-00240 e Richetti ed altri n. 6-00241. I relativi testi sono in distribuzione (Vedi l’allegato A).
(Replica e parere del Governo)
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. La ringrazio, signor Presidente. Per quanto riguarda la situazione internazionale, ricordo che già abbiamo detto molte cose lunedì scorso, quando immediatamente abbiamo dato la nostra disponibilità a riferire in Parlamento anche su quanto accaduto con l’attacco di aerei israeliani e statunitensi per colpire l’Iran. Lo abbiamo detto, ne abbiamo parlato a lungo, c’è stato un lungo dibattito, anche per quanto riguarda il diritto internazionale.
Purtroppo, sono anni che molte cose accadono al di fuori del diritto internazionale perché, purtroppo, chi dovrebbe garantire il diritto internazionale, cioè le Nazioni Unite, vede, nel Consiglio di sicurezza, un Paese che ha invaso un altro Paese, non proprio rispettando le regole del diritto internazionale. Quindi, questa è la situazione attuale. Magari si potesse ricondurre tutto, ma va visto sempre e comunque il quadro internazionale complessivo (Dai banchi dei deputati del gruppo del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: “Che vuol dire?”).
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Per quanto riguarda… Rispondo, siccome la storia che si dice sempre è che io ho detto: “il diritto internazionale vale…”. No, io ho detto, rispondendo a una domanda – era a Porta a Porta -, mentre c’era un attacco della Marina israeliana ad alcune navi della Flotilla, che la nostra prima preoccupazione era quella di evitare che ci fossero danni alle persone e che qualcuno rischiasse la vita. Ho detto: il dibattito in questo momento sul diritto internazionale vale fino a un certo punto, perché, se c’è qualcuno che rischia di morire (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare), prima si risolve il problema della vita e poi facciamo un dibattito giuridico, visto che di diritto me ne sono occupato quando andavo all’università. Quindi, estrapolare una frase che riguardava un fatto preciso, una fattispecie concreta, è ben diverso che farne un principio (Il deputato Scotto: “Vergogna!”).
PRESIDENTE. Onorevole Scotto, per cortesia.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Io non capisco perché bisogna insultare. Ma perché vi innervosite così tanto? Io non capisco. C’è un dibattito democratico (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare), io dico quello che penso, voi dite quello che pensate, non ho interrotto nessuno. Non ho capito di cosa mi devo vergognare. Siccome non sono mai stato inquisito, sono una persona perbene, una persona onesta, non mi devo vergognare di nulla (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
Nella mia vita non mi sono mai dovuto vergognare di nulla. Forse, qualcun altro deve vergognarsi di quello che ha fatto in passato, perché, se dobbiamo dire chi non ha rispettato il Parlamento, quando ha mandato gli aerei italiani a bombardare nei Balcani (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare, che si levano in piedi), era il Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, che era parte, onorevole Provenzano, del suo partito.
Così come, onorevole Appendino, io non sono e noi non siamo mai andati in ginocchio da nessuno, l’ho detto l’altro giorno in Senato. Qualcun altro in ginocchio da Trump e dalla signora Merkel ci è andato, certamente non sono andato io (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Il deputato Pellegrini: “Vergognati, sei un inetto!”).
PRESIDENTE. Colleghi, no (Proteste dei deputati Pellegrini e Amato)! Per favore! Onorevole Pellegrini, onorevole Pellegrini! Onorevole Pellegrini e onorevole Amato, per favore, basta! Io vi prego, non mi costringete al richiamo all’ordine, è sempre una brutta cosa. Per cortesia, non mi costringete. Per favore, non mi costringete. Prosegua, signor Ministro.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Per quanto riguarda il fallimento totale della politica estera, ognuno ha le sue opinioni – giusto – legittime, però, mi pare che del fallimento della politica estera italiana ne parli soltanto l’opposizione in Italia perché in tutto il mondo si dice l’esatto contrario (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Commenti del deputato Stumpo). Vi do soltanto un dato per quanto riguarda il commercio internazionale: + 3,3 nell’ultimo anno…
PRESIDENTE. Colleghi!
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, io non capisco perché bisogna sempre interrompere (Il deputato Padovani: “Li richiami, Presidente!”)…
PRESIDENTE. Prosegua, signor Ministro.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Per quanto riguarda gli altri Paesi dell’Europa, noi non abbiamo concesso, come ha fatto la Francia oggi, l’uso delle sue basi militari in Medio Oriente per azioni di guerra da parte degli americani. Non l’abbiamo mai fatto e non l’abbiamo mai detto. La Francia oggi l’ha fatto; oggi si riunisce il Consiglio atlantico. Quindi, non mi pare che l’Italia sia in prima fila come Paese guerrafondaio; anzi, fin dall’inizio, abbiamo sempre detto… ricordo una mia intervista pochi giorni prima: bisogna trattare fino alla fine, abbiamo continuato a parlare con l’Iran fino a ieri. Però, riteniamo che l’Iran non possa avere la bomba atomica e non possa avere un numero di missili eccessivo, a lungo raggio, che possono colpire anche l’Europa così come hanno cominciato a fare con Cipro. Questo mi pare che sia un fatto incontrovertibile.
Che stesse costruendo la bomba atomica mi pare che emerga anche dalle parole di Rafael Grossi quando dice che avevano superato del 60 per cento (Il deputato Provenzano: “ma non è vero!”)…
PRESIDENTE. Prosegua, prosegua. La prego.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. … quindi, un percorso verso l’atomica certamente c’era. Poi, vedremo in futuro se era falso o non era falso, ma certamente (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)…
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi, però, ascoltiamo il signor Ministro. Per favore …
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. …Forse, siete un po’ in difficoltà, per questo, non avendo argomenti… Io non ho ascoltato, non ho ascoltato una proposta da parte dell’opposizione (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle – Il deputato Deidda: “Pero, Presidente, il gruppo del MoVimento 5 Stelle lo deve richiamare, non può essere così fazioso”)…
PRESIDENTE. Per favore! Prego, Ministro.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Non capisco perché tanto nervosismo. Io sto rispondendo, poi uno può essere d’accordo o non d’accordo con quello che dico, ma urlare, strillare, interrompere non mi pare civile in un dibattito democratico. Siamo nella culla della democrazia. Questo è il Parlamento.
Anche per quanto riguarda il Presidente del Consiglio, non credo direbbe cose diverse da quelle che abbiamo detto il Ministro Crosetto ed io né l’altro giorno né oggi (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). Quindi, se riterrà opportuno venire prima del dibattito previsto, sarà una sua decisione in base allo sviluppo della situazione (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
Quindi, credo che si debba continuare a lavorare per impedire che la situazione degeneri, che ci sia un allargamento del conflitto in aree differenti dal Medio Oriente e contemporaneamente lavorare – l’ho detto nel corso del mio intervento – perché ci possa essere una conclusione nei tempi più rapidi possibili del conflitto. Io credo – perché l’ho sempre detto – che sia in Iran sia in Venezuela si possa arrivare a una soluzione democratica che porti i cittadini venezuelani e israeliani ad un voto per scegliere la propria leadership…
MARCO GRIMALDI (AVS). Iraniani…
PRESIDENTE. Sì, sì. Va bene.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Ho detto iraniani…
PRESIDENTE. Ha detto israeliani, ma non…
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Iraniani, scusate…
PRESIDENTE. Era chiaro il concetto. Era chiaro.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Va bene, scusate il lapsus. Ho sbagliato. Ho sbagliato: errare humanum est. (La deputata Boldrini: “Ma perseverare non tanto!”). Infatti, non ho mai perseverato io…
PRESIDENTE. Il concetto era chiaro. Il concetto era chiaro.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Il fatto è che io riconosco quando commetto un errore, ce ne sono altri che gli errori non li riconoscono mai (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). È stato un errore di parola.
Quindi, ho sempre detto, anche dopo il cambio di situazione in Venezuela, che serviva un periodo di transizione per arrivare ad una elezione democratica della nuova leadership in Venezuela e lo stesso penso che si debba fare in Iran. Quindi, proprio per quanto riguarda le nostre iniziative politiche, continuiamo a lavorare nell’ambito dell’Unione europea. Abbiamo approvato domenica scorsa un documento dei 27. Quindi, tutto fatto sempre e comunque nell’ambito delle scelte dell’Unione europea.
Abbiamo chiesto di avere un Consiglio europeo Affari esteri con i Paesi del Golfo, cosa che si sta svolgendo in questo momento; mi sostituisce il Sottosegretario Tripodi perché sono qui in Aula, e credo che sia importante ascoltare e rispondere alle osservazioni.
Per quanto riguarda tutto il resto, noi continuiamo a lavorare perché, parlando con i nostri alleati, parlando con i nostri interlocutori europei e non, stiamo cercando di ridurre comunque i rischi anche per i nostri connazionali perché non dobbiamo dimenticare che sono circa 100.000 gli italiani coinvolti. Non c’è soltanto da occuparsi delle posizioni di Trump; c’è da occuparsi di 100.000 italiani che per noi rappresentano una priorità. La sicurezza dei nostri concittadini è una priorità (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Fratelli d’Italia). E quello che ha fatto l’Italia, quello che ha fatto l’Italia per i concittadini coinvolti indipendentemente dalla loro volontà non l’ha fatto nessuno. Non c’è stato nessun aereo bloccato che non è partito tra quelli organizzati da noi. Oggi è stato bloccato, non è partito, un volo organizzato dai britannici. Chiedete a tutti quanti quali sono i Paesi che hanno desk operativi in tutti gli aeroporti coinvolti.
Posso rispondere, signor Presidente, all’onorevole Boldrini che abbiamo rimpatriato circa 10.000 italiani nonostante la situazione, nonostante la chiusura di aeroporti; le telefonate che arrivano da laggiù evidentemente non raccontano il vero perché sono tutti assistiti (Commenti)… E va bene, ci sarà qualcuno che (Commenti della deputata Boldrini – Il deputato Zaratti: “Dica quello che deve dire!”)…
PRESIDENTE. Sì, sì…Però, colleghi, per favore, non interrompiamo! Posso capire che c’è attenzione sui 100.000 italiani…
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Capisco che la verità fa male e l’efficienza del Governo dà fastidio all’opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE – Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)…
PRESIDENTE. No, no…
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Però, questa è la verità. Questa è la verità. È la verità. Per quanto riguarda anche la situazione economica, onorevole Appendino, ricordo che un problema dei conti pubblici è stato provocato dalla vicenda superbonus che è frutto (Applausi ironici dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) … è frutto delle scelte …
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi! Per favore! Colleghi, facciamo proseguire il signor Ministro (Commenti del deputato Iaria). Onorevole Iaria!
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, vogliono che uno venga in Parlamento e poi non ti fanno parlare. È veramente singolare questo modo di fare (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle) …
PRESIDENTE. Prosegua, prosegua.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Io lo dico col sorriso sulle labbra, ma…
PRESIDENTE. Prosegua.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace che anche chi ha svolto un ruolo da Ministro abbia un atteggiamento così. Non va assolutamente, secondo me, bene (Commenti del deputato Guerini).
PRESIDENTE. Prosegua, signor Ministro. La prego.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Quindi, noi continueremo a tutelare la sicurezza degli italiani. Continueremo a tutelare gli interessi economici del nostro Paese anche per quanto riguarda la questione energetica. Vigileremo perché l’aumento dei prezzi, oggi, della benzina non ha alcun senso, perché le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz si vedranno fra uno o due mesi. Non si vedono oggi. Quindi, se c’è speculazione, già siamo convinti che si debbano fare dei controlli per vedere che speculazione c’è e da parte di chi sull’aumento dei prezzi perché questo è assolutamente inaccettabile. Quindi, lascio ora la parola al Ministro Crosetto per rispondere sulle questioni di competenza. Noi continueremo comunque a lavorare per la pace perché si possa concludere questa stagione di guerra in Medio Oriente (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
PRESIDENTE. Diamo ora la parola al Ministro della Difesa, Guido Crosetto. Prego.
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, fatemi fare una premessa: io sono stato molti anni in questo Parlamento e tutte le volte che ero seduto nei banchi di maggioranza o all’opposizione ho sempre avuto lo stesso atteggiamento testimoniabile da chiunque sia stato qua con me, che è quello di cercare di mettermi nei panni dell’interlocutore, che si chiamasse Di Maio, che si chiamasse Conte, che si chiamasse Guerini, che si chiamasse Pinotti, perché ho considerato sempre questo luogo il luogo dove il Governo doveva venire a riferire e a dire cosa stava facendo e quali erano le sue considerazioni e il Parlamento – cioè i rappresentanti del popolo – dovesse interloquire, suggerendo, aiutando e criticando quando è necessario.
Noi siamo venuti a riferire qual è la situazione. Ci avete fatto critiche in parte comprensibili e in parte meno. Io vorrei dare un inquadramento a questa situazione, perché bisogna partire. Intanto, noi non siamo la più grande potenza al mondo che può decidere di far partire o interrompere la guerra. Noi siamo la potenza media che ha capacità diplomatiche, che ha alleanze, che ha la volontà di interloquire con le altre, ma che ha una forza politica nel mondo, chiunque sieda qui, molto limitata. L’unico modo che ha di avere un peso nel mondo è quello di moltiplicarla con alleanze e con altre persone, interloquendo. Questa guerra ha trovato noi di fronte allo stesso scenario in cui si sarebbe trovato chiunque e qualunque Governo da questa parte, perché non è stata una decisione condivisa da nessuno. Certo che è stata al di fuori – non abbiamo bisogno di dirlo – delle regole del diritto internazionale…
VINCENZO AMENDOLA (PD-IDP). E dillo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)!
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)… L’ha detto anche…
PRESIDENTE. Colleghi! Onorevole Amendola, per favore!
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Scusate, l’ha detto prima…
PRESIDENTE. Facciamo finire…
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. L’ha detto prima…
PRESIDENTE. Colleghi!
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. L’ha detto prima il Ministro Tajani, solo che volevate criticarlo (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)… Sì!
PRESIDENTE. Ascoltiamo! Per favore, ascoltiamo bene il Ministro Crosetto.
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Però veramente… Sto facendo una riflessione. Questa è una scelta per cui, in questi giorni, è stato criticato il Governo Meloni, perché non era stato informato. Nessun Governo al mondo! Se avete sentito le polemiche negli Stati Uniti, neanche la più alta catena di comando americana sapeva della partenza degli aerei. Per quale motivo? L’abbiamo detto (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)… L’abbiamo detto al Senato…
PRESIDENTE. Silenzio! Silenzio altrimenti non si capisce niente.
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Volete un’informativa o no?
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, sono momenti topici, questi dell’intervento del Ministro Crosetto. Vi prego.
