CONSEGUENZE ECONOMICHE DELLA GUERRA SULLE FAMIGLIE: UN DISASTRO

| 6 Marzo 2026 | 8 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Da Roma, l’associazione dei Consumatori Codici, Centro per i Diritti del Cittadino, ci manda il seguente comunicato ______________

Guerra in Medio Oriente, Codici: carburanti in forte aumento, i consumatori pagano il prezzo di tensioni e speculazioni. Inflazione attesa fino all’1,2% già a marzo, prezzi in crescita per le famiglie tra i 20/40 euro mensili

L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta già producendo effetti pesantissimi sui mercati energetici internazionali e, come purtroppo avviene sempre più spesso, a pagarne le conseguenze immediate sono i consumatori italiani. Le tensioni geopolitiche nell’area mediorientale, crocevia strategico per la produzione e il transito di petrolio e prodotti raffinati, stanno infatti alimentando una nuova ondata di rincari dei carburanti, destinata con ogni probabilità ad aggravarsi nelle prossime settimane.

Secondo i dati più recenti elaborati sulla base delle comunicazioni dei gestori all’Osservaprezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self service ha raggiunto 1,749 euro al litro, mentre il diesel self è salito a 1,875 euro al litro, con incrementi molto rapidi rispetto alle rilevazioni dei giorni precedenti. Ancora più elevati risultano i prezzi in modalità servita, con la benzina che si attesta in media a 1,883 euro/litro e il diesel che supera ormai la soglia psicologica dei 2 euro al litro, arrivando a 2,004 euro/litro.

A spingere ulteriormente i prezzi sono anche gli aumenti applicati direttamente dagli operatori del settore. Eni ha ritoccato i prezzi raccomandati di 2 centesimi sulla benzina e 5 centesimi sul diesel, IP ha aumentato di 5 centesimi entrambi i carburanti, Tamoil di 2 centesimi la benzina e 4 centesimi il diesel, mentre Q8 ha incrementato di 3 centesimi la benzina e 5 centesimi il diesel.

In altre parole, l’aumento dei carburanti si traduce inevitabilmente in inflazione importata e perdita di potere d’acquisto per le famiglie, aggravando ulteriormente una situazione economica già resa difficile dall’aumento del costo della vita.

Secondo le elaborazioni economiche basate sulla struttura dei costi della filiera agroalimentare e sull’incidenza dei trasporti nel sistema distributivo, un incremento dei carburanti compreso tra il 2% e il 3% può determinare nel breve periodo un aumento dei prezzi dei beni alimentari compreso tra lo 0,5% e l’1,5% entro la fine del mese di marzo.

In particolare, i primi rincari potrebbero riguardare soprattutto prodotti ortofrutticoli freschi; prodotti lattiero-caseari; carne e prodotti della filiera zootecnica; prodotti alimentari a forte componente logistica, come pane e derivati dei cereali.

Le stime indicano che, qualora la dinamica dei carburanti dovesse mantenersi sui livelli attuali o addirittura aggravarsi a causa dell’instabilità geopolitica nell’area mediorientale, la spesa alimentare delle famiglie italiane potrebbe aumentare entro fine marzo di circa 20–40 euro mensili per nucleo familiare medio.

Si tratta di una dinamica particolarmente preoccupante perché l’aumento dei prezzi dei beni alimentari colpisce soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione, incidendo in modo diretto sul potere d’acquisto e sulla capacità di sostenere le spese essenziali.

Se il conflitto dovesse proseguire o intensificarsi, il rischio concreto è quello di assistere nelle prossime settimane a un ulteriore effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo, con un aggravamento dell’inflazione e nuove difficoltà per le famiglie italiane.

Roma, 6 marzo 2026

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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  1. Associazione Codici - tramite mail ha detto:

    A pochi giorni dal precedente monitoraggio del 6 marzo, i prezzi dei carburanti registrano nuovi rialzi che confermano la tendenza già segnalata dall’associazione Codici e rafforzano i timori per l’impatto sull’inflazione e sul costo della vita delle famiglie.

    Secondo i dati più recenti basati sulle comunicazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina in modalità self service ha raggiunto una media nazionale di 1,767 euro al litro, mentre il gasolio self service ha superato 1,950 euro al litro.

