L’INPS HA LA FALCE, L’UOMO NERO È BUONO: A leccecronaca.it TIZIANA FRANZUTTI PARLA DELLE SUE STORIE

| 21 Giugno 2026 | 1 Comment

di Cristina Pipoli _______________

D- Franzutti, guardiamo in faccia la realtà: la sua ironia nasce da una risata liberatoria o dalla necessità di sopravvivere a un Paese dove spesso anche il dolore rischia di trasformarsi in una pratica amministrativa?

R- “Le storie di William e Tiziana nascono come racconti settimanali, apparentemente indicati per bambini, ma che fanno bene anche agli adulti.

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I personaggi, di fantasia, impersonano i vizi, i difetti e la miseria umana. Successivamente sono nate le gag, i reel con i miei calzini e l’utilizzo dell’ironia per squarciare l’ipocrisia in cui nuota questo Paese è stata un’ arma molto potente, perché possiamo con un sorriso un po’ amaro squarciare il muro che si frappone tra la realtà e l’ apparenza in cui ci fanno vivere”.

D- Nei suoi racconti la morte dialoga con l’INPS, la burocrazia diventa un personaggio e l’assurdo sembra più realistico della realtà. Siamo arrivati al punto in cui la fantasia riesce a raccontare meglio della cronaca quello che vivono i cittadini?

R- “Il sorridere di fronte a personaggi come la morte che collabora con l’INPS, per la tassa sull’aria, Luigi IX e le tasse, la strega, che affronta il problema delle donne spesso colpevolizzate ancora oggi dalla società per come si vestono, per come parlano, per quello che fanno , la nonnina che si reca al CUP per prendere un appuntamento rappresentano tutti i cittadini che subiscono e il sistema così li vuole: repressi, depressi e sottomessi”.

D- Nel suo lavoro, che spesso intercetta anche esperienze e sensibilità vicine allo Sportello dei Diritti, quanto è oggi difficile per un cittadino orientarsi nella burocrazia quando si trova davanti a fragilità personali o familiari? Nell’esperienza raccontata anche attraverso lo Sportello dei Diritti, quali sono oggi i punti in cui il cittadino si perde più facilmente nel rapporto con la burocrazia e le tutele sociali?

R- “Io ho avuto molto a che fare con l’INPS .Mia madre non si alzava più neanche dal letto e per le visite dovevamo prenotare l’ambulanza. Quando le hanno riconosciuto l’accompagnamento dopo un anno e mezzo di burocrazia è morta. Mia suocera ha la demenza senile e non le danno l’accompagnamento e vai ancora burocrazia e tempo perso e nel frattempo le famiglie sono lasciate sole”.

D- Si può ancora fare satira sociale in Italia senza essere accusati di esagerare, o oggi il vero nodo è che si fatica ad accettare ciò che mette a nudo le contraddizioni del Paese?

R- “Cerco di stare molto attenta a quello che dico e a come lo. dico, però tempo fa ho fatto un reel nel quale impersonavo Crudelia Demon e volevo tanti calzini per fare una bella borsa, poi ho fatto il gesto di fumare e sono stata bloccata perché violavo le linee guida perché istigavo alla violenza, in quanto volevo “uccidere ” dei poveri calzini innocenti per fare una borsa e poi istigavo all’uso di droghe perché fumavo una sigaretta finta.. Che dire …ma la carica dei 101 non era un cartone animato per bambini??”.

D- Oggi sui social si moltiplicano contenuti su disabilità, animali e fragilità, ma spesso restano solo a livello di condivisione. Secondo lei esiste uno scarto tra rappresentazione e azione reale?

R- “L’Italia sui social sembra molto unita quando si tratta di disabili, animali e bambini in difficoltà. Tutti postano e riportano, ma poi nella realtà cosa fanno queste persone? È semplice fare credere quello che vogliamo apparire, ma si valore umano intorno a me ne vedo veramente poco. Siamo tutti presi da noi stessi che neanche ci rendiamo conto del malessere di chi ci sta accanto, o peggio, ci abbiamo fatto l’ abitudine”.

D- Per distrarre la massa, il sistema ha bisogno di trovare sempre un capro espiatorio. Nel suo racconto dell'”Uomo Nero”, quanto è facile oggi trasformare una persona in simbolo invece di guardarla nella sua complessità?

R- “Per distrarre la massa, il sistema ha bisogno di trovare sempre un capro espiatorio, come il nostro Uomo Nero, che cattivo non è, è una persona sola, reietta perché è bollato così da una ninna nanna. È un uomo come tanti, come noi, che paga bollette, affitto, lavora ed è solo”.

D- Le sue storie vengono liquidate come fiabe. Ma in realtà, attraverso la fantasia, quali aspetti della realtà italiana rischiamo di non voler vedere?

R- “Le storie di William e Tiziana utilizzano la fantasia per volare lontano e l’ironia che ancora ci dà quel piccolo senso di libertà che ancora ci resta”.

D- Le sembra che oggi la comunicazione pubblica tenda più a semplificare e polarizzare, oppure esista ancora spazio per raccontare le sfumature della realtà?

R- “Tutti dobbiamo omologarci, perché così ci vuole il sistema, ma Le storie di William e Tiziana utilizzano la fantasia per volare lontano e l’ironia che ancora ci dà quel piccolo senso di libertà che ancora ci resta”.

Riflessioni finali di una futura giornalista.

Caro diario di bordo giornalistico, penso con tutta sincerità che viviamo nell’era dell’ipocrisia dei contenuti. Ci riempiamo la bocca di parole come “trasparenza”, “innovazione”, ci indignano per i massimi sistemi…Ma quando si tratta di scendere a patti con la nostra quotidianità ci giriamo tutti dall’altra parte.

Il sistema dell’informazione e della cultura, sia chiaro locale e nazionale, si regge un equilibrio fragile.

Tra compromessi, editoriali censure, la paura di pestare i piedi a chi conta davvero alla fine ci fa avere un declino intellettuale.

Siamo bravissimi però a premiare i contenuti più banali, eh certo richiedono meno sforzo cognitivo!

Perché continuiamo a seguire il falso se sappiamo che alla fine nulla cambia davvero?

I lettori vogliono un’informazione libera o lasciare like su piattaforme come “L’agenzia tanto per Dire”, “Tanto per Scrivere”, “Tanto per leggere”?

Le inchieste giornalistiche vere sono diventate un confine editoriale che fa chiudere porte importanti?

Siamo sicuri che l’informazione indipendente esista ancora o è diventata un altro brand da vendere?

Category: Costume e società, Cultura

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Comments (1)

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  1. Gabriella Licignano ha detto:

    Non siamo compatti,siamo un popolo di vigliacchi,l Italiani

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