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Volete un’interlocuzione seria o volete…? Perché se siamo qui per offrire la possibilità di essere insultati, abbiamo cose più urgenti da fare. Io vi sto dando la verità e la trasparenza. Se volete continuare, continuiamo così (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
Voi sapete benissimo che l’attacco israeliano è partito nel momento in cui la posizione di Khamenei è diventata nota ed è partito senza che la programmazione di quello che stava avvenendo fosse neanche compiuta, come dimostrano gli spostamenti successivi. Quindi, è una guerra che si è aperta all’insaputa del mondo e che noi, come tutto il resto del mondo, ci troviamo a dover gestire, con tutto quello che riguarda il lavoro straordinario che sta facendo la Farnesina con gli italiani che si sono trovati bloccati e che è difficile da fare, ma siamo il Paese che lo sta facendo meglio al mondo – ogni tanto riconosciamolo quando facciamo le cose bene – e con le conseguenze economiche e drammatiche, che ci sono e ci saranno sul prezzo dell’energia, che entreranno nelle case di tutti, ma che non sono sicuramente una cosa dovuta all’azione del Governo italiano. Vi assicuro che, tra tutti i Paesi europei che hanno le maggiori risorse, quello su cui forse impatterà meno – sarà drammatico l’impatto – probabilmente è l’Italia. Non può essere accusata l’Italia di una cosa che è esogena e che non dipende da scelte del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
C’è una situazione drammatica – lo ridico perché ci sono state domande da questo punto di vista – che rischia a catena di incendiarne altre, perché la situazione russa può peggiorare per i motivi che ho detto prima, perché l’estremo nazionalismo russo sta spingendo Putin a fare cose che Putin stesso magari non vorrebbe fare e che potrebbe essere in qualche modo avvantaggiato da un quadro di caos internazionale. Io, ad esempio, anche se non ne parliamo mai, ma sono preoccupatissimo della cosa che può succedere nei Balcani, perché la decisione di Kurti, del 15 di questo mese, di mandare via i serbi può avere un impatto in quella zona vicina a noi. Nei momenti di caos del mondo, il caos è la cosa che contamina di più e cose che non potevano succedere fino all’altro ieri oggi possono succedere. Noi stiamo cercando di gestire questo momento con grandissima difficoltà e con grandissima preoccupazione.
La parte su cui chiediamo al Parlamento il supporto, avendo tutte le parti politiche le discussioni politiche legittime, le critiche fuori e le visioni diverse, è nelle cose che ci devono vedere uniti. L’uso delle basi italiane, che l’Italia concede e concederà, è lo stesso di quelle spagnole. È identico, perché il Trattato è identico. Quindi, noi concederemo l’uso – l’abbiamo detto – che sta concedendo Sanchez che è l’eroe (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati Lega-Salvini Premier). È lo stesso. L’aiuto che stiamo dando ai Paesi del Golfo, che mi sembra una cosa sacrosanta, lo stiamo discutendo con le altre Nazioni europee. Sono stato io, insieme a Boris Pistorius, a volere il Gruppo E5 e il collegamento. Sono stato io a cercare la mia collega spagnola per vedere se a Cipro potevamo fare non cose nazionali, ma cose coordinate, e con la mia nuova collega francese nello stesso modo, e con la nuova collega olandese, per vedere se potevamo mandare un messaggio che non fossero cinque navi divise, ma magari cinque navi insieme, perché cinque navi insieme avevano un valore diverso da cinque navi divise (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). Ci preoccupiamo anche, in momenti di caos, di creare cose in sinergia.
Così come siamo, forse, uno dei Paesi che ha ancora dei canali di dialogo, come sa benissimo Antonio, aperti anche con l’Iran, perché sappiamo benissimo che la risoluzione delle crisi internazionali e anche la protezione dei nostri interessi passa dalle capacità di dialogo che, magari, non vanno sui giornali – scusatemi -, perché ci sono cose che possono andare sui giornali, che possono essere dette e cose che gli Stati fanno per salvare gli Stati che, magari, rimangono all’interno degli Stati, come tutti voi sapete benissimo e avete fatto benissimo, solo per capirci (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
Quindi, riguardo al dialogo con l’Iran, molto spesso anche i vertici militari possono passare dall’Italia e, se c’è qualcuno che tiene aperta una speranza anche nel dialogo adesso tra i Paesi che si combattono, forse anche in quello un piccolo ruolo il nostro Paese ce l’ha.
Per cui, la crisi è difficile e drammatica. Ci auguriamo che non lo diventi di più, ma non c’è nessun Governo europeo, italiano o di altra parte del mondo che in questo momento possa fermare l’attacco che gli Stati Uniti e Israele stanno portando avanti. Lo sapete. Il problema nostro è gestire le conseguenze di una cosa che non abbiamo cercato, non abbiamo voluto e non abbiamo condiviso, indipendentemente dal giudizio che ci diamo. Noi siamo qua a gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa, cercando che non faccia danni più gravi. All’interno di questo, qual è la novità? Scusate il termine banale per una cosa così grave. È la reazione dell’Iran. La cosa grave è che la reazione dell’Iran abbia un impatto che non era stato – non da parte nostra, perché noi non volevamo, come tutti, questo attacco, ma da quelli che hanno fatto l’attacco – preventivato. Come dicevo prima, la cosa nuova è che gli attacchi principali non sono stati contro Israele. Vi ricordate l’altra volta? Hanno cercato immediatamente di colpire un’area molto più vasta. Qual è la logica di quegli impatti? Quella che diceva prima, imputandola al Governo italiano, l’onorevole Appendino: la crisi energetica e l’impatto sull’economia del mondo, coinvolgendo tutti i Paesi dell’area che, in qualche modo, sono lo snodo dell’economia centrale.
Fino a lì ha una logica. Cambia la logica – iniziate a pensare quale e quali possono essere le preoccupazioni – quando iniziano a essere la Turchia e Cipro, perché questo significa che il raggio di reazione e di caos, che ha in testa l’Iran, dipende dalla lunghezza dei missili di cui può disporre. Vi dà anche l’idea che, se disponesse di armi più potenti ancora e di lunghezze ancora maggiori, potrebbe colpire qualunque cosa nel suo interesse. Allora, questo non può che aumentare la preoccupazione. È il motivo per cui prima ho detto che è aumentato il nostro livello di allerta, in coordinamento con gli altri colleghi, perché, in scenari di questo tipo, tu non puoi non tenere in conto tutte le considerazioni possibili. Questo è quello che siamo venuti a dire oggi e a condividere. Io capisco le polemiche politiche, ci sta tutto. Noi dovevamo rappresentarvi la gravità di questa situazione.
La presenza nostra, il Presidente Meloni avrebbe detto, siccome siamo in contatto continuo e in riunione continua, la prima persona che sento la mattina è Antonio, l’ultima persona che sento la sera è Antonio, con il Presidente del Consiglio dei ministri, avrebbero detto queste cose. Questo abbiamo detto. Questa è la situazione che rappresentiamo al Parlamento (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)…
PRESIDENTE. Colleghi!
GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. …e al Parlamento chiediamo degli indirizzi e poi andiamo avanti. Perché voi, oggi, approverete degli indirizzi che il Governo dovrà seguire (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Aspetti, onorevole Giachetti. Credo d’aver capito per un richiamo al Regolamento. La prego, però. Prima abbiamo bisogno di incamerare i pareri per una questione proprio di economia d’Aula.
Quindi, chiedo al Ministro Tajani l’espressione dei pareri sulle risoluzioni presentate. Prego, signor Ministro.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie, signor Presidente. Sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00237 vi è parere contrario sulle premesse. Sull’impegno 1) vi è parere favorevole. Sull’impegno 2) il parere è favorevole, previa riformulazione con le parole “a continuare ad adottare ogni iniziativa”. Sull’impegno 3) il parere è favorevole, previa riformulazione “a continuare a sostenere”. Sull’impegno 4) il parere è favorevole, previa riformulazione “a continuare a mantenere i presìdi di difesa del nostro Paese, per garantire la sicurezza dei nostri cittadini e continuare ad assicurare l’attività di monitoraggio”. Sull’impegno 5) il parere è favorevole, con riformulazione “a continuare ad adottare tutte le misure”. Sull’impegno 6) il parere è favorevole, con riformulazione “a continuare a monitorare costantemente gli effetti della crisi”.
Sulla risoluzione Chiesa, Zoffili, Saccani Jotti, Carfagna ed altri n. 6-00238 il parere è favorevole sulle premesse e sul dispositivo.
Sulla risoluzione Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli n. 6-00239 vi è parere contrario alle premesse e, pur in presenza di elementi condivisibili, peraltro, già ricompresi nella risoluzione di maggioranza, valutando nel complesso l’atto di indirizzo, il parere del Governo è contrario all’atto n. 6-00239.
Sulla risoluzione Della Vedova e Magi n. 6-00240 vi è parere contrario alle premesse. Sull’impegno 1) il parere è contrario. Sull’impegno 2) il parere è favorevole, previa riformulazione “a promuovere una strategia internazionale a sostegno della transizione democratica”. Sull’impegno 3) il parere è favorevole.
Sull’impegno 4) il parere è favorevole, previa riformulazione “a continuare a sostenere le istanze di libertà”. Sugli impegni 5) e 6) il parere è favorevole.
Sulla risoluzione Richetti ed altri n. 6-00241 il parere è contrario alle premesse. Relativamente all’impegno si esprimono i seguenti pareri: capoverso a) il parere è favorevole previa espunzione della parola “vincolante”. Sul capoverso b) il parere è favorevole fino alla parola “strategica”, espungendo la parte successiva e aggiungendo “in complementarietà con l’Alleanza atlantica”.
Sul capoverso c) il parere è favorevole espungendo la parola “tutti” e sostituendo le parole “solo se” con la parola “anche”.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 12,53).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall’articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Si riprende la discussione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l’onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Prendo a riferimento l’articolo 135-bis ma potrei prenderne anche altri perché è la seconda volta che ho sentito, prima dal Ministro Tajani e ora dal Ministro Crosetto – la ringrazio che aspetta – spiegarci che la Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe detto le stesse cose che hanno detto i due Ministri.
Volevo spiegare e non pensavo di doverlo spiegare al collega Crosetto francamente, che il nostro Regolamento, in talune occasioni, prevede esattamente che sia presente il Presidente del Consiglio dei ministri – prendiamo il question time, anche se poi non si presenta – ma non è che lo prevede perché pensa che i Ministri se vengono non direbbero la stessa cosa. Onorevoli Ministri, la presenza del Presidente del Consiglio dei ministri è un fatto politico (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-il Centro-Renew Europe, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Non è un fatto regolamentare. A parte il fatto che non è che voi, dentro il Governo, tra Vicepresidenti del Consiglio dei ministri, signor Vicepresidente del Consiglio dei ministri, avete sempre la stessa linea per cui se lei viene qui a dirci una cosa magari… Lei se lo metta sa dove quel dito? Non fa niente, io parlo come intendo parlare io, non me lo dice lei come devo…
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti!
ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). …e sto dicendo semplicemente che la sua linea non è mai o è raramente coincidente con quella del Vicepresidente Salvini. Non venite qui a farci la favola che voi dite tutte le stesse cose. Non dite le stesse cose ed è un fatto politico che la Presidente del Consiglio dei ministri…
PRESIDENTE. Onorevole…
ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). …invece di venire in Parlamento sta a Radio102 a fare il suo monologo.
PRESIDENTE. Onorevole, però mi consenta.
ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). Ha capito, che è politica (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-il Centro-Renew Europe, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)!
PRESIDENTE. Proprio perché è un fatto politico, non è regolamentare, ovviamente.
(Dichiarazioni di voto)
PRESIDENTE. Passiamo quindi alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare l’onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Una premessa. Il Ministro Crosetto ha ceduto alla tentazione di farci una lezione di stile e di metodo democratico. È una lezione che noi non possiamo accettare perché il Ministro Crosetto è fondatore e dirigente di un partito, il primo partito di maggioranza, ed è Ministro di un Governo presieduto da una leader politica che ha fatto dei toni urlati, e persino sguaiati in quest’Aula, l’elemento connotante. E che oggi manca di rispetto nei confronti di quest’Aula venendo meno a un dovere politico, in un momento in cui c’è uno scenario internazionale che ci mette di fronte a una crisi dalle conseguenze gravissime e potenzialmente dilaganti e incontrollabili.
Meloni non è qui perché non saprebbe cosa dire. Meloni non è qui perché questo Governo non esprime un pensiero rispetto a quello che sta accadendo in questo momento. La Presidente Meloni non sapeva che Trump avrebbe attaccato come molti altri leader internazionali non lo sapevano, ma non sa neanche cosa Trump farà domani, e questo è un punto.
Se è vero che la reazione del regime sanguinario iraniano che sta massacrando da anni, da decenni, il popolo iraniano, è una reazione che mira al caos, beh, dobbiamo ammettere che anche l’Amministrazione Trump usa il caos per perseguire i propri obiettivi politici. Di fronte a questo, la seconda vittima dopo il diritto internazionale di questo modo di procedere è evidente a tutti che può essere e già è l’Europa politica. Mai come in questi frangenti ci rendiamo conto, da europei, della nostra debolezza, della nostra irrilevanza. Ma allora quale dovrebbe essere la priorità politica, l’urgenza politica immediata, se non quella di trovare in sede europea, di cercare in sede europea, un accordo e una direzione comune e di condizionare anche l’eventuale uso di basi alla condivisione in sede multilaterale di obiettivi e di modalità delle azioni, anche militari.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI (ore 12,57)
RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). Questo è il motivo della nostra risoluzione. Questo è il primo punto della risoluzione. Ma lei, Ministro Tajani, che è d’accordo nell’avere un’Europa più forte, è d’accordo nel superare il diritto di veto nel Consiglio, è d’accordo nell’avere un unico Presidente della Commissione e del Consiglio, come fa in questo momento a non respingere la linea di politica estera della sua Presidente del Consiglio dei ministri e a continuare a scodinzolare – glielo ripeto qui, ma è un giudizio politico, non è un giudizio personale – appresso a Trump che ci porta in un’altra direzione? Ma possibile che questa cosa così evidente a tutti i cittadini, non è evidente a voi?
Allora noi continuiamo a sottoporre all’Aula e al Governo quel primo punto della nostra risoluzione, perché è solo in quella direzione che noi supereremo l’irrilevanza, la fragilità e anche il rischio per il futuro di tutti gli europei (Applausi dei deputati del gruppo Misto-+Europa).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER (MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente, colleghe e colleghi, il Medio Oriente è una faglia geopolitica che quando si muove scuote anche l’Europa e la scuote in tre modi: nella sicurezza, nell’energia e nelle rotte commerciali e, soprattutto, nell’ordine internazionale che abbiamo interesse vitale a difendere. Parto da un principio che non può essere negoziabile: la dignità della persona e la libertà. Il regime iraniano è un sistema totalitario che reprime il dissenso, annienta i diritti, schiaccia le donne, perseguita minoranze, usa la violenza di Stato come strumento politico.
L’Europa e l’Italia hanno detto e ripetuto una cosa chiara: non possiamo chiudere gli occhi davanti alla repressione interna e alla destabilizzazione esterna di Teheran. Anche l’Unione europea, nei giorni scorsi, ha richiamato l’Iran a porre fine al programma nucleare, a frenare i missili balistici e a cessare le attività destabilizzanti e le violenze contro il proprio popolo.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERGIO COSTA (ore 13)
DIETER STEGER (MISTO-MIN.LING.). E poi c’è il secondo pilastro: la sicurezza di Israele.