    Permangono inoltre forti differenze territoriali, con valori particolarmente elevati nelle aree del Nord e nelle Province autonome, dove il gasolio tocca 2,000 euro/litro a Bolzano e 1,992 euro/litro a Trento.
    Anche gli altri carburanti si mantengono su livelli elevati: GPL servito 0,706 euro/litro, Metano servito 1,429 euro/kg. Sulla rete autostradale i prezzi restano ancora più alti, con la benzina a 1,816 euro/litro e il gasolio a 1,903 euro/litro.

    L’aumento registrato rispetto ai valori del precedente monitoraggio risulta particolarmente significativo soprattutto per il gasolio, che rappresenta la componente energetica maggiormente incidente sui costi della logistica, del trasporto merci e della distribuzione alimentare. Proprio per questo motivo, i nuovi rincari rischiano di tradursi rapidamente in un ulteriore aumento dei prezzi al consumo.

    Nel comunicato del 6 marzo, Codici aveva stimato che un aumento dei carburanti compreso tra il 2% e il 3% potesse determinare entro fine mese un incremento dei prezzi dei beni alimentari compreso tra lo 0,5% e l’1,5%, con una maggiore spesa per le famiglie compresa tra 20 e 40 euro mensili.
    Alla luce dei nuovi rialzi registrati negli ultimi giorni, e in particolare dell’aumento significativo del gasolio, tali proiezioni devono oggi essere parzialmente riviste al rialzo.

    Le nuove stime indicano infatti che entro la fine di marzo l’incremento dei prezzi dei beni alimentari potrebbe collocarsi in una forbice compresa tra lo 0,6% e l’1,7%, con effetti più evidenti sui prodotti a maggiore incidenza logistica.

    Sul piano macroeconomico, il livello attuale dei carburanti rende plausibile una pressione inflazionistica già nel mese di marzo compresa tra l’1,3% e l’1,5%, superiore alla stima iniziale dell’1,2% formulata nel comunicato del 6 marzo.

    Per le famiglie, ciò può tradursi in un incremento della spesa alimentare mensile compreso tra 25 e 45 euro per nucleo medio, con un impatto particolarmente grave per i soggetti economicamente più vulnerabili, che destinano una quota maggiore del reddito ai consumi essenziali.

    Se il conflitto dovesse proseguire o intensificarsi, il rischio concreto è quello di assistere nelle prossime settimane a un ulteriore effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo, con un aggravamento dell’inflazione e nuove difficoltà per le famiglie italiane.

    Roma, 9 marzo 2026

  2. Confartigianato Trasporti Puglia - tramite mail ha detto:

    BARI, 9 marzo 2026 – Confartigianato Trasporti Puglia lancia l’allarme sulla gravissima situazione che sta colpendo il settore dell’autotrasporto a causa del subitaneo e rilevantissimo aumento dei prezzi dei carburanti, in particolar modo del gasolio e dell’olio vegetale idrotrattato (HVO).
    I rincari di questi giorni, connessi alle operazioni belliche che coinvolgono l’Iran e l’area mediorientale, sono frutto di una dinamica chiaramente speculativa. A subire l’innalzamento dei prezzi, infatti, è il carburante già stoccato e a disposizione della rete distributiva.

    Gli impatti sul settore e sull’economia regionale si preannunciano drammatici. Il carburante rappresenta, infatti, la voce di costo operativo prevalente per le imprese di autotrasporto, incidendo per quasi il 40 per cento sul totale. Le imprese, già duramente provate negli ultimi anni dai rincari energetici e di inflazione, si trovano ad affrontare oneri aggiuntivi che minacciano la sostenibilità economica stessa delle loro attività.

    L’aumento esponenziale dei costi di esercizio dei mezzi pesanti rischia di innescare una pericolosa reazione a catena sull’intera filiera logistica, con inevitabili ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci e sui prezzi dei beni al consumo. La categoria, essendo per la gran parte costituita da piccole e medie imprese con poco peso contrattuale, non riesce nemmeno a ribaltare automaticamente ai propri committenti né riesce a recuperare dal mercato gli extracosti.

    Proprio per questo non si esclude che ragioni di pura sopravvivenza conducano ad azioni di fermo spontaneo dell’attività da parte degli autotrasportatori, nell’ottica di evitare un default operativo.

