CALLIOPE SI E’ FERMATA A CHIAROMONTE

| 14 Giugno 2026 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo ________________

Chiaromonte – ho appreso dai post social del Comune – si candida ad essere la ‘Capitale italiana del Libro’ per il 2027.

Come?

Dove è Chiaromonte? Che cosa significa ‘Capitale Italiana del Libro’? E perché questo interessa me, ma credo che dovrebbe interessare tutti, almeno tutti coloro i quali credono nel valori di Bellezza, Promozione sociale e Riscatto promossi dalla pratica della lettura?

Un attimo e vediamo, una cosa alla volta.

La legge 13 febbraio 2020, n. 15, prevede l’assegnazione annuale a una città italiana, da parte del Consiglio dei ministri, del titolo di “Capitale italiana del libro”. Il conferimento del titolo ha la finalità di favorire progetti, iniziative e attività per la promozione della lettura, e avviene all’esito di un’apposita selezione. Per il 2026 è la città di Pistoia, che l’ha ottenuto grazie al documento appositamente elaborato che si intitiola “L’avventura del leggere, il coraggio di costruire il futuro”.

Già, il leggere è una bella avventura che permette ad ognuno di migliorarsi e di preparare per sé e per gli altri giorni migliori.

Oggi, il Comune di Chiaromonte ha scritto sulla sua pagina ufficiale di Facebook:

“Chiaromonte candidata a Capitale Italiana del Libro 2027. C’è una parola che attraversa tutto ciò che siamo e che vogliamo diventare: cura. Cura di sé. Cura delle relazioni. Cura della comunità. Chiaromonte ha scelto di costruire la propria candidatura a Capitale Italiana del Libro 2027 intorno a questa idea: che leggere non sia solo un atto culturale, ma un gesto di cura profonda — verso se stessi, verso gli altri, verso il luogo in cui si vive. Il nostro dossier si chiama “Le trame di Calliope”. Come i fili di una trama narrativa, i libri possono ricucire fratture interiori, aprire spazi di dialogo intergenerazionale, trasformare una piazza, un’attesa, un silenzio in qualcosa di vivo. In un paese che accoglie chi è fragile — e Chiaromonte lo fa, concretamente, ogni giorno — la lettura diventa infrastruttura di benessere pubblico. Non un privilegio, ma un diritto. Un anno intero di eventi, laboratori di biblioterapia, letture nelle piazze, una Biblioteca Vivente, un Festival della lettura e della cura. Un’eredità che resti”

aggiungendo

“Leggi il dossier completo e scopri il progetto:

https://www.chiaromonte.basilicata.it/…/attachment_news…

Condividi e aiutaci a far conoscere la candidatura di Chiaromonte”.

Ora, a ulteriore testimonianza dell’importanza e del prestigio della questione, ci sono altre trenta località candidate. Ma intanto, primo passo: fatto. E tutto bello, ma proprio molto bello, bello bello bello, ecco, esattamente questo.

Calliope, vale a dire, dal greco antico, “dalla bella voce“, nella mitologia classica è la Musa della poesia epica, alla quale, fra gli altri, si rivolge Ugo Foscolo nell’immortale carne de ‘I Sepolcri’:

quel dolce di Calliope labbro che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma d’un velo candidissimo adornando, rendea nel grembo a Venere Celeste“.

L’accenno contenuto nel messaggio postato su Facebook all’accoglienza quotidiana riservata alle persone più fragili, io credo si riferisca al centro di assistenza, sia ambulatoriale, sia residenziale offerto dal centro d’avanguardia per la cura dei disturbi alimentari che si trova appunto in paese, oppure al presidio di assistenza creato per i turisti in tutta l’area del Pollino, o a che altro ancora che io no so, ma tanto basta e avanza.

Chiaromonte è un piccolo paese al Sud del Sud e ancora del Sud dei Santi. Ha solo millesettencento residenti, a seguito delle diverse ondate migratorie che lo hanno periodicamente interessato. Ma ha un grande passato, e, soprattutto, ha un grande futuro.

Si trova in provincia di Potenza, alla sommità di un colle che, in un panorama mozzafiato, ma non per modo di dire, proprio in una vista d’insieme che esalta lo sguardo e toglie il respiro, domina la valle del fiume Sinni e quella del suo affluente Serrapotamo, all’interno del parco nazionale del Pollino. E di origini antichissime, risalenti al primo millennio avanti Cristo, in una zona poi abitata dai coloni greci, e successivamente conquistata dai Romani.

Il centro storico è letteralmente aggrappato in alto alla roccia del colle, mentre la parte moderna si è sviluppata velocemente alle pendici.

Qui alcuni giovani hanno scelto di rimanere, da anni, al fianco del sindaco Valentina Viola, con tutta una serie di iniziative che hanno pensato e stanno cercando di realizzare: pur nelle difficoltà delle possibilità, hanno scommesso sul futuro loro e soprattutto delle giovani generazioni.

Io sono nato a Lecce, qui ho vissuto fino all’età di vent’anni e qui, dopo tre decenni passati a Torino, a Lecce, sono ritornato. Ma conosco Chiaromonte quanto basta per poter dire che ce l’ho nel cuore. I miei genitori erano di Chiaromonte, per tutta la mia infanzia e la mia adolescenza mi ci portavano d’estate, dai nonni, dalle zie e dagli zii, dai cugini e dai parenti tutti. Poi, ci sono ritornato sempre più di rado, l’ultima in ordine di tempo ormai una dozzina di anni fa: due giorni passati alla ricerca del tempo perduto, i cui esiti voglio tenere custoditi nell’ intimo profondo della mia coscienza.