Israele ha diritto di esistere e di difendersi, e chi, come il regime iraniano, alimenta apertamente l’idea della distruzione di Israele, chi arma e finanzia milizie e reti terroristiche, chi diffonde missili e droni in tutta la regione non può aspettarsi che il mondo democratico si limiti a un’alzata di spalle. Qui si innesta però il nodo più difficile, il diritto internazionale. Noi siamo europei anche perché crediamo che la forza debba essere incardinata nella legge, non la legge piegata alla forza. In queste ore molte voci autorevoli hanno messo in guardia dal rischio di una logica di guerra preventiva che indebolisce la credibilità dell’ordine giuridico internazionale.
Allora come si tiene insieme tutto questo? Con un ragionamento serio che rifiuta sia l’ipocrisia e sia il cinismo. Primo, la Carta delle Nazioni Unite vieta l’uso della forza, salvo eccezioni precise. Noi non dobbiamo banalizzare il perimetro, perché per Paesi, come l’Italia, che vivono di commercio, regole e alleanze, il diritto internazionale non è retorica, è interesse nazionale. Secondo, però, il diritto internazionale non è cieco di fronte alla realtà. Se uno Stato costruisce per anni un’architettura di aggressione indiretta, se arma e guida proxy che colpiscono civili, infrastrutture e rotte marittime, se utilizza missili e droni come strumento di intimidazione regionale, allora non siamo davanti a un incidente isolato, ma a una strategia continuativa.
E quando la minaccia diventa persistente e capillare, il tema della necessità e della proporzionalità – categorie giuridiche, non slogan – entra con forza nel dibattito. E qui mi colloco nella posizione europea che condivido: difendere il primato del diritto e, nello stesso tempo, non lasciare campo libero al terrorismo di Stato. Pur sottolineando l’importanza del diritto internazionale come bussola, ha indicato con nettezza la responsabilità distruttiva dell’Iran nella regione, l’insuccesso di anni di tentativi di moderazione tramite diplomazia e sanzioni e, parallelamente, ha spinto per una soluzione negoziata, chiedendo all’Iran di rientrare in un percorso di negoziato e de-escalation.
Questa è la linea che dobbiamo rendere operativa in Aula, fermezza e legalità insieme. Fermezza significa chiamare le cose con il loro nome. L’Iran destabilizza il Medio Oriente anche attraverso i suoi proxy, Hezbollah, Houthi, Hamas e altri, e attraverso la proliferazione di droni e missili. Non è una dinamica astratta. In queste ore si registrano attacchi e tensioni regionali che aumentano il rischio di un conflitto più ampio. Legalità significa due impegni concreti: uno, lavorare perché ogni azione militare resti dentro criteri rigorosi di necessità, di proporzionalità e minimizzazione del danno ai civili; due, investire tutto il capitale politico possibile per riaprire canali diplomatici credibili sull’IAEA, sulla trasparenza nucleare, sul controllo di missili, sulle sanzioni mirate contro apparati repressivi e reti di finanziamento.
In questa cornice, le risoluzioni di maggioranza e quelle a prima firma Boschi, Della Vedova e Richetti vanno nella direzione giusta, perché mettono l’Italia dentro lo sforzo internazionale europeo, senza trasformarci in un soggetto che rincorre l’escalation. Cito un punto essenziale: l’impegno a partecipare con assetti nazionali allo sforzo comune in ambito UE e NATO per sostenere, se richiesto, Stati membri nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni. Questa è difesa collettiva, non avventurismo; è protezione delle nostre società e dei nostri cittadini in coerenza con la solidarietà tra partner.
E permettetemi una nota umana, perché dietro le formule ci sono le persone, ci sono famiglie israeliane che vivono sotto la minaccia di missili e droni, ci sono civili iraniani che non hanno scelto questo regime e ne subiscono repressione e isolamento, ci sono popolazioni in tutta la regione, libanesi, yemeniti, palestinesi, che pagano il prezzo della guerra per interposta persona. La nostra responsabilità è duplice, proteggere e limitare il dolore, non alimentarlo. Per questo la conclusione a cui arrivo è chiara: non possiamo accettare un mondo in cui l’Iran continui indisturbato a terrorizzare il Medio Oriente tramite proxy e arsenali, contando sull’impunità strategica.
Ma non possiamo nemmeno rinunciare alla grammatica del diritto, che distingue la civiltà politica dalla pura forza. Voterò, dunque, a favore di queste risoluzioni perché rafforzano la capacità di difesa europea contro minacce missilistiche e da droni, e collocano l’Italia nella linea condivisa con UE e partner: fermezza verso il regime iraniano, tutela della sicurezza, ma anche richiamo costante alla legalità e alla de-escalation. La pace non è resa, è ordine giusto…
PRESIDENTE. Concluda.
DIETER STEGER (MISTO-MIN.LING.). …e oggi, in quest’Aula, possiamo scegliere di stare dalla parte dell’ordine giusto, con fermezza e con umanità (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Minoranze Linguistiche).
PRESIDENTE. Salutiamo gli studenti e i docenti dell’Istituto professionale di Stato “Giuseppe Medici” di Legnago, in provincia di Verona, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere venuti a Montecitorio (Applausi).
Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI (IV-C-RE). “Donne, vita, libertà”, queste sono le parole, voglio dire il grido da cui intendo iniziare il mio intervento oggi. Donne, vita e libertà, perché di questo parliamo oggi, prima ancora delle risoluzioni, delle analisi, delle divisioni. Poi, certo, il gruppo di Italia Viva ha presentato una propria risoluzione, voteremo in modo differenziato rispetto a quelle degli altri, ma, prima di entrare nel merito, vorrei tornare indietro e portarvi indietro di 4 anni, al settembre del 2022, ad una settimana più o meno dalle elezioni politiche che ci ha portato tutti in quest’Aula.
Noi eravamo in piena campagna elettorale e in quei giorni una giovane ragazza curda di 22 anni, Mahsa Amini, veniva incarcerata e picchiata a morte dalla Polizia morale iraniana, che ebbe poi il coraggio di dire, senza nessuna vergogna, senza nessun pudore, che era morta per cause naturali. Da allora iniziarono una serie di proteste, di manifestazioni, in Iran e non soltanto in Iran, il taglio simbolico dei capelli, proprio perché Mahsa Amini era stata incarcerata e picchiata a morte per non avere messo in modo corretto l’hijab, di questo si parlava.
Quelle manifestazioni e quelle proteste furono represse nel sangue in Iran, e da allora donne e giovani in Iran hanno continuato ad essere imprigionati, torturati, uccisi, tutto questo spesso nel silenzio della comunità internazionale e tutto questo per i 4 anni di questa legislatura. Noi in questi 4 anni abbiamo visto cambiare gli inquilini a Washington, a Downing Street, abbiamo discusso delle riforme da fare e non fare, sono cambiate cose nella nostra vita privata, ma le donne in Iran hanno continuato ad essere trattate come Mahsa Amini.
E questo, a dire il vero, non avviene solo da 4 anni in Iran, avviene da 47 anni in Iran, cioè da quando un regime teocratico e illiberale, fanatico e oscurantista, ha preso di mira la vita delle persone nella terra persiana. Allora noi pensiamo che oggi si debba discutere di questo, di come abbattere un regime teocratico che in queste ore sta attaccando i Paesi vicini e di come si accinge ad attaccare anche l’Europa. Davanti a questo, noi non discutiamo di Trump oggi, discutiamo di Iran, di un regime pericoloso che attacca i vicini musulmani e che minaccia l’Europa, a cominciare da Cipro.
E davvero noi, di fronte a questa minaccia, pensiamo di poter volgere la testa dall’altra parte, di far finta di nulla? Intendiamoci, il nostro giudizio su Trump è assolutamente negativo. È negativo sulla sua visione di gestione privatistica della politica estera, sull’utilizzo dell’ICE per arrestare persone innocenti, addirittura per uccidere persone innocenti a Minneapolis; siamo contro la politica dei dazi, siamo contro la gestione non istituzionale, ma privatistica, del Board of Peace.
Noi siamo assolutamente dall’altra parte rispetto a Donald Trump, ma, quando c’è la possibilità concreta di bloccare un regime teocratico che da 47 anni uccide donne, giovani, che arma il terrorismo internazionale, fornendo supporto ad Hamas, Hezbollah, Houthi, che predica la distruzione totale di Israele, mentre produce la bomba atomica, ecco, noi oggi ci concentriamo su questo.
Noi siamo in Aula per parlare di Iran, di Medio Oriente e del contrasto alla jihad globale, e lo facciamo con le parole di uno dei più grandi leader dei Paesi del G7, del G20, uno tra l’altro dei più grandi e autorevoli avversari di Donald Trump, Mark Carney, anche perché è difficile immaginare in questo scenario, in questo contesto, un Paese più bullizzato del Canada rispetto all’Amministrazione di Trump. Eppure Carney, poco dopo l’attacco a Teheran, ha detto le parole che forse sono le più convincenti: “Il Canada sostiene gli Stati Uniti nell’azione volta a impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare e a impedire al suo regime di minacciare ulteriormente la pace e la sicurezza internazionale”.
E lo ha detto dopo avere spiegato a Davos, e anche a Sydney ieri, che l’ordine mondiale è impazzito, che il diritto internazionale è calpestato, che occorre tornare a costruire connessioni diverse.
Ha detto tutte cose giuste, criticando Trump per come interpreta la politica estera, ma non ha fatto mancare il suo appoggio all’Iran. Aggiungo: se l’Iran oggi attacca Cipro e i Paesi europei rifiutano di aiutare Cipro, anche dando il supporto per le basi americane, siamo in presenza di una sconfitta per l’Europa, non di una sconfitta per Trump. E attenzione a questo fatto, perché l’Iran sta attaccando i Paesi limitrofi per trasformare quella che è una guerra regionale con i proxy a una guerra regionale aperta.
E allora è giusto, in questa fase, che noi diamo supporto anche a quei Paesi con i quali abbiamo rapporti di partnership strategica e che ci hanno chiesto aiuto, così come ha proposto anche il Governo. Quando i nostri alleati sono sotto le bombe, pensiamo che sia giusto aiutare i nostri alleati e non voltarci dall’altra parte per ragioni meramente ideologiche. Le parole di Carney ci hanno convinto, più delle parole di Starmer, forse più delle parole di Sanchez; le parole di Carney ci hanno convinto, soprattutto, più dei silenzi di Giorgia Meloni, che, anche oggi, non è qui, in quest’Aula.
Giorgia Meloni ha questa abitudine, ormai conclamata, di fuggire ogni confronto parlamentare, a differenza di tutti i suoi omologhi in ogni altro Paese. Io mi chiedo oggi cosa avesse di più importante da fare Giorgia Meloni che essere in quest’Aula a confrontarsi con il Parlamento di fronte alla crisi che stiamo attraversando. E mi dispiace che il Ministro Tajani adesso abbia lasciato l’Aula, ma io, Ministro Tajani, non sono convinta, a differenza sua, che Giorgia Meloni avrebbe detto le stesse cose che ha detto lei oggi in quest’Aula. Anzi, io sono abbastanza convinta che Giorgia Meloni, ascoltando le parole della sua replica, oggi si metta le mani nei capelli. Allora, siccome Giorgia Meloni, secondo quanto dice la Costituzione, è responsabile, come Presidente del Consiglio, dell’unità dell’indirizzo e del coordinamento, Giorgia Meloni oggi avrebbe dovuto essere in quest’Aula, anche perché le opposizioni l’hanno chiesto più volte, ripetutamente, e, ancora una volta, non sono state ascoltate.
Allora qui dobbiamo porre un problema di come il Governo sta gestendo questa crisi in una situazione così difficile. Nelle prime ore dopo gli attacchi a Teheran, ascoltare il Ministro Tajani ci ha reso consapevoli, ancora una volta, del fatto che a noi non dicano mai nulla. Perché abbiamo sentito dire dal Ministro Tajani che lui non sapeva nulla, che è stato avvisato mentre c’erano gli attacchi in corso: allora non ci serve un Ministro degli Affari esteri, basta accendere la CNN, basta leggere le agenzie internazionali.
Ed è stato ancora più scoraggiante ascoltare le parole del Ministro Tajani subito dopo, quando ha rivolto dei consigli, saggi, per carità: se ci sono i droni non affacciatevi alle finestre, se dovete prendere un pullman non disditelo all’ultimo minuto, se dovete fare un viaggio fatelo con prudenza. Tutte cose corrette, ma dov’è la visione? Dov’è l’analisi? Dov’è la proposta? La Farnesina non è mai stata un’estensione di Viaggiare Sicuri. La nostra diplomazia ha sempre svolto un ruolo a livello internazionale, che oggi è del tutto assente grazie al Ministro Tajani; non è solo assente in quest’Aula in questo momento.
Perché, in una crisi crescente tra riformisti e radicali, tra sunniti e sciiti, tra vecchie e nuove leadership, l’Italia non c’è. E smettetela anche di farci credere che giocate un ruolo di ponte tra gli Stati Uniti e l’Europa, perché, quando c’è da alzare il telefono, sicuramente non viene alzato quello della Premier Meloni e del Governo italiano. Quando c’è da risolvere un problema, alla casa Bianca invitano Merz, non Giorgia Meloni.
Ministro Crosetto, lei sa la stima e il rispetto istituzionale e anche personale che abbiamo nei suoi confronti, ma le pare normale, nel 2026, che lei e i servizi di intelligence non vi parliate? Se non vi parlate, è grave; se, invece, i servizi di intelligence non sanno – cosa che io ritengo impossibile -, è ancora più grave. Allora, è evidente che c’è un problema tra la Difesa e i servizi di intelligence, c’è un problema tra lei e l’autorità delegata ai servizi, il Sottosegretario Mantovano, come leggiamo dalle veline incrociate sui giornali da mesi. Ci sta, per carità. Ma qui, Ministro, è in ballo la sicurezza del Paese e, quindi, è il momento che vi parliate.
E chiudo, Ministro. Noi siamo d’accordo – lo ripeto – sul sostenere e supportare anche i nostri partner strategici, anche quelli nell’area del Golfo Persico: lo saremmo stati con altri Governi e lo siamo adesso che al Governo ci siete voi, per coerenza, anche perché noi pensiamo che per iniziare una vera stagione di riforme anche in Iran, come si è avviata in altri Paesi dell’area, occorra sicuramente decapitare gli ayatollah a capo dell’Iran e del regime teocratico. Detto questo, però, Ministro, noi abbiamo avuto un Governo che non è stato all’altezza della situazione: dall’assenza e dai silenzi della Premier Meloni, a lei, che è stato sfiduciato dal Sottosegretario Mantovano e isolato, al Ministro Tajani, che non ha detto una parola di politica estera. Nonostante questo, però, noi resteremo coerenti con i valori dell’Italia e con la storia del nostro Paese, perché continuano a risuonarci le parole “Donna, vita, libertà” di quelle donne e di quei giovani (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come già detto dall’onorevole Carfagna nel corso del dibattito, Noi Moderati sostiene, senza tentennamenti, la linea di serietà e di responsabilità adottata dal Governo italiano.