    “Le nostre aziende sono allo stremo e non possono farsi carico di questi extracosti ingiustificati – afferma Paolo Pertosa, Presidente di Confartigianato Trasporti Puglia. Abbiamo già provveduto ad allertare i Prefetti pugliesi sulla gravità della situazione. È necessaria un’azione forte e tempestiva del Governo per calmierare i prezzi alla pompa e arginare in maniera decisa le speculazioni in atto, coinvolgendo attivamente il Garante per la sorveglianza dei prezzi e la Guardia di Finanza. Chiediamo inoltre l’attivazione immediata di misure di sollievo finanziario per scongiurare il collasso delle nostre aziende nei giorni a venire.

    Nel frattempo, consigliamo alle imprese di fare valere i propri diritti attivando immediatamente la clausola di adeguamento al costo del carburante (c.d. fuel surcharge) nei contratti di trasporto pur sapendo che, sebbene sia prevista obbligatoriamente per legge, non di rado viene disattesa soprattutto nei contratti non scritti. In tal caso occorre fare riferimento ai valori indicativi dei costi pubblicati dal Ministero, di cui chiederemo un più tempestivo aggiornamento”.

    A livello nazionale, la gravità della situazione ha già spinto Confartigianato Trasporti e Unatras (il coordinamento unitario delle associazioni dell’autotrasporto), a richiedere un incontro urgente al Ministro dei Trasporti Matteo Salvini e a “Mister Prezzi”, per istituire una cabina di regia permanente a tutela della categoria.

  3. Associazione Codici - tramite mail ha detto:

    L’escalation delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti, Israele e Iran sta producendo effetti sempre più evidenti sui mercati energetici e sui prezzi dei carburanti, con ricadute dirette sull’inflazione e sul costo della vita per le famiglie italiane. L’analisi dell’andamento registrato negli ultimi giorni conferma una dinamica di crescita dei prezzi che rischia di incidere significativamente sui bilanci domestici.

    Secondo le elaborazioni effettuate sulla base delle rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy – Osservatorio Prezzi Carburanti, il prezzo medio dei carburanti ha registrato una crescita significativa nell’arco di pochi giorni. Già nel primo monitoraggio del 6 marzo, i prezzi medi risultavano pari a benzina self 1,749 euro al litro e diesel self 1,875 euro al litro. In quella fase era stata formulata una prima previsione di impatto sull’economia reale, con una possibile inflazione mensile fino all’1,2% nel mese di marzo e una spesa aggiuntiva per le famiglie stimata tra 20 e 40 euro al mese.

    Ma sono stati sufficienti due giorni per mostrare un’accelerazione dei rincari: benzina self circa 1,76–1,77 euro al litro, diesel self tra 1,95 e 2 euro al litro, con diverse aree del Paese in cui il gasolio ha già superato tale soglia. Alla luce dell’aggiornamento dei dati, le stime economiche indicano che nel mese di marzo l’inflazione potrebbe aumentare fino a un valore compreso tra l’1,3% e l’1,5%, rispetto alle previsioni iniziali formulate nei primi giorni del mese.

    Già nei giorni scorsi era stato evidenziato come l’impennata delle quotazioni dei prodotti raffinati avrebbe potuto determinare una nuova fase di rialzi sulla rete carburanti italiana. I dati più aggiornati confermano ora questa dinamica.

    Secondo le ultime rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), i prezzi medi dei carburanti hanno registrato un ulteriore incremento rispetto alle rilevazioni dei primi giorni di marzo.

    In molte regioni italiane il gasolio self service ha ormai superato stabilmente la soglia dei 2 euro al litro, mentre la benzina self si colloca mediamente tra 1,78 e 1,82 euro al litro.

    In pochi giorni il diesel ha registrato quindi un incremento superiore al 6%, mentre la benzina ha superato rapidamente i livelli massimi registrati negli ultimi otto mesi.

