QUELLA CALDA ESTATE DEL 1978 CHE CON I SUOI MISTERI SEGNO’ LA STORIA D’ITALIA IN MANIERA INDELEBILE. IN UN LIBRO ERMENEGILDO FUSARO SPIEGO’ LA FIGURA DI GIOVANNI PAOLO I, CHE AVREBBE VOLUTO CAMBIARE IL VATICANO

| 19 Maggio 2026 | 0 Comments

di Cristina Pipoli _______________

L’estate del 1978 ha cambiato per sempre i connotati di questo Paese. Il 6 agosto si spegneva Papa Paolo VI: un «meraviglioso tramonto dopo una lunga giornata di sole», lo definì il sacerdote veneziano Ermenegildo Fusaro (1914-2002, Monsignore veneziano, teologo, considerato protettore degli animali, nella foto sotto, ndr).

Ma fuori dalle mura di Castel Gandolfo il cielo italiano era già nerissimo, ferito a morte dal delitto Moro e attraversato dalle ombre di poteri occulti. Massoni e faccendieri scalavano i vertici del potere in una corsa cinica alle “carriere”, mentre i “buoi” — il popolo sovrano — faticavano in silenzio.

Poi, il 26 agosto, l’illusione di una luce pulita. Il cardinale Pericle Felici annunciò l’avvento di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I (nella foto di copertina. Un uomo della terra veneta che rifiuta i fasti e l’arroganza della tiara, portando in Vaticano la forza d’urto dell’umiltà. Il suo primo pensiero formale, il 29 agosto, fu per gli ultimi: scrisse ai fedeli veneziani per difendere i lavoratori e i poveri. Monsignor Giuseppe Bosa elogiò quel pontefice «semplicemente vero», intenzionato a riportare la Chiesa alla purezza originaria.

In quel preciso momento storico, lo scontro di civiltà appariva frontale: da un lato il bue di Dio, che incarnava il lavoro silenzioso; dall’altro i corridoi di Roma, che preferivano il potere occulto delle carriere sporche.

Luciani voleva davvero cacciare i mercanti dal tempio? La storia, si sa, non sempre bacia i giusti.

Era la strategia dell’epoca mettere a tacere i veri?

A chi conveniva quel sistema economico e curiale? È possibile che isolare le voci libere e pulite del clero veneziano, contrapponendole su dispute dottrinarie per impedire una reale alleanza operativa, sia stato il modo più efficace per frammentare il fronte dei “giusti”?

Isolare Monsignor Fusaro a livello locale e neutralizzare la spinta di Papa Luciani a livello universale ha forse permesso di spezzare sul nascere quel moto di trasparenza etica che avrebbe potuto scardinare la corruzione d’Oltretevere?

Il silenzio che è seguito per decenni serve a proteggere la pace dello spirito o le poltrone di chi può aver prosperato su quella fine?

La fretta istituzionale nell’archiviare la morte del “Papa del sorriso” somiglia alla palude che rischia di inghiottire chiunque provi a scoperchiare la pentola d’oro dello IOR?

Bisogna avere il coraggio civile di chiedersi se, su quel settembre del 1978, i conti storici tornino davvero.

Monsignor Ermenegildo Fusaro lo aveva capito prima degli altri?

Quando nell’ottobre del 1978 dava alle stampe l’opuscolo storico “Papa Giovanni Paolo I. Profeta della Chiesa in cammino”, un mese esatto dopo la scomparsa di Luciani, scriveva parole che pesavano come pietre: con la fine di Luciani «fu subito buio! Una grande speranza è improvvisamente crollata».

Era forse l’urlo di verità di un prete isolato, sanzionato e ridotto al silenzio nella sua Venezia perché le sue tesi erano troppo d’avanguardia per una Chiesa arroccata? Fusaro riconosceva nel destino del Papa il proprio destino: quello dei giusti che rischiano di venire sistematicamente marginalizzati quando intralciano i binari del denaro?

Rileggendo le pagine di quell’opuscolo, emerge il resoconto lucido della rigidità dei poteri curiali di fronte a un Papa che parlava ai piccoli.

Scriveva Monsignor Bosa:

«Non dimenticheranno il buon Patriarca quanti hanno ascoltato la vostra parola semplice che trovava la via per giungere al cuore anche dei meno preparati; non i bambini ai quali sapevate raccontare tanti piacevoli aneddoti ed esempi».

Bosa descriveva l’approccio di un pontefice che si scontrava inevitabilmente con le logiche dei palazzi romani, consapevole dei patimenti che lo attendevano:

«Sappiamo come Pietro ha pagato, sappiamo che la cattedra del Papa non è un trono ma una croce amara, una croce da cui non si può scendere capire cioè come si ama, come si serve, come si lavora e come si patisce per la Chiesa di Cristo!».

Un’illusione di trasparenza spezzata troppo presto, che ha lasciato la comunità in uno smarrimento totale: «Sentiamo che ci avvolge ancora: e questo è il nostro grande conforto per il vuoto che avete lasciato».

Davanti a questo scenario, la mente investigativa non può non porsi una domanda inquietante: potrebbe esistere un filo conduttore che lega la fine improvvisa di Albino Luciani e il silenzio sull’opuscolo di Fusaro agli eventi che, solo cinque anni dopo, nel giugno del 1983, avrebbero portato alla sparizione di Emanuela Orlandi?

La risposta potrebbe muoversi tra le pieghe dello stesso sistema di potere.

La palude finanziaria che nel 1978 scelse la fretta e il silenzio era forse la medesima struttura curiale che, pochi anni più tardi, si è trovata a gestire i segreti dello IOR e i flussi di denaro oltre le mura vaticane?

Isolare le prime voci libere nel 1978 può aver contribuito a creare quel terreno di coltura per i ricatti e le zone d’ombra che hanno poi inghiottito una giovanissima cittadina vaticana?

Il caso Orlandi non è necessariamente un meteorite caduto dal nulla: si inserisce, forse, nella timeline di una gestione occulta dove la tutela delle istituzioni ha spesso contato più della verità umana? I conti che non tornavano nel 1978 sono gli stessi che hanno alimentato i misteri degli anni Ottanta? Ci troviamo di fronte a una catena di silenzi iniziata con la fine di un Papa scomodo e proseguita con il sacrificio della memoria di una ragazza innocente?

Una luce scomoda è stata spenta.

Restano le parole di Fusaro, affilate come una lama che taglia la nebbia dell’oblio: un richiamo feroce contro la viltà. Resta il legittimo sospetto storico che quel pontificato lampo sia stato un incidente fin troppo comodo per la memoria collettiva. Hanno fatto il buio, sì. Ma le pagine di questo opuscolo continuano a scottare le mani di chi ha il coraggio di leggerle.

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

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