Abbiamo sentito in queste ore, in questi giorni, una critica profonda da parte dell’opposizione nel dire che l’Italia non ha una linea chiara e precisa. Come abbiamo ascoltato anche oggi, l’Italia ha una linea chiara, limpida e inequivocabile. È la linea di un Paese – lo ricordo per chi non vuole capire ed ascoltare – che non ha voluto questa guerra e che non vuole entrare in guerra. È la linea di un Paese che, con responsabilità, realismo e serietà, proprio per il suo ruolo fondamentale, vuole gestire le conseguenze di questo conflitto. È la linea di un Paese che vuole lavorare insieme all’Europa, ancora troppo spesso divisa, perché ci possa essere una de-escalation. È la linea di chi crede che la via diplomatica – è stata ribadita con forza oggi, con chiarezza e nettezza in tutte queste ore – sia sempre la strada principale da seguire. È la linea, la posizione di un Paese che vuole proteggere, innanzitutto, i suoi connazionali – ed è doveroso che sia così – che sono presenti nelle aree del Golfo. È stato detto: 90.000 concittadini vivono lì.
Questo non è un dibattito tra opinionisti. Qui siamo insieme a capire, dopo quello che è successo, qual è la responsabilità dell’Italia e dell’Europa. È la linea di un Paese che sostiene con forza i Paesi minacciati dalla reazione dell’Iran, in specie quelli europei: reazione che mira a creare caos e ad allargare il conflitto armato. Noi intendiamo operare per sventare – ma credo che dovrebbe essere la posizione di tutti – il progetto di estendere il conflitto, come è purtroppo evidente dall’indiscriminato lancio di missili e droni iraniani verso Paesi che nulla c’entrano con gli attacchi americani e israeliani. È la linea di un Paese, l’Italia, che si prefigge di proteggere i sacrosanti interessi economici dei nostri cittadini, cioè il loro benessere, che è la condizione per costruire sempre la pace, il che implica il sostegno a un sistema economico e a tutti gli interventi possibili sul rincaro, per esempio, dei prodotti energetici.
Seconda questione. Abbiamo sentito dire in quest’Aula che l’Europa non ha nemici, che la crisi è stata scatenata da Stati Uniti e Israele: oltre che un’ipocrisia, penso che queste affermazioni, quando non dettate da preoccupazioni di politica interna – comprensibili, ma che in questo momento, secondo me, non segnano la responsabilità di un Parlamento, maggioranza e opposizione – rivelino una cecità preoccupante. Dire che le tensioni in Medio Oriente hanno assunto una dimensione globale e non più solo regionale a causa dell’intervento militare degli Stati Uniti e di Israele degli ultimi giorni vuol dire non voler guardare in faccia la realtà. Non sto negando il rischio di un allargamento del conflitto – l’ho detto in premessa -, sto dicendo solo che la strategia dell’Iran, in tutti questi 46 anni, è stata esattamente la strategia di chi voleva allargare il conflitto, di chi voleva estenderlo all’Europa e all’Occidente. È una strategia pianificata da tempo, come hanno rilevato alcuni osservatori, facendo risalire le modalità di reazione a un preciso piano dell’ayatollah Khamenei. Ma vi invito ad allargare lo sguardo e vedrete che quella combattuta dall’Iran negli ultimi 46 anni non è mai stata una guerra di carattere solo regionale, ma è sempre stata una guerra di carattere globale, per un’infinità di motivi.
Per esempio, quando l’Iran sceglie di armare e finanziare gli Houthi in Yemen, non sceglie solo di combattere contro i sauditi, che difendono la capitale dello Yemen, ma sceglie di colpire il commercio internazionale, intervenendo sui corridoi marittimi del Mar Rosso, come sullo Stretto di Hormuz. È una linea di un Paese che vuole una guerra regionale o è una linea che vuole colpire con scientificità l’impianto mondiale di un Occidente, di Paesi che, ovviamente, credono nel diritto internazionale, nelle relazioni, nella diplomazia?
Quando l’Iran arresta i cittadini occidentali – a fine 2025 erano 22 quelli detenuti nel carcere di Evin, noi italiani ricordiamo bene le disavventure di Cecilia Sala – è una minaccia regionale o è una minaccia contro Paesi dell’Occidente? È una minaccia regionale o globale? E veniamo al capitolo degli attacchi: 160 attacchi di milizie filoiraniane contro basi americane in Iraq, Siria e Giordania dal 2023 a oggi. E il ruolo dell’Iran nell’organizzare il 7 ottobre? O vogliamo negare che Teheran armi, finanzi e sostenga Hamas nelle sue azioni contro Israele? O vogliamo negare che l’Iran sostenga Hezbollah in Libano contro Israele, per destabilizzare quell’area? Vogliamo negare che l’Iran sia il Paese che nel suo statuto ha lo scopo di eliminare un altro Paese, Israele, dalla faccia della Terra, dalla faccia di quell’area e di quel continente? E allora è una guerra regionale oppure è una strategia che da 46 anni puntualmente l’Iran persegue? E vogliamo parlare anche del sostegno del regime iraniano all’antisemitismo in tutto il mondo? Alle manifestazioni violente nelle università, i cui promotori, 2 anni fa, ricevettero un ringraziamento pubblico direttamente dall’ayatollah Khamenei?
Da quale parte della storia bisogna stare, se con responsabilità non siamo opinionisti o non vogliamo pensare di portare qualche voto in più nel dibattito politico interno? Non ci siamo dimenticati degli attacchi antisemiti che ci sono stati in Australia, per i quali l’agenzia di intelligence australiana ha indicato il regime degli ayatollah come responsabile. Non rivelo un segreto, lo abbiamo detto tante volte, anche il Ministro degli Affari esteri e il Ministro della Difesa: tutti sanno che dal 2022, nell’attacco della Russia contro l’Ucraina, l’Iran finanzia e sostiene scientificamente la Russia in quell’aggressione.
Allora, quella combattuta dall’Iran non è mai stata una guerra regionale, è sempre stata una guerra globale. Siamo liberi di scegliere di non vederla, ma non si accusi, però, di servilismo chi non chiude gli occhi di fronte alla realtà di un Paese che reprime con la violenza il suo popolo, condannando, torturando, uccidendo chi chiede solo libertà: 40.000 persone, donne, bambini, uomini, giovani, uccisi solo per opporsi al regime.
E a proposito di diritto internazionale, certo, è stato violato il diritto internazionale, ma qualche domanda dovremmo farcela. L’ONU, in questi anni, come ha agito con le regole del diritto internazionale? Le ha applicate, le regole del diritto internazionale? È intervenuta nello scenario, per esempio, di un Paese che fa del terrorismo e dell’eliminazione scientifica al suo interno e al suo esterno la sua politica? Per non parlare, ovviamente, di quante volte è stato violato, anche tante volte dal Governo italiano negli scenari di guerra, il diritto internazionale. Nel 1999, ci siamo dimenticati che l’attacco voluto nei confronti della Serbia non aveva l’egida dell’ONU?
Ma questo non significa, ovviamente, che il diritto internazionale non si debba rispettare, che la guerra non sia mai lo strumento per risolvere i problemi e che la diplomazia debba essere sempre l’unica strada. Noi vogliamo che si ritorni il più possibile alla diplomazia, vogliamo ascoltare l’appello di Papa Leone alle parti coinvolte e voglio aggiungere che non c’è nulla – anche qui lo diciamo con chiarezza come Noi Moderati – di più distante da noi di un linguaggio che in politica internazionale usa termini come “li massacreremo tutti”.
È un linguaggio sbagliato, che, anche se detto da un alleato, con cui noi ritorniamo e vogliamo continuare a essere alleati, perché fondamentale nella costruzione dell’asse occidentale, possiamo avere il coraggio di dire che è un linguaggio che non condividiamo. Così come non condividiamo che si minacci un Paese dell’Unione europea solo perché può avere una posizione diversa, cercando di dividere l’Unione europea stessa.
Dire queste cose non vuol dire non sostenere e non ribadire con forza la nostra linea, non andare nel dialogo, non dialogare con tutti e non riconoscere che l’asse, indipendentemente da chi governa in questo momento gli Stati Uniti d’America, è un asse fondamentale che non va rotto, e che con il dialogo e con la forza di un’Europa e di un’Italia protagoniste, può sempre essere ovviamente seguito. Quanto, infine, alla questione delle basi USA in Italia, almeno su quello, niente polemiche strumentali.
Chi ha un po’ di memoria sa, chi conosce la situazione sa che è da 70 anni che ci sono regole che disciplinano, ovviamente, l’utilizzo di quelle basi, e queste regole sono state sempre rispettate e attuate da tutti i Governi, di qualsiasi colore, si siano susseguiti in questo Paese. Per questo, ovviamente, bene hanno fatto il Ministro Tajani e il Ministro Crosetto ad essere così chiari.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Cerchiamo, se è possibile, ed è questo l’appello che rivolgiamo come Noi Moderati a tutti, di essere tutti all’altezza della gravità della situazione. Questo è quello che ci chiede, non l’essere opinionisti, ma la responsabilità di essere parlamentari e di rappresentare questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro Crosetto, signor Ministro Tajani, onorevoli colleghi e colleghe, in queste ore, come Alleanza Verdi e Sinistra, ribadiamo la nostra vicinanza al popolo iraniano, chiediamo la liberazione dei detenuti politici (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), lo stop alle esecuzioni capitali, ma esprimiamo una profonda preoccupazione e condanna per i bombardamenti che in questi giorni hanno ucciso oltre mille civili in Iran.
Una situazione drammatica, una situazione esplosiva, come voi ci avete descritto, signor Ministro Crosetto e signor Ministro Tajani. Una situazione che potrebbe avere scenari sempre più complicati, come ci avete detto. Ma, allora, di fronte a questa situazione così drammatica, vi domando, vi domandiamo, a nome di Alleanza Verdi e Sinistra: perché la Presidente Meloni non è in Aula? Perché non viene? Perché continua a fuggire dal Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? È inaccettabile! Perché ritiene che il suo luogo dove poter comunicare al Paese debba essere una radio, ma non il Parlamento?
Signor Ministro Crosetto, signor Ministro Tajani, nel vostro intervento ci avete chiesto di essere responsabili, di lavorare insieme per l’unità del Paese, per difendere gli interessi dell’Italia.
Ebbene, ma l’unità su che cosa, rappresentanti del Governo? Noi lo ribadiamo, perché quello che avete detto… In particolar modo lei, signor Ministro Crosetto, addirittura ci ha detto che le truppe militari, alcuni militari, non sappiamo quanti, potrebbero andare nell’area del Golfo Persico. Bene, noi vi diciamo che non vogliamo che l’Italia entri in guerra, perché voi state portando l’Italia in guerra (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Glielo spiego, signor Ministro Crosetto. Infatti, quando dite che concederete sulla base dell’accordo del 1954… Faccio comprendere agli italiani che quell’accordo è segreto! Nessuno può conoscere i dettagli di quell’accordo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), nessuno! Se non è così, ce lo porti in Parlamento, perché quell’accordo è segreto e nemmeno un parlamentare può conoscerne i dettagli. Voi state portando l’Italia in guerra, signor Ministro. Sa perché? Perché, quando arriva un aereo militare, sia esso cargo o quant’altro, e va a fare l’attività di manutenzione o altro, poi quegli aerei andranno a bombardare, andranno nel teatro di guerra, daranno un supporto logistico militare. Qual è la differenza tra un supporto logistico militare e chi va a bombardare? Significa stare dentro una guerra e noi non siamo d’accordo. No, grazie (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)!
E voglio anche dirle una cosa: c’è una ipocrisia basata sulla bugia e sulla menzogna che riteniamo intollerabile, perché, nel giugno del 2025, gli Stati Uniti avevano avviato un’operazione di bombardamento dei siti nucleari in Iran e Donald Trump disse al mondo intero: good job, abbiamo terminato un buon lavoro, abbiamo azzerato il programma nucleare iraniano. Oggi, invece, ci dicono esattamente il contrario. Come possiamo credere a un Presidente americano che mente sistematicamente?
Mente dicendo che ha preso Maduro, che era un narcotrafficante, e il giorno dopo ha detto e ha affermato che in realtà voleva il petrolio venezuelano. Come possiamo credere a un Presidente che adesso minaccia di educare Cuba, strangolando un popolo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e riducendolo alla povertà per la sola colpa che non è allineato dal punto di vista ideologico?
È un problema serio. Voi non avete una politica estera. Il Ministro degli Affari esteri Tajani si arrabbia se gli diciamo che si deve vergognare. Guardi, io non userò questo termine, però, mi scusi, signor Ministro, ma, di fronte alla totale inutilità e inadeguatezza della vostra politica estera, perché non vi chiamano. Quando tutti stavano evacuando le ambasciate, Ministro Tajani, 24, 48 ore prima, gli inglesi, i cinesi avevano dato ordine di evacuare le ambasciate in Israele e in Iran. Solo noi siamo rimasti sprovvisti, persi e sprovveduti, però, guardi, le voglio anche dire una cosa, perché lei ha raccontato una bugia agli italiani, signor Ministro Tajani.
Sa qual è la bugia che ha raccontato? Perché 24 ore dopo il bombardamento, a massicce telecamere di fronte a lei, ha detto che gli italiani sarebbero stati assistiti e le coperture economiche del loro soggiorno, perché non potevano tornare in Italia, sarebbero state a carico degli Emirati Arabi. Falso! Ha detto una bugia, lo sa perché? Perché gli italiani si stanno pagando gli alberghi e tutto quanto di tasca propria (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Lei non è autorizzato a mentire, capisce? Almeno chieda scusa a quegli italiani che si stanno pagando di tasca propria.
Ma veniamo a un punto. Il punto è che ci state dicendo che la democrazia si esporta con la guerra. Voi state dicendo che è possibile costruire un processo democratico di pace in Iran con le bombe. Come se l’Afghanistan, 20 anni di guerra, oltre 200.000 morti, non abbia insegnato nulla; come se la Libia, l’uccisione di Gheddafi, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze, non avesse determinato un livello di destabilizzazione dell’area di cui noi oggi paghiamo un prezzo.
Come se l’Iraq e la Siria non rappresentino un problema dal punto di vista della destabilizzazione riguardo alle guerre preventive che sono state fatte in nome di una falsa democrazia, ma in nome di altri interessi che ben conosciamo. Vedete, noi il terrorismo lo vogliamo combattere, però anche qui c’è un’ambiguità. I Paesi del Golfo Persico, che voi ritenete i vostri alleati… Ma il Qatar non era quello che finanziava Hamas e portava le valigie piene di dollari ad Hamas (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) con l’appoggio anche di Netanyahu?