    Parallelamente, l’incremento dei costi energetici è destinato a trasferirsi sui prezzi dei beni alimentari e di largo consumo. Il gasolio rappresenta infatti la principale fonte energetica utilizzata nel trasporto su gomma e nella distribuzione delle merci. Le elaborazioni economiche indicano che entro la fine del mese di marzo i beni alimentari potrebbero registrare aumenti compresi tra lo 0,5% e l’1,5%, con effetti più evidenti su ortofrutta fresca, latte e prodotti lattiero-caseari, carne, pane e derivati dei cereali. Per le famiglie italiane questo scenario potrebbe tradursi in un aumento della spesa mensile compreso tra 25 e 45 euro, con una perdita complessiva di potere d’acquisto stimata tra 300 e 540 euro su base annua, qualora la dinamica inflazionistica dovesse consolidarsi nei prossimi mesi.

    La maggior parte degli osservatori economici internazionali ritiene realistico uno scenario caratterizzato da una fase di instabilità geopolitica prolungata nel Medio Oriente. In un contesto di conflitto non risolto e di tensioni persistenti nei mercati energetici, i prezzi delle materie prime petrolifere potrebbero mantenersi su livelli elevati o registrare ulteriori oscillazioni.

    In base alle proiezioni economiche elaborate su tali scenari, si può prevedere che:

    · l’inflazione possa attestarsi tra il 2% e il 2,5% su base annua nei prossimi mesi;

    · i prezzi dei carburanti possano mantenersi stabilmente sopra gli attuali livelli, con possibili ulteriori incrementi in caso di aggravamento della crisi geopolitica;

    · i beni alimentari e di largo consumo possano registrare aumenti complessivi tra il 2% e il 4% entro la primavera.

    In tale scenario, la spesa complessiva delle famiglie italiane potrebbe aumentare tra 400 e 700 euro annui, soprattutto a causa della crescita dei costi energetici, dei trasporti e dei prodotti alimentari.

    L’analisi dell’andamento registrato negli ultimi giorni mostra quindi una dinamica ormai chiara: la crescita dei carburanti sta progressivamente alimentando nuove pressioni inflazionistiche e un aumento del costo della vita per i consumatori.

    Se la crisi geopolitica nel Medio Oriente dovesse proseguire o aggravarsi, il rischio concreto è quello di assistere nelle prossime settimane a ulteriori incrementi dell’inflazione e del costo della spesa quotidiana, con effetti sempre più pesanti sui bilanci delle famiglie italiane.

    Roma, 11 marzo 2026

  4. Associazione Codici - tramite mail ha detto:

    Il quadro dei prezzi energetici registra un ulteriore peggioramento, confermando una dinamica inflattiva in accelerazione già evidenziata nei precedenti monitoraggi dell’associazione Codici.

    Le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati risultano in aumento e gli operatori della rete carburanti stanno adeguando i listini: Eni ha incrementato di 1 centesimo la benzina e di 4 centesimi il diesel, mentre Q8 ha applicato aumenti di 2 centesimi su entrambi i prodotti. Contestualmente, il Brent si mantiene sopra i 103 dollari al barile, segnalando una pressione strutturale sui costi energetici.

    Secondo i dati aggiornati al 16 marzo, il prezzo medio nazionale della benzina self ha raggiunto 1,846 euro/litro, mentre il diesel self ha toccato 2,076 euro/litro, consolidando il superamento della soglia critica dei 2 euro per il gasolio, già evidenziata nei giorni precedenti.

    L’analisi comparata dei tre monitoraggi (6, 9 e 17 marzo) evidenzia una progressione lineare e crescente della pressione inflattiva che passa dall’1,2% ad una stima aggiornata 1,5%-1,8% già nel mese di marzo.

    L’ulteriore incremento dei carburanti, in particolare del diesel (driver principale dei costi logistici), determina un rafforzamento della cosiddetta inflazione importata energetica. La progressione osservata (+0,3/+0,6 punti percentuali in meno di due settimane) evidenzia una dinamica accelerata, non più meramente incrementale ma cumulativa.

    Anche sotto il profilo microeconomico, la traiettoria è chiaramente crescente sulla base delle nuove dinamiche: passiamo da una previsione di stima di aumento di spesa per le famiglie tra 500-750 euro annui ad una nuova stima aggiornata: 600-900 euro annui per nucleo familiare medio.

    I dati aggiornati confermano che l’impatto dei rincari energetici non è più episodico ma strutturale. La progressione registrata nel mese di marzo evidenzia una tendenza inflattiva in accelerazione, con effetti diretti e immediati sulla spesa delle famiglie.

