IL RITRATTO / ALLA RICERCA DELLA GROTTA PERDUTA. SALVATORE TOTO’ INGUSCIO, IL NOSTRO INDIANA JONES

| 3 Maggio 2026 | 0 Comments

di Graziano De Tuglie _______________

Chissà che carriera accademica avrebbe percorso Salvatore Inguscio se avesse voluto abbandonare la sua terra; chissà in quale università, in quale istituto di ricerca svolgerebbe la sua opera.

Salvatore Inguscio, per tutti Totò, ha le caratteristiche delle studioso sul campo, dell’uomo di azione, un Indiana Jones del nostro tempo che invece di inseguire l’Arca perduta si interessa dello studio approfondito della vita ipogea.

Naturalista, speleologo e bio-speleologo, lavoro come guida ambientale escursionistica e turistica in Puglia da oltre 30 anni, con un’attenzione particolare al mondo ipogeo. Accompagno studenti e adulti per visite guidate, trekking (anche di più giorni) e lungo cammini. Organizzo e insegno in corsi di escursionismo. Faccio formazione e aggiornamento per guide e speleologi. Ti aspetto per camminare insieme tra Salento, Murgia e Gargano.”

Così si definisce il nostro, con umiltà, su internet; sopravvive con i percorsi di trekking insieme alla sua inseparabile compagna nella vita Emanuela Rossi.

Sottrae tempo prezioso alla sua osservazione della vita del sottosuolo, ma deve pur campare ed eccolo organizzare visite guidate, percorsi di viaggio, cammini per gli appassionati del settore e seminari di cultura ambientale con percorsi di educazione ambientale e speleologica.

Eppure la sua produzione scientifica è ragguardevole; fiori all’occhiello sono le due scoperte che hanno avuto la dignità dell’intitolazione patronimica tipica dello scopritore: Albaro Gammarus inguscioi , un piccolo crostaceo cibo prediletto delle tartarughe marine, e Chthinius inguscioi, una nuova specie di scorpione, che vive fra i sassi e le rocce ipogee.

Sterminata la sua produzione scientifica oltre cento articoli scientifici e innumerevoli articoli divulgativi, pregnante la sua direzione del Laboratorio Ipogeo Salentino di Speleologia “Sandro Ruffo”.

I suoi interessi scientifici non si limitano allo studio della vita degli animalia tenebrarum, della fauna ipogea, ma è anche un esperto di pipistrelli e delle orchidee selvatiche da naturalista quale non ha dimenticato di essere.

Ma nello studio e osservazione della fauna ipogea ha raccolto le maggiori soddisfazioni; quanti estenuanti e tenaci osservazioni e appostamenti nelle profondità della terra gli hanno permesso di cogliere significativi successi.

Come quando, dopo oltre 55 anni, ha trovato la Metaingolfiella Mirabilis la primula rossa del sottosuolo, ritrovata dopo lunghi appostamenti che non erano riusciti a Sandro Ruffo, decano della speleologia italiana e internazionale, che vide per primo, individuò e classificò la Metaingolfiella senza più ritrovarla.

O come quando individuò e classificò, in una lunga campagna di ricerca nelle grotte albanesi, l’Albarogammarus che prese, giustamente, il suo nome. O come quando nelle profondità della grotta denominata “Santa Maria della Grotta” nel comune di Acquarica-Presicce scoprì il Chthinius che a lui è stato dedicato dal mondo scientifico unanime.

Ora uno studioso del genere vi aspettereste che avesse un ruolo preminente nella nomenklatura minimo del suo paese; che fosse il direttore del Museo della Preistoria che si regge per quattro quinti sul materiale ritrovato, classificato e ordinato dal Gruppo Speleologico Neritino; che avesse un contratto con gli enti locali come la Provincia o il Comune.

Ebbene Salvatore Inguscio è la personificazione del detto latino “Nemo propheta in patria”, è totalmente ignorato, la sua valenza scientifica è negletta a favore di figure che lui lascia molte miglia indietro nella scientificità dell’essere. Triste destino di un uomo che non ha mai ceduto a compromessi e che l’esempio vivente della ricerca pura.

Category: Costume e società, Cultura

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