IL PERCORSO MUSICALE DI MARCELLO CUNSOLO, DAGLI ANNI DELLA SCENA CATANESE, FINO A “Iri”, DISCO NATO LONTANO DA OGNI CIRCUITO E PUBBLICATO SENZA MEDIAZIONI

| 29 Marzo 2026 | 0 Comments

di Roberto Molle ________________

Primi anni Novanta. Alla rivista musicale Il Mucchio Selvaggio è allegata una cassetta audio con una manciata di canzoni di musicisti e band che in quel periodo hanno un nuovo disco fuori.
 A memoria: Occidente da KO DE MONDO dei CSI; Bum Bum dei Negrita; L’assoluto dei Ritmo Tribale; Andare camminare lavorare dei Settore Out; altri titoli che ora non mi vengono. E infine due di cui ho nitido il ricordo: Fottuto terrone dei Nuovi Briganti e U secunnu dei Flor De Mal. I Nuovi Briganti e i Flor De Mal erano due band che appartenevano al roster della Cyclope Records di Francesco Virlinzi.


 Quella cassetta è da qualche parte negli scatoloni dove sono custodite, come reliquie, un migliaio di altre simili, legate a momenti, ascolti, storie. U secunnu era una ballata rock dall’indole poetica, insinuata tra versi scarni e indolenti, ringhiati dalla voce acerba e graffiante di Marcello Cunsolo. REVISIONI era l’album che la conteneva, insieme ad altri undici brani. Un disco che segnava il passaggio a una maggiore consapevolezza (c’era già stato l’omonimo FLOR DE MAL, cantato interamente in inglese) delle proprie capacità artistiche da parte di Marcello che, coadiuvato da Enzo Ruggiero al basso e da Giuseppe Coppola alla batteria, era il responsabile della scrittura di tutti i brani.


 REVISIONI è un disco che, ascoltato a trent’anni di distanza, conserva intatta tutta la sua esuberante bellezza. Costruito su un rock melodico con intarsi noise, punk e atmosfere mediterranee. Contiene canzoni in italiano, inglese e dialetto siciliano. In più si fregia del cameo di alcuni nomi illustri del rock: Peter Buck (R.E.M.), Natalie Merchant (10,000 Maniacs), Jane Scarpantoni (Lounge Lizards).


 Marcello Cunsolo si rivelò la piacevole scoperta di un talento speciale, chitarrista con uno stile molto personale che, grazie alla Cyclope Records e alle misteriose vie della musica, riuscì a guadagnarsi la stima di musicisti come Bruce Springsteen e Vic Chesnutt (il cantautore americano, amico fraterno di Michael Stipe, scomparso sedici anni fa). I Flor De Mal hanno tenuto concerti anche negli Stati Uniti, mutuando parte delle atmosfere di quelle latitudini e filtrandole attraverso la creatività anarchica del loro leader.
 Inseriti in quel contesto che vedeva Catania come la Seattle d’Italia, i Flor De Mal di lì a poco si accorciano il nome in Flor e danno alle stampe un terzo album, ARIA. Sinceramente l’ho ascoltato un paio di volte all’epoca della sua uscita, ma non ho memoria di brani esaltanti.


 Nel 2000 scompare Francesco Virlinzi, proprietario della Cyclope Records: l’etichetta chiude e gli artisti, sciolti dai contratti, volano verso altri lidi. Da allora avevo perso le tracce di Marcello Cunsolo. L’ho ritrovato qualche mese fa nei meandri dei social, ad annunciare l’imminente uscita di un suo nuovo album. In mezzo ci sono state esperienze da solista e il ritiro a vivere tra i boschi ai piedi dell’Etna.


 Rimango spiazzato. Marcello posta frammenti di video con musica in sottofondo e l’invito a scoprire il suo nuovo disco affidato a un testo scarno e a immagini tremolanti. Sganciato da ogni forma di promozione a mezzo ufficio stampa, IRI fa la sua comparsa sul web con una copertina bucolica, dominata da tonalità verdastre e oniriche: un gregge di pecore risale una collina lussureggiante, mentre un pastore controlla che tutto si muova entro il raggio del suo sguardo.


 IRI è stato composto, suonato, cantato e mixato interamente da Marcello; unica eccezione le voci di Giulia Cunsolo e Loredana Marino in Fati. Per poter entrare in possesso del cd c’è un solo modo: richiederlo direttamente all’autore. Niente Spotify, streaming o altri sistemi per poterlo ascoltare. Non è neanche facile trovare foto recenti di Marcello, auto confinatosi in qualche eremo dove piace pensare abbia trovato liberi spazi di silenzio e ispirazione.


 Ascoltare IRI è un’esperienza materica e allo stesso tempo ascetica. È Folk-rock sincero, diluito dentro tredici brani che trasudano luce e meditazione. Armoniche e chitarre legate alla voce cavernosa e graffiante di Marcello, percussioni gentili che accompagnano dentro un microcosmo che ha esiliato il mondo urbanizzato fuori. Le canzoni giocate hanno titoli evocativi: Sciara, Fati, Festipaisi, Spirituliberu, Cummia. Tra i solchi riecheggia a tratti il respiro di U secunnu; le chitarre hanno la fluidità di onde leggere che cullano dentro un mare che profuma di muschio.


 IRI è un disco che vibra di bellezza e poesia. Scuro come una notte senza luna e luminoso come una rugiada che rifrange ogni spettro di luce che riesca a colpirla. È un disco punk, liricamente acustico, liberatorio. Qualcosa di cui c’era veramente bisogno. Marcello Cunsolo ha realizzato il suo NEBRASKA, con buona pace di tutti gli Springsteen che si aggirano sul suolo italico.

Category: Cultura

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