Non era quello? Ma gli Emirati Arabi o l’Arabia Saudita non sono i luoghi dove c’è la pena di morte per omosessuali o per chi compie adulterio, sì o no (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Ma è questa la vostra democrazia? E poi avete dimenticato una cosa, io lo trovo intollerabile. Avete dimenticato e non siete mai riusciti a pronunciare il nome di Donald Trump e il nome di Benjamin Netanyahu (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), che non solo sono i responsabili di una guerra che sta creando un disastro nel mondo dal punto di vista non solo dell’esplosione dei prezzi energetici, ma stanno creando un problema perché stanno costruendo un ordine geopolitico basato sulla supremazia militare.
Ma sa che cos’è che troviamo più intollerabile e indecente? Mi indigno, mi indigno fortemente, lo vorrei urlare, non so quanto lo vorrei urlare: avete dimenticato quello che quel criminale di Netanyahu ha fatto a Gaza. Perché per lui non vale nulla (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Ha massacrato 70.000 civili, bombardato ospedali, bombardato scuole, bombardato campi profughi. Perché non li avete difesi quei poveri palestinesi? Perché non avete difeso le donne palestinesi, i bambini palestinesi?
Per loro non vale nessun principio di difesa dalle bombe sganciate dagli aeroplani di Netanyahu? Per loro non vale? Rispondetemi! Vorrei che voi mi guardaste in faccia, signor Ministro. Mi dica, perché non è stato difeso il popolo palestinese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Perché? Perché? È qui la fine dell’umanità, è la fine della civiltà, perché avete un doppio standard, ed è inaccettabile questo vostro doppio standard.
Guardi, ve lo dico in nome anche di quelli che sono e dovrebbero essere gli interessi dell’Italia. Siete venuti qui a dire che dobbiamo difendere gli interessi dell’Italia. Non è una provocazione, questa è la bandiera dell’Italia che noi dobbiamo difendere (Il deputato Bonelli mostra un foglio recante l’immagine della bandiera dell’Italia), chiaro? Questi sono gli interessi che voi, invece, oggi difendete (Il deputato Bonelli gira il foglio che, sull’altro lato, reca l’immagine della bandiera degli Stati Uniti d’America con sovraimpressa la figura di Donald Trump – Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), quelli di Donald Trump, quelli del gas di Donald Trump, 50 miliardi di euro di commesse, centinaia di miliardi di euro di armi che dobbiamo comprare da Donald Trump.
Li avete dimenticati gli interessi degli italiani, perché la responsabilità di quello che sta accadendo, anche dal punto di vista della politica energetica, è di una politica energetica totalmente fallimentare, perché avete spostato la dipendenza dal gas russo al gas arabo e al gas di Trump. Altro che autonomia! Altro che sovranità! Altro che patrioti! State prendendo i soldi degli italiani dal punto di vista della politica energetica, ma adesso state anche indebolendo il nostro Paese in uno scenario internazionale. Guardi, io penso che la situazione sia veramente preoccupante, inquietante, e sappiamo che interpretiamo il pensiero di tante e tanti italiani che la guerra non la vogliono, vogliono il nostro Paese dentro una logica.
Non possiamo essere sudditi di Donald Trump, non possiamo essere sudditi delle follie di un uomo che, qualcuno ci dovrà spiegare la ragione, si fa dare gli ordini da Netanyahu, perché di questo si sta discutendo anche negli Stati Uniti d’America. Non vorremmo che c’entrino gli Epstein files, non vorremmo che c’entri anche la vicenda del Mossad, non vorremmo che c’entrassero le capacità ricattatorie di qualcuno…
PRESIDENTE. Concluda.
ANGELO BONELLI… rispetto ad altro che sta mettendo in ginocchio. E io glielo dico in nome dell’articolo 11, in nome dell’articolo 11 della Costituzione italiana, in nome del popolo italiano: noi diciamo “no” a questa vostra avventura nel dare basi e portare l’Italia in questo scenario, di avere spiegato gli interessi. Perché, vede, noi siamo patrioti italiani, signor Ministro Crosetto. Non siamo, non siamo assolutamente…
PRESIDENTE. Concluda.
ANGELO BONELLI (AVS). … patrioti di Trump (Commenti del Ministro Crosetto).
PRESIDENTE. Grazie, grazie.
ANGELO BONELLI (AVS). Non siamo patrioti (I deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra mostrano fogli recanti le scritte: “Patrioti di Trump”, “Fratelli di Trump”, “No alle basi italiane per la guerra di Trump”, “L’Italia non si USA”)…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Chiedo la cortesia agli assistenti d’Aula di ritirare i cartelli (Gli assistenti parlamentari ottemperano all’invito del Presidente).
Salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell’Istituto comprensivo “Modena 10”, plesso Gramsci, di Modena. Grazie di essere qui a Montecitorio e benvenuti (Applausi).
Ha chiesto di parlare l’onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Noi, come la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, siamo molto preoccupati e rappresentiamo anche qui, in quest’Aula, questa preoccupazione, che è una preoccupazione per quello che accade, per quello che vediamo, per le immagini comunque di morte. Perché, quando c’è un bombardamento sui civili, di qualsiasi bandiera siano quei civili, c’è una preoccupazione e uno strazio nel vedere quello che accade. Il mondo della violenza del più forte non è certo la soluzione, ed è un modello che purtroppo Trump sta utilizzando.
Certo, ci sono degli obiettivi condivisibili: spezzare quel regime orribile, che da anni opprime la popolazione in Iran, è un obiettivo condivisibile. È un regime che ha soggiogato i suoi concittadini, è un regime che ha sostenuto la Russia contro l’Ucraina, è un regime che ha sostenuto una battaglia di vita contro Israele, contro il popolo israeliano. Quindi, un intervento contro il regime iraniano è un intervento che ha un obiettivo condivisibile, ma il metodo non è condivisibile.
Io penso che purtroppo non vedremo neanche i risultati, signor Ministro, perché bisogna conoscere l’Iran e so che al Governo ci sono persone che conoscono l’Iran. L’Iran è grande come l’Italia più la Francia, più la Germania, più tutti i Paesi che sono in mezzo (l’Austria, la Svizzera, il Belgio e l’Olanda), e bisogna metterci anche il Regno Unito per arrivare alla dimensione dell’Iran. Ci sono 89 milioni di abitanti in Iran. E, purtroppo, dico purtroppo, il regime iraniano non è che non ha un consenso nel Paese, il regime iraniano ha anche un pezzo importante di consenso nel Paese.
Allora, non è che possiamo pensare di bombardare milioni di iraniani. La strada del dialogo è indispensabile, indispensabile. L’Iran ha scelto la metodologia migliore per creare il caos e creare più danni possibili all’Occidente, ai Paesi vicini di religione anche diversa, e, quindi, quel conflitto lì era un conflitto nelle cose.
Io, Ministro Crosetto, concordo su molte cose che lei ha detto. Però, non concordo che noi non sapevamo quello che sarebbe successo. Perché lo sapevamo, perché era scritto nelle cose, era scritto nel DNA di Trump dopo quello che è accaduto in Venezuela ed era scritto nei movimenti militari che stavano avvenendo. Potevamo non sapere se succedeva nelle 72 ore, nelle 48 ore, ma sapevamo quello che stava succedendo, purtroppo. E noi, non reagendo a quell’attacco impostato così, dicendo con chiarezza che per noi il multilateralismo non è un fatto accessorio, è essenziale se vogliamo portare a un minimo di stabilità in questo pianeta, perché rinunciare a questo… Io capisco…Trump, la Casa Bianca pubblica un video, adesso, in queste ore, dove mescola le immagini sull’Iran con un videogioco. Per me la guerra non è un videogioco, nessuno di noi la vede così. Io penso che non ci sia nessuno nel Parlamento italiano che farebbe una cosa del genere. Noi dobbiamo dare un distinguo rispetto a questo.
Noi consideriamo il Venezuela e l’Iran due Stati canaglia, due regimi. La Cina, per esempio, non li considera alla stessa stregua. Allora, supponiamo che la Cina decida di considerare qualche Paese lì, vicino a lui, uno Stato canaglia, va a finire che farà lo stesso intervento che gli Stati Uniti hanno fatto sul Venezuela e sull’Iran. E noi cosa potremmo dire in quel caso? Niente. Allora, resterà semplicemente un mondo ingovernabile. Noi dobbiamo pretendere che ci sia una sede, che le Nazioni Unite rifunzionino, tornino a funzionare. Abbiamo quest’obbligo, lo abbiamo nei confronti di chi non è qui, ma ci verrà tra 15 anni, perché altrimenti non si governerà più nulla.
Siamo molto preoccupati per i nostri connazionali che sono lì, siamo molto preoccupati per tanti Paesi amici, di queste ore anche l’attacco all’Azerbaijan, che peraltro è un altro nostro fornitore di gas, lo dico in maniera accessoria non è questo il primo punto, ma anche quello c’è. Le conseguenze economiche di questo attacco sono – lo ha detto il Governo, condividiamo – molto, molto preoccupanti. Però, c’è qualcuno che di questo ha la responsabilità.
Allora, signor Ministro, noi non siamo qui ad autorizzare nessuna missione, perché, come ha detto lei, le missioni sono già autorizzate e ne siamo soddisfatti: si ritiene di intervenire e di potenziare i nostri dispositivi nell’area. È chiaro che andiamo a difendere i nostri amici alleati. Io penso che, però, tutto questo debba portarci a una riflessione perché, signor Ministro – e noi lo chiediamo nel nostro documento – noi abbiamo il dovere di trasformare le parole che anche sentiamo dai banchi del Governo – lo dico con grande rispetto – in fatti concreti. Perché se è vero che le minacce sono altissime… peraltro, abbiamo visto qualche alleato dell’Iran stranamente silenzioso in tutto questo, perché dallo Yemen non è ancora successo niente e lì anche c’è un bell’arsenale che è disponibile. Noi, allora, se consideriamo tutto questo un’emergenza, dobbiamo essere conseguenti. Sono mesi, mesi che diciamo che bisogna venire in Aula per capire come potenziare – e lo dico al Governo, non al Ministro della Difesa – le nostre Forze armate nei prossimi dieci anni e come spendere i soldi su cui ci siamo impegnati in sede NATO. Qual è il programma? Qual è la scaletta? Quali sono gli atti che vogliamo fare sul fronte dell’organico, sul fronte dell’armamento, sul fronte degli strumenti a disposizione dei nostri militari? Perché adesso staremo lì tirando una batteria di missili da una parte all’altra. Noi non dimentichiamo i nostri impegni con l’Ucraina, poi, perché non è che si gira una pagina e, quindi, è finito quell’impegno lì, perché se ne apre un’altra. Abbiamo bisogno di continuare, anzi, avreste l’obbligo di aumentare il sostegno all’Ucraina in questa fase difficilissima. Avreste l’obbligo di aumentare il sostegno all’Ucraina. Allora, signor Ministro, io credo che noi ci aspettiamo, anche in conseguenza di quello che sta accadendo nel mondo, che ci sia una presa di coscienza da parte del Governo e venga in Aula a illustrarci quali sono i piani per incrementare la nostra spesa militare, coerentemente anche con le cose che lei ha detto oggi. Il Gruppo E5 va benissimo, è un passo avanti importante. Se riesce a far partire e a dare un contributo per far partire quel nucleo di Paesi europei che mettono insieme le loro risorse, va benissimo. Ma bisogna mettere insieme le risorse. Mettere insieme le risorse vuol dire che ci vogliono risorse da poter destinare a questo. Se non ci sono le risorse, è evidente che non avremo niente da mettere insieme.
Chiudo dicendo che poi c’è un tema di metodo. Mi permetto di ricordare a chi sta ai banchi del Governo che noi abbiamo vissuto pochi anni fa la drammatica situazione di un’aggressione all’Ucraina. In quel caso dopo 24 ore avevamo il Presidente Draghi qui in Aula. Nel frattempo, c’era il Ministro D’Incà, che gestiva i rapporti con il Parlamento, che aveva chiamato tutti i gruppi per scrivere una risoluzione insieme. Ma perché non avete fatto la stessa cosa banale di cercare di chiamare tutti i gruppi per fare una risoluzione insieme (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)? Perché, se è tanto importante questo tema – e lo è -, lo sforzo di mettersi insieme e di andare lì, in sala del Governo, ieri sera a mezzanotte o stamattina alle 6, con i capigruppo, per scrivere tre righe insieme, questo spetta alla maggioranza, non spetta all’opposizione. È evidente che spetta alla maggioranza. Non è una cosa difficile. Se poi c’è qualche opposizione che non vuole a prescindere, non sarà mai la nostra. Non sarà mai la nostra! Quando il Governo chiama su una cosa di interesse nazionale, noi ci saremo sempre. Lo dico perché, purtroppo, i problemi non sono finiti, ce ne saranno altri e ce ne sono altri. Quindi, vi invito veramente ad ascoltare questo appello che vi facciamo (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Scoppia una guerra e vediamo, negli altri Paesi, Merz, Starmer, Macron e Sanchez. Da noi cosa vediamo? Vediamo che la nostra prima posizione è quella del Ministro degli Esteri Tajani che fa un punto stampa, dove gli chiedono: ma qual è la vostra posizione? E lui: la nostra posizione è quella europea. Poi dopo nel seguito dice: signori, ma l’Europa una posizione non ce l’ha. Questa è stata la prima uscita del Governo italiano.
Nello stesso discorso riesce a dare consigli utilissimi, come quello di non affacciarsi dalle finestre nel caso in cui piovano dei droni dall’alto e conclude questa posizione dicendo che non sa dov’è il Ministro della Difesa. Questa è stata la reazione dell’Italia allo scoppio di un conflitto. Il Ministro della Difesa era a Dubai e si è premurato di dire che il problema era il costo e che lui ha pagato tre volte il costo di rientro. Ministro Crosetto, non è questo il problema, anche perché questo Governo ci ha abituato con Piantedosi a pagare un elicottero dei Vigili del fuoco per portare Mogol da Sanremo a Roma e con Nordio a pagare un elicottero della Guardia di finanza per andare a fare campagna elettorale per il “sì” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Quindi, il problema non è se il Ministro della Difesa rientra con un volo di Stato. Il problema è che il Ministro della Difesa, che avete scelto e abbiamo scelto come Paese, come grande esperto di difesa, di armi e di logistica, non per niente ci ha tirato su un patrimonio come lobbista delle armi, è stato quello sorpreso dal fatto che venissero attaccati gli Emirati Arabi Uniti. Questo, il grande stratega che abbiamo, è rimasto sorpreso ed oggi, alle prime parole, si è ricontraddetto un’altra volta, perché le prime parole che ha detto in quest’Aula sono state: avevamo mobilitato nei giorni precedenti, perché eravamo a conoscenza dell’imminenza di un attacco, i nostri militari perché si riposizionassero.