    Roma, 17 marzo 2026

  5. Associazione Codici - tramite mail ha detto:

    La guerra in corso in Medio Oriente non sta producendo effetti soltanto sui mercati energetici e sui prezzi dei carburanti, ma inizia a colpire anche un altro pilastro dell’economia moderna: le infrastrutture digitali. Questo il giudizio dell’associazione Codici, che sottolinea che gli attacchi registrati nei giorni scorsi contro data center di Amazon Web Services (AWS) nella regione del Golfo rappresentano un segnale estremamente preoccupante di evoluzione del conflitto verso forme di guerra ibrida con impatti diretti sui consumatori.

    Secondo le prime ricostruzioni diffuse da fonti giornalistiche internazionali, nella notte tra il 23 e il 24 marzo alcune infrastrutture cloud in Bahrein sarebbero state colpite da attacchi con droni, provocando disservizi diffusi in diversi Paesi del Medio Oriente, con effetti a catena su piattaforme digitali, servizi bancari e applicazioni di largo utilizzo.

    Pur trattandosi di informazioni ancora in fase di consolidamento, il quadro che emerge appare chiaro: il cloud non è più un’infrastruttura immateriale, ma un sistema fisico composto da data center, reti e centrali energetiche, e come tale vulnerabile ad attacchi diretti.

    L’impatto di tali eventi non è limitato al piano tecnologico, ma coinvolge direttamente i diritti e gli interessi economici dei consumatori. I disservizi registrati nelle infrastrutture cloud possono infatti determinare:

    · interruzioni nei sistemi di pagamento elettronico;

    · difficoltà di accesso ai servizi bancari online;

    · blocchi o rallentamenti nelle piattaforme di e-commerce;

    · malfunzionamenti di applicazioni utilizzate quotidianamente dai cittadini.

    In un sistema economico sempre più digitalizzato, il blocco anche temporaneo di tali servizi può tradursi in pregiudizi economici diretti per gli utenti, oltre che in una perdita di fiducia nell’affidabilità delle infrastrutture digitali.

    Dopo l’aumento dei carburanti e le conseguenze sull’inflazione e sul costo della vita, emerge ora una nuova dimensione del conflitto: quella che colpisce il cuore digitale dell’economia. Se nella fase iniziale la guerra ha inciso sui prezzi dell’energia, con carburanti oltre i 2 euro al litro e un’inflazione prevista fino all’1,5% nel mese di marzo, oggi il rischio è quello di un’estensione degli effetti anche ai servizi digitali e alle infrastrutture su cui si reggono sistema finanziario, logistica digitale, commercio elettronico, servizi pubblici e privati online.

    Gli attacchi alle infrastrutture cloud potrebbero generare, nel medio periodo, ulteriori effetti economici indiretti:

    · aumento dei costi operativi per le imprese digitali;

    · necessità di investimenti straordinari in sicurezza e ridondanza delle infrastrutture;

    · possibile trasferimento di tali costi sui prezzi finali di beni e servizi.

    In questo scenario, la guerra ibrida rischia di produrre una nuova forma di inflazione indiretta, legata non solo ai costi energetici ma anche alla sicurezza e alla resilienza delle infrastrutture digitali. Le infrastrutture cloud rientrano ormai tra i servizi essenziali ai sensi della normativa europea sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (Direttiva NIS2 – UE 2022/2555), che impone obblighi specifici di sicurezza e continuità operativa agli operatori.

    Alla luce di tali sviluppi appare necessario:

    · rafforzare i sistemi di protezione delle infrastrutture digitali;

    · garantire la continuità dei servizi essenziali;

    · prevedere strumenti di tutela e risarcimento per i consumatori in caso di disservizi.

    L’attacco alle infrastrutture AWS nel Golfo rappresenta un passaggio significativo: la guerra contemporanea non colpisce più soltanto territori e risorse energetiche, ma anche le infrastrutture digitali su cui si fonda l’economia globale. In questo contesto, i consumatori si trovano esposti a nuovi rischi, non solo in termini di aumento dei prezzi, ma anche di accesso e affidabilità dei servizi essenziali. Per questo motivo è necessario mantenere alta l’attenzione su tutte le possibili ricadute economiche e sociali del conflitto, monitorando non solo i prezzi dei carburanti e l’inflazione, ma anche la sicurezza e la stabilità delle infrastrutture digitali.

