LA FOLGORAZIONE TARDIVA SULL’EUROPA NAZIONE.

| 14 Marzo 2026 | 0 Comments

Melcore Valerio________Di recente ho incontrato in palestra un ex avversario politico, un ragazzo che cinquant’anni fa militava esattamente ‘dall’altra parte’ rispetto a me. Guardarci dopo tanto tempo mi ha fatto riflettere. All’epoca il mondo era spaccato a metà, c’era la Guerra Fredda e stare da una parte o dall’altra non era una scelta da salotto, ma una questione di sopravvivenza, un obbligo storico. Noi l’abbiamo vissuto e pagato sulla nostra pelle, nelle piazze e nella vita di tutti i giorni. Forse per questo motivo le parole pronunciate da Milena Gabanelli a La7, con quel loro crudo realismo “non è che Dio ci ha ordinato di metterci a 90”, mi hanno spinto a scrivere due righe. La giornalista ha il merito di fotografare una realtà innegabile: l’ombrello americano non è più una garanzia incondizionata. Le scelte degli Stati Uniti, specialmente nella declinazione “America First” di Donald Trump, obbediscono a interessi nazionali che spesso collidono frontalmente con i nostri, esponendoci a crisi energetiche, caos migratorio e rischi per la sicurezza nel quadrante mediterraneo e balcanico.

Il suo appello finale affinché i Paesi europei “trovino la forza di fare muro e di unirsi in una strategia comune” è, dal punto di vista geopolitico, ineccepibile. Tuttavia, ascoltare oggi questo inno alla sovranità continentale da parte dell’establishment mediatico progressista provoca un inevitabile, e amaro, sorriso in chi possiede un minimo di memoria storica.

C’è stato un tempo, durato quasi mezzo secolo, in cui la politica italiana ed europea era ingabbiata in un bipolarismo asfissiante. Da una parte la sinistra, storicamente e ideologicamente schierata o comunque indulgente verso l’Unione Sovietica. Dall’altra i partiti di centro, con in testa la Democrazia Cristiana, che garantivano una fedeltà atlantica totale, spesso sconfinante nell’appiattimento acritico sulle posizioni di Washington. In mezzo, a fare da vaso di coccio, c’erano gli interessi strategici italiani ed europei.

In quegli anni, parlare di una terza via era un’eresia. Era unicamente la destra politica e culturale a portare avanti l’idea visionaria dell’Europa Nazione”. Si parlava, inascoltati, di un’Europa sovrana, armata, unita politicamente e non vassalla né di Mosca né di Washington; un blocco continentale capace di difendere i propri confini, di dialogare con il Mediterraneo e di pesare sullo scacchiere mondiale. Chi osava proporre questo modello veniva sistematicamente sbeffeggiato, ignorato o tacciato di anacronismo e pericoloso nazionalismo.

Oggi, di fronte all’evidenza di uno Zio Sam che si fa i fatti propri e ci lascia il conto da pagare, assistiamo a una vera e propria folgorazione sulla via di Damasco. L’intellighenzia che per decenni ha delegato la nostra sicurezza alla NATO, deridendo l’idea di un blocco europeo indipendente, si sveglia improvvisamente orfana e scopre la stringente necessità di una “grande nazione europea”.

Peccato che, forse, sia troppo tardi. Per decenni si è sprecata l’occasione di costruire un’Europa politica, preferendo edificare un mastodonte burocratico e finanziario. Abbiamo unito le monete ma non gli eserciti; abbiamo uniformato le regole sui mercati, ma non abbiamo mai costruito una politica estera, energetica e di difesa condivisa. Abbiamo smantellato progressivamente le sovranità nazionali senza sostituirle con una vera sovranità continentale.

Ben venga, dunque, la consapevolezza della Gabanelli. Benvenuti a tutti coloro che oggi si accorgono che gli Stati Uniti sono l’alleato più forte, ma restano pur sempre una potenza straniera con i propri spietati interessi. Ma la geopolitica non si improvvisa. Costruire un'”Europa Nazione” capace di sedersi al tavolo delle superpotenze richiede decenni di visione, identità e coraggio politico. Non può essere, purtroppo, solo la reazione spaventata di chi si accorge, fuori tempo massimo, di essere rimasto solo in mezzo al guado.

Category: Costume e società

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