Non riesce a dire una cosa senza contraddirsi, il Ministro Crosetto. Oggi, aspettando sempre la posizione italiana, il Ministro Tajani arriva qui in Parlamento con un foglietto, che è il riepilogo di quello che gli hanno scritto al Ministero. Non c’è alcuna posizione politica. Probabilmente è un foglietto che le hanno dato in omaggio al Board of Peace con il cappellino MAGA (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È arrivato e le hanno dato il cappellino e il foglietto per andare a riferire quello che gli è stato detto di dire.
Il fatto che di fronte a questo non abbiate nominato nella vostra illustrazione Trump o Netanyahu è una roba che fa vergognare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Se uno vi ascoltava, avete parlato del caos nella regione, come se l’Iran a un certo punto fosse impazzito totalmente e abbia cominciato a sparare a destra e sinistra, come se non fosse esistito un attacco da parte di Netanyahu, contrario a tutte le norme del diritto internazionale, e come se l’Iran improvvisamente abbia cominciato ad attaccare a destra e sinistra. Il diritto internazionale, al quale oggi vi appellate, richiamando Trattati di collaborazione e di alleanza? Oggi arriva il diritto internazionale, quando vi serve. Ieri il diritto internazionale non serviva più a nulla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Se la situazione non fosse così seria, sembra veramente quello sketch di Proietti, quando fa l’avvocato con il bifolco. Chi vuole se lo vada a rivedere.
Venite a chiedere l’uso delle basi. La replica è persino peggiore. Ripeto: la replica è persino peggiore. Ministro Tajani, io vorrei sapere cosa lei ha da ridere nella replica. Riesce a citare il superbonus. Ma di fronte a una tragedia del genere, lei viene, ride e cita il superbonus! Ci fa capire che non capisce nulla di economia e del perché aumentano i prezzi del petrolio. È venuto qua dicendo: è assolutamente ingiustificato che aumentino i prezzi del petrolio, chissà come mai aumentano i prezzi del petrolio. Ciliegina sulla torta: dichiara in maniera candida e aperta: intanto hanno attaccato, poi vedremo, se avranno la bomba atomica, chi lo sa, se avranno la bomba atomica. Ministro, lei ha detto questo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Almeno per rispetto, guardi chi le sta parlando e non rivolga lo sguardo dall’altra parte, per favore (Commenti del Ministro Tajani). Ride, ride! Si sciacqui la bocca prima di parlare di chi ha portato in questo Paese 209 miliardi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Proteste dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)!
PRESIDENTE. Per favore, per favore, per favore colleghi! Vi prego! Rimaniamo istituzionali!
RICCARDO RICCIARDI (M5S). E, sì, parlava, aveva il difetto, aveva il difetto… Ministro, continui pure a ridere… Guardi aveva il difetto… Scusate ma voi avete il Ministro che ha detto: io non mi devo vergognare, perché non sono mai stato inquisito, rinnegando la storia del suo partito, santo cielo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
PRESIDENTE. Colleghi, rimaniamo istituzionali, il momento è delicato!
RICCARDO RICCIARDI (M5S). Se è fonte di vergogna l’essere inquisito, allora è rinnegare la storia del proprio partito…
PRESIDENTE. Torniamo all’argomento.
RICCARDO RICCIARDI (M5S). Lei, guardi, deve solo imparare da chi riusciva a parlare sia con gli Stati Uniti d’America che con la Cina, perché al mondo si sta così. La politica internazionale si fa così, non inginocchiandosi col cappellino MAGA (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Oggi è venuto il Ministro Crosetto, dicendo che nessuno avrebbe potuto fermare questo attacco. Oggi probabilmente è vero, ma sono anni che noi, rispetto a quello che sta facendo Netanyahu, vi stiamo dicendo: attenzione perché, a forza di concedergli di sparare sui militari dell’ONU, di fare inginocchiare i Carabinieri, di sparare sulle chiese, di sparare sui bambini e di attaccare sette Paesi sovrani, la tigre della violenza esce dalla gabbia e poi non la riprendiamo più (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Voi avete continuato a fare accordi commerciali con un genocida! Adesso è il padrone del mondo e quello scettro glielo avete dato voi e la vostra complicità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
Allora, vediamo oggi che Netanyahu riesce a fare con Israele un’operazione del Mossad strategicamente straordinaria e a colpire Khamenei in maniera eccezionale. Ci chiediamo perché il Mossad per anni non sia riuscito a distinguere bambini palestinesi da terroristi di Hamas (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ieri non ci riusciva e oggi sì? Continui a ridere… Ministro, io le sto parlando dei bambini palestinesi morti e lei sta continuando a ridere, santo cielo (Commenti del Ministro Tajani – Proteste di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)!
PRESIDENTE. Per favore, per favore, per favore.
RICCARDO RICCIARDI (M5S). In tutto ciò…
PRESIDENTE. Colleghi!
RICCARDO RICCIARDI (M5S). In tutto ciò, in tutto ciò, tra una canzone e la pubblicità di un materasso, ascoltiamo in radio anche la voce della Presidente Meloni. Siamo riusciti ad ascoltarla in radio, la Presidente Meloni, che scappa continuamente, scappa nei momenti più drammatici, ma parla di Sanremo, parla dei rave, parla di tutto, riscrive le sentenze in due minuti senza neanche accertare i fatti, ma, quando deve parlare di una guerra, la Presidente Meloni non c’è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E, allora, guardate, oggi noi eravamo tentati di non partecipare a questa farsa, ma il rispetto che abbiamo per quest’Aula è più grande del disprezzo politico che abbiamo per voi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti del Ministro Tajani). A differenza vostra.
E la Meloni oggi parla. La Presidente Meloni parla dei prezzi dell’energia: attenzione, vigilerò, tasserò chi speculerà sull’energia. Come ha fatto con le banche, esattamente come ha fatto per i profitti delle banche (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
E la Presidente Meloni non si rende conto che quell’elemosina che metterà nel decreto Bollette si è già volatilizzata, e quei soldi serviranno a chi fa profitti, come BlackRock che è il fondo più grande di speculazione privata che determina i prezzi del gas alla Borsa di Amsterdam! E se non si interviene lì noi possiamo farne quanti ne vogliamo di decreti Bollette, ma è un pozzo a perdere.
E ricordo, in quest’Aula, quando la Presidente Meloni, dopo avere incontrato il CEO di BlackRock, Larry Fink, a margine del G8 in Puglia, le chiesi: ma di cosa avete parlato lei e il capo del più grande fondo di speculazione privata? Lei rispose: io non intralcerò mai chi vuole lavorare, non intralcerò mai i privati che vogliono investire. Lei non intralcerà mai chi specula sulla pelle delle persone e delle imprese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), questa è la realtà! E allora…
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO RICCIARDI (M5S). …voi parlate di paura. La paura più grande che abbiamo, il pericolo più grande che abbiamo è come esponete l’Italia. Il pericolo più grande è la vostra complicità in tutto questo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
E solo quel popolo che marcia per la pace, che non accetta la logica del riarmo, in Italia e in Europa, può fermarvi, quel popolo che vede nelle persone che ci sono in altri Paesi (Commenti dei deputati dei gruppi Fratelli d’Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) non nemici ma persone di culture e religioni diverse, quel popolo che è sceso in piazza e riscenderà in piazza, che ama l’umanità per come dovrebbe essere, ma la disprezza per quello che, in realtà, è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zoffili. Ne ha facoltà.
EUGENIO ZOFFILI (LEGA). Grazie, Presidente. Ci spiace che i colleghi del MoVimento 5 Stelle si pongano in questo modo rispetto a quest’Aula e mancano di educazione e di rispetto non nei confronti del Governo, ma anche dei colleghi parlamentari.
Presidente, dato che non li richiama lei e non mi sta neanche ascoltando, Presidente (Commenti di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)… Presidente, mi perdoni, Presidente, stavo dicendo che i colleghi del MoVimento 5 Stelle, ponendosi in questo modo – a noi spiace che si pongano in questo modo – rispetto all’Aula, mancano di rispetto non solo al Governo e ai colleghi parlamentari, ma a tutto il nostro Paese, all’Italia e agli italiani. E se non li ha richiamati lei, lo faccio io (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Fratelli d’Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), in modo educato e pacato, attraverso questo intervento, dove si è sentito parlare di disprezzo nei nostri confronti, ed è molto, molto grave, signor Presidente.
Torniamo alle comunicazioni del Governo e dei nostri Ministri. Presidente, colleghi, membri del Governo, la situazione che si è determinata in Medio Oriente per noi è certamente motivo di grande preoccupazione che abbiamo espresso, anche in discussione generale, con il collega Giglio Vigna, in Aula.
Condividiamo quindi la sobrietà delle valutazioni che abbiamo ascoltato dal Ministro Tajani e dal Ministro Crosetto qui, oggi, nell’Aula di Montecitorio.
Il gruppo della Lega Salvini-Premier conferma il sostegno all’azione di Governo anche rispetto a questa nuova crisi. Condanniamo fermamente il regime islamico iraniano, condanniamo gli omicidi, gli assassini, le torture, le repressioni, le violenze nei confronti di un popolo che ha bisogno di libertà.
Ringraziamo il Presidente degli Stati Uniti d’America e ringraziamo Israele. Chi li critica non ha capito o non vuole capire che ci stanno difendendo e proteggendo da minacce serie per la democrazia e per la nostra incolumità. Stanno difendendo anche i valori dell’Occidente a cui noi della Lega non vogliamo assolutamente rinunciare. Stanno salvando le nostre vite dalla minaccia dei missili e di una forza nucleare nelle mani di terroristi tagliagole.
Preghiamo, Presidente, e lavoriamo per la pace, per la diplomazia, per una stabilità che possa metterci al riparo dalle ripercussioni, anche economiche, che una guerra genera.
Un pensiero d’affetto ai 100.000 italiani, connazionali bloccati o che, comunque, si trovano nelle aree colpite. In queste ore ne ho sentiti, ne abbiamo sentiti tanti.
Io voglio ringraziare personalmente, per il tramite del Ministro, l’unità di crisi della Farnesina e anche chi sta lavorando sul campo con grande professionalità H24, e a loro, e anche ai nostri militari impegnati nelle missioni di pace in Medioriente, va l’abbraccio del nostro gruppo parlamentare. Nessuno resta indietro e continueremo ad aiutare i nostri connazionali a tornare a casa, a tornare in Italia, uno ad uno.
Sul fronte interno, Ministri, raccomandiamo la massima attenzione. La sicurezza di ognuno di noi, di ogni cittadino italiano, a fronte di questo conflitto, deve essere salvaguardata con ancor maggior scrupolo. La sicurezza interna del nostro Paese deve essere potenziata contro ogni minaccia terroristica. Abbiamo ricevuto rassicurazioni che vanno in questa direzione.
La preparazione e una sempre maggiore presenza dei nostri uomini delle Forze dell’ordine sul territorio italiano sono fondamentali, così come è indispensabile, per noi della Lega, aumentare il numero dei soldati in patria, il numero di soldati dell’Esercito italiano nelle nostre strade, nelle stazioni e nei punti sensibili. L’operazione «Strade sicure» – e lo ribadiamo – è una buona pratica made in Italy, è un fiore all’occhiello apprezzato e voluto dai cittadini italiani che dobbiamo rafforzare. I 6.800 militari impiegati non bastano più, ne abbiamo bisogno di altri.
Nella risoluzione di maggioranza la Lega ha voluto sottolineare questa necessità di tenere alta la guardia all’interno del nostro Paese, per la sicurezza dei cittadini italiani e, di questo, ne siamo soddisfatti. Come siamo soddisfatti del fatto che sia stato chiarito che le basi in Italia saranno usate solo per funzioni logistiche e non per atti di guerra.
Presidente e colleghi, il gruppo della Lega voterà a favore della risoluzione di maggioranza nella speranza che l’apporto del nostro Paese e ciò che stiamo facendo noi, oggi, in quest’Aula, nonché quello che il Governo ha fatto e sta facendo anche nelle sedi internazionali, possa contribuire al rapido raggiungimento della pace (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Fratelli d’Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI (FI-PPE). Grazie, Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro della Difesa, signor Vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.
Innanzitutto credo sia il caso di rimarcare, perché non è affatto scontata, la continua attenzione e il profondo rispetto che il Governo continua a riservare alle Aule parlamentari. Sembrano davvero lontani i tempi in cui il Governo D’Alema annunciava la nostra partecipazione ai bombardamenti americani sopra Belgrado…
PRESIDENTE. Provi a cambiare microfono, credo che dia qualche disagio.
ANDREA ORSINI (FI-PPE). Mi consenta di ripartire, Presidente.
PRESIDENTE. Sì, sì le abbiamo già azzerato il tempo.
ANDREA ORSINI (FI-PPE). Dicevo, signor Ministro degli Esteri, signor Ministro della Difesa, che credo sia innanzitutto il caso di rimarcare – perché non è affatto scontata – la continua attenzione e il profondo rispetto che il Governo continua a riservare alle Aule parlamentari. Sono ben lontani o sembrano davvero lontani i tempi in cui il Governo D’Alema annunciava la nostra partecipazione ai bombardamenti americani sopra Belgrado, quando i nostri erano già in volo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). In quel momento – è bene ricordarlo – Silvio Berlusconi non volle curarsi dello sgarbo istituzionale e fu al fianco del Governo perché quando i nostri militari rischiano la vita, quando i nostri concittadini rischiano la vita devono sapere di avere dietro di loro il Paese unito (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
Oggi siamo di fronte a un dramma che ci riguarda direttamente, perché complessi interessi nazionali sono in gioco, ma anche perché la vita, la libertà, la dignità delle persone sono un valore universale e quando un regime ne fa strame, la cosa ci riguarda sempre. Noi non siamo e non siamo mai stati favorevoli alla guerra, non soltanto in ossequio a un diritto internazionale che l’Iran per primo ha violato molte volte e che nessuno è stato in grado di far rispettare al regime di Teheran. Eravamo contrari alla guerra perché ogni guerra significa sangue, sofferenze, distruzioni. Il valore della pace che il Santo Padre non smette di richiamare è un valore universale, un valore che consideriamo anche profondamente nostro. Ma il conflitto oggi è in atto e non certo per responsabilità degli Stati Uniti. L’Iran ha dimostrato di non aver mai voluto trattare seriamente né sul programma nucleare, né sul sostegno ai movimenti terroristi, né sui diritti del suo stesso popolo. In nessun caso il mondo poteva permettere che un Governo come quello iraniano entrasse in possesso dell’arma atomica, in nessun caso. Come ha ricordato il Ministro Tajani, l’Iran non può dotarsi di armi nucleari e disporre di sistemi missilistici in grado di rappresentare una minaccia esistenziale per Israele, per la regione e per l’Europa.