    Roma, 31 marzo 2026

  6. Associazione Codici - tramite mail ha detto:

    Con la benzina che ha superato i 2 euro al litro e il gasolio in costante risalita, le famiglie italiane fanno i conti con una delle peggiori crisi energetiche degli ultimi anni. L’instabilità geopolitica in Medio Oriente continua ad alimentare la speculazione sui mercati internazionali del greggio, scaricando il peso sui consumatori finali ad ogni rifornimento.

    In questo contesto già difficile, l’associazione Codici mette in guardia i consumatori da una truffa che periodicamente torna a mietere vittime. La frode consiste nella manomissione delle pompe di carburante presso i distributori, che erogano quantità inferiori a quelle indicate sul display. Una truffa che, in termini percentuali, può sottrarre al consumatore dal 2% al 5% del carburante acquistato, una perdita che, su base annua e con prezzi così elevati, può tradursi in decine di euro sottratti ingiustamente.

    È di questi giorni, invece, un altro tipo di fronte scoperto dalla Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle hanno denunciato il gestore di un impianto di Civitanova Marche nel corso di un controllo nell’ambito delle verifiche sull’osservanza delle disposizioni in materia di pubblicità dei pezzi e sulla corretta comunicazione dei prezzi praticati al Ministero delle Imprese del Made in Italy. Dalle verifiche è emerso che il carburante erogato dalle pompe era diverso rispetto a quello pubblicizzato e di qualità inferiore.

    “Chi manomette le pompe sa che il consumatore, in questo momento, è già sotto pressione, meno attento e meno propenso a contestare – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. È il momento di alzare la guardia, non di abbassarla”.

    L’associazione invita i consumatori a verificare che il display si azzeri prima di avviare il rifornimento, a tenere nota dei rifornimenti precedenti per confrontare i consumi chilometrici, perché un calo anomalo può indicare una pompa alterata, ed a conservare lo scontrino, che costituisce un elemento di prova per un’eventuale denuncia. In caso di sospetto, è possibile fare una segnalazione alle forze dell’ordine. È possibile anche rivolgersi agli Sportelli di Codici.
    Per informazioni telefonare al numero 065571996, inviare un messaggio WhatsApp al numero 3757793480 o scrivere un’e-mail all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.

    Roma, 2 aprile 2026

  7. Associazione Codici - tramite mail ha detto:

    Prosegue senza interruzioni la crescita dei prezzi dei carburanti in Italia, nel contesto della crisi geopolitica in Medio Oriente e delle tensioni sui mercati energetici internazionali. Una situazione su cui torna l’associazione Codici con una nuova riflessione sui dati e sulle previsioni future.

    I nuovi dati diffusi da Quotidiano Energia, sulla base delle rilevazioni dell’Osservatorio Prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, confermano un ulteriore e significativo aggravamento del quadro economico. Le rilevazioni aggiornate all’8 aprile indicano: benzina self 1,793 euro/litro (in aumento rispetto a 1,785 €/l del giorno precedente), diesel self 2,185 euro/litro (in crescita rispetto a 2,148 €/l). Ancora più elevati i prezzi in modalità servita: benzina 1,927 euro/litro, diesel 2,312 euro/litro.

    Si tratta dei livelli più elevati registrati negli ultimi mesi, con il diesel che consolida un incremento estremamente rapido rispetto alle rilevazioni di inizio marzo. Nel primo monitoraggio del 6 marzo, i prezzi medi risultavano pari a benzina self 1,749 €/l, diesel self 1,875 €/l. Rispetto a tali valori, i dati attuali evidenziano: benzina +2,5%, diesel +16,5%.

    A questo si aggiunge l’elevata incertezza legata alla tenuta della tregua nell’area, messa in discussione dalle recenti violazioni di Israele, elemento che contribuisce ad alimentare il rischio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio e che rende sempre meno probabile una riduzione dei carburanti nel breve periodo. In questo scenario, appare sempre più probabile che, una volta esauriti gli effetti temporanei delle riserve strategiche, i prezzi possano continuare a crescere.

