MAXI PROCESSO ALLA SACRA CORONA UNITA: DUE IMPUTATI PROSCIOLTI
(f.f.) _____________
Il maxi processo abbreviato che si celebra nell’aula bunker del carcere di Lecce coinvolge 145 imputati e nasce dalla fusione dei procedimenti “Sud-Est” e “Lockdown”. L’inchiesta riguarda le attività della Sacra Corona Unita e della criminalità organizzata salentina, con oltre mille anni di pena richiesti dall’accusa. Ma tra le centinaia di nomi nel registro degli indagati emergono anche storie di assoluzione e archiviazioni.
Tra i casi più significativi c’è quello di Paolo Accoto, 46 anni, di Andrano, sottocapo in servizio presso il 1° Battaglione San Marco di Brindisi. Accoto era stato arrestato il 29 gennaio 2025 nell’ambito dell’operazione “Sud-Est” con l’accusa di far parte di un gruppo dedito al traffico di stupefacenti con aggravante mafiosa. La misura cautelare fu poi annullata dal Tribunale del Riesame e le successive indagini non confermarono le accuse. La sostituta procuratrice della Direzione Distrettuale Antimafia, Giovanna Cannarile, ha richiesto l’archiviazione, ottenuta dalla gip Maria Francesca Mariano con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Parallelamente, Accoto era coinvolto in un altro procedimento per detenzione illegale di un fucile a pompa con matricola abrasa. Condannato a due anni dai giudici della Corte d’Appello di Lecce, il ricorso presentato dal suo legale, l’avvocato Mario Coppola, ha portato alla completa annullazione della sentenza da parte della Corte di Cassazione, senza rinvio.
Un’altra archiviazione riguarda Marco Franchini, 51 anni, di Lecce, inizialmente indagato per un agguato avvenuto il 9 maggio 2014 in viale Fiorito ai danni di Massimo Caroppo. Quella sera Caroppo era stato ferito da colpi di pistola al volto e al braccio sinistro, riuscendo a salvarsi grazie alla prontezza di disarmare uno degli aggressori. Secondo la sua versione, sarebbe stato vittima di un tentativo di rapina della propria auto, circostanza giudicata poco credibile dagli inquirenti.
Le indagini, coordinate dalla Procura antimafia e condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo, hanno richiesto oltre dieci anni di lavoro e si sono avvalse anche delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Tommaso Montedoro, confermate da intercettazioni e riscontri materiali. Per quell’episodio erano stati disposti il carcere per Fabio Marzano, 56 anni, di Lecce, e i domiciliari per Franchini. Oggi quest’ultimo, assistito dall’avvocato Pantaleo Cannoletta, è stato prosciolto con archiviazione “per non aver commesso il fatto”. Rimane imputato solo Marzano.
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