Noi non sappiamo cosa accadrà nelle prossime settimane, ma sappiamo cosa può fare concretamente l’Italia, una media potenza che ha sempre saputo mantenere aperti i canali di dialogo con tutti e che in questo momento è impegnata, è impegnata ad usarli soprattutto per evitare un allargamento del conflitto. Questa è la vera priorità. Purtroppo quell’allargamento sembra invece essere proprio la strategia cinica e dissennata con la quale quello che resta del regime iraniano cerca di sopravvivere. Le aggressioni sono arrivate sul territorio europeo, a Cipro, sul territorio dell’Alleanza atlantica, in Turchia, oggi è stato colpito anche l’Azerbaigian. Potenzialmente le armi iraniane sarebbero in grado di raggiungere molti Paesi, compresa l’Italia. Ecco perché la richiesta di aiuto logistico e di armamenti da parte di Paesi arabi amici e alleati dell’Italia deve essere accolta. Non si tratta di collaborare all’offensiva, del resto nessuno ce lo ha chiesto. L’utilizzo delle basi americane in Italia è regolato da accordi siglati negli anni Cinquanta e sempre confermati da tutti i Governi di destra e di sinistra, di ogni orientamento. Se ce ne venisse richiesto l’impiego per azioni belliche dirette, del resto il Governo si è impegnato a discuterne in quest’Aula.
Oggi si tratta di inviare sistemi di difesa utili anche a proteggere i nostri soldati e i nostri cittadini che si trovano nell’area. E a questo proposito consentitemi una considerazione. L’Italia, in questi giorni difficili, ha saputo svolgere un lavoro mirabile per mettere in sicurezza i nostri connazionali, che sono quasi 100.000, residenti o in viaggio nell’area. È stata una prova impressionante di coordinamento e di efficienza, che ha visto in prima linea la nostra diplomazia, alla quale va tutta la nostra gratitudine (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), le nostre Forze armate, i nostri servizi di sicurezza, l’apparato della Protezione civile. Mi sarebbe piaciuto che questo fosse riconosciuto da tutto il Parlamento, mi piacerebbe che la Nazione si fosse unita come avveniva quando noi eravamo all’opposizione nei momenti difficili della politica internazionale.
Mi piacerebbe che il nostro dibattito vertesse sul futuro del Medio Oriente, che può essere carico di nubi oscure, ma anche rischierato da sole della speranza. Se l’Iran a conclusione di questo conflitto sarà davvero un Paese diverso – e dico “se” -, se sarà un Paese che rinuncia alle armi nucleari, che rinuncia ad armare e sovvenzionare Hamas, Hezbollah, gli Houthi, allora si potrebbe davvero aprire una collaborazione di pace, una stagione di pace e di collaborazione in tutto il Medio Oriente. Anche il conflitto arabo-israeliano potrebbe conoscere finalmente una soluzione che garantisca la sicurezza di tutti, rendendo finalmente praticabile la formula dei “Due popoli, due Stati”. Il popolo di Israele e il popolo palestinese potrebbero finalmente conoscere quella pace che proprio l’Iran e i suoi proxy hanno fatto di tutto per sabotare, fino al pogrom del 7 ottobre. Un nuovo Iran libero, i Paesi del Golfo, Israele potrebbero riprendere il cammino degli Accordi di Abramo, potrebbero fare veramente nel Medio Oriente la Silicon Valley del ventunesimo secolo. Il Corridoio IMEC potrebbe diventare realtà nei tempi più brevi del previsto e ridurre la dipendenza strategica dell’Europa dalla Russia e dalla Cina.
E molte dittature che confidano nel sostegno russo e cinese si renderebbero conto che entrambi questi Paesi non sono in grado di sostenerle in concreto. Ma soprattutto, colleghi, il meraviglioso popolo dell’Iran, un popolo che ha alle sue spalle una storia illustre, una cultura raffinata, una società civile aperta sarà finalmente liberato dalla cappa oscura che lo ha soffocato per anni, nelle mani di una teocrazia crudele e sanguinaria. Per il popolo iraniano, per le donne iraniane, per i giovani iraniani che hanno affrontato con coraggio l’esilio, la paura, il carcere, la tortura, spesso la morte, forse è giunta finalmente l’ora della liberazione. Chi di noi ha partecipato in questi giorni alle manifestazioni degli esuli iraniani, ha visto, ha sentito, ha toccato con mano il loro commovente entusiasmo, le loro tragiche testimonianze, la gioia per la speranza che finalmente si affaccia nelle loro vite. Non possiamo deluderli, non se lo meritano.
Io non so, onorevoli colleghi, se tutto questo si potrà avverare, ma so che è la strada per la quale lavorare. L’obiettivo per il quale dobbiamo pacificamente impegnarci è quello di non sprecare un’opportunità storica per un nuovo Medio Oriente, che significherebbe nuovi equilibri nel Mediterraneo e nel mondo. Purtroppo, onorevoli colleghi, il livello del dibattito parlamentare in Italia è ancora una volta svilito – mi dispiace dirlo – dall’atteggiamento di molte delle opposizioni. Invece di discutere di tutto questo, sentendo i loro discorsi, parrebbe che il tema principale che tiene il mondo con il fiato sospeso siano le vacanze del Ministro Crosetto, al quale voglio invece esprimere tutta la mia solidarietà per la vergognosa invasione della sua vita privata e le ancora più vergognose illazioni di cui è stato oggetto. L’altro tema che interessa davvero alle opposizioni è chiedere se il Governo condanna o no l’attacco americano, come se davvero fosse questo il problema. Ma nella visione provinciale di larga parte della sinistra poco importa quello che accade nel mondo; importa tentare di mettere in imbarazzo il Governo, tentare senza riuscirci di mettere in difficoltà il Presidente Meloni nelle relazioni internazionali. Un obiettivo – consentitemi, colleghi, è un giudizio politico, non personale – un tentativo misero, inefficace e certamente contrario all’interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). L’Italia è e rimarrà solidale con l’Occidente, con la relazione transatlantica che è insieme all’Europa il cardine della nostra politica estera, questo al di là dei Governi e delle amministrazioni. “L’Occidente è e deve restare uno solo”. Lo diceva esattamente vent’anni fa – la storia talora ha delle coincidenze – il 1° marzo del 2006 il Presidente Berlusconi in un memorabile discorso al Congresso degli Stati Uniti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), accolto dall’ovazione di tutti i parlamentari americani di destra e di sinistra. Non abbiamo cambiato idea, non la cambieremo mai perché è un principio inciso nei nostri cuori. Non lo nascondiamo, lo rivendichiamo con orgoglio. Onorevoli colleghi, quello che ci viene dall’Iran, dal Medio Oriente, forse anche da Gaza non è più solo un grido di dolore, è anche un grido di speranza. Sta a noi raccoglierlo, sta a noi portarlo a compimento con mezzi pacifici, con il dialogo, con la politica, anche nelle situazioni più difficili, secondo la linea che il Ministro Tajani ha illustrato molto bene nella sua relazione. Ma noi vogliamo operare, onorevoli colleghi, con determinazione e senza false e inaccettabili neutralità. Vi ringrazio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Grazie, Presidente. Quella che è in atto in Medio Oriente è una escalation drammatica. Non stiamo parlando di una crisi lontana. Stiamo parlando di uno scenario che può avere dei risvolti veramente imprevedibili sull’intera regione: rischia di allargarsi a livello globale, rischia di far tremare la fragile tregua a Gaza, ma anche di incidere sulla sicurezza energetica europea e sugli interessi nazionali italiani.
Per questo, Ministro Tajani e Ministro Crosetto, oggi non basta riferire: oggi serve una linea politica e non dovevate essere voi a darla. Doveva essere qui la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e parlare al Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), che è giustamente preoccupato. Invece, quello che il Paese ha visto fin qui è un Governo che non chiarisce qual è la posizione ufficiale dell’Italia, che si è affezionato al ruolo di mero osservatore, che prende atto di ciò che accade e che non ha il coraggio di dire agli alleati quando sbagliano.
E qui c’è un’enorme questione di merito. Ma è normale che il Ministro Tajani venga qui a fare appelli all’unità, mentre la Presidente del Consiglio va alla radio ad attaccare le opposizioni, come ha fatto questa mattina (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Non ci avete chiamato, non ci avete convocato. Questa mattina abbiamo dovuto persino apprendere il testo della vostra risoluzione dalle agenzie di stampa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
E volevo rassicurare il Ministro Crosetto: siamo ben consapevoli della gravità del momento. Siamo noi a chiederci se siete consapevoli che questa guerra non si è scatenata da sola, perché lei ha detto che l’Italia sta solo cercando di gestire e mitigare le conseguenze di questo conflitto, perché non avete il coraggio di parlare delle cause di questo conflitto e degli attacchi militari unilaterali decisi da Trump e Netanyahu, violando il diritto internazionale. Non li avete nemmeno nominati.
Qual è la valutazione politica del Governo italiano su questi attacchi? Perché siamo tutti d’accordo che il regime iraniano deve fermare le inaccettabili ritorsioni, ma, per noi, si devono fermare anche i bombardamenti di Trump e di Netanyahu (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Il Governo deve impegnarsi per fermare questi attacchi militari; deve impegnarsi per ottenere un cessate il fuoco immediato; deve insistere per tornare alla via negoziale e politica per scongiurare un allargamento ulteriore della guerra dalle conseguenze incalcolabili e battersi per ottenere la liberazione di tutti i prigionieri politici del regime, anche di Narges Mohammadi, e per fermare le esecuzioni; deve assicurare il massimo impegno per riportare a casa e al sicuro i nostri connazionali che sono ancora bloccati nelle aree del conflitto e garantire la sicurezza dei nostri militari, impegnati in missione di pace nella regione, e dei civili; deve lavorare – sì – con i partner europei; deve lavorare per la protezione e la sicurezza del suolo europeo, come suolo europeo è Cipro, come previsto dalla solidarietà scritta nei Trattati.
E poi c’è una questione che non potete eludere. Noi diciamo “no” all’autorizzazione delle basi per appoggiare in nessun modo questa guerra, che è una guerra che viola il diritto internazionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). E, guardate, il punto non è che tornerete qui se ve lo chiedono, Ministro. Il punto è che dovete dire “no” già adesso e dovete dire “no” in quest’Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché sarebbe in contrasto con l’articolo 11 della nostra Costituzione appoggiare azioni militari unilaterali fuori dal diritto internazionale e da ogni mandato multilaterale.
Vogliamo sapere come sosterrete le famiglie e le imprese italiane di fronte alle conseguenze economiche di questa nuova guerra e della chiusura dello Stretto di Hormuz, perché le borse crollano. Abbiamo visto il prezzo del petrolio salire molto, fare un’impennata; abbiamo visto il gas che è aumentato del 50 per cento, l’inflazione che riprende a salire. Oltre ai danni della guerra commerciale che ci ha dichiarato Trump, si aggiunge il costo delle sue guerre militari, sempre a danno di imprese e lavoratori italiani.
Mettetevi un istante nei panni di chi è in fila per fare benzina e scopre che domani la pagherà molto di più, il doppio di quello che la pagava prima.
E, guardate, voglio essere molto chiara: nessuno qui rimpiangerà il regime teocratico di Teheran, che abbiamo sempre condannato. Khamenei era un dittatore sanguinario: era un dittatore sanguinario che di certo non ci mancherà.
Al contempo, noi riteniamo sbagliate le azioni militari unilaterali, e le riteniamo un precedente pericoloso di violazione del diritto internazionale, perché se si smantella il diritto internazionale, colleghi, vale solo la legge del più forte. Siamo sempre stati e restiamo al fianco del popolo iraniano, che lotta per la libertà contro la repressione brutale di un regime sanguinario che è responsabile di crimini atroci e del massacro di decine di migliaia di manifestanti, anche in questi ultimi mesi. E noi, nelle piazze del Movimento “Donna, vita, libertà” ci siamo dal 2022 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), dalla morte, dall’uccisione spregevole di Mahsa Amini: non mi ricordo di avervi visto! Siamo tutti convinti che il regime teocratico non potesse sviluppare un’arma nucleare, ma il modo per impedirlo era proseguire il negoziato in corso, non bombardare. Per questo, chiediamo al Governo di non rifugiarsi dietro la comoda scorciatoia del contro chi si colpisce, perché la domanda oggi, Ministri, è: chi sarà il prossimo? Chi lo decide? Con quale criterio, con quale legittimità e con quali conseguenze? Perché se si calpesta il diritto internazionale, se si decide da soli e si pretende che gli altri Paesi seguano, allora la storia ci racconta dove si finisce, come in Iraq: più caos, più instabilità, più guerre che si allargano, più terrorismo.
La lezione che ormai tutti dovremmo aver appreso è che la democrazia non si esporta con le bombe, così la si indebolisce e la si rende un alibi per altri interessi, come in Venezuela, dove il punto evidentemente non era la libertà del popolo venezuelano dal regime oppressivo di Maduro, ma era il petrolio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Trump qualche giorno fa ha convocato il suo Board of Peace con cui vuole sostituire l’ONU, e poi però decide da solo con Netanyahu dove e come colpire. Diceva che avrebbe messo fine ai conflitti, e invece ne sta portando altri. Meloni oggi dice che è folle chiamarsi fuori dal Board of Peace, ma vedete: è incostituzionale chiamarsi dentro al Board of Peace (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Dice che lì si può fare la differenza, abbiamo visto! Dopo due anni che ci raccontate di una relazione privilegiata con Trump, non siete stati nemmeno preventivamente informati, al punto che è rimasto bloccato a Dubai anche il Ministro della Difesa Crosetto.
Ecco, non vogliamo che all’Italia succeda quello che è accaduto a lui e che si ritrovi in una guerra senza accorgersene. Qual è la strategia di Trump? Questo vi chiediamo. C’è una strategia? Perché ha dichiarato, qualche giorno fa, che aveva tre candidati diversi per la transizione – come se fosse normale – e poi dopo due ore si è corretto, dicendo che li aveva ammazzati tutti. Ecco, noi pensiamo che la transizione pacifica e democratica spetti al popolo iraniano che lotta per la libertà e la democrazia. Il Premier britannico Starmer ha detto: non crediamo nei cambi di regime dall’alto. Il Premier Carney del Canada ha detto che gli attacchi militari di USA e Israele non rispettano il diritto internazionale. Da Meloni nulla. Il Premier spagnolo Sànchez ha detto che la posizione della Spagna è semplice: no alla guerra. Noi la pensiamo come lui (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra): gli diamo tutto il nostro supporto e la solidarietà per le inaccettabili minacce di ritorsione subite dal Presidente americano solo per aver difeso il diritto internazionale, come avreste dovuto fare voi, e non avete nemmeno avuto il coraggio di esprimere solidarietà a un Paese fratello. Non avete fatto riferimento, in nessuna dichiarazione, alla violazione del diritto internazionale che non vale, l’avete sentito, fino a un certo punto, ma vale sempre o ci sarà sempre qualcuno che penserà di poterlo calpestare.