    Alla luce dei nuovi livelli dei carburanti e delle quotazioni internazionali dei raffinati tornate in aumento, le stime economiche devono essere riviste al rialzo. Se nelle precedenti analisi si prevedeva inflazione mensile a marzo tra 1,3% e 1,7%, oggi lo scenario aggiornato indica inflazione stimata tra 1,7% e 1,9% nel breve periodo e inflazione annua prospettica tra 2,4% e 2,8% nei prossimi mesi con uno scostamento rispetto alle previsioni precedenti di incremento inflazione mensile di +0,2 / +0,3 punti percentuali, con una variazione relativa di circa +15% .Tale dinamica è direttamente collegata al peso del comparto trasporti, circa 14-15% del paniere ISTAT, e al rapido trasferimento dei costi energetici sull’economia reale.

    In questo contesto l’associazione Codici prevede un aumento dei beni alimentari: tra 1% e 2,2% entro fine aprile con uno scostamento crescente rispetto alle precedenti stime, +0,4 / +0,5 punti percentuali con una variazione relativa di circa +25%.

    Le precedenti stime indicavano una spesa aggiuntiva delle famiglie di 35-55 euro al mese, ma alla luce dei nuovi dati, la previsione aggiornata diventa 50-70 euro al mese per famiglia. Su base annua ciò comporta 600-840 euro in più per famiglia, con possibili punte superiori in caso di ulteriore aggravamento della crisi.

    In assenza di una stabilizzazione del quadro geopolitico, il rischio concreto è quello di assistere a ulteriori rincari nei prossimi mesi, con effetti sempre più rilevanti sui bilanci dei consumatori.

    Roma, 9 aprile 2026

  8. Associazione Codici - tramite mail ha detto:

    Il caro carburanti rischia di diventare un alibi per modificare le rotte in base alle convenienze delle compagnie. Questo è il timore dell’associazione Codici, che interviene sui recenti annunci di alcuni vettori mettendo in guardia i consumatori.

    “Sta facendo scalpore, ad esempio, la comunicazione di Ryanair in merito alla cancellazione di voli in diversi Paesi Europei – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. La motivazione data da Ryanair è la carenza di carburante e l’aumento dei costi legati alla guerra in Medio Oriente. Altre compagnie hanno seguito e seguiranno questo comportamento, che a nostro avviso, però, merita la massima attenzione da parte delle autorità di vigilanza. La giustificazione della carenza di carburante non può essere utilizzata in modo generico per legittimare cancellazioni selettive delle tratte. Se il problema fosse realmente legato alla disponibilità di carburante, le compagnie dovrebbero ridurre prioritariamente i voli più lunghi e più impattanti sotto il profilo dei consumi. Diversamente, si rischia di trovarsi di fronte a scelte puramente organizzative o commerciali, come la cancellazione delle rotte meno redditizie. Le compagnie non possono scaricare sui viaggiatori il caro carburanti. Vigileremo sul loro comportamento per tutelare i passeggeri”.

    “La situazione internazionale è senza dubbio difficile e caotica – dichiara Stefano Gallotta, avvocato di Codici esperto del settore Viaggi –, ma non può diventare un alibi. È bene ricordare che le cancellazioni comunicate nei 14 giorni precedenti alla partenza danno diritto ai passeggeri a ricevere una compensazione economica, salvo che il vettore dimostri in maniera rigorosa di aver fatto tutto il possibile per evitare il disservizio. Non è sufficiente un generico richiamo a difficoltà di approvvigionamento: la compagnia deve fornire una prova concreta, dettagliata e documentata. Vedremo come si comporteranno i vettori, intanto invitiamo i consumatori a non subire passivamente cancellazioni improvvise. La guerra in Medio Oriente sta stravolgendo il settore viaggi, ma i diritti restano e se il caro carburanti è un alibi, allora un volo cancellato deve essere rimborsato”.

    In caso di cancellazione del volo, o di altre problematiche come ad esempio un ritardo, è possibile rivolgersi all’associazione Codici telefonando al numero 065571996, inviando un messaggio WhatsApp al 3757793480 oppure scrivendo un’e-mail all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.

    Roma, 10 aprile 2026

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