Infatti, ho detto queste ultime cose giusto per correttezza, perché era giusto appunto manifestare l’occasione più immediata del mio interesse. Ma come ho premesso all’inizio, la candidatura di Chiaromonte a capitale italiana del libro dovrebbe interessare tutti, per tante ragioni di merito, di titoli, di significati e significanti, che qui di seguito proverò sia pur in estrema sintesi a sostanziare.

Intanto, a Chiaromonte, al di là dell’iniziativa intrapresa oggi, con fervore ammirevole fanno regolarmente cultura: musica biblioteche presentazioni, eventi e quant’altro. A parte, fanno regolarmente pagine social di divulgazione storica e di storie personali, perché come diceva Gramsci e come ripeteva De Gregori, la storia siamo noi.

Una chicca, almeno per me, l’attenzione dedicata al dialetto, con pathos pasoliniano.

Ma non è solo questo, ci sono altre ragioni, specifiche quanto particolari, che, almeno a mio modo di intendere, sostanziano nello specifico dello spessore cultura, la candidatura. Mi permetto di ricordarne solo una. Lascio le altre ai volenterosi della lettura che sui libri vogliano approfondire gli altri itinerari ideali che tutto intorno Chiaromonte si dipanano, alla ricerca di riscoperte, approfondimenti e valorizzazioni: da Eboli dove si fermò Cristo, a Valsinni dove soffrì la poetessa.

Fra tanti altri, a Chiaromonte rimane un significativo frammento della cultura nazionale e internazionale, ancora oggi di rilevante interesse, nella sua singolarità.

Nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, la vita del paese venne sconvolta dall’arrivo di un eccentrico studioso di nazionalità americana.

Il professore, come presero ben presto a chiamarlo tutti, prese ad analizzare dal vivo e in diretta, nelle case e nei campi, la vita quotidiana, semplice e povera, come era semplice e povera la vita quotidiana dei contadini meridionali ancora a metà del secolo scorso: li interrogava su usi e costumi, li seguiva a tavola e al lavoro, ne condivideva tempi e modi, mentre magari sua moglie, d’origini italiane, immortalava le scene in qualche foto d’epoca.

Dopo l’iniziale sorpresa, i Chiaromontesi finirono con l’abituarsi a quelle presenze estranee, ma non ostili, anzi si affezionarono loro, per quanto poi, dopo mesi e mesi, sia pur con qualche intervallo di tempo, le videro scomparire con la stessa rapidità con cui erano comparse, e ritornarono al solito profondissimo isolamento della loro geografia dell’anima, prima ancora che del luogo.

Qualche anno dopo la comunità scientifica mondiale fu sconvolta dall’uscita di un saggio accademico che, attualizzando la così detta questione meridionale d’Italia, formulava una spiegazione forte ed esaustiva dell’atavica condizione di arretratezza economica.

Nel 1958 uscì prima negli Stati Uniti d’America, poi in Europa, “The moral basis of a backward society”, un trattato di sociologia che individua appunto nelle basi morali la condizione di società arretrata; in Italia sarà pubblicato con questo titolo nel 1976 dalla casa editrice Il Mulino di Bologna e diventerà uno dei testi fondamentali non soltanto della sociologia, ma dell’intera storia d’Italia.

L’autore, Edward Banfield, che, come avrete capito, era quell’eccentrico professore americano turista non per caso a Chiaromonte, da lui nel libro appellato sotto il falso nome di “Montegrano”, sostiene che l’arretratezza economica discenda da una distorta visione comune del bene e del male, applicata soltanto in ambito famigliare, per cui viene sentito solamente l’ambito della famiglia e non quello della comunità, l’interesse singolo e non quello collettivo.

Insomma: nel Sud ci si muoverebbe solo per interesse proprio e della propria famiglia, per vantaggi materiali diretti e non per idealità, o solidarietà, e ciò spiegherebbe l’ arretratezza sociale ed economica del Mezzogiorno d’Italia.

Mancherebbe poi del tutto la concezione del “pubblico”, latiterebbe il senso civico, il rispetto della legge e del potere, proprio nella concezione sua stessa comunemente intesa.

Infine: ognuno pensa soltanto al proprio interesse e se ne frega degli altri.

A rileggerlo oggi, il saggio si rivela ancora godibile, ma irrimediabilmente datato e comunque fuorviante nella sua supposta e supponente specificità.

Se, infatti, i comportamenti descritti dal professore americano sono veri, o verosimili,  essi non servono a spigare la così detta “questione meridionale”, ben più complessa e articolata, nelle sue fasi storiche, e per di più contraddittoria: inquadrano invece una parziale verità, ma di ambito generale, legata alla mentalità tipica degli Italiani; sorpassata, poi, nel senso non di cancellata, ma sicuramente attenuata, dal desiderio di critica e di partecipazione che soprattutto negli ultimi anni, specie per l’affermazione dei nuovi mass media, si è ripetutamente e ben ampiamente manifestata.

Ecco, con i suoi giovani rimasti in paese che hanno facce pulite dalla rassegnazione, gesti scevri dalla monotonia, voci senza rancore, con questo progetto di candidatura a capitale della lettura, improntato a solidarietà, partecipazione e condivisione, Chiaromonte ha finalmente smentito quell’eccentrico professore americano che ospitò fra le sue case ottanta anni fa.

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Eventi, Libri, Politica

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