Ministro Crosetto, le è sfuggito prima, le è sfuggito che gli attacchi americani e israeliani erano fuori dal diritto internazionale. Ci ha messo solo 6 giorni a dirlo, ma le chiedo se è la posizione ufficiale del Governo italiano o se è solo la sua posizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Mi interesserebbe capire cosa ne pensa la Presidente Meloni, non potete rimanere schiacciati sulle strategie belliche di Trump e di Netanyahu. La strategia di Netanyahu la conosciamo, è la guerra permanente: così danneggiate il ruolo diplomatico che il nostro Paese ha sempre avuto e svolto nel Medio Oriente, un ruolo di ponte autorevole riconosciuto da tutti gli attori della regione. Questo si chiama interesse nazionale, colleghi, e il problema non è solo la subalternità a Trump, è che non riuscite a scegliere l’Europa. Vi dite contrari al superamento dell’unanimità, quando servirebbe almeno la cooperazione rafforzata subito; vi dite contrari alla difesa comune; contrari alla clausola Buy European per rafforzare l’industria europea, che vuol dire continuare a comprare armi da Trump ed essere più dipendenti, non meno dipendenti. Serve un salto in avanti dell’integrazione europea, altrimenti rimarremo schiacciati e l’Italia dovrebbe essere alla guida di questo processo per un’Europa più unita integrata e autonoma.
Il Ministro Crosetto prima ha affermato che è impossibile fermare gli attacchi di Trump e Netanyahu. Almeno iniziate a chiederglielo di fermare questi attacchi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) perché questa è una missione di rilevanza e iniziate a capire che proprio per questo dovreste scegliere l’Europa anziché Trump! Noi voteremo contro la vostra risoluzione, perché non possiamo dare una delega in bianco, mentre il mondo scivola in guerra e pretendiamo che il Governo italiano, in linea con la storia di questo Paese, difenda il diritto internazionale e non ci faccia trascinare dentro una guerra dalle conseguenze incalcolabili, ma si impegni invece a fermarla subito, a fermali subito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, che si levano in piedi, e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Grazie, deputata Schlein.
Ha chiesto di parlare l’onorevole Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, Ministri, Sottosegretari, siamo oggi in quest’Aula a confrontarci in un contesto internazionale caratterizzato da una progressiva erosione degli equilibri geopolitici, da una crescita di instabilità internazionale dovuta al deterioramento dell’ambiente di sicurezza e, non è una novità, dall’emergere di nuove linee di frattura.
In questo quadro il Medio Oriente continua a rappresentare uno degli epicentri più sensibili del sistema internazionale, un’area nella quale conflitti irrisolti, rivalità regionali e fragilità istituzionale interagiscono producendo effetti che travalicano i confini della regione. E le crisi che attraversano quest’area non restano infatti circoscritte a livello locale; incidono sulla stabilità dei flussi energetici, sulla sicurezza delle rotte commerciali e, più in generale, sull’equilibrio dell’ordine internazionale.
Ed è all’interno di questa cornice che si colloca la discussione di oggi. Lasciatemi allora rivolgere innanzitutto un ringraziamento al Governo per la disponibilità e per la presenza assicurata prima nelle Commissioni parlamentari e oggi in Aula, che hanno consentito al Parlamento di confrontarsi con tempestività e trasparenza su una crisi internazionale di grande complessità.
Nel merito, Presidente, se vogliamo comprendere davvero ciò che sta accadendo è utile e doveroso ricordare che la sicurezza internazionale non è mai una condizione statica, ma è il risultato di un equilibrio dinamico tra attori, interessi e diverse capacità. Se questo equilibrio si deteriora, aumentano inevitabilmente i margini di stabilità e di imprevedibilità strategica. Le crisi regionali soprattutto in area ad alta concentrazione di rivalità geopolitica, come il Medio Oriente, tendono infatti a generare effetti di propagazione che superano rapidamente il livello locale.
Ed è proprio per questo che le democrazie responsabili come noi non possono limitarsi a reagire alle crisi quando queste sono ormai pienamente dispiegate. Devono dotarsi di strumenti necessari per prevenire situazioni di vulnerabilità e per garantire la sicurezza dei propri cittadini e del proprio personale impegnato all’estero.
È bene allora ricordare che il Parlamento italiano ha una lunga storia di impegno del nostro Paese nelle missioni internazionali nell’area mediorientale. Si tratta di un impegno che risponde a una logica ben precisa: contribuire alla produzione di sicurezza regionale attraverso la cooperazione con i partner internazionali e con gli Stati del Golfo.
Nel corso degli anni l’Italia ha sviluppato in questo contesto un profilo riconosciuto di attore affidabile e responsabile capace di coniugare capacità operative, credibilità diplomatica e un approccio costantemente orientato alla stabilizzazione delle aree di crisi. La presenza di personale militare italiano in missioni internazionali nell’area si inserisce precisamente in questo quadro. Essa non rappresenta quindi un elemento di proiezione unilaterale, ma piuttosto uno strumento di cooperazione finalizzato a rafforzare le condizioni di sicurezza collettiva e a sostenere gli sforzi di stabilizzazione regionale.
Ecco perché non ci si può piegare davanti alle ambiguità nel sottolineare con chiarezza che l’Italia non è parte in questo conflitto, ma anzi continua a lavorare insieme ai partner europei e internazionali per evitare un’ulteriore escalation e a favorire ogni iniziativa utile alla de-escalation della crisi.
Negli ultimi mesi tuttavia il contesto strategico della regione ha conosciuto un ulteriore livello di tensione ed è doveroso, in un contesto così delicato rafforzare le capacità di protezione delle missioni, non di certo come fattore di escalation, ma come strumento di stabilizzazione volto a prevenire ulteriori dinamiche di conflitto e a contribuire alla sicurezza della regione.
Di fronte a un quadro di questo tipo, la tutela del personale impegnato nelle missioni e la protezione dei cittadini italiani presenti nell’area devono rappresentare una priorità per le istituzioni del nostro Paese così come è doveroso garantire assistenza e protezione ai propri cittadini presenti nelle aree di crisi.
In queste settimane la rete diplomatica italiana ha assicurato un’azione continua di supporto ai connazionali, consentendo a migliaia di cittadini italiani di lasciare in sicurezza le aree più esposte ai rischi della crisi.
Non possiamo a questo proposito non esprimere un sincero ringraziamento – e lo faccio, per suo tramite, Ministro – alla Farnesina, al personale diplomatico e consolare per l’encomiabile lavoro fino a qui svolto e che faranno nei prossimi giorni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).
Parallelamente – cosa, di certo, non secondaria – sono state adottate tutte le misure necessarie per rafforzare i presìdi di sicurezza anche sul territorio nazionale, a dimostrazione di come le crisi internazionali possano avere implicazioni dirette sulla sicurezza interna dei Paesi europei.
Allo stesso modo, non possiamo, di certo, ignorare le implicazioni sistemiche che un aggravamento delle tensioni regionali potrebbero portare sul piano economico ed energetico. Ecco, davanti agli italiani non possiamo di certo mentire: sappiamo bene che il Medio Oriente rimane, infatti, uno snodo centrale dell’interdipendenza energetica e globale.
Le perturbazioni che si verificano in questa regione tendono inevitabilmente a produrre effetti a cascata sui mercati energetici ed è per questo che siamo certi che il Governo avrà un ruolo ancora maggiore per limitare gli effetti delle tensioni a famiglie e ad imprese.
Accanto alla dimensione nazionale assume, poi, particolare rilievo anche la dimensione europea della sicurezza. La sicurezza del nostro continente è oggi profondamente interdipendente. La capacità degli Stati membri di agire in modo coordinato rappresenta una componente essenziale della credibilità e dell’efficacia dell’azione europea nel campo della sicurezza.
Allo stesso tempo, punto di primaria importanza per noi, è opportuno ricordare che l’azione del nostro Paese si inserisce all’interno di un quadro giuridico e istituzionale consolidato, fondato su accordi internazionali che regolano da decenni la cooperazione militare con gli alleati e la presenza di infrastrutture strategiche sul territorio nazionale. Accordi che i precedenti Governi, a cui anche membri di questo Parlamento partecipavano, non hanno mai messo in dubbio. Accordi che regolano in modo chiaro anche l’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale da parte delle forze alleate, inclusi gli Stati Uniti d’America, per attività di supporto logistico, tecnico e operativo nel quadro delle missioni internazionali.
Questo insieme di accordi costituisce uno dei pilastri della cooperazione euroatlantica e garantisce che le attività di cooperazione militare si svolgano nel rispetto del diritto internazionale e degli impegni assunti dal nostro Paese. Non si torna indietro, Presidente e colleghi, su una storia di responsabilità e coesione lunga 80 anni che ha garantito pace e sicurezza in Europa e in Italia, specialmente quando gli alleati operano in un teatro vitale come quello del Mediterraneo allargato, dove oggi l’irresponsabilità nucleare iraniana nei negoziati rischiava di produrre un nuovo accordo privo di qualsivoglia garanzia concreta di non proliferazione, proprio mentre la comunità internazionale discute del futuro del programma nucleare iraniano e della necessità di assicurare verifiche e garanzie credibili.
Qualcuno in questi giorni, credo con un po’di presunzione, vuole stabilire quale sia la parte giusta e quale sia la parte sbagliata della storia. Noi non abbiamo l’arroganza di sapere in quale direzione la storia andrà e da che parte stare. Sappiamo, però, con chiarezza quale sia la parte sbagliata, la parte sbagliata della storia è quella di chi finge di non vedere le tragedie che si consumano nel mondo, di chi ignora l’esistenza di conflitti che producono decine di migliaia di vittime e di chi preferisce voltarsi dall’altra parte di fronte alle minacce della sicurezza internazionale.
Una democrazia responsabile come l’Italia non può permettersi questa indifferenza: la nostra Nazione ha alle spalle una lunga tradizione di diplomazia, di dialogo e di costruzione di ponti tra le nazioni e si è sempre impegnata con capacità per agire con fermezza e con credibilità quando si tratta di difendere la sicurezza dei cittadini e la stabilità internazionale. Lo abbiamo fatto fino ad oggi e lo faremo, Presidente, con ancor più convinzione domani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l’onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO). Grazie, Presidente. La pace non si costruisce con le minacce o con le armi, ma con il dialogo: queste parole di Papa Leone risuonano con forza di fronte a quanto accade in Medio Oriente. Ma, Presidente, vorrei fare due premesse. La prima è che il fondamentalismo religioso, di qualsiasi religione esso sia, va sempre condannato, come del resto va altrettanto condannata l’islamofobia, perché sono forme diverse di odio, che si alimentano entrambe e dividono le persone, minandone la convivenza. La seconda premessa, Presidente, è che ogni Stato è sovrano e i suoi confini devono essere risparmiati, rispettati, sia quando la Russia invade l’Ucraina, sia quando gli alleati dell’Italia, Stati Uniti e Israele, attaccano l’Iran, anche se poi possiamo criticarne e dobbiamo criticarne il regime.
Presidente, vado a concludere. La storia recente insegna cosa accade quando un Paese sovrano viene invaso o bombardato. Ricordiamoci la Libia, ricordiamoci l’Iraq, ricordiamoci l’Ucraina. Per questo serve responsabilità, occorre ritornare al ruolo centrale della diplomazia, del dialogo. L’Italia in questo deve e può assumere un ruolo importante per non restare irrilevante o restare un Paese marginale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l’onorevole Pozzolo. Ne ha facoltà.
EMANUELE POZZOLO (MISTO). Grazie signor Presidente, grazie signori Ministri, grazie onorevoli colleghi. Vedete, chiunque ami la vita e la libertà non può trovare né simpatia, né amicizia verso qualunque regime islamista. Su questo sicuramente siamo d’accordo in tanti, siamo d’accordo quasi tutti direi.
Qui, però, non stiamo parlando di un’analisi ontologica su determinati regimi. Qui noi siamo stati eletti, siamo stati chiamati al popolo italiano e il Governo deve aiutarci in questa linea, a difesa del popolo italiano, per tutelare anzitutto e primariamente l’interesse nazionale, parola che è risorta in quest’Aula – siamo molto contenti -, forse anche perché è nato Futuro nazionale. L’interesse nazionale non è una parte ideologica del compendio politico. L’interesse nazionale significa semplicemente che tutti noi qua dentro dobbiamo avere come primo principio fondamentale quello di pensare alle famiglie, alle imprese, ai lavoratori italiani. Non è difficile da capire, ma talvolta pare che non sia così scontato. Quindi, il nostro invito, anzitutto al Governo e anche alle altre forze politiche tutte, è molto semplice, è molto lineare e molto diretto, cari ministri – potete riportarlo al Presidente del Consiglio questo messaggio che da quest’Aula arriva: noi non abbiamo nessuna intenzione di anteporre all’interesse nazionale eventuali sudditanze che dobbiamo avere verso amici alleati o non alleati. Prima di tutto c’è il popolo italiano e i nostri alleati devono essere molto rispettosi dell’Italia, perché l’Italia è un grande Paese. Talvolta, pare che questo rispetto non ci sia, dobbiamo dircelo francamente. Quindi, l’interesse nazionale. L’interesse nazionale significa che noi dovremmo confrontarci a lungo in quest’Aula se la situazione internazionale dovesse continuare ad essere drammatica come quella che sembra profilarsi, perché noi dovremmo decidere e qualunque cosa decideremo insieme sarà sulla base e sul principio di difendere le famiglie, le imprese e i lavoratori italiani. Questo è quello che Futuro nazionale chiede al Governo e questo è quello che noi, come sentinelle di Futuro nazionale del popolo italiano, porremo in essere qua, in quest’Aula (Applausi dei deputati Ziello e Sasso).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
(Votazioni)
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Avverto che i presentatori della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00237 hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e hanno contestualmente richiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima il dispositivo, come riformulato; a seguire, ove il dispositivo venga approvato, la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico sul dispositivo, come riformulato, della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00237, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
BOZZA delle VOTAZIONI QUALIFICATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO
PROSPETTO PARZIALE
| INDICE ELENCO N. 1 DI 1 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 8) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 1 | Nominale | RIS 6-237 DISP RIF | 279 | 178 | 101 | 90 | 178 | 0 | 46 | Appr. |
| 2 | Nominale | RIS 6-237 PREMESSA | 292 | 190 | 102 | 96 | 20 | 170 | 45 | Resp. |
| 3 | Nominale | RIS 6-238 | 293 | 279 | 14 | 140 | 179 | 100 | 45 | Appr. |
| 4 | Nominale | RIS 6-239 | 291 | 277 | 14 | 139 | 99 | 178 | 45 | Resp. |
| 5 | Nominale | RIS 6-240 PREM E CPV 1 DISP | 294 | 239 | 55 | 120 | 18 | 221 | 45 | Resp. |
| 6 | Nominale | RIS 6-240 CPV 2RIF,3,4RIF, 5,6 DISP | 279 | 221 | 58 | 111 | 171 | 50 | 45 | Appr. |
| 7 | Nominale | RIS 6-241 DISP RIF | 279 | 223 | 56 | 112 | 173 | 50 | 45 | Appr. |
| 8 | Nominale | RIS 6-241 PREMESSA | 294 | 238 | 56 | 120 | 19 | 219 | 45 | Resp. |
Le votazioni sono terminate alle ore